lunedì 7 gennaio 2013

Politica e Chiesa. Mandato politico alla Chiesa?...

Scheda

M

Mandato politico alla Chiesa?...



Partiamo dal pensiero del Beato Giuseppe Toniolo e cerchiamo di rifletterci su.

Egli afferma (1):... "mentre da tre secoli, dopo che i vecchi regimi degenerati, i governi protestanti e quelli liberali, congiurarono insieme a recidere i nervi all'azione sociale della Chiesa, la democrazia cristiana non e' che una memoria silenziosa e languida del remoto medio evo in cui trionfavano la Chiesa e il Papato ministro di civilta' ".....
E' chiaro che Toniolo qui rivendica alla Gerarchia della Chiesa Cattolica un potere sulla societa'. Una specie di 'mandato politico a largo raggio'.
Tale potere per lui non e' altro che quello di essere guida e luce, maestra e incitatrice per un ordine sociale di civilta'. Questa e' autorevolezza  emergente sull'ordine sociale, da non confondersi con il governo politico della societa'. Solo secondo questa idea si possono allora comprendere le parole che egli esprime, soprattutto quelle che maggiormente oggi desterebbero meraviglia. Egli infatti evidentemente qui distingue tra la Chiesa in quanto tale e il Papato, quasi a significare che quel "degenerare" dei regimi stava appunto nel non essere in linea con i valori cristiani su cui si fonda l'Europa nelle basi della sua civilta' e che lui intendeva con l'essere Chiesa.
Il termine poi "trionfavano" e' da intendersi nel suo pensiero come "erano presenti e riconosciuti i valori cristiani" ed era accettato l'ammaestramento della Gerarchia (Papato) come autorevole e degno di ascolto, autorevole per una societa' che realizzava la citta' terrena vivendo concretamente i valori del Cristianesimo e dell'essere nella Chiesa.
La contrapposizione dell'eta' moderna e contemporanea con il Medio evo, che diede luminosi esempi di citta'  politicamente autonome e nello stesso tempo rispettose dello spirito cristiano(2) e del compito magisteriale del Papa; di citta' terrene, ma realizzatrici in se' stesse dell'essere Chiesa, attuatrici del Cristianesimo nelle loro libere scelte laiche nella vicenda della storia, nel loro tempo e nel loro ambiente, tale contrapposizione non ci fa cadere nel timore di un possibile asservimento, nella mente di Toniolo, del potere civile al potere gerarchico della Chiesa. Egli asserisce infatti l'indiscutibile autonomia di campo della politica dal compito della Grarchia che e' guida al fine ultimo di civilta' e maestra della verita'. E' perfettamnte convinto della distinzione della politica dal Cristianesimo. Essa infatti applica le scelte ed attua le opere, mentre il Cristianesimo illumina le scelte e le opere.
Egli scriveva inoltre in un tempo molto sensibile all'idea neoguelfa, ma da parte sua condivideva lo spirito  moderato ed innovatore del Balbo, che aveva ammirato. Assorbiva tale spirito dall'ambiente veneto e condividendo il suo sentire,  ne accennava in qualche sua lettera.
Per questo egli continuava:

" Il Clero e'...moderatore di ogni opera di rivendicazione e di riforma sociale...". " Ripugna tuttavia il clero alla testa di turbe tumultuanti, che rinfocoli le ire di parte , ma anche il clero che si ritragga inattivo e silente dinanzi ad un problema che tocca la giustizia e la carita'...". Ripugna "pure il Clero che non si interponga paciere nel conflitto che minaccia, o, se questo e' scoppiato, che non propugni amorevolmente la parte dei deboli dinanzi ai forti"(3).




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.(1)G. Toniolo, "Democrazia Cristiana. Concetti ed indirizzi", vol.1, a pag 79: Opera Omnia, Serie III.a, Sociologia e problemi sociologici contemporanei, vol. 2, con prefazione editoriale di Alcide de Gasperi, Ed.
Citta' del Vaticano, Poliglotta Vaticana, 1949,pp.345.
(2) cfr.: ivi., op. cit., p. 75.
(3) cfr.: op. cit., pp.83-84.

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Il suo pensiero 
e’ tratto da La democrazia cristiana, Roma, Società di cultura, 1900(1).

