mercoledì 12 agosto 2015

Connessioni chiave con il pensiero di Toniolo

Chiavi di lettura.


La prima connessione chiave,
 che si impone a chi avvicina l'opera del Beato Toniolo
e condivide il pensiero attuale e' espressa da questo concetto:

"Dall'inizio del mondo, ma in modo particolare dall'Incarnazione del Verbo ,
il Mistero di Cristo opera in modo nascosto nell'insieme della realta' naturale,
senza per questo ledere la sua autonomia."(1)

E' il concetto guida che sta in tutta la vita e l'opera del Beto Toniolo e che annuncia coraggiosamente nelle sue parole e scritti.
E' infatti per questo che la Chiesa Cattolica, dichiarandolo Beato , lo puo' additare ad esempio splendente di una fede incarnata nelle opere e modello intramontabile ad ogni uomo di buona volonta'.


La seconda conessione chiave, che si impone e avvicina il Beato Toniolo al pensiero moderno e' espressa in questo secondo concetto:

"Lo stesso cristianesimo,mantenendosi fedele alla sua identita' e al tesoro di verita' che  ha ricevuto da Gesu' Cristo, sempre si ripensa e si riesprime nel dialogo con le nuove situazioni storiche, lasciando sbocciare cosi' la sua perenne novita'".(2)

E' l'idea della vitalita' del cristianesimo come fattore di civilta', dal Beato Toniolo propugnata fin dalla prima prolusione espressa nel suo accedere all'insegnamento Universitario.


La terza connessine chiave da non trascurare nell'accostare Toniolo per coglierne la ricchezza di insegnamento e la profondita' nelle applicazioni e' la seguente:

" L'essere umano e' nello stesso tempo capace di divenire lui stesso attore esponsabile del suo miglioramento materiale, del suo progresso morale, dello svolgimento pieno del suo destino spirituale. Ed il lavoro dovrebbe essere l'ambito di questo multiforme sviluppo personale, dove si mettono in gioco molte dimensioni della vita: la creativita', la proiezione del futuro, lo sviluppo delle capacita', l'esercizio dei valori, la comunicazione con gli altri, un atteggiamento di adorazione".(3)

Da questo principio base trae l'opra sociale e politica del Beato Toniolo a pro del proletariato e delle classi sociali aperte le une alle altre in solidarieta' democratica tra loro.

Queste basi del pensiero sono irrefutabili e innegabili in tutto il pensiero di Toniolo:
ne sono la chiave di lettura.
..E oggi le sentiamo risuonare nella voce dalla Chiesa.(4)





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(1)  cfr. Papa Francesco, Laudato si'. Enciclica sulla cura della casa comune, n.99.
(2)  cfr. Papa Francesco, Laudato si'. Enciclica sulla cura della casa comune, n.121.
(3)  cfr. Papa Francesco, Laudato si'. Enciclica sulla cura della casa comune, n.127.
(4)  cfr. Papa Francesco, Laudato si'. Enciclica sulla cura della casa comune, nn.99-129.

sabato 25 aprile 2015

Civilta' universale

La civilta’ dell’amore.

La strada dei Santi.

Consonanza tra i Santi.
Nel ricordo di don Orione,un grande Santo exallievo di un altro grande: Don Bosco e contemporaneo di Toniolo.

“Instaurare omnia in Christo!”

E’ il pensiero di Don Orione consonante con quello di base di Toniolo.

Che cosa vuol mai dire? ...L'”Instaurare omnia in Christo” è la frase di san Paolo
 (Ef 1,10), presa da Don Orione come motto programmatico della sua Congregazione.
Dai più è conosciuta come motto programmatico del pontificato di san Pio X, ma la storia ci dice che Don Orione lo aveva preceduto. Infatti 18 gennaio 1905 scrivendo al suo Vescovo dice: «Da oltre 10 anni, cioè fin dai suoi inizi l'umile Congregazione "L'Opera della Divina Provvidenza" prese come motto programmatico l'Instaurare omnia in Christo».
Il significato in san Paolo.
Con l’aiuto degli esperti (cfr. Cipriani - Lettere di S. Paolo) ci viene detto che il ministero della Redenzione consiste nel atto che tutte le cose e gli esseri creati, celesti e terrestri, vengono finalmente ricapitolati, cioè trovano il loro significato e valore in Cristo: Egli ne è come il principio di unità e di intelligibilità, di ordine e di riconsacrazione.
Instaurare viene tradotto abitualmente con ricapitolare. Il termine ricapitolare ha un significato assai denso: non gli è estranea l'idea di porre o ricomporre tutto sotto un unico capo, e quella di restaurare ciò che era stato distrutto. Cristo dunque è centro di unità, Capo del suo corpo mistico, restauratore di quella prima amicizia fra gli uomini e Dio che il peccato aveva spezzato.
Un pensiero vicinissimo a questo lo troviamo anche in Col. 1,17 «Tutte le cose hanno in Lui consistenza». E san Giovanni Crisostomo, commentando questo passo, dice: «Dio ha dato Gesù Cristo come capo a tutte le creature, agli Angeli e agli uomini, così si forma l'unione perfetta, quando tutte le cose sono sotto un capo e ricevono dall'alto un vincolo indissolubile».
E’ doveroso sottolineare un particolare: «Saper vedere e sentire Cristo nell'uomo. Non saper vedere e amare nel mondo che le anime dei nostri fratelli» (Don Orione). Far vivere ogni persona e ogni cosa in Cristo.
E anche se la vita può sembrare un cupo susseguirsi di tante, troppe e incomprensibili sofferenze con tutti gli angoscianti "perché", tenere viva la fede in Gesù, fatto in tutto simile a noi per farci simili  a lui.
Quel Gesù non riposa tra i sepolcri. Infatti l'uomo d'oggi subisce l'umana tentazione di fermare il tempo sui suoi tristi “venerdì”, così da essergli impedita la vitale gioia di Cristo risorto.
Ricuperare il senso pasquale della vita che è l'impegno primario della fede.
Cristo è re della storia, diceva infatti Don Orione: «Fratelli, noi siamo all'alba di una grande rinascita cristiana... Cristo vuole risorgere, vuole riprendere il suo posto; Cristo avanza: l'avvenire è di Cristo!... L'ultimo a vincere è lui, Cristo, e Cristo vince nella carità e nella misericordia».
Così potremo collaborare perché si adempia questo suo straordinario progetto: Instaurare omnia in Cristo, ossia tutto deve trovare il suo significato in Cristo.
Quando, nel lungo mistero della notte, sapremo attendere senza paura il primo raggio di sole, quando ci lasceremo afferrare dallo stupore di un fiore che nasce sulle macerie, quando sapremo cogliere nella pioggia fastidiosa la forza rigeneratrice, quando sulle rovine della nostra esistenza disfatta dal peccato riusciremo a ricomporre il primo mattone, per ricostruirla, soprattutto quando persisteremo a lottare, nel quotidiano duro impegno, per il bene minacciato, allora anche per noi appariranno i segni che non abbiamo lavorato invano e che abbiamo collaborato con Dio, perché tutto si realizzi in Cristo.  (Gianfilippo Tornatore,18 aprile 2015).

