sabato 11 marzo 2017

Toniolo e il laico nella societa'

Cristiani nel mondo

- Il pensiero del Beato Toniolo.

 In margine al discorso di mons. Ivan Jurkovič  -  Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, intervenuto all’apertura di un incontro di alto livello sul tema “Rispetto reciproco e coesistenza pacifica condizione della pace interreligiosa e della stabilità: sostenere cristiani e altre comunità”- un collegamento  con la dottrina del Beato G. Toniolo che arricchisce il pensiero ed un'indagine.


L’effettivo riconoscimento della libertà religiosa nella vita sociale quale primo e più importante fra i diritti umani fondamentali è la chiave per affrontare la crisi in cui è precipitato oggi il mondo, segnato da nuove persecuzioni religiose che vedono i cristiani tra le prime vittime.



Toniolo nel momento attuale.

La dottrina di Toniolo sulla civiltà è il risultato di tutto il suo piano di studio.
Essa è il vertice della sua opera di studio so, quella che lo ha fatto entrare più a fondo nel campo scientifico e lo ha indicato come uno dei maestri, se non il fondatore, della scuola sociologica in Italia.
E' dottrina etico-filosofica, illuminata dal Vangelo e comprovata dai fatti in larga misura; essa deve stare alla base di ogni azione sociale - così la pensava Toniolo- e fu quindi la guida della sua stessa azione apostolica e sociale. Ogni problema economico, civile, politico risaliva per Toniolo ad un problema etico-religioso(1). La storia,che è di grande aiuto all'economia, gli poneva di fronte il Cristianesimo generatore di un mondo nuovo di idee e di energie; gli indicava inoltre nella Chiesa l'apportatrice della civiltà. Nella scienza filosofica scorgeva un'alleata, capace di aprire la via alla scoperta di un bisogno di assoluto e, al di là di esso, l'esistenza di quel valore assoluto ricercato. Al di sopra della scienza trovava una luce per non smarrirsi: la fede. Riconosceva infine nelle parole di Cristo "quando sarò elevato tutto trarrò a me!",(2) il"lampo che dà unità a tutta la storia della civiltà"(3). Egli incentrava così tutta la sua dottrina sociale e tutta la realtà in Cristo e proclamava Cristo fine della persona e della società, chiave della storia e fulcro della civiltà. Avveniva così che lo scienziato incontrasse il cattolico e Toniolo divenisse un apologeta.
Toniolo richiamava ogni uomo ed ogni gruppo sociale alla realtà predicata dal Vangelo e sperata dal popolo credente che è la Chiesa. Egli affermava che la persona e la società intera avrà la salvezza entrando in una storia, in una vita, in una esperienza nuova: quella cristiana.
Poneva con chiarezza questo messaggio: 'Il cristiano nel mondo non deve costruire la sua vita spirituale  secondo i dettami del secolo nel quale vive (noi diremmo “ dei dettami del pensiero debole” di una “societa’ liquida”) , ma seguendo quelli dati dalla Chiesa, in cui Cristo rimane sorgente di santità; deve d'altra parte strutturare la sua vita sociale su due dimensioni convergenti: la dimensione umana, che gli è propria e nella quale vive, e la dimensione divina, che è quella a cui è chiamato e che gli viene da Dio attraverso la Chiesa. Sicché Cristo sorgente di una nuova interiorità umana è anche motivo di ogni autentico progresso di civiltà.’
Cosi’ veniva a delineare la sua idea di civiltà cristiana; ma evidenziava pure quale fosse per lui la figura del laico. E', quest’ultima, il concetto di un uomo inserito nel mondo, come ogni altro uomo; inserito nella vita sociale e nell'impegno per il progresso civile; senza alcuna particolarità che lo distingua, se non quella di rispecchiare nella sua vita le esigenze del Regno. Il laico in Toniolo appare colui che ha come primo campo d'azione il mondo in cui vive e che deve elevare(santificare), sicché l'autonomia del secolare sia coordinata all'ultimo risultato finale a cui è destinata la storia e la realtà: tutto sia ricapitolato in Cristo(4). Da queste convinzioni   e nuovi orientamenti della vita personale e sociale Toniolo deduceva il verificarsi di due conseguenze concrete. La prima, una vita storica ricca di valori (civiltà) posta al servizio degli umili, condividendone la realtà sociale (ordine sociale democratico). La secunda, come una conseguenza, doveva essere quella di vivere Cristo in una società redenta (ordine sociale cristiano): sicché le persone e i gruppi sociali, animati da una sola fede, speranza e amore, costituissero il corpo visibile di Gesù,iniziando già,in germe, ad essere la comunità perfetta dei tempi lontani, quelli ultimi, in cui saremo nell'amore di Dio(5) (ordine sociale di civiltà cristiana).
Tutta la dottrina di Toniolo sulla società e sulla civiltà è dunque la costruzione di un credente.
Per l'ateo e per il razionalista, per l’uomo „del pensiero debole” appartenente ad una „societa’ tecnocratica”’ che globalizza il pensiero ed appiattisce la liberta’,… Toniolo non può interessare: le sue parole hanno alcunche’ di insignificante o, al più, sono un tentativo filosofico-scientifico, un'ipotesi tra le tante, ricca per di più di alquanto romanticismo(6).
Eppure l’eccellenza del pensiero di Toniolo puo’ offrire un’alternativa valida per la ristrutturazione di una societa’ in declino come e’ la nostra; non e’ pertanto inutile un tentativo di porgere ad una societa’ mondiale malata il pensiero di Toniolo erroneamente dimenticato o ripudiato – come dice A. Fanfani  – facendo di lui „ un precursore senza seguito ed  un intuitore felice, senza discepoli ed utilizzatori”(7)
Per il credente le affermazioni di Toniolo sono invece un'inquietudine; per il cattolico sono una rivelazione; per chi l'ha accostato furono invito ad un impegno di vita cristiana più profondamente vitale e costruttrice di un mondo fatto nuovo, più civile (8).
Ma e’ proprio per questo che il Cristiano autentico e’ giunto ad essere la persona piu’ perseguitata nel mondo (9).
 E’ significativo infatti collegare questa dottrina di Toniolo con il discorso di mons. Ivan Jurkovič Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, intervenutoil 7 marzo 2017 all’apertura di un incontro di alto livello sul tema “Rispetto reciproco e coesistenza pacifica condizione della pace interreligiosa e della stabilità: sostenere cristiani e altre comunità”.
In un passaggio interessante l'oratore dice infatti:
„…La scelta di una fede incide “ad ogni livello della vita sociale e politica”, tanto più oggi che “la religione ha assunto una rinnovata importanza a causa dei complessi rapporti tra le scelte personali di fede di ciascuno e la loro espressione pubblica”. Mons. Jurkovič  insiste poi sulla dimensione pubblica della libertà religiosa che non può essere ridotta a mero fatto individuale o al solo culto, perché per la sua stessa natura trascende “la sfera privata degli individui e delle famiglie”. Le varie tradizioni religiose, infatti,  “servono la società innanzitutto con il messaggio che proclamano”, con il loro invito alla conversione, alla riconciliazione, al sacrificio per il bene comune, alla compassione per i bisognosi. Le religioni sono un alleato prezioso nella difesa della dignità umana- affermava.
E conclude: In un mondo “dove convinzioni deboli abbassano anche il livello etico” e sempre più soggetto alla "globalizzazione del paradigma tecnocratico", che cerca di “eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una ricerca superficiale di unità”, ha detto in conclusione il rappresentante della Santa Sede, le religioni “hanno il diritto e il dovere di dire apertamente che è possibile costruire una società in cui un sano pluralismo che rispetta le differenze e le valorizza come tali è un alleato prezioso nell’impegno a difendere la dignità umana e una via per la pace nel nostro mondo”.