Occasione.
La confusione di idee sul concetto di democrazia diede
occasione ad una conferenza divenuta poi uno scritto integrato da altri due(1). E un'opera indirizzata ai Catto­lici impegnati nel campo sociale-politico. Tale opera fu promossa anche da un invito rivolto a G.Toniolo da Mons. Radini Tedeschi di svolgere opera di chiarifi­cazione e dal desiderio del Papa Leone XIII.(2)
Il fatto.
I cattolici nella seconda metà del secolo XIX elaborarono, promulgarono e accettarono un programma dottrinale e pratico di riforma della società.  Questo programma trovò forma nelle encicliche di Leone XIII°. Da allora il programma sociale dei Cattolici ebbe il suo posto tra i partiti riformatori o agenti in campo socia-
le..
Il bisogno. Si sentì la necessità di tro­vare un'espressione sintetica e programmatica che unis­se le menti e l'opera dei Cattolici. Ecco apparire il nome e la idea nuova di Democrazia cristiana.
I contrasti. Ma i Cattolici operanti socialmente presero due di­rettrici: conservatore dell'assetto sociale passato, o rinnovatore. Correnti secolari si trovarono a cozzare ed a non comprendere la nuova idea, per motivi storici e ideologici.
Era dunque necessaria una chiarificazione filosofica, religiosa, storica. E'  quello che Toniolo compie in una conferenza e nell’opera o scritto intitolato Democrazia cistiana, nel quale l'Autore svol­ge questa tematica:
-     Derivazione del concetto di Democrazia»
-     La Chiesa e la Democrazia.
-     L'elemento essenziale e l'elemento accidentale nel concetto.
-     La Democrazia anticristiana.
Questo sforzo di chiarificazione venne poi integrato da altri due scritti che danno all'opera l'aspetto di un triplice trattato con un nuovo contenuto.

Il nuovo contenuto e’ il seguente.
1- Il concetto cristiano della democrazia.
2- L'odierno movimento cattolico popolare e il proletariato.
3- Le responsabilità sociali nell'odierno movimento popolare.

Giudizi e loro critica.

Ciò che maggiormente colpisce in quest'opera è il concetto cristiano di democrazia. Su di esso sorsero approvazioni e dissensi.
De Gasperi Alcide così affermava nella prefazio­ne della riedizione dell’opera(pp. VII-XIII):
"Toniolo fu portato a definire la democrazia in senso troppo lato e vago, trascurando il carattere politico che la storia le aveva ormai assegnato. Anzi nell'urgen­za di opporre allo Stato avvenire socialista un ideale cristiano, valutò forse esageratamente, come tributo di una democrazia futura, gli elementi costitutivi della democrazia comunale e corporativa medievale; elementi reali e magnifici, ma aspetti luminosi di un'epoca del­la quale non si erano messi in sufficiente rilievo le ombre".
Toniolo in realtà propone un esempio, ma distingue bene la sostanza da ciò che è  relativo e ambientale: l'asset­to sociale e politico cristiano del passato dall'ordine sociale e politico cristiano per il futuro.
Quanto ad aver trascurato "il carattere politico". Non è esatto. Ne prospetta infatti il necessario divenire, con affermazioni che preannunciano assetti politici; sostie­ne inoltre l'anteriorità storica di ciò che sta all'origine di questi sviluppi della democrazia; si attiene, poi alla concretezza della situazione nella quale egli scrive: "il resto viene storicamente da sé", scriverà Toniolo a Mons. Gr. Ballerini, ma prima si esige la "palingenesi cristia­na" : "il popolo affrancato, onorato, elevato, educato".(3)
Mi pare poi opportuno notare come sarebbe stato troppo su­perficiale, se Toniolo avesse ridotto la Democrazia nella sua essenza a democrazia politica: un aspetto non è l'es­senza di una realtà. La definizione di Toniolo ci dà l'ele­mento formale della Democrazia e non le modalita’ di attuazione storica, che suppone o suggerisce.


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 (1) La democrazia cristiana, Roma, Società di cultura, 1900, 6°, 121p. (estratto da: Rivista internazionale di scienze sociali, a.5, n.14 (1897) 325-369;
 L'odierno movimento cattolico popolare ed il proletariato, Roma, Tip. Unione    Cooperativa Editrice,1898, 45 p.
 Le responsabilità sociali nell'odierne movimento cattolico popolare,
Roma, Tip. Unione Cooperativa Editrice, 1898, 18 p.
(2) Vistalli, Giuseppe Toniolo, Roma, Comitato Giuseppe Toniclo, 1954, pp.449-451).
(3) G.Toniolo, Lettere, 2, Citta’ del Vaticano, Ed. Comitato Opera Omnia di G. Toniolo, 1952, lettera n.184.