Che significa questo?....

Cio’ significa che la civilta’ a misura d’uomo, ( Civilta’ dell’amore), non puo’ essere che democratica e di ispirazione cristiana.
La promozione della dignita’ della persona ed in particolare della donna e’ prerogativa del Cristianesimo.
La difesa e il progresso degli istituti sociali (liberta’ personale, famiglia, proprieta’, classi sociali, associazioni, consociazioni locali, cooperative, consociazioni nazionali, internazionali, Stato, Chiesa) e’ compito per il  cristiano illuminato dal Vangelo.
„Sappiamo che l’abolizione storica della schiavitù come struttura sociale è la conseguenza diretta del messaggio di libertà portato al mondo da Cristo con la sua pienezza di grazia, verità e amore, con il suo programma delle Beatitudini” 
(Papa Francesco all'Accademia delle Scienze Sociali,18 aprile 2015).
“…La luce del Vangelo è guida per chiunque si pone al servizio della civiltà dell’amore, dove le Beatitudini hanno una risonanza sociale, dove c’è una reale inclusione degli ultimi” Bisogna costruire la città terrena alla luce delle Beatitudini, e così camminare verso il Cielo in compagnia dei piccoli e degli ultimi” 
( democraticita’): 
dal discorso di Papa Francesco all'Accademia delle Scienze Sociali,18 aprile 2015.



giovedì 9 aprile 2015

Economia democratica


Ai miei due lettori ...ecco la continuazione dell'approfondimento precedente...

 (continua dalla pagina precedente)

La democrazia in economia

Premessa;
Toniolo circa l'attività economica

Secondo Il Beato Toniolo il Cristianesimo e' Comunione di un Popolo in cammino.
Si concretizza nella società umana con uno stile che e' democrazia finalizzata alla Civiltà cristiana.
La Civiltà cristiana  e' una realtà aperta al Regno di Dio, cioè la realtà  umana universale strutturata in Comunione di popoli e aperta e finalizzata al Regno di Cristo, di Dio.
In questa sua crescente esplicitazione nella storia il Cristianesimo attua concretamente nella realtà umana la democrazia sociale, che, attraverso la democrazia economica, civile, politica, giunge alla democrazia di civiltà, realtà umana disposta al Regno di Dio.
La società e' anteriore allo Stato; i fini etico-sociali sono superiori a quelli politici; lo stato e' gerarchicamente ordinato alla società, "la quale tiene il culmine". Da ciò deriva l'anteriorità e quasi paternità della democrazia sociale sulle altre forme democratiche della vita civile e il suo necessario svilupparsi in democrazia economica-civile-politica e il confluire in quella di civiltà( G. TONIOLO,Indirizzi e concetti sociali nell'esordio del secolo XX: O.O., serie III, vol. 3, p. 96-97). 

E quale e' dunque l'economia democratica ,o la democrazia economica, o la democrazia nell'economia?

La democrazia economica.


- Si riassume nella economia cristiana.

- L'economia viene attuata nel contesto sociale in conformità alla solidarietà umana e secondo i fini che garantiscono la prosperità e la pace delle classi sociali(1).

E' realizzata ne "le milieu divin" del cristianesimo di cui assume lo spirito(2).
Avvalorata dal Vangelo di Cristo, e’ illuminata da esso attraverso la e Chiesa(3).

- L'economia fa parte dell'ordine sociale voluto da Dio.

La sua dinamica sgorga dalla doverosita’ per l’uomo di assentire e cooperare liberamente all'autorevole piano di Dio(4). Essa e’ allora un dovere di religione, di giustizia e di carità verso se’ e verso gli altri; esige abnegazione e sacrificio(5).
La sua doverosita’ urge in proporzione delle rispettive attitudini degli individui e classi so­ciali e deve essere " a misura del bisogno altrui"(6).

-Influisce decisamente sulla società perché regola direttamente l'ordine sociale, civile e politico(7); e’ anzi partenza e "base della democrazia"(8).
E' finalizzata ad essere - per disegno"provvidenziale- democrazia economica cristiana.
Derivando la sue leggi dall'utile in corrispondenza alla dignita’, liberta’, eguaglianza morale, corresponsabilità, eticità della persona umana, essa va concretata in una realtà’ che abbia tutte le qualità perché sia e si possa chiamare con il nome di democrazia economica.(9)

E' a misura e a vantaggio della società, che deve orientarsi ad essere conforme alla democrazia sociale cristiana,  per questo essa deve farsi economia democratico-cristiana(10).

In tale economia, fattasi “economia umana”(11), i principi morali del "dovere (in tutta la sua ampiezza in ordine alla legge divina provvidenziale), della giustizia e della carità"
passano dalla vita sociale al lavoro, e, attraverso ad esso, " in tutti i rapporti economici della società"(12).

In essa non predomina lo strumento e la ricchezza materiale, ma "trionfa l'uomo, la sua energia spirituale, la sua finalità"(13). Essa traduce l'uguaglianza morale dell'uomo "a speciale tutela... dei deboli" e si fa fraternità nella carità(14).