E' dunque proprio per questo che il Cristiano autentico e’ giunto ad essere la persona piu’ perseguitata nel mondo da quella parte di mondo che si oppone a Cristo .(10)




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 (1) G. TONIOLO, L'Unione fra le donne cattoliche d'Italia: 0.0., Serie IV, vol.3,p.299: "qualunque rinnovamento ha origine da un ridestarsi della pietà religiosa, fonte ed alimento di fede e di carità, nonché di ogni operosità salutare e progressiva".
G. TONIOLO, La genesi storica dell'odierna crisi sociale econo-nomica.:0.0., Seriel, vol. I, p.I93: la "degenerazione dell'ordine sociale cristiano e’ prodotta da un pervertimento delle dottrine sociali del cristianesimo e quindi da una degenerazione degli ordini politici preceduta e accompagnata da una degenerazione dell'ordine etico-giuridico che infine si ripercuote nella degenerazione dell'ordine economico". Ogni problema economico è allora destinato a farsi problema giuridico-civile, politico, sociale, etico, religioso.
(2) Jo. 12,32.
(3) Da un foglio inedito riportato da: E. DA PERSICO, La vita di Giuseppe Toniolo,2.a ed., Mantova, Ed. Gruppo Buona Stampa,1929, p.77.
(4) E’la visione del laico oggi cfr.: G.M.GIORDANO, La teologia spirituale del laicato nel Vaticano secondo,Roma, Ed. "La civiltà cattolica", 1970,214.
(5) Hebr. 12,23.
(6) "L'idealista impenitente, che da dieci anni ci ricanta quasi con le stesse parole un canto palingenesiaco, che nell'economia, nella filosofia della storia, nella tattica dei partiti porta ed appli-
ca con immensa fiducia i rigidi criteri dell'assoluto".Cfr.: ROMOLO MURRI: Coltura sociale, 16 giugno I903; citato da E. DA PERSICO, La vita di Giuseppe Toniolo, Mantova, Ed. Gruppo Buona Stampa, 1928, p. 208.
(7) A.FANFANI, Prefazione a G.TONIOLO, L'odierno problema
sociologico: O.O., Serie III, vol.I, p. XIII.
(8) Per noi possono essere un valido commento alla Lettera apostolica di SS. Paolo VI per l'ottantesimo anniversario della Rerum Novarum, 14 maggio 1971. Ciò può avvenire per parecchie affermazioni che troviamo nel documento magisteriale: lì ove parla della società politica; della rinascita delle utopie e di contro dell'impegno del cristiano abitato da una forza che lo sollecita a sorpassare ogni sistema ed ogni ideologia; dell'ambiguità del progresso,dimentico dello sviluppo della qualità e della verità dei rapporti umani, come della crescita della responsabilità, lì ancora ove parla della giustizia nella ripartizione dei beni, della promozione dello sviluppo in ogni paese, della priorità del dovere internazionale; lì ove si asserisce la necessità dell'amore e della disponibilità al servizio; del passaggio dalla cruda economia internazionale alla politica economica e sociale internazionale; del potere politico armonizzato all'autonomia e alla libertà del singolo; del dovere di ogni cristiano di dare una risposta evangelica di carità e servizio ai problemi in cui vive; della necessità di inventare nuove forme di democrazia.impegnando ciascun uomo in una responsabilità comune e facendo dei gruppi umani delle comunità di partecipazione; lì infine ove fa un richiamo continuo a perdersi nel Risorto. Cfr.:
PAOLO VI, Octogesima adveniens : L’Osservatore Romano, III(33/690),
15 maggio I97I.pp.4-6.
 Le affermazioni di Toniolo sono anche una convinta riflessione sulla originalità dell'apporto cristiano a vantaggio di una trasformazione positiva della società: si addicono bene all'asserto del Vaticano II:
C0STITUZI0NE PASTORALE, Gaudium et Spes, 11: A.A.S.,58(1966)1033.
 (9) cfr.: discorso di mons. Ivan Jurkovič Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a Ginevra, intervenutoil 7 marzo 2017 all’apertura di un incontro di alto livello sul tema “Rispetto reciproco e coesistenza pacifica condizione della pace interreligiosa e della stabilità: sostenere cristiani e altre comunità”( Bollettino del Radiogiornale vaticano-8 marzo 2017-).

(10) cfr.: discorso di mons. Ivan Jurkovič in Bollettino del Radiogiornale vaticano, 8 marzo 2017 nell’articolo a cura di Lisa Zengarini.



giovedì 26 gennaio 2017

Alcune osservazioni sulla dottrina di Toniolo.

Per non dimenticare il Beato Toniolo Giuseppe.

Alcune osservazioni sulla dottrina di Toniolo.



L'abitazione di Toniolo






Utopia
Democrazia
Civilta’

A Pieve di Soligo


- La dottrina di Toniolo sembra presentare una concezione che può parere in parte utopia.