mercoledì 2 gennaio 2013

Pace



Il Beato Giuseppe Toniolo terminava i suoi giorni terreni quando le nazioni che uscivano dalla Prima guerra Mondiale stringevano un patto di Pace. ...Ma quale Pace?...C'erano veramente le premnesse di una Pace duratura?
Toniolo esclamava nelle ultime ore della sua vita: "L'Europa non e' prerparata alla pace, come non era preparata alla guerra"(1)
 E la Seconda Guerra mondiale lo dimostro' in modo terrificante.
Al grido della Chiesa ripetuto dal Papa Giovanni Paolo II: "Non piu' guerre, non piu' la guerra" aveva gia' dato speranza la Pace in terris di Giovanni XXIII, ma la delusione di questi anni tormentati e ricchi di violenza e di guerre nel mondo ci richiama a dare ascolto ai principi di fede  e ai valori cristiani, che animarono il Toniolo e che il Papa Benedetto XVI.mo ci propone ancora:


"Una pedagogia dell’operatore di pace
 Emerge la necessità di proporre e promuovere una pedagogia della pace.
 Essa richiede una ricca vita interiore,
chiari e validi riferimenti morali,
atteggiamenti e stili di vita appropriati.
Difatti, le opere di pace concorrono a realizzare il bene comune e creano l’interesse per la pace, educando ad essa.
Pensieri, parole e gesti di pace creano una mentalità e una cultura della pace, un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità. Bisogna, allora, insegnare agli uomini ad amarsi e a educarsi alla pace, e a vivere con benevolenza, più che con semplice tolleranza.
Incoraggiamento fondamentale è quello di « dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle, e infine di perdonare », in modo che gli sbagli e le offese possano essere riconosciuti in verità per avanzare insieme verso la riconciliazione.
Ciò richiede il diffondersi di una pedagogia del perdono. Il male, infatti, si vince col bene, e la giustizia va ricercata imitando Dio Padre che ama tutti i suoi fi gli (cfr Mt 5,21-48).
È un lavoro lento, perché suppone un’evoluzione spirituale, un’educazione ai valori più alti, una visione nuova della storia umana.
Occorre rinunciare alla falsa pace che promettono gli idoli di questo mondo e ai pericoli che la accompagnano, a quella falsa pace che rende le coscienze sempre più insensibili, che porta verso il ripiegamento su se stessi, verso un’esistenza atrofizzata vissuta nell’indifferenza.
Al contrario, la pedagogia della pace implica azione, compassione, solidarietà, coraggio e perseveranza.
Gesù incarna l’insieme di questi atteggiamenti nella sua esistenza, fino al dono totale di sé, fino a « perdere la vita » (cfr Mt 10,39; Lc 17,33; Gv 12,25).
Egli promette ai suoi discepoli che, prima o poi, faranno la straordinaria scoperta di cui abbiamo parlato inizialmente, e cioè che nel mondo c’è Dio, il Dio di Gesù, pienamente solidale con gli uomini.
In questo contesto, vorrei ricordare la preghiera con cui si chiede a Dio di renderci strumenti della sua pace, per portare il suo amore ove è odio, il suo perdono ove è offesa, la vera fede ove è dubbio.
Da parte nostra, insieme al beato Giovanni XXIII, chiediamo a Dio che illumini i responsabili dei popoli, affinché accanto alla sollecitudine per il giusto benessere dei loro cittadini garantiscano e difendano il prezioso dono della pace; accenda le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, a rafforzare i vincoli della mutua carità, a comprendere gli altri e a perdonare coloro che hanno recato ingiurie, così che in virtù della sua azione, tutti i popoli della terra si affratellino e fiorisca in essi e sempre regni la desideratissima pace.
Con questa invocazione, auspico che tutti possano essere veri operatori e costruttori di pace, in modo che la città dell’uomo cresca in fraterna concordia, nella prosperità e nella pace".(2)

Affermava il Beato G. Toniolo:
"La Religione sola, quale e' rappresentata dal cattolicesimo nel Pontificato romano, in nome delle ragioni spirituali, anzi sovrannaturali, puo' frenare il prorompere delle forze brutali che minacciano di sterminare la civilta'.(3)



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(1) cfr. Francesco Vistalli, Giuseppe Toniolo, Ed. S. Alessandro Bergamo,1954, p.871, deposizione del figlio prof. Antonio Renato Toniolo.
(2) Dal Vaticano, 8 Dicembre 2012. cfr.: Messaggio per il giorno della Pace 1 gennaio 2013
 BENEDICTUS PP XVI.
(3) Lettera  di G. Toniolo all' Onorevole Avv.Antonio Boggiano Pico di Genova, primi di agosto 1914, in F. Vistalli, op. cit., p. 837).

martedì 11 dicembre 2012

La politica del Padre nostro


La politica del Padre nostro.