Basata sulla libertà, eguaglianza, fraternità degli uomini, sul lavoro e sulla sua eticità, di fatto non può essere se non cristiana. Per questo ed in quanto tale, nel suo ordine provvidenziale e finale essa deve realizzarsi in una democrazia economica prettamente cristiana(15).

+ L'ordine costitutivo della democrazia economica(16).

La democrazia economica si concreta in una modalità e tensione nuova degli elementi costitutivi dell'ordine sociale.
Questi ultimi sono: gli istituti sociali privati(libertà personale, famiglia, proprietà), gli istituti sociali-civili(le associazioni di classe gerarchizzate, le consociazioni locali, nazionali, internazionali), gli istituti sociali giuridici ( lo stato e la chiesa)(17).

1- Quanto agli istituti sociali privati. 
Circa la libertà 
la democrazia economica deve rispecchiare le qualità dell'autentica libertà. Dato che la vera libertà è quella rispettosa della dignità della persona, del bene delle moltitudini e della solidarietà sociale (18),l’economia deve essere rispettosa della persona, delle necessità delle moltitudini e della solidarietà tra le classi(19).E ciò realizza vera democrazia: la democrazia economica.
      
Circa la famiglia 
la democrazia nell'economia ne favorisce per quanto è possibile l'allargamento della base patriarcale, ne custodisce le tradizioni, ne promuove la stabilità locale, ne moltiplica i redditi comuni, rinsalda in essa l'autorità paterna e la solidarietà dei  suoi membri, ne promuove in ultimo la continuità storica del patrimonio(21).

Circa la proprietà,
l'economia democratica dispone la proprietà a divenire stimolo alla "operosità produttiva, alla conservazione ed incremento delle ricchezze",  "a beneficio immediato del singolo...e insieme della generalità" secondo giustizia ed in conformità alla natura dell'uomo(22).

2- Quanto agli istituti sociali civili,
la democrazia economica si avvalora delle associazioni di classe, quali sono promosse dal cristianesimo(23); ed anche se mutano le forme accidentali di esse, non fa a meno della loro sostanza e spirito cristiano(24).

 Il sistema democratico cooperativistico.
La democrazia economica si esplica poi nei vari luoghi in "consociazioni locali"(25).
Queste ultime tengono conto del bene particolare e di quello generale, intrecciandolo insieme. Raggruppano industrie, attività economiche e classi economiche di quel luogo, le quali sono inserite nelle realtà locali, cioè rispettose della natura e del mondo esterno; sono sensibili alla opportunità della produzione e coscienti delle richieste concrete di acquisto e consumo.  Tali "consociazioni" sono avvantaggiate  dalla assidua clientela locale e dalla stabilita' delle popolazioni industriose; sono avvantaggiate ancora dalla difesa proveniente dalla autonomia locale; risultano in fine di grande utilità per la moltitudine. Ne scaturisce un focolaio di produzione che si coordina e ripercuote nell'economia nazionale garantendone stabilità(26).

La democrazia economica nazionale.
Essa esige coordinamento ed inserimento dell’economia locale alla realtà nazionale, secondo una dinamica provvidenziale di redenzione economica universale (27). L'istituto nazionale è infatti al bene della patria, ma anche della società universale.
"La nazione... coordinando ad unita’ tutte le classi economiche della società, compone un microcosmo, ove tutte le produzioni sono proporzionatamente rappresentate e fuse insieme"(28). Viene garantita così l'autonomia economica di quel paese; e da essa sgorga l'autonomia politica. Ma ciò serve poi di graduale trapasso ad un democratico inserimento delle economie nazionali al bene universale economico e politico.

L'associazione internazionale.
La democrazia economica si deve evolvere nell'associazione economica democratica internazionale, avvalendosi dell'istituto di associazione internazionale che, promosso dalla convinzione ispirata alla fede cattolica, si deve aprire all'umanità intera per realizzare un’ economia democratica cristiana solidale ed universale. Lo strumento di tale democrazia sarà un'organizzazione universale che prevenga i conflitti materiali tra le nazioni, regoli uniformemente i rapporti economici, favorisca il progresso di tutti, difenda dalla concorrenza le moltitudini operose (29).


La tradizione.
Nella democrazia economica e’ presente un valore fondamentale, che fonda l'autentico progresso: la tradizione(30), espressa in campo economico dalla "costante vocazione di famiglie,... classi,... popolazioni a certi rami di industria"(31); tradizione espressa ancora dalla "perduranza di caratteristici consumi popolari"(32). Queste tradizioni temperano "la precarietà, incertezza, irregolarità dei rapporti economici(33)
e salvano dal pericolo di affrettati cambiamenti suggeriti "da subiti guadagni"(34).


3- Per quanto riguarda gli istituti sociali giuridici.
Quanto allo Stato ed alla Chiesa.
Lo Stato.
Rivendicando l'autonomia operativa (salva sempre la giustizia) delle persone, gruppi ed enti morali , e la responsabilità di essi nei confronti del fine ultimo e dei fini materiali connessi con quello(35), la democrazia economica reclama "la cooperazione attiva dello stato per fini di miglioramento economico; ammette che lo stato intervenga soltanto a titolo di manifesta e consentita utilità generale e con funzione completiva per integrare e non sostituire o menomare l'energia degli enti privati e degli altri organismi sociali.... Infine reclama che in ogni caso l'ente Stato rispetti, nelle attinenze etiche dei fatti economici, l'autorità religiosa e coadiuvi ai fini di essa; inoltre ( in quel campo proprio in cui rimane indipendente) eserciti la sua tutela e soccorso con eguaglianza proporzionale, e quindi dispieghi una più intensa e amorosa sollecitudine a pro delle classi inferiori, anche a confronto del loro benessere materiale"(36).