Egli afferma che Dio vuole la società umana e vuole la chiesa. Queste due realtà Dio non le vuole separate, ma coordinate; sicché la Chiesa sia per la società e la società divenga Chiesa. Da tale volontà di Dio, egli dice, l'ordine sociale diviene ordine sociale di civiltà: organico, gerarchico, orientato ad un fine ultimo come ogni ordine sociale (1), armonico in quanto risulta da tutti gli ordini sociali umani impegnti nella loro originale missione di civiltà organicamente uniti e gerarchizzati. L'ordine sociale di civiltà è autentico quando in esso la società respira e vive il divino: quando Cristo sia il centro della società come lo è della storia e della civiltà, la civiltà cristiana sia frutto e Dio il fine.
Fin qui la dottrina di Toniolo è impeccabile e promettente: una visione profetica. Tuttavia egli dice altro..
Se nell'ordine sociale di civiltà la società ritorna a Dio realizzando pienamente se stessa in Cristo,essa rivela in questa dinamica l'immagine di una repubblica dei popoli fatti cristiani nella quale rifioriranno gli ordini sociali cristiani e nella quale avranno la preminenza di posizione i popoli latini, e, su tutti,l'Italia; il pontefice sarà la guida, Gesù il centro, il re e il mediatore presso Dio (2).
Da quest'ultima idea di Toniolo scaturiscono quattro osservazioni.


+ Quell'affermazione di Toniolo può sembrare una visione utopistica,qualora il "repubblica" sia inteso in senso politico. Può sembrare una visione di un cristiano figlio del suo tempo che aveva visto sorgere l'idea del neoguelfismo e, con la questione romana, l'intransigentismo cattolico dell'Opera dei Congressi; ma questa impressione scade, quando si pensi che Toniolo scriveva in un tempo in cui il movimento democratico poneva in secondo ordine la questione romana.
Quella visione della "repubblica" può sembrare allora un'aspirazione del movimento democratico: dovrà essere intesa in senso simbolico, o,forse, nel senso sociale democratico cristiano del 'tutti per uno ed uno per tutti”, o forse, infine, nel solo senso religioso: Cristo che dei vari popoli fa un sol popolo animato dallo spirito democratico di giustizia, carità cristiana espressa in una suprema solidarietà. Certo, tale visione può apparire sospetta, poco promettente, superata, se non utopia; eppure è ancor valida per il contenuto di fede escatologica che essa presenta e piace a chi, considerando i problemi mondiali, aspira ad una pace universale. Ora la pace nascerebbe solo da lì!...E' una visione profetica dunque.


+ Oggi si ama poco esaltare una nazione sulle altre per il progresso della civiltà. Si guarda con sospetto un popolo che pretenda di portare la civiltà agli altri popoli, quando si sa che ogni   popolo ha un modo proprio di vivere la civiltà.
Toniolo sapeva questo - come si è visto - e lo affermava; tuttavia era certo che chi più ha,più deve! e che la civiltà nasce,cresce e si sviluppa per una forza intrinseca che le viene da Cristo. Era convinto perciò del compito più pressante che spettava ai popoli, da lunga data, impregnati di civiltà cristiana, in vista della promozione della civiltà autenticai(3).
Era tuttavia il tempo delle guerre di conquista, delle colonizzazioni armate...
Ma è ammissibile il sospetto che questo pensatore cristiano, assertore del carattere eminentemente pacifico della civiltà cristiana (4) volesse con ciò sostenere un tipo di imperialismo nascondendolo sotto il nome di "primato nella promozione della civiltà"? Ciò ripugna.


+ Si afferma che nella soluzione dei problemi sociali e di civiltà non c'è una regola d'oro del passato cristiano(5); che non c'è una realizzazione concreta del profano che sia la risposta cristiana definitiva.
Sembra dunque che Toniolo sia un nostalgico del passato, legando le esigenze del futuro a soluzioni del passato. Ma sarebbe non aver colto il pensiero di Toniolo pensarla così. Talora Toniolo può aver accentuato istituzioni del passato, come le corporazioni: mai però le rivalutò tali e quali. Rivalutò invece i fatti del passato, come le tradizioni migliori,che adoperate con senso storico nel presente,promettono soluzioni concrete e migliori per l'avvenire e che invece, scartate o disprezzate nel presente,creano una rottura tale con un passato migliore che impedisce un futuro più progredito(6).
+ Si dice ancora che nel cristianesimo non c'è ogni soluzione: ci sono dei principi, degli esempi, delle possibilità. E Toniolo su ciò è pienamente d'accordo. Egli infatti auspica fondamentalmente solo questo: che la norma dell'attività umana corrisponda al vero bene dell'umanità, permettendo all'uomo singolo e posto entro la società di coltivare e attuare la sua vocazione integrale; ma afferma pure che ciò non è possibile se si dimentica il cristianesimo storico: i suoi principi, i suoi esempi, le sue possibilità. Toniolo forse ha solo il torto di aver rivendicato al c±istianesimo il suo carattere storico al di sopra di quello teorico. Ma ciò è un demerito?  Del resto Toniolo ci ha voluto dare proprio dei principi più che delle soluzioni immediate(7).