L’azione politica del cristiano:
un segno della presenza del Regno di Dio.
Questa e’ l’idea del Beato G. Toniolo.


Né per il potere né contro di esso.
E’ la Politica del Padre Nostro.

La “politica del Padre nostro” significa dare alla gente impegnata in politica, per mezzo della Parola di Dio e dell'educazione, e nei luoghi di aggregazione, ragioni, mezzi e motivi da apportare alle soluzioni, alle scelte  e ai mezzi propri della vita impegnata nel sociale ed in politica per vivere e per combattere le proprie cause pacificamente e con uno spirito nuovo, portatore di frutti duraturi.
 “La Rivelazione non e’, per il suo contenuto, ne’ esplicitamente, ne’ implicitamente una teoria politica o una guida all’azione  ma solo un messaggio di salvezza”(1). Il che significa che i comportamenti politici non sono oggetto, ma conseguenza del messaggio rivelato; vanno quindi riportati e confrontati sul messaggio di salvezza, ma e’ solo la coscienza del singolo che puo’ determinare la traduzione di quello nelle sue scelte concrete per la costruzione della societa’ pacifica e democratica. Di qui appare l’importanza della “Politica del Padre nostro”, che anima la politica nel concreto di ogni giorno e nei suoi programmi per il futuro.  
‘Ciò che è cambiato ora, rispetto a certe situazioni del secolo diciannovesimo, è il fatto che noi oggi non siamo soltanto davanti a dei poveri, ma davanti alla povertà come fenomeno globale e strutturale.
In una società disuguale bisogna perciò domandarsi che significa oggi essere “onesti cittadini” ed “uomini politici”. In società spesso soggette all'ingiustizia, o in altre travagliate da problemi morali o in quelle in cui i diritti umani - e dei minori in particolare - sono pubblicamente e impunemente lesi, significa schierarsi in una lotta pacifica e coraggiosa per la giustizia, per creare un reale spirito di fraternità, per portare attenzione agli ultimi, per elevare la moralità pubblica. Su questo impegno scende confortante la luce del Vangelo che si concentra nella “Politica del padre nostro” e che la Chiesa chiama “sociologia cristiana”., di cui formidabile promotore fu nel XIX.mo secolo il Beato Toniolo.
La Chiesa, nella sua esperienza, è giunta a distinguere le diverse possibilità che ha un laico da quelle di un religioso o di un pastore a riguardo degli interventi nell'area politica.
Il criterio globale consiste nell’ evitare tutto ciò che può allontanare dal bene comune ed in particolare dal povero, dalla gioventù e dalla sua educazione integrale; allo stesso tempo, porta ad un atteggiamento di costruttivo dialogo con tutte le persone responsabili del bene comune, al di là della stessa loro fede religiosa e politica.
Se l’uomo “politico” e’ chiamato ad offrire una testimonianza radicale per la giustizia e la pace, a rifiutare tutto ciò che favorisce la miseria, e a cooperare con coloro che costruiscono una società più degna dell'uomo, di fatto il suo impegno sociale e politico non puo’ sgorgare che dalla sua qualità di cristiano e questo in primo luogo chiede che le parole e gli interventi abbiano come sorgente e anima viva la carità del Cristo Salvatore; come motivazione le esigenze del Vangelo e la volontà di soccorrere Cristo stesso in coloro che soffrono ingiustizia; come scopo cooperare all'affermazione del Regno, animando l'ordine temporale con lo spirito del Vangelo; come stile quello di una bontà dialogante che procede per le vie dell'amore. La politica “del Padre nostro”.
Dice a proposito Toniolo:

”Ecco il balsamo che ci preserva dalla corruzione e insieme ci avvalora d’intima fortezza, nel compito immenso e formidabile di preparare con il rinnovamento di civilta’ nel prossimo avvenire....Puo’ sorridere a questo richiamo di pieta’, in un compito si’ arduo e poderoso, chi non sa quale sublimazione di tutte le potenze umane si effettui nella conversazione con Dio (Eucaristia), e dimentica che l’incivilimento non e’ che la storia della congiunzione dell’umano col divino. Ma noi credenti sentiamo nel profondo dell’anima ed urge proclamarlo: chi definitivamente rechera’ a salvamento la societa’ presente non sara’ un diplomatico, un dotto, un eroe, bensi’ un santo, anzi una societa’ di santi.” (2)