La Chiesa.
La democrazia economica infine è animata dall'interno dalla Chiesa(37), costruttrice di civiltà democratica attraverso il vangelo di Cristo da essa offerto e testimoniato vitalmente(38).
+ La realtà economica divenuta democratica nell'ordine attivo  - o nella vita sociale economica-  autonomamente applica  alle circostanze storiche la produzione, ripartizione, consumo e scambio, ma attuando in esse i principi cristiani(39). 

Nell'ordine finale economico l'attività economica si identifica allora con la democrazia economica avvalorata dal Cristianesimo e perciò definibile come democrazia economica cristiana(40).


Conclusione
L'attività economica e’ vista come "parte della vita sociale" e "mezzo ai fini di civiltà"(41). Entra così nell'ordine sociale attivo(vita sociale) e finale (società ideale), oltre che in quello costitutivo(componenti organici della società di civiltà) attraverso gli Istituti fondamentali ai quali si coordina e dai quali è esplicata. Risulta in definitiva presente nell'ordine sociale concreto (società organizzata nella realtà, storica). Essa rispecchia  in sé i principi astratti che fanno parte dell'ordine sociale positivo ideale e di civiltà finale voluto da Dio (ordine sociale dinamico provvidenziale aperto alla realtà futura voluta da Dio). (42)
L'economia non è dunque al di fuori della realtà sociale e della redenzione dell'umanità intera.
L'economia nella redenzione non può tuttavia attuarsi in pieno valore di civiltà se non include gli aspetti di democraticità, anzi se non si fa democrazia di ispirazione cristiana.
Facendo parte dell'ordine sociale, ne assume infatti le caratteristiche fondamentali alle quali deve conformarsi. Esse sono molte; tra esse le principali.
-    Provvidenzialità e religiosità (43) nel suo esistere.
-    Doverosità nel suo esplicarsi.
-    Conformità alla dignità della persona, che si riflette nell'attività umana, sicché l’economia dovrà rispettare l’uguaglianza morale delle persone(44), la fraternità (carità)(45), la libertà (46),
l’ autonomia personale e la responsabilità (47)•
-    Necessità degli istituti sociali, che conduce alla corresponsabilità nell'attività economica, autentico fattore di solidità sociale(48).
-    Universalità di apertura dell'ordine sociale all'umanità intera, che si traduce nell'attività economica in reciproco servizio(49)delle classi sociali e degli individui per realizzare un solo popolo in cammino(50).
-    Ispirazione evangelico cristiana per la convergenza di ogni realtà umana a Cristo Signore (51).
Le caratteristiche elencate e le loro conseguenze sono elementi di una autentica economia democratica.
L'economia nella società (economia sociale) è, dunque, o deve farsi democrazia economica cristiana.(52)

                      

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(1) G. TONIOLO, Parole all'apertura delle giornate sociali di Milano:0.0.,Serie 3, vol. 3, p. 305: "la vita economica e’1'elevamento continuo delle classi a ideali sublimi di prosperità e di pace".
(2) G. TONIOLO,L’Unione cattolica per gli studi sociali in Italia:
O.O., Serie IV, vol. 3,pp. 111-121.
(3) G. TONIOLO, id.,pp. 88,106,108-109.
(4) G. TONIOLO, id.,pp. 89,90.
(5) G. TONIOLO, id.,p. 90.
(6) G. TONIOLO, id.,p. 93.
(7) G. TONIOLO, Sintesi storica delle vicende economiche del Comune fiorentino dal 1378 al 1530: O.O., Serie I, vol. 3,p.569.
(8) G. TONIOLO, Riforme agricolo sociali: O.O., Serie IV, vol 1,p.417.
(9) G. TONIOLO, L'Unione cattolica per gli studi sociali in Italia: O.O., Serie IV, vol. 3, pp. 90-91,94.
(10) G. TONIOLO, L'economia capitalistica moderna: O.O., Serie1 vol.1, p.212.
(11) G. TONIOLO, id., p. 210
(12) G. TONIOLO, id., p. 210.
(13)  G. TONIOLO, id., p. 210.
(14) G. TONIOLO, L'Unione catt. per gli studi soc. In It.,op. cit.:l. cit.,p.90.
(15) G. TONIOLO, id., pp.90-91.
(16)    Toniolo distingue nell'ordine sociale e nell'economia l'ordine costitutivo(elementi che lo compongono), l'ordine esecutivo o vitale (ordine sociale ed economia nel suo concretarsi storico), l'ordine provvidenziale e finale o ideale(la realtà sociale e l'assetto economico di autentico valore per il progresso della civiltà) Cfr.:
G. TONIOLO, L'Unione catt. per gli st. soc....,op. cit.,l. cit., pp. 88ss.;
G. TONIOLO, Introduzione all'ec. sociale:0.0., Serie II, vol.2, pp. 215-267,
(17)G. TONIOLO, L'Unione catt. per gli st. soc....,op. cit., l.cit.,pp. 92-93.
(18)G. TONIOLO, L'Unione catt. per gli st. soc....,op. cit., l.cit.,p.94.
(19) G. TONIOLO, L'Unione catt. per gli Studi sociali...,op. cit.:1.cit.,p.94
(20)    G. TONIOLO, id., pp. 90-91.
(21)    G. TONIOLO, id.,p. 96. Con ciò tuttavia Toniolo non sostiene la necessità della famiglia patriarcale; egli sostiene invece la necessità  della famiglia cristiana nella quale gli antichi valori economici del sistema patriarcale sono in qualche modo trasformati in corrispondenza all'evoluzione storica e ad un indubbio progresso,ma tuttavia salvati da ogni pervertimento individualistico. "Eterna e intangibile... rimase la famiglia; non già quel tipo patriarcale dell'antichità... che doveva disgregarsi, per cagioni di progresso e di pervertimento insieme". Cfr.: G. TONIOLO, Introduzione ali'economia sociale:
0.0., Serie II, voi. 2, p. 90; pp. 79-96.
(22) G. TONIOLO, L'Unione cattolica per gli Studi...,op. cit. l.,cit., p96.
(23)           "                 ,id., pp. 92,100.
(24)              "                 ,id., p. 99.                        
(25)G. TONIOLO, id., p. 102.
(26) G.  T0NI0L0, L'Unione catt. per gli st. soc..., op. cit.:l. cit.,p.102.
(27) G.  T0NI0L0, L'Unione catt. per gli st. soc..., op. cit.:l. cit.,p.103.
(28) G.  T0NI0L0, L'Unione catt. per gli st. soc..., op. cit.:l. cit.,p. 103.
(29) G.  T0NI0L0, L'Unione catt. per gli st. soc..., op. cit.:l. cit.,p. 104.
(30) G. T0NI0L0, L'Unione catt. per gli st. soc..., op. cit.:l. cit.,p.105.
(31) G. T0NI0L0, L'Unione catt. per gli st. soc..., op. cit.:l. cit.,p. 105.
(32) G. T0NI0L0, L'Unione catt. per gli st. soc..., op. cit.:l. cit.,p. 105.
33)G. TONIOLO,  L'Unione cattolica per gli studi sociali in It., op. cit.,l.cit., p. 105.
(34)G. TONIOLO, id., ivi.
(35)  "       ,      id., p.89.
(36)  "       ,      id., p.107.
(37)  "       ,      id., p. 108
(38) ’’       , id., pp .88,106,108,109.
(39)  "       , id., pp. 111-121
(40)  „       , id., p. 122
(41)    G. TONIOLO, L'Unione catt. per gli st. soc. in It»op.cit.: 1.cit.,p.107.
(42)    G. TONIOLO, id., pp. 89-92,107; GS,64,34,72.                                      
(43)           "            , id., p. 90.
(44)           "            , id., p.93.
(45)           "            , id., p. 90.
(46)           "          , id., p. 94.
(47)      “          , id., p. 93.
(48)      “          , id., p. 94.
(49)  G. TONIOLO, La democrazia cristiana, op. cit., l.cit., pp. 37,38, 39.
(50)G. Toniolo considera il genere umano come un popolo unico impegnato in un “cammino secolare, incessante, di cadute e di vittorie, verso destini immortali”:
G. Toniolo, La parola del Papa: O.O.,seria IV, vol. 2, p.298.
(51)  G. TONIOLO, L’Unione catt. Per gli studi sociali in Italia, op. cit., l. cit.,pp. 88,89,91,92,93..
(52) Vedi Gaudium et spes n. 72: " Chi segue fedelmente Cristo, cerca anzitutto il Regno di Dio, e assume cosi' più valido e puro amore per aiutare i suoi fratelli e realizzare, con l'ispirazione della carità, le opere della giustizia".