Leone XIII


- Quanto alla democrazia da lui proposta.
• Oggi ci si lamenta che il tipo di democrazia a regime parlamentare puro, o regime parlamentare elettivo, manipolato da "blocchi partitici, ha condotto ad una democrazia per nulla rispondente alle esigenze della dignità della persona, la quale si sente manipolata e insoddisfatta nelle sue reali esigenze ed incerta sul futuro(8). Si dà la causa di ciò ad un concetto parziale di democrazia. Si è confusa la democrazia politica con la democrazia sociale: la sostanza della democrazia è stata subordinata a ciò che di essa è solo parte ; non si è capito il concetto di autorità e di libertà e il loro rapporto.Si sente allora il bisogno di trovare un-nuovo "ancoraggio "(9) per sanare il senso di sfiducia nato da questo parziale naufragio (10)della democrazia: sembra che la comunità ecclesiale con la sua storia e li-bertà abbia da dire una parola nuova su questo problema(11). Si invoca ancora una "rivoluzione culturale" di fronte ad un'autorità che si fonda solo "sulla prassi, o su rapporti di forza, o di diritto formale", senza ura precisa coscienza di servizio alla società; si sostiene la necessità, del "contro potere" di fronte ad un potere non veramente democratico; e si prospetta un potere inquadrato in un nuovo sistema di valori democratici(12).
E’ il caso di domandarsi allora se la chiarificazione, di Toniolo circa la democrazia, se il suo dire che la vera democrazia nasce dalla croce ed è servizio, se il suo porre alla base di ogni democrazia la democrazia sociale, se la sua soluzione democraticopolitica, che prospetta una sociocrazia, non sia la soluzione migliore alle incertezze del momento.
. Si invoca una democrazia che sia veramente a livello di base, che investa tutti i campi della vita: da quello economico a quello politico, a quello ecclesiale. Si propugna una"rivoluzione  copernicana" che veda sorgere " i consigli di fabbrica, di scuola, di quartiere, di caserma" i quali "sostituiranno gradualmente i partiti politici"(13). Si sostiene la democrazia "diretta", intesa come "la partecipazione cosciente operaia a tutte le decisioni"(14). Ma questa "rivoluzione copernicana", questa democrazia "diretta"... ha già trovato il suo ideologo in Toniolo con il concetto delle „orrenda parola, ma necessaria…” Corporazioni,attive nella vita del paese fino a formare una sociocrazia.
E’ interessante che oggi si chieda di liberare l'operaio dallo sfruttamento, dall'eterodirezione, dall'alienazione,... con metodi tanto vicini a quelli che prima non si vollero accettare nemmeno nel loro principio(16).
Toniolo ha portato dunque un contributo ideologico di valore I
• Oggi si parla di democrazia come "potere degli esclusi"(l7).  E a questo già pensava Toniolo, quando, presentando Georges Goyau e trattando della sua morte riferiva le sue parole oscure dette prima di morire: "Pregate per i popoli che non sono!"(18). Toniolo ha dato una risposta all'esigenza sfacciata di oggi: la democrazia come potere violento degli esclusi, allorché tratteggiò magistralmente le linee di una democrazia di civiltà: la democrazia ispirata al vange lo, la Buona Novella per i popoli che non sono.  Ma la sua dottrina non è violenta, né distruttrice: non vuole la ri-voluzione per costruire sulle rovine; la sua dottrina è fondamentalmente costruttrice.  Costruttrice perché opposta al cohcetto di democrazia saturo di odio di classe, come quello che appare da queste righe: "La democrazia è frutto di una continua lotta della classe degli esclusi contro la classe dei potenti ed è tanto più perfetta quanto più è classista, cioè tesa ad individuare gli esclusi per dare loro tutto il potere contro gli oppressori. La via per attuare la democrazia non può essere che il sovvertimento rivoluzionario delle strutture attuali, mediante una lotta, che contrapponga al potere del capitale il potere della forza del lavoro. Si tratta dunque di far nascere dappertutto nuclei di contropotere, in modo che ogni momento della lotta prefiguri le forme della futura società socialista" ( 19). Queste righe sono colme di parole senza futuro duraturo, perché il futuro non è distruzione, ma costruzione "con". La dottrina di Tonio lo è invece costruttrice, è aperta al futuro  ed è allora perenne.   E' vero infatti, che "l'ingiustizia e la violenza di un sistema non scompaiono da sole"(20); ma è pure Eha certo che la violenza conduce a piangere sulle rovine di ciò che, pur valido, non è più perché distrutto. La violenza infatti oltrepassa la ragione: lo conferma la storia dell'uomo, e contro i fatti non ci sono argomenti!  E’ pure vero che già nel secolo scorso di fronte al problema sociale ed economico da risolvere si prospettò la rivoluzione anarchica e distruttrice per rifare sulle rovine fumanti di odio ciò che il disimpegno delle classi privilegiate si era rifiutato di fare; ma è vero pure che proprio allora il movimento democratico cattolico, a cui si ispirò Toniolo e di cui   fu ideologo in Italia, si mosse e prospettò la soluzione del problema, partendo dall'autoelevazione e, attraverso una educazione e riforma tenace partita dal basso, ha costruito organismi sociali e organizzato a dignità di classe chi non era nulla nel piano sociale ed ha aperto le classi al senso della solidarietà e del servizio, introducendo una democrazia, che,solo in quanto non è attuata o in quanto non è compresa,   è osteggiata e diffidata: la democrazia del vangelo, che ora disperatamente si cerca.