L'unità nell'azione socio-politica è assicurata dalla coscienza del cristiano, guidata e illuminata da un riferimento fondamentale: l'amore liberatore di Cristo che si attua attraverso diversità di azioni. Qualunque cosa il cristiano faccia, quindi,  vuole essere «segno e portatore dell'amore di Dio” all’uomo, ad ogni uomo.(3)




(1)Ernst Wolfang Boekenfoerde,Mandato politico della Chiesa?: Studi cattolici 107(1970) pp 98-105.
 (2)B. GiuseppeToniolo in una Conferenza a Roma citata da Anichini, Toniolo Giuseppe, Bari, 1955,pp. 168-169.
(3)Sergio. Dall’Antonia SDB, Per una democrazia diretta, Acc. Alfonsiana Roma, Tip. Salesiana San Giorgio- Venezia, dic.1972, pp.76.


lunedì 10 dicembre 2012

Chiesa e Papato in ordine alla civilta'



Scheda

C
Chiesa e Papato e civilta'

La Chiesa e il Papato sono causa di incivilimento, risvegliando nei popoli, attraverso la vita religiosa, la coscienza di nazione e quindi di popolo, che ha una vocazione religiosa-civilizzatrice nella storia. La Chiesa ed il Papato illuminano cosi' le nazioni quasi fossero ministri di civilta' o  collaboratori.(1)


E' cosi che, nonostante la volonta' contraria dell'uomo, la civilta' non si realizza senza la Chiesa.
" L'azione speciale della Provvidenza intorno alla Chiesa - infatti- conduce, nostro malgrado, ad aggirarsi le sorti dell' incivilimento".(2)


L'autorita' della Chiesa e nella Chiesa non e' un autoritarismo, ma un ministero, un servizio che scaturisce dalla sua missione  autorevole e religiosa sulle coscienze e si esplica a bene comune. Per questo dunque la Chiesa e' guida di civilta' ed il Pontefice, "la sovranita' religiosa", esplica questa funzione a modo di ministero e di servizio per la pace a la promozione della civilta', che gli compete in modo tutto speciale.(3)


Ed in questo compito, un luogo ed impegno particolare e' riservato ai giovani.(4)



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(1) cfr. Giuseppe Toniolo,Indirizzi e concetti sociali all'esordire del sec. XX, in Democrazia cristiana. Concetti e indirizzi, vol 2: Opera Omnia,Serie 3, p147.153, 151-156.
(2) ivi, p. 195.
(3)cfr.: G. Toniolo, Per la concordia della coscienza pubblica..: Democrazia Cristiana.Istituti e forme: OO, Serie 4, vol.2, p. 325.
(4)cfr.: G. Toniolo,La nostra vocazione provvidenziale verso la patria, la societa', la religione: Scritti spirituali. Religiosi. Familiari. E vari, vol. 2: OO, Serie V, vol 2,pp 325-328.

lunedì 19 novembre 2012

Tempi attuali e Toniolo. Alcune idee.


Principi e idee  attuali... e Toniolo.





1- Principi ed idee.

- Urgenze

Dal Sommo Pontefice Benedetto XVI.mo (1):

 E’ necessario «cogliere nelle trasformazioni in atto l’incessante quanto misteriosa presenza di Dio nella storia».

“Il contenuto della dottrina sociale della Chiesa «non deve conoscere flessioni o ripiegamenti, ma al contrario va profuso con rinnovata vitalità, in considerazione del persistere e, per alcuni versi, dell’ag­gra­var­si delle problematiche che abbiamo dinanzi».


«Nell’ordinare le cose ci si deve adeguare all’ordine delle persone e non il contrario» (Gaudium et spes, 26).

Ma il discernimento di questo «ordine delle persone» non può avvenire seguendo mode passeggere o preferenze soggettive: «non può procedere senza una costante attenzione alla Parola di Dio ed al Magistero della Chiesa».

Il primo criterio di discernimento politico concerne «gli interessi più vitali e delicati della persona, lì dove hanno luogo le scelte fondamentali inerenti il senso dell’esistenza e la ricerca della felicità». Esse sono  ad esempio
 la Famiglia, "fondata sul matrimonio e aperta alla vita" .
« il rispetto della vita in tutte le sue fasi, dal concepimento fino al suo esito naturale - con conseguente rifiuto dell’aborto procurato, dell’eutanasia,
la liberta’ dell’educazione e della scelta religiosa.