lunedì 9 marzo 2015

Il sistema cooperativistico attuale e i principi su cui lo basava Toniolo

La visione della Chiesa sul sistema cooperativo ai nostri giorni.


Tale visione traspare da un chiaro discorso fatto dal Papa ai rappresentanti della Confederazione Cooperative italiane (sabato 28 febbraio 2015)-
( La fonte e' Rete Sicomoro, che si ricollega a Radio Vaticana)

 Papa Francesco comincia con un insegnamento semplice e legato a convincimenti ricchi di buon senso e allegria:

Fratelli e sorelle, buongiorno!

Quest’ultima [si riferisce al coro] è stata la “cooperativa” più melodiosa! Complimenti! Grazie per questo incontro con voi e con la realtà che voi rappresentate, quella della cooperazione. Le cooperative sfidano tutto, sfidano anche la matematica, perché in cooperativa uno più uno fa tre! E in cooperativa, un fallimento è mezzo fallimento. Questo è il bello delle cooperative!

Francesco ricorda poi le origini storiche...:

Voi siete innanzitutto la memoria viva di un grande tesoro della Chiesa italiana. Infatti, sappiamo che all’origine del movimento cooperativistico italiano, molte cooperative agricole e di credito, già nell’Ottocento, furono saggiamente fondate e promosse da sacerdoti e da parroci. Tuttora, in diverse diocesi italiane, si ricorre ancora alla cooperazione come rimedio efficace al problema della disoccupazione e alle diverse forme di disagio sociale.

Fa quindi una applicazione pratica:

Oggi è una regola, non dico normale, abituale… ma tanto spesso si vede: “Tu cerchi lavoro? Vieni, vieni in questa ditta”. 11 ore, 10 ore di lavoro, 600 euro. “Ti piace? No? Vattene a casa”. Che fare in questo mondo che funziona così? Perché c’è la coda, la fila di gente che cerca lavoro: se a te non piace, a quell'altro piacerà. E’ la fame, la fame ci fa accettare quello che ci danno, il lavoro in nero... Io potrei chiedere, per fare un esempio, sul personale domestico: quanti uomini e donne che lavorano nel personale domestico hanno il risparmio sociale per la pensione?
 Tutto questo è assai noto.

Inizia poi a confrontare tale movimento con il pensiero della Chiesa:


 La Chiesa ha sempre riconosciuto, apprezzato e incoraggiato l’esperienza cooperativa. Lo leggiamo nei documenti del Magistero. Ricordiamo il grido lanciato nel 1891, con la Rerum novarum, da Papa Leone XIII: “tutti proprietari e non tutti proletari”. E vi sono certamente note anche le pagine dell’Enciclica Caritas in Veritate, dove Benedetto XVI si esprime a favore della cooperazione nel credito e nel consumo (cfr nn. 65-66), sottolineando l’importanza dell’economia di comunione e del settore non profit (cfr n. 41), per affermare che il dio-profitto non è affatto una divinità, ma è solo una bussola e un metro di valutazione dell’attività imprenditoriale.

Ci ha spiegato, sempre Papa Benedetto, come il nostro mondo abbia bisogno di un’economia del dono (cfr nn. 34-39), cioè di un’economia capace di dar vita a imprese ispirate al principio della solidarietà e capaci di “creare socialità”. Risuona, quindi, attraverso di voi, l’esclamazione che Leone XIII pronunciò, benedicendo gli inizi del movimento cooperativo cattolico italiano, quando disse che, per fare questo, «il Cristianesimo ha ricchezza di forza meravigliosa» (Enc. Rerum novarum, 15).