La Civilta’
-      La dottrina di Toniolo sulla civiltà è il risultato di tutto il suo piano di studio.  Essa è il vertice della sua opera di studioso, quella che lo ha fatto entrare più a fondo nel campo scientifico e lo ha indicato come uno dei maestri, se non il fondatore, della scuola sociologica in Italia.
E’ dottrina etico-filosofica, illuminata dal vangelo e comprovata dai fatti in larga misura; essa deve stare alla base di ogni azione sociale - così la pensava Toniolo- e fu quindi la guida della sua stessa azione apostolica e sociale.
Ogni problema economico, civile, politico risaliva per Toniolo ad un problema etico-religioso(2l). La storia,che è di grande aiuto all'economia, gli poneva di fronte il cristianesimo generatore di un mondo nuovo di idee e di energie; gli indicava inoltre nella Chiesa l'apportatrice della civiltà.
Nella scienza filosofica scorgeva un'alleata, capace di aprire la via alla scoperta di un bisogno di assoluto e, al di là di esso, l'esistenza di quel valore assoluto ricercato.
Al di sopra della scienza trovava una luce per non smarrirsi: la fede.     Riconosceva infine nelle parole di Cristo "quando sarò elevato tutto trarrò a me!", il "lampo che dà unità a tutta la storia della civiltà"(23).  Egli incentrava così tutta la sua dottrina sociale e tutta la realtà in Cristo e proclamava Cristo fine della persona e della società, chiave della storia e fulcro della civiltà. Avveniva così che lo scienziato incontrasse il cattolico e Toniolo divenisse un apologeta.
Toniolo richiamava ogni uomo ed ogni gruppo sociale alla realtà predicata dal vangelo e sperata dal popolo credente che è la Chiesa. Egli affermava che la persona e la società intera avrà la salvezza entrando in una storia, in una vita, in una esperienza nuova: quella cristiana.
Poneva con chiarezza questo messaggio: 'Il cristiano nel mondo non deve costruire la sua vita spirituale secondo i dettami del secolo nel quale vive, ma seguendo quelli dati dalla Chiesa, in cui Cristo rimane sorgente di santità; deve d'altra parte strutturare la sua vita sociale su due dimensioni convergenti: la dimensione umana, che gli è propria e nella quale vive, e la dimensione divina, che è quella a cui è chiamato e che gli viene da Dio attraverso la Chie sa. Sicché Cristo sorgente di una nuova interiorità umana è anche motivo di ogni autentico progresso di civiltà.'
Appare perciò l'idea di civiltà cristiana; e si delinea la figura del laico. E' quest'ultima la visione di un uomo inserito nel mondo, come ogni altro uomo; inserito nella vita sociale e nell'impegno per il progresso civile; senza alcuna particolarità che lo distingua, se non quella di rispecchiare nella sua vita le esigenze del Regno. Il laico appare colui che ha come primo campo d'azione il mondo in cui vive e che deve elevare (santificare), sicché l'autonomia del secolare sia coordinata all'ultimo risultato finale a cui è destinata la storia e la realtà: tutto sia ricapitolato in Cristo (24).
Da queste convinzioni   e nuovi orientamenti della vita personale e sociale Toniolo deduceva il verificarsi di due conseguenze concrete.
La prima, una vita storica ricca di valori (civiltà) posta al servizio degli umili, con cui condividere la realtà sociale (ordine sociale democratico). La seconda conseguenza doveva essere quella di vivere Cristo in una società redenta (ordine sociale cristiano): sicché le persone e i gruppi sociali, animati da una sola fede, speranza e amore, costituissero il corpo visibile di Gesù,iniziando già,in germe, ad essere la comunità perfetta dei tempi lontani, quelli ultimi, in cui saremo nell'amore di Dio(25) (ordine sociale di civiltà cristiana),
Tutta la dottrina di Toniolo sulla società e sulla civiltà è dunque la costruzione di un credente. Per l'ateo e per il razionalista Toniolo non può interessare: le sue parole hanno alcunché di insignificante o, al più, sono un tentativo filosofico-scientifico, un'ipotesi tra le tante, ricca per di più di alquanto romanticismo(26} Per il credente le affermazioni di Toniolo sono invece un'inquietudine; per il cattolico sono una rivelazione; per chi l'ha accostato furono invito ad un impegno di vita cristiana più profondamente vitale e costruttrice di un mondo fatto nuovo, più civile(27).

la coppia Toniolo

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 (1)Il bene comune ; la civiltà universale.
(2)G. TONIOLO, L'Eucaristia e il risorgimento sociale: 0.0., Serie V, vol. 1,p.78.
(3) G. TONIOLO, Programma della Rivista internazionale..., op. cit., l. cit., p. 136.
(4) G. TONIOLO, Per la concordia della coscienza pubblica:0.0., Serie IV, vol. 2, p. 316.
(5) KARL RAHNER, Missione e grazia, Roma, Ed. Paoline, 1964,pp.17-25
(6)Per questo appare un pò eccessivo il titolo: "Il mito corporativo in
G. SPADOLINI, L’opposizione cattolica, Firenze, Vallecchi, 1954,pp.243-261.
(7) VITO F., Gli scritti politici di Giuseppe Toniolo: Vita e pensiero, 40 (1957) 837.
(8)QUINZIO S., L'antico discorso dei rapporti fra autorità e libertà: Momento, 21(1969) 23-24.
(9)GAETANO MOSCA, Teorica dei governi e governo parlamentare,Milano, Ed. Giuffré, 1968. Citato da  QUINZIO S., art, cit., pp. 22-24.
(10)QUINZIO S., art. cit..pp. 23-24: " si resta ancorati e si finge di credere a un sistema nel quale non è più possibile credere... questa coscienza divisa... è il rischio più grave per il futuro.”.
(11)QUINZIO S., art. cit.,p. 24.
 (I2)A. MESTI, I valori autentici della base : Momento, 21 (1969) 26.
 (I3)G. ZANI, Una democrazia a livello di base: Momento,21(1969)28-30.
(14) R. INEELISE, La democrazia diretta: Momento, 21 (1969) 16.
(I5) lbid., p. 20.Toniolo però rifiuta il concetto di "lotta", quale è asserita da questa scrittrice, da socialisti e da comunisti. Afferma invece "Dare ai sindacati dei lavoratori la capacità di
condeterminare la linea della politica economico sociale !",cfr.:DONAT CATTIN al congresso della UIL    maggio 1969: L'Osservatore Romano, 251(33229), 30 maggio 1969,p.6.
(16)"Il mito corporativo"»cfr.:G. SPADOLINI, L'opposizione cattolica, Firenze,
 Vallecchi,1954, pp.243-261.
(17)P. ICHINO, La democrazia come potere degli esclusi: Momento, 21 (1969) 30-34.
(18)Purtroppo la fonte della citazione mi è sfuggita.
(I9)P. ICHIHO, art. cit., p. 34.
(20) Ibid., p. 34.
(21) G. TONIOLO, L'Unione fra le donne cattoliche d'Italia: 0.0.,Serie IV, vol.3,p.299: "qualunque rinnovamento ha origine da un ridestarsi della pietà religiosa, fonte ed alimento di fede e di carità, nonché di ogni operosità salutare e progressiva".
G. TONIOLO, La genesi storica dell'odierna crisi sociale econonomica.:0.0., Serie I, voi. I, p.I93: la "degenerazione dell'ordine sociale cristiano e’ prodotta da un pervertimento delle dottrine sociali del cristianesimo e quindi da una degenerazione degli ordini politici preceduta e accompagnata da una degenerazione dell'ordine etico giuridico che infine si ripercuote nella degenerazione dell'ordine economico". Ogni problema economico è allora destinato a farsi problema giuridico-citvile, politico, soaiale, etico, religioso.
(22)Jo. 12,32.
(23)Da un foglio inedito riportato da:E. DA PERSICO, La vita di Giuseppe Toniolo, Mantova, Ed, Gruppo Buona Stampa, I929, p.77.
(24)E’ la visione del laico oggi tanto cara! cfr.:G.M.GIORDANO, La teologia spirituale del laicato nel vaticano II., Roma, Ed. "La civiltà cattolica", /I970/,2I4 p.
(25)Hebr. 12,23.
(26)"L'idealista impenitente, che da dieci anni ci ricanta quasi con le stesse parole un canto palingenesiaco, che nell'economia, nella filosofia della storia, nella tattica dei partiti porta ed applica con immensa fiducia i rigidi criteri dell'assoluto".Cfr.:ROMOLO MURRI: Coltura sociale, 16 giugno I903; citato da E. DA PERSICO, La vita di Giuseppe Toniolo, Mantova, Ed. Gruppo
Buona Stampa, I928, p. 208.
(27)Per noi possono essere un valido commento alla Lettera apostolica di SS. Paolo VI per l'ottantesimo anniversario della Rerum Novarum,14 maggio 1971. Ciò può avvenire per parecchie affermazioni che troviamo nel documento magisteriale. Lì ove parla della società politi-
ca; della rinascita delle utopie e dell'impegno del cristiano abitato da una forza che lo sollecita a sorpassare ogni sistema e ogni ideologia; dell’ambiguita’ del progresso, dimentico dello sviluppo della qualità e della verità dei rapporti umani, come della crescita della responsabilità; lì ancora ove parla della giustizia nella ripartizione dei beni, della promozione dello sviluppo in ogni paese, della priorità del dovere internazionale; lì ove si asserisce la necessità dell'amore e della disponibilità al servizio; del passaggio dalla cruda economia internazionale alla politica economica e sociale internazionale; del potere politico armonizzato all'autonomia e alla libertà del singolo; del dovere di ogni cristiano di dare una risposta evangelica di carità e servizio ai problemi in cui vive ; della necessità di inventare nuove forme di democrazia, impegnando ciascun uomo in una responsabilità comune e facendo dei gruppi umani delle comunità di partecipazione; lì infine ove fa un richiamo continuo a perdersi nel Risorto.
Cfr.: PAOLO VI, Octogésima adveniens : L'Osservatore Romano, 111(33690),15 maggio I97I, pp.4-6.