“Un autentico progresso della società umana non potrà prescindere da politiche di tutela e promozione del matrimonio e della comunità che ne deriva» e di invertire la tendenza di un crescente isolamento dell’individuo, fonte di sofferenza e di inaridimento sia per il singolo sia per la stessa comunità
-  Una riflessione su  Morale  e Politica(2)
Il Papa nel suo discorso alla Curia del 20 dicembre 2010 ha paragonato la situazione attuale a quella esistente nel periodo della caduta dell’Impero Romano, durante il quale è avvenuto il disfacimento morale e civile di un’intera società.
Il Pontefice afferma che oggi come allora “il mondo con tutte le sue nuove speranze e possibilità è, al tempo stesso, angustiato dall’impressione che il consenso morale si stia dissolvendo, un consenso senza il quale le strutture giuridiche e politiche non funzionano; di conseguenza, le forze mobilitate per la difesa di tali strutture sembrano essere destinate all’insuccesso”
La “dittatura del relativismo” che investe l’intero Occidente comporta delle gravi conseguenze sul piano etico, perché viene negata l’esistenza di una base morale oggettiva, capace di garantire un consenso comune sui valori essenziali che devono orientare l’agire personale e sociale.
L’“etica della discussione” proposta da Jürgen Habermas, oggi ampiamente condivisa, favorisce un dialogo infinito tra diverse proposte morali, senza potere pervenire a conoscere ciò che è veramente bene e ciò che è veramente male.
Se è impossibile distinguere oggettivamente il bene dal male, chi può impedire a una maggioranza parlamentare di approvare delle leggi che consentano l’uccisione di persone disabili o affette da gravi malattie, o che promuovano la pedofilia, la prostituzione, ecc. ?
Il relativismo morale, largamente diffuso nel mondo politico, non è forse la causa dell’affermazione del “totalitarismo” delle democrazie, denunciato da Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus (1991) e nell’Evangelium Vitae (1995)?



Maggioranze parlamentari hanno approvato leggi che permettono il matrimonio tra omosessuali e l’adozione di bambini, l’eutanasia anche di minorenni e l’uccisione di esseri umani innocenti, tramite l’aborto e la soppressione di embrioni umani.
In futuro questa “cultura della morte” continuerà il suo percorso distruttivo se non verrà arginata da politici di buona volontà che, eticamente ben formati, riconoscano nella legge morale naturale il fondamento di un’etica universale, valida in ogni tempo e in ogni luogo.


 -  Morale naturale e Politica

La Commissione teologica internazionale ha affermato, in un suo documento , che “la legge naturale appare come l’orizzonte normativo nel quale è chiamato a muoversi l’ordine politico”
Afferma San Tommaso d’Aquino che “il primo precetto della legge è che bisogna fare e perseguire il bene e evitare il male. Su questo precetto si fondano tutti gli altri precetti della legge di natura”.
I principali precetti sono espressi nei Dieci Comandamenti (il Decalogo comunicato da Dio a Mosè), i quali, pur essendo una rivelazione divina, di per sé sono conoscibili da ogni uomo tramite la luce naturale della ragione, indipendentemente dalla fede. 
Dio, afferma Sant’Agostino, “scrisse nelle tavole della Legge ciò che gli uomini non leggevano nei loro cuori”.
La legge morale naturale, essendo inscritta nei “cuori” da Dio, è universale ed immutabile e determina le basi dei fondamentali diritti e doveri della persona e della legislazione della società civile.
Il cattolico è facilitato nella conoscenza dei precetti morali dal Magistero della Chiesa, che richiama i fedeli alla loro osservanza, ed evidenzia come “la Legge è profezia e pedagogia delle realtà future”. Essa profetizza e presagisce la Nuova Legge evangelica, espressa nel Sermone della montagna, che “è principalmente la stessa grazia dello Spirito Santo che è dato ai credenti in Cristo” (San Tommaso d’Aquino).
Jaques Maritain sostiene che “la vera filosofia dei diritti della persona umana si fonda  sull’idea della legge naturale.
 La stessa legge naturale, che ci prescrive i nostri più fondamentali doveri, e in virtù della quale ogni legge obbliga, è essa pure quella che ci assegna i nostri diritti fondamentali”.

E’ oggi necessario che una nuova generazione di politici sia formata cristianamente e sia consapevole del nesso inscindibile che esiste tra morale naturale e politica.
Soltanto così sarà possibile difendere quei valori assoluti, e quindi non negoziabili, che sono il fondamento morale della società.