Queste, e molte altre affermazioni di riconoscimento e di incoraggiamento rivolte ai cooperatori da parte della Chiesa sono valide e attuali. Penso anche allo straordinario magistero sociale del beato Paolo VI. Tali affermazioni le possiamo confermare e rafforzare. Non è necessario perciò ripeterle o richiamarle per esteso.

Il Papa lancia quindi delle linee guida, delle prospettive per il futuro:

Oggi, vorrei che il nostro dialogo non guardi solo al passato, ma si rivolga soprattutto in avanti: alle nuove prospettive, alle nuove responsabilità, alle nuove forme di iniziativa delle imprese cooperative. E’ una vera missione che ci chiede fantasia creativa per trovare forme, metodi, atteggiamenti e strumenti, per combattere la “cultura dello scarto”, quella che oggi viviamo, la “cultura dello scarto” coltivata dai poteri che reggono le politiche economico-finanziarie del mondo globalizzato, dove al centro c’è il dio denaro.

Globalizzare la solidarietà - questo si deve globalizzare, la solidarietà! - oggi significa pensare all’aumento vertiginoso dei disoccupati, alle lacrime incessanti dei poveri, alla necessità di riprendere uno sviluppo che sia un vero progresso integrale della persona che ha bisogno certamente di reddito, ma non soltanto del reddito!

Pensiamo ai bisogni della salute, che i sistemi di welfare tradizionale non riescono più a soddisfare; alle esigenze pressanti della solidarietà, ponendo di nuovo, al centro dell’economia mondiale, la dignità della persona umana, come è stato detto da voi.

Lancia quindi uno slogan propulsivo:

Come direbbe ancora oggi il Papa Leone XIII:  
per globalizzare la solidarietà “il Cristianesimo ha ricchezza di forza meravigliosa!”.

Invita ad un vitalità corrispondente alle sorgenti e origini:

Quindi non fermatevi a guardare soltanto quello che avete saputo realizzare. Continuate a perfezionare, a rafforzare e ad aggiornare le buone e solide realtà che avete già costruito. Però abbiate anche il coraggio di uscire da esse, carichi di esperienza e di buoni metodi, per portare la cooperazione sulle nuove frontiere del cambiamento, fino alle periferie esistenziali dove la speranza ha bisogno di emergere e dove, purtroppo, il sistema socio-politico attuale sembra invece fatalmente destinato a soffocare la speranza, a rubare la speranza, incrementando rischi e minacce.

Questo grande balzo in avanti che ci proponiamo di far compiere alla cooperazione, vi darà conferma che tutto quello che già avete fatto non solo è positivo e vitale, ma continua anche ad essere profetico. Per questo dovete continuare a inventare - questa è la parola: inventare - nuove forme di cooperazione, perché anche per le cooperative vale il monito
quando l’albero mette nuovi rami, le radici sono vive e il tronco è forte!

Qui, oggi, voi rappresentate valide esperienze in molteplici settori: dalla valorizzazione dell’agricoltura, alla promozione dell’edilizia di nuove case per chi non ha casa, dalle cooperative sociali fino al credito cooperativo, qui largamente rappresentato, dalla pesca all’industria, alle imprese, alle comunità, al consumo, alla distribuzione e a molti altri tipi di servizio.
 So bene che questo elenco è incompleto, ma è abbastanza utile per comprendere quanto sia prezioso il metodo cooperativo, che deve andare avanti, creativo. Si è rivelato tale di fronte a molte sfide. E lo sarà ancora! 

Passa quindi a degli incoraggiamenti concreti che corrispondono ai principi affermati da Toniolo quali sostegno della cooperazione e solidarietà nella classe lavoratrice e con la classe imprenditoriale:

Ogni apprezzamento e ogni incoraggiamento rischiano però di rimanere generici. 
Voglio offrirvi, invece, alcuni incoraggiamenti concreti.

Il primo è questo: le cooperative devono continuare ad essere il motore che solleva e sviluppa la parte più debole delle nostre comunità locali e della società civile. Di questo non è capace il sentimento. Per questo occorre mettere al primo posto la fondazione di nuove imprese cooperative, insieme allo sviluppo ulteriore di quelle esistenti, in modo da creare soprattutto nuove possibilità di lavoro che oggi non ci sono.

Il pensiero corre innanzitutto ai giovani, perché sappiamo che la disoccupazione giovanile, drammaticamente elevata – pensiamo, in alcuni Paesi d’Europa, il 40, 50 per cento – distrugge in loro la speranza. Ma pensiamo anche alle tante donne che hanno bisogno e volontà di inserirsi nel mondo del lavoro. Non trascuriamo gli adulti che spesso rimangono prematuramente senza lavoro.

“Tu che cosa sei?” - “Sono ingegnere” – “Ah, che bello, che bello. Quanti anni ha?” – “49”- “Non serve, vattene”. Questo accade tutti i giorni. Oltre alle nuove imprese, guardiamo anche alle aziende che sono in difficoltà, a quelle che ai vecchi padroni conviene lasciar morire e che invece possono rivivere con le iniziative che voi chiamate “Workers buy out”, “empresas recuperadas”, nella mia lingua, aziende salvate. E io, come ho detto ai loro rappresentanti, sono un tifoso delle empresas recuperadas!

Un secondo incoraggiamento - non per importanza - è quello di attivarvi come protagonisti per realizzare nuove soluzioni di Welfare, in particolare nel campo della sanità, un campo delicato dove tanta gente povera non trova più risposte adeguate ai propri bisogni. Conosco che cosa fate da anni con cuore e con passione, nelle periferie delle città e della nostra società, per le famiglie, i bambini, gli anziani, i malati e le persone svantaggiate e in difficoltà per ragioni diverse, portando nelle case cuore e assistenza.

La carità è un dono! Non è un semplice gesto per tranquillizzare il cuore, è un dono! Io quando faccio la carità dono me stesso! Se non sono capace di donarmi quella non è carità. Un dono senza il quale non si può entrare nella casa di chi soffre. Nel linguaggio della dottrina sociale della Chiesa questo significa fare leva sulla sussidiarietà con forza e coerenza: significa mettere insieme le forze!