Le affermazioni di Toniolo sono anche una convinta riflessione sulla originalità dell'apporto cristiano a vantaggio di una trasformazione positiva della società: si addicono bene all'asserto del Vaticano II: COSTITUZIOHE PASTORALE, Gaudium et Spes,11:  A.A.S.,58(1966)1033.


venerdì 2 dicembre 2016

Pensiero e azione in Toniolo

La nuova realta’





Tante volte ormai abbiamo sentito il Santo Padre parlarci di “Chiesa in uscita”, di presenza Cristiana che evangelizza attraverso l’esempio; di inaccettabilita’ della modalita’ del proselitismo che pretende di convertire o evangelizzare senza la mediazione della vita come testimonianza,...
Il pensiero di Toniolo sembra in consonanza con questa scelta del Papa Francesco; il suo pensiero è senz’altro..., o almeno, " come " una premessa o un contributo per comprendere anche le vie per una Pastorale che suona nuova, forse dubbia, mentre in realtà ha basi solide ed antiche...





1-         La chiave della storia.
L'unica spiegazione della storia è data da un'idea suprema e da un fatto corrispondente.
L'idea è il vangelo, la Parola di Dio data all'uomo;
e il fatto è il Verbo fattosi carne, a cui corrisponde il riavvicinamento della persona umana, nella sua natura, alla vita di Dio.
 Questa è la chiave della storia (1).
La storia si riduce così a "un secolare lavorìo,che fra contrasti diuturni , ma infine trionfanti, riconduce alla primitiva unione dell'umano e del divino e procede gradualmente al ricongiungimento dell'umanità alla divinità»(2).
Questo è l'alveo su cui scorre la storia; ma questo è pure il compito che il cristianesimo svolge nei secoli. E’ allora in realtà il cristianesimo che appare la chiave della storia e si manifesta come un popolo in cammino nella storia: un popolo che è chiamato via via a comporsi e a ingrandirsi fino a confondersi con la società universale , un popolo che opera, realizza la storia vera della civiltà collaborando alla redenzione dell'uomo e del proprio ambiente con cui vive solidale.

2-       L'ambiente redento.
Per opera del cristianesimo si palesa nella storia una realtà nuova: l'ambiente sociale redento.
L'uomo, mediante la grazia, senza perdere la propria personalità(3) si identifica con Cristo e si apre alla volontà di Dio,dando una risposta libera e responsabile(4). Ed ecco che "le  restaurate relazioni dell'uomo con Dio rigenerano alla lor volta le relazioni dell'individuo colla società" : è un intreccio di relazioni nuove che fanno di essa un "corpo mistico"(5). La società cioè, con l'individuo che la compone e nel quale solo si attua "la grande unione che è lo scopo della vita terrena ed eterna",si nobilita e viene anch'essa "a partecipare sempre più al coordinamento dell'umano col divino"(6). L'ambiente umano -sociale diviene così luogo di attuazione della modalità dell'incarnazione, facendosi, proprio per questo, ambiente redento. Questo è l’ "ordine normale di civiltà"(7).




3-        Importanza di tale ambiente redento.
Il pensiero antireligioso e la realtà di fatto anticristiana confluirono, come due forze travolgenti, portando la società nelle gravi crisi sociali ( come quella che lamentava Toniolo al suo tempo). Si volle costruire la città dell'uomo al di fuori del disegno di Dio nella storia, gettando la società in una grave crisi che coinvolge tutti i valori sociali(8). L'idea ed il fatto cristiano,il pensiero e l'azione ispirata e animata da Cristo saranno sempre le due forze irresistibili che condurranno avanti la storia dell'uomo. Saranno il segreto per la riuscita di ogni impegno sociale costruttore di civiltà. L'ambiente umano sociale redento, quello cioè che entra nel campo d'azione redentore del Vangelo, di Cristo persona,Parola di Dio e di Cristo mistico, è la risposta definitiva a chi cerca il segreto per raggiungere l'autentica civiltà(9).
La redenzione accolta e testimoniata con autonoma responsabilità in ogni specifica cultura, ecco la legge suprema fattrice di civiltà: ecco in sintesi la morale della civiltà. Infatti città terrena, o regno dell'uomo, e la chiesa, Corpo mistico di Cristo, che unifica tutta la realtà umano - sociale, non sono due regni opposti: essi , per quanto bene distinti, sono tra loro saldamente coordinati; il secondo anzi è la massima realizzazione del primo(10).