Il Cardinale Angelo Bagnasco, ha dichiarato in proposito: 
“I credenti devono ricordare i valori primari sui quali si fonda ogni convivenza umana. 
Vita, famiglia, libertà educativa e religiosa. 
Da qui discende ogni altro valore necessario al bene della persona e della società”.


- Religione e politica(3)

Benedetto XVI.mo dice :
„Nessuna società può svilupparsi in maniera sana senza affermare il reciproco rispetto tra politica e religione, evitando la tentazione costante della commistione o dell’opposizione.
Il rapporto appropriato si fonda, innanzitutto, sulla natura dell’uomo – dunque su una sana antropologia – e sul pieno rispetto dei suoi diritti inalienabili. 
La presa di coscienza di questo rapporto appropriato permette di comprendere che esiste una sorta di unità-distinzione che deve caratterizzare il rapporto tra lo spirituale (religioso) e il temporale (politico), perché ambedue sono chiamati, pur nella necessaria distinzione, a cooperare armoniosamente al bene comune.
Una tale laicità sana garantisce alla politica di operare senza strumentalizzare la religione, 
e alla religione di vivere liberamente senza appesantirsi con la politica dettata dall’interesse, e qualche volta poco conforme, o addirittura contraria, alle credenze religiose. 
Per questo la sana laicità (unità-distinzione) è necessaria, anzi indispensabile ad entrambe.

La sfida costituita dalla relazione tra politica e religione può essere affrontata con pazienza e coraggio mediante una formazione umana e religiosa adeguata. 
Occorre richiamare continuamente il posto di Dio nella vita personale, familiare e civile, e il giusto posto dell’uomo nel disegno di Dio. 
E soprattutto, a tale scopo, occorre pregare di più” (Ecclesia in Medio Oriente 29).

“Il cristiano sa che la politica terrena della pace non sarà efficace se la giustizia in Dio e tra gli uomini non ne è l’autentica base, e se questa stessa giustizia non lotta contro il peccato che è all’origine della divisione.”
Benedetto XVI esortazione apostolica post-sinodale "Ecclesia in M. Oriente"
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(1) ( Vedi: Zenit  23 sett 2012)
(2) (Vedi: Maurizio Moscone, sabato, 27 ottobre 2012  ZENIT.org)
(3) (Vedi: Zenit 18 nov.2012 )

2- Ritorno alla fonte
(Rielaborando le idee di  padre Alfonso Bruno)
da Zenit 18/ 11/ 2012.
Nel mondo globalizzato è urgente restituire all'uomo un'immagine nella quale tutte le parti si rapportano ad un centro: Dio

- Idee contemporane, crisi globale
e le possibili soluzioni fondandosi sulla dottrina sociale della Chiesa
e guardando a Toniolo  ed al suo pensiero.

Marie-Dominique Philippe, filosofo domenicano scomparso nel 2006, in Retour à la source, paragonava la filosofia contemporanea al fiume tumultuoso in piena che raccoglie molti affluenti e trascina a valle cadaveri. Invitava pertanto alla “risalita a monte” , all’andare controcorrente, per scoprire la sorgente della saggezza.

Nella ricerca storiografica i cadaveri che si lasciano trascinare dal fiume sono individuabili in tre trittici di personaggi che hanno dominato la scena della cultura europea frantumando l’eredità ebraico-greco-latino-cristiana. 

I primi tre “riformatori” sono Lutero, che ruppe l’unità della Chiesa; 
Cartesio che spostò l’asse della ricerca filosofica da Dio all’io; 
Rousseau che teorizzò l’assoluta sovranità del popolo che dovrebbe obbedire solo a se stesso.

Il secondo trittico è costituito invece da Darwin, Marx e Freud che negarono la libertà dell’agire umano cercando nell’evoluzione della specie, 
nelle strutture socioeconomiche
e nell’inconscio 
le cause del comportamento umano e liberando l’uomo dalla sua relazione con Dio.

Nel terzo trittico
Ernest Renan a livello teologico negò la divinità di Cristo e ridusse la religione a una morale naturale, 
André Gide a livello sociologico giustificò qualsiasi comportamento, anche il più immorale, come libera scelta dell’individuo 
e Jean Paul Sartre a livello filosofico fece del nulla il fondamento di una filosofia disperata, contaminando esistenzialismo e marxismo.