Come sarebbe bello se, partendo da Roma, tra le cooperative, alle parrocchie e agli ospedali, penso al “Bambin Gesù” in particolare, potesse nascere una rete efficace di assistenza e di solidarietà. E la gente, a partire dai più bisognosi, venisse posta al centro di tutto questo movimento solidale: la gente al centro, i più bisognosi al centro.

Questa è la missione che ci proponiamo! A voi sta il compito di inventare soluzioni pratiche, di far funzionare questa rete nelle situazioni concrete delle vostre comunità locali, partendo proprio dalla vostra storia, con il vostro patrimonio di conoscenze per coniugare l’essere impresa e allo stesso tempo non dimenticare che al centro di tutto c’è la persona. Tanto avete fatto, e ancora tanto c’è da fare! Andiamo avanti!

Il terzo incoraggiamento riguarda l’economia, il suo rapporto con la giustizia sociale, con la dignità e il valore delle persone. E’ noto che un certo liberismo crede che sia necessario prima produrre ricchezza, e non importa come, per poi promuovere qualche politica redistributiva da parte dello Stato. Prima riempire il bicchiere e poi dare agli altri.

Altri pensano che sia la stessa impresa a dover elargire le briciole della ricchezza accumulata, assolvendo così alla propria cosiddetta “responsabilità sociale”. Si corre il rischio di illudersi di fare del bene mentre, purtroppo, si continua soltanto a fare marketing, senza uscire dal circuito fatale dell’egoismo delle persone e delle aziende che hanno al centro il dio denaro.

Invece noi sappiamo che realizzando una qualità nuova di economia, si crea la capacità di far crescere le persone in tutte le loro potenzialità. Ad esempio: il socio della cooperativa non deve essere solo un fornitore, un lavoratore, un utente ben trattato, dev’essere sempre il protagonista, deve crescere, attraverso la cooperativa, crescere come persona, socialmente e professionalmente, nella responsabilità, nel concretizzare la speranza, nel fare insieme.

Non dico che non si debba crescere nel reddito, ma ciò non basta: occorre che l’impresa gestita dalla cooperativa cresca davvero in modo cooperativo, cioè coinvolgendo tutti. Uno più uno tre! Questa è la logica. “Cooperari”, nell’etimologia latina, significa operare insieme, cooperare, e quindi lavorare, aiutare, contribuire a raggiungere un fine. Non accontentatevi mai della parola “cooperativa” senza avere la consapevolezza della vera sostanza e dell’anima della cooperazione.

Il quarto suggerimento è questo: se ci guardiamo attorno non accade mai che l’economia si rinnovi in una società che invecchia, invece di crescere. Il movimento cooperativo può esercitare un ruolo importante per sostenere, facilitare e anche incoraggiare la vita delle famiglie. Realizzare la conciliazione, o forse meglio l’armonizzazione tra lavoro e famiglia, è un compito che avete già avviato e che dovete realizzare sempre di più. Fare questo significa anche aiutare le donne a realizzarsi pienamente nella propria vocazione e nel mettere a frutto i propri talenti.

Donne libere di essere sempre più protagoniste, sia nelle imprese sia nelle famiglie! So bene che le cooperative propongono già tanti servizi e tante formule organizzative, come quella mutualistica, che vanno incontro alle esigenze di tutti, dei bambini e degli anziani in particolare, dagli asili nido fino all'assistenza domiciliare. Questo è il nostro modo di gestire i beni comuni, quei beni che non devono essere solo la proprietà di pochi e non devono perseguire scopi speculativi.

Il quinto incoraggiamento.
Ricorda la base di ogni democrazia che si estenda all'economia: famiglia, persona, bene comune, solidarietà, giustizia, trasparenza ed apertura e collaborazione per una cultura mondiale di civiltà democratica che non può esser che cristiana.

Forse vi sorprenderà! Per fare tutte queste cose ci vuole denaro! Le cooperative in genere non sono state fondate da grandi capitalisti, anzi si dice spesso che esse siano strutturalmente sotto capitalizzate. Invece, il Papa vi dice: dovete investire, e dovete investire bene! In Italia certamente, ma non solo, è difficile ottenere denaro pubblico per colmare la scarsità delle risorse.

La soluzione che vi propongo è questa: mettete insieme con determinazione i mezzi buoni per realizzare opere buone. Collaborate di più tra cooperative bancarie e imprese, organizzate le risorse per far vivere con dignità e serenità le famiglie; pagate giusti salari ai lavoratori, investendo soprattutto per le iniziative che siano veramente necessarie.

Non è facile parlare di denaro. Diceva Basilio di Cesarea, Padre della Chiesa del IV secolo, ripreso poi da san Francesco d’Assisi, che “il denaro è lo sterco del diavolo”. Lo ripete ora anche il Papa: “il denaro è lo sterco del diavolo”! Quando il denaro diventa un idolo, comanda le scelte dell’uomo. E allora rovina l’uomo e lo condanna. Lo rende un servo.

 Il denaro a servizio della vita può essere gestito nel modo giusto dalla cooperativa, se però è una cooperativa autentica, vera, dove non comanda il capitale sugli uomini ma gli uomini sul capitale. Per questo vi dico che fate bene – e vi dico anche di farlo sempre più – a contrastare e combattere le false cooperative, quelle che prostituiscono il proprio nome di cooperativa, cioè di una realtà assai buona, per ingannare la gente con scopi di lucro contrari a quelli della vera e autentica cooperazione.

Fate bene, vi dico, perché, nel campo in cui operate, assumere una facciata onorata e perseguire invece finalità disonorevoli e immorali, spesso rivolte allo sfruttamento del lavoro, oppure alle manipolazioni di mercato, e persino a scandalosi traffici di corruzione, è una vergognosa e gravissima menzogna che non si può assolutamente accettare. Lottate contro questo! Ma come lottare? Con le parole, solo? Con le idee? Lottate con la cooperazione giusta, quella vera, quella che sempre vince.