4- La legge di vita nella vita.
Dove si dovrà allora cogliere la stessa morale cristiana che conduce all'azione creatrice di civiltà?
Nel Vangelo, nell'insegnamento ecclesiastico,... certo! ma alla fin fine dovrà potersi scoprire nella stessa realtà fattasi cristiana, nella stessa vita personale e sociale fattasi ambiente redento. Dice infatti Toniolo: "Ilcomplesso delle verità predicate dal Vangelo non ha soltanto un valore dogmatico religioso, ma da esse rampolla un insieme di dottrine sociali pratiche, le quali trovano poi il loro riscontro nel sistema delle istituzioni di fatto componenti, per opera della Chiesa, l'ordine statico di civiltà"(11). E se è vero per lui che l'idea genera il fatto e dal fatto si ricava l'idea(12), è indubitato che l'ambiente redento è comunicazione dell'idea che redime: la morale di vita è presente nella vita sociale autentica. Incarnando la verità che redime e crea vera civiltà ( e ciò avviene nella civiltà storica cristiana), la società civile mostra palesemente se stessa al mondo, perché in essa si colga la verità che salva. E' in pratica la dottrina della testimonianza.
Ciò è quanto dire che la vera civiltà, che salva, sta nell'identificare il dover essere con il vivere storico. Ora il dover essere è Cristo.
Se perciò vi è una realtà umana che realizza in sé questo dover essere, quella realtà umana testimonia irresistibilmente il dover essere e attira a sé, invoglia a conoscere più a fondo il dover essere e ad attuarlo.
Questa realtà esiste: è l'ordine sociale democratico di civiltà cristiana che storicamente va assimilandosi alla Chiesa, Corpo di Cristo. Tale ordine sociale rivissuto e ricomposto sotto la guida etico spirituale del Pontefice, è parola vivente che manifesta ai popoli impegnati la via all'autentico progresso di civiltà (morale di civiltà).
La   morale di civiltà si potrà allora riscoprire nella vita e ciò sarà la vera salvezza, perché sarà una testimonianza a cui ci si inchina.  
L'ambiente sociale, fattosi consapevolmente ambiente sociale redento nell'attuazione dell'ordine sociale democratico di civiltà cristiana, diviene così parola di Dio che salva i popoli(l3).



5- Importanza di tale considerazione.
La realtà ci rivela l'esistenza del Vangelo, della Religione cristiana, del dogma, della morale, della filosofia etico-sociale cristiana, della prassi cristiana; e l'uno deriva dall'altro, sicché l’uno è un risultato dell’altro(14): un risultato comprensivo tuttavia, ed estensivo, dotato comunque sempre dell'energia che deriva dal primo.
Ora l'energia che deriva dal Vangelo è la Parola vivente del Cristo(15) che risale in ultimo a Dio(16).
Ecco allora che nella prassi cristiana autentica è presente Dio nell'umano, Cristo nell'umano (senza confondersi con esso); è presente il Vangelo, la religione, il dogma, la morale, la filosofia etico-sociale di ispirazione cristiana. L'azione di Cristo è presente nel-l'azione del credente. Ed ecco  nascere i frutti dell'azione cristiana nella società: sono forme di vivere e istituzioni di fatto che compongono l'ordine storico di civiltà(l7). Questo ordine storico di civiltà avrà maggior valore e si avvicinerà maggiormente all'ordine di civiltà provvidenziale (voluto da Dio), in proporzione dell'espansione ed  attuazioe in esso dell'energia del divino, che, ricreando le energie umane, conduce speditamente al termine ultimo.
Ma, supponendo che questo ordine di civiltà storico sia  pienamente conforme alla Volontà divina: in perfetta convergenza al fine, allora nell'ordine storico di civiltà noi troveremmo l'autentica azione di Cristo, la genuina filosofia etico-sociale ispirata a Cristo,l'autentica legge morale di Cristo, la verità di Cristo, il Vangelo: la Parola di Dio fattasi vicina a noi nella storia, Cristo presente nella realtà umana fatta cristiana; Dio in tutti, perché il tutto sia in Lui al di là della storia.
Se ciò è ammissìbile - e tutta l'opera di Toniolo lo suppone, lo afferma e lo esige-, essa diviene per noi un forte richiamo. Questo significa infatti che il cristianesimo, le sue verità, i suoi principi, le sue fonti,... sono realtà lontane finché non sono realizzazione di comunicazione del divino con l'umano, finché non sono concretezza storica, incarnate nell'umano personale comunitario.
Finché il cristianesimo, la Parola di Dio, il dogma, la morale, non è relazione personale di un 'Noi' Trinità in un 'noi' comunitario, che abbracci come testimoni tutti i popoli nella storia (l8), il cristianesimo è incompleto, e’ ancora come... solo sulla carta, qualcosa di astratto:la Parola è presente, ma non nel vivere umano; il dogma, la morale è un insieme di dottrine inerti e il cristianesimo non è sé stesso.
Nel caso contrario il cristianesimo è autenticamnìe se stesso: é realtà, è vita. Allora veramente è la Parola che parla ai cristiani e ai non cristiani; allora il contenuto del vangelo è percepibile: si fa veramente ascoltare, è comunicazione   per divenire comunione. E' allora che la fede e la morale nata dalla vita che è Cristo,si desume dalla vita e rivela la sua efficace presenza in quella  specifica comunità cristiano- sociale divenuta chiesa , ma che deve estendersi alla Comunita’umana universale.

 E' allora che l'ambiente umano sociale, fattosi ambiente redento, diviene luogo d'incontro tra Dio e l'uomo, parola di vita, Parola di Dio ai popoli e segno efficace del progresso storico di civiltà, spinta alla civiltà universale finale.
Cosi’ la Comunità umana universale composta di società organiche, incamminate per vie diverse all'unica civiltà, vivendo in tutte quelle la giustizia e la carità cristiana, ove tutti sono per l'uno e l'uno per i tutti  sara’ nello stesso tempo quella democrazia e quella civilta’  autentica che non possono essere che cristiane.

Di qui due certezze.
1-        La realtà storica di un ambiente sociale redento, il quale si estenda all'umanità intera, rivela il vero concetto di cristianesimo: il cristianesimo storico, personale, comunitario, incarnato,  fonte di salvezza e mediatore di democrazia e di civilta’.
2-        Il vero cristianesimo riscoperto come incarnato ci impegna alla sicura attuazione di un ordine sociale universale democratico in cui il vangelo sia fermento di civiltà.