L’economia cooperativa, se è autentica, se vuole svolgere una funzione sociale forte, se vuole essere protagonista del futuro di una nazione e di ciascuna comunità locale, deve perseguire finalità trasparenti e limpide. Deve promuovere l’economia dell’onestà! Un’economia risanatrice nel mare insidioso dell’economia globale. Una vera economia promossa da persone che hanno nel cuore e nella mente soltanto il bene comune.

Le cooperative hanno una tradizione internazionale forte. Anche in questo siete stati dei veri pionieri! Le vostre associazioni internazionali sono nate con grande anticipo su quelle che le altre imprese hanno creato in tempi molto successivi. Ora c’è la nuova grande globalizzazione, che riduce alcuni squilibri ma ne crea molti altri. Il movimento cooperativo, pertanto, non può rimanere estraneo alla globalizzazione economica e sociale, i cui effetti arrivano in ogni paese, e persino dentro le nostre case.

Ma le cooperative partecipano alla globalizzazione come le altre imprese? Esiste un modo originale che permetta alle cooperative di affrontare le nuove sfide del mercato globale? Come possono le cooperative partecipare allo sviluppo della cooperazione salvaguardando i principi della solidarietà e della giustizia? Lo dico a voi per dirlo a tutte le cooperative del mondo: le cooperative non possono rimanere chiuse in casa, ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative.

E’ questo il duplice principio: non possono rimanere chiusi in casa ma nemmeno uscire di casa come se non fossero cooperative. No, non si può pensare una cooperativa a doppia faccia. Occorre avere il coraggio e la fantasia di costruire la strada giusta per integrare, nel mondo, lo sviluppo, la giustizia e la pace.



Infine, non lasciate che viva solo nella memoria la collaborazione del movimento cooperativo con le vostre parrocchie e con le vostre diocesi. Le forme della collaborazione devono essere diverse, rispetto a quelle delle origini, ma il cammino deve essere sempre lo stesso! Dove ci sono le vecchie e nuove periferie esistenziali, dove ci sono persone svantaggiate, dove ci sono persone sole e scartate, dove ci sono persone non rispettate, tendete loro la mano! Collaborate tra di voi, nel rispetto dell’identità vocazionale di ognuno, tenendovi per mano!

So che da alcuni anni voi state collaborando con altre associazioni cooperativistiche – anche se non legate alla nostra storia e alle nostre tradizioni – per creare un’Alleanza delle cooperative e dei cooperatori italiani. Per ora è un’Alleanza in divenire, ma voi confidate di giungere ad una Associazione unica, ad un’Alleanza sempre più vasta fra cooperatori e cooperative. Il movimento cooperativo italiano ha una grande tradizione, rispettata nel mondo cooperativistico internazionale. La missione cooperativa in Italia è stata molto legata fin dalle origini alle identità, ai valori e alle forze sociali presenti nel paese.

Questa identità, per favore, rispettatela! Tuttavia, spesso le scelte che distinguevano e dividevano sono state a lungo più forti delle scelte che, invece, accomunavano e univano gli sforzi di tutti. Ora voi pensate di poter mettere al primo posto ciò che invece vi unisce. E proprio intorno a quello che vi unisce, che è la parte più autentica, più profonda e più vitale delle cooperative italiane, volete costruire la vostra nuova forma associativa.

Fate bene a progettare così, e così fate un passo avanti! Certo, vi sono cooperative cattoliche e cooperative non cattoliche. Ma la fede si salva rimanendo chiusi in se stessi? Domando: la fede si salva rimanendo chiusi in se stessi? Rimanendo solo tra di noi? Vivete la vostra Alleanza da cristiani, come risposta alla vostra fede e alla vostra identità senza paura! Fede e identità sono la base.

Andate avanti, dunque, e camminate insieme con tutte le persone di buona volontà! E questa anche è una chiamata cristiana, una chiamata cristiana a tutti. I valori cristiani non sono soltanto per noi, sono per condividerli! E condividerli con gli altri, con quelli che non pensano come noi ma vogliono le stesse cose che noi vogliamo. Andate avanti, coraggio! Siate creatori, “poeti”, avanti!


Ma quali sono i principi affermati da Toniolo quale sostegno della cooperazione e solidarietà nella classe lavoratrice e con la classe imprenditoriale?...(1)

Toniolo circa l'attività economica afferma questo:


Il sistema cooperativistico e' una forza necessaria in quanto mira a procurare alle categorie più povere quel capitale che le ponga in grado di parità con i capitalisti (Romano Molinari).

Tale sistema viene da lui inquadrato nei  principi  e nei processi che stanno alla base di una economia democratica.

Secondo Il Beato Toniolo il Cristianesimo e' Comunione di un Popolo in cammino.
Si concretizza nella società umana con uno stile che e' democrazia finalizzata alla Civiltà cristiana.
La Civiltà cristiana  e' una realtà aperta al Regno di Dio, cioè la realtà  umana universale strutturata in Comunione di popoli e aperta e finalizzata al Regno di Cristo, di Dio.
In questa sua crescente esplicitazione nella storia il Cristianesimo attua concretamente nella realtà umana la democrazia sociale, che, attraverso la democrazia economica, civile, politica, giunge alla democrazia di civiltà, realtà umana disposta al Regno di Dio.(2)


E quale e' l'economia democratica  e la democrazia economica o la democrazia nell'economia?

(continua...)


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(1) può essere interessante leggere questo scritto :  Delle varie forme di rimunerazione del lavoro in rapporto colla partecipazione degli operai ai profitti degli imprenditori, 1875: O.O., Serie II, vol.4, pp. 42-64.
(2) G. TONIOLO,Indirizzi e concetti sociali nell'esordio del secolo XX: O.O., serie III, vol.3, p96-97. La societa' e' anteriore allo Stato; i fini etico-sociali son superiori a quelli politici; lo stato e' gerarchicamente ordinato alla societa', "la quale tiene il culmine". Da cio' deriva l'anteriorita' della democrazia sociale e il suo necessario svilupparsi in democrazia economica-civile-politica e il confluire in quella di civilta'.