Questo ci ha detto Toniolo.








Alla base dell’insegnamento del Papa Francesco possiamo scoprire sottesi questi concetti, la cui paternita’ si radica anche in Toniolo.


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(1)       G. TONIOLO,L'Eucaristia e l'avvenire della società: 0.0., Serie V,vol. I, pp. 81-83.
(2)       G. TONIOLO,id., p. 82.
(3)(4)   G. TONIOLO, id.,p. 83.
(5)       G. TONIOLO, id., p. 83.
(6)                   "        , id., p, 84. Toniolo esclude assolutamente il concet-
to di'assorbimento' o di 'compenetrazione' delle diverse realtà(quel-
la umana e quella divina). Asserisce così l'idea dell'incarnazione:
           G. TONIOLO, Problemi ed ammaestranienti sociali..., op. cit.: l. cit., p. 13.
(7)       G. TONIOLO, L'Eucaristia e l'avvenire della società..., op. cit.:
l. cit., p. 84.
(8)       G. TONIOLO, Il socialismo nella storia della civiltà:O.O., Serie
Serie1, vol. 1, pp. 271-446.
(9)       "il responso alle leggi della civiltà",cfr.:
          G. TONIOLO, L'Eucaristia e l'avvenire della società, op. cit.: l. cit., p. 82;
G. TONIOLO, Il socialismo nella storia..., op. cit.:l. cit. pp.442-446.
(10)     G. TONIOLO, Problemi e ammaestramenti sociali ...: O.O., Serie 1l
vol. 1, pp.20-21,24.
(11)     G. TONIOLO, Prefazione ad A. LUCARINI, Chiesa e popolo: O.O.,
Serie III, vol. 3, p. 344.
(12)     G. TONIOLO, Dei fatti sociali nei rapporti del metodo induttivo:
O.O., Serie II, vol. 2, pp..219-265.
(13)     Questa è vera redenzione, se è valida l'idea dello Schoonenberg
modificata da Alszeghy e migliorata da M.V.Ferrari circa il peccato
originale come impossibilità dell'ambiente umano di essere tramite
di grazia originale data da Dio. Il concetto di Toniolo si accorderebbe perfettamente con queste ricerche. Cfr.:
MARIO VALENTINO FERRARI, L'universale necessità della conversione sul presupposto del peccato originale: Rivista di Teologia morale 10 ( 1971) 201-227.
(14)     G-. TONIOLO, Pref. ad A. Lucarini, op. cit.: l.cit., p.345.
(15)     "       , id., ivi: "fatti..., parole..."
(16)     G. TONIOLO, id., p. 345: Toniolo dice chiaramente questo!
(17)     G. TONIOLO, id., p. 344.

(18)     G. TONIOLO, Introduzione all'economia sociale: O.O. Serie II,vol.2, p.215.




martedì 15 novembre 2016

La Pira Giorgio e Giuseppe Toniolo



L'Osservatore Romano di giovedi' 27 ottobre 2016,
nel numero 43 a pag.20


Si parla della Pira 
che nel 1946 scriveva 
a Fioretta Mazzei una lettera.




L’ articolo si dice:
"La Pira è stato sì uomo del dialogo, aperto al confronto, ma nel quadro di un'impostazione chiara e una strategia precisa: il patto costituzionale avrebbe dovuto garantire i valori di libertà e tutelare il conseguimento di obiettivi di giustizia secondo l'ispirazione cristiana. 
Eletto nella commissione dei settantacinque che predispose il testo per la discussione in plenaria, fu incaricato, insieme a Lelio Basso, di redigere la relazione sui principi fondamentali e i diritti e doveri dei cittadini."

E nella lettera alla Mazzei Giorgio La Pira scrive :



"  ...nel progetto di costituzione,  un primo articolo che vorrei desse il tono a tutta la costituzione, disegnandone l'architettura e definendone l'ispirazione, suona così: nello stato italiano che riconosce l'origine e la destinazione divina dell'uomo, scopo della costituzione è il presidio e il potenziamento della persona umana e degli enti sociali nei quali essa si integra e progressivamente essa si espande..."

E commenta l’Osservatore Romano:

„L'impegno internazionale di La Pira è basato sul presupposto della teleologia della storia che, diceva, «inevitabilmente tende all'unità della famiglia umana», ed è quindi caratterizzato dal situare l'azione presente nel quadro di una strategia storica. In questo prospetto il Mediterraneo rappresentava un vero laboratorio: da un lato costituiva la frontiera tra una parte del nord e una del sud del mondo e, dall'altra, era esso stesso attraversato dalla frontiera tra est e ovest. Ma, al tempo stesso, La Pira vedeva nel Mediterraneo il nuovo lago di Tiberiade, il luogo in cui è destinata a convivere la «triplice famiglia di Abra­mo»: ebrei, cristiani, musulmani".(p. 21)


Di dove attingeva queste idee La Pira?..
o meglio: con chi condivideva queste idee La Pira?

Con Giuseppe Toniolo.
E' indiscutibile.

La Fonte primaria e' certamente il Vangelo, ma la sorgente e' il Pensiero cattolico che risale all'Associazionismo cattolico arricchito dalla dottrina cattolica sostenuta dal pensiero di Giuseppe Toniolo.

Toniolo riveveva in La Pira e il suo pensiero assumeva il carattere pratico- politico voluto da lui (Toniolo) ma riservato ai giovani a cui lui indirzzava la sua cultura, il suo insegnamento e gli incontri a Vezza d’Oglio..

Dice infatti l'Osservatore Romano:

"In buona sostanza La Pira e' un intellettuale di punta
del rinato associazionismo cattolico".(p.21).





Per Toniolo l'Umanita' e' in cammino verso la civilta' universale che non puo' non esser che cristiana. Ogni nazione poi  ha un orientamento che non puo' essere di chiusura, ma di apertura agli altri popoli nella realizzazione della missione propria, che si coordina a quella della societa' di tutte le nazioni: l'associazione internazionale. " Questa grande associazione internazionale ha per membri le nazioni e per territorio il globo"(cfr. G. Toniolo, L'Unione cattolica per gli studi sociali in Italia: O.O., Serie 4, vol. 3,p103).