L’arte, come espressione creativa ed estetica della conoscenza e dell’esperienza dell’uomo, non fu da meno nella creazione dei mostri.
Poeti, pittori e romanzieri accompagnarono la scristianizzazione e la disumanizzazione della cultura contemporanea.
Francis Bacon, Pablo Picasso e Salvador Dalì sono il segno più evidente di questo processo.

“Il triplo trittico”, tuttavia, oltre a dare vita a correnti di pensiero e movimenti politici che si sono succeduti e accavallati, ha anche provocato una salutare reazione, quella di chi vuole “risalire la corrente” per affrancarsi dall’elemento ideologico, purificare la Modernità e al tempo stesso assimilare quello che c’è di buono in essa.

La fede in Cristo non ha mai guardato solo indietro 
né mai solo verso l'alto, 
ma sempre anche in avanti verso l'ora della giustizia 
che il Signore aveva ripetutamente preannunciato (Spe Salvi).

Sarebbe semplicistico, infatti, dire che il mondo moderno è un mondo secolarizzato, da ripudiare, mentre quello medievale è un mondo cristiano, da accettare in toto.
Anche l’Antichità si presenta come Giano, il dio bi-fronte dei romani: una faccia cristiana e profondamente umana e un’altra faccia da schizofrenico per la confusione degli ordini naturale e soprannaturale che portò a due identificazioni ingiustificate: potere spirituale con potere politico e appartenenza alla Città di Dio con l’appartenenza alla città terrena.

-  Il pensiero e l’azione sociale e politica
 del Cattolicesimo nelle figure dei Santi.


Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata. E quale persona potrebbe più di Maria essere per noi stella di speranza – lei che con il suo « sì » aprì a Dio stesso la porta del nostro mondo; lei che diventò la vivente Arca dell'Alleanza, in cui Dio si fece carne, divenne uno di noi, piantò la sua tenda in mezzo a noi (cfr Gv 1,14).

Ma accanto a Lei, poniamo pure le figure stellari dei Santi che  racchiudono nel loro numero figure di uomini del sociale come il Beato Giuseppe Toniolo.
Toniolo si e’ orientato alla storia, al Medio Evo di cui ha rivalutato le luci, soprattutto si e’ aperto alla dottrina sociale che scaturisce dalla Chiesa, dal Vangelo, dalla Tradizione e dal Magistero autorevole della Chiesa.

„Capire le origini intellettuali dei movimenti culturali giova ad un’analisi serena ed approfondita del mondo circostante.

E’ questo il dovere di ogni comunicatore, onesto per scienza e coerente in coscienza.
Trasmettere il messaggio della Buona Novella, parlare oggi di Chiesa, formarsi per formare ad una mentalità cattolica significa ampiezza di orizzonti e un rigoroso approfondimento in quello che c’è di perennemente vivo nell’ortodossia cattolica”  (padre Alfonso Bruno).
Concludendo:
 e' necessario un ritorno alla fonte. Nel mondo globalizzato è urgente restituire all'uomo un'immagine nella quale tutte le parti si rapportano ad un centro: Dio, e di li’ costruire un nuovo progetto politico.


3- E Toniolo?...


Tutti i tentativi di strutturare la società, partendo solo dall'alto, non approdano in definitiva che ad una organizzazione non pienamente umana, collettivista. La salvezza sociale non può venire se non dalla energia che passa dal basso: dalla persona rigenerata da Cristo. Lo spirito evangelico di dignità personale e di servizio, attraverso la persona, sale alla formazione della società etico-civile, alla formazione cioè della comunità umana di civiltà. Le forze profane autonome di questa comunità, permeate dal cristianesimo, operano nel loro ambiente con una modalità nuova: individui, classi sociali, associazioni e lo Stato attuano la loro azione sociale secondo coscienza,con senso di unità e di solidarietà, democraticamente. Si va realizzando così la democrazia di civiltà che, passando attraverso quella sociale, si esplica in quella economica, giuridico-civile e politica; ma il cui punto forza è la Parola di Dio, il Vangelo, che si incarna nella vita dell’uomo credente, che la traduce nella realta’.
Tutti i tentativi, che vogliono strutturare una società di salvezza in cui esista autentica civiltà, non possono passare se non attraverso una comunità rigenerata dal cristianesimo e da esso strutturata in democrazia autentica. Quest'ultima è la democrazia evangelica: ove il più forte è a servizio del più debole.


E dunque...

Si scopre e si afferma oggi ciò che la polvere del tempo aveva fatto dimenticare, ed è stato detto da Toniolo. L'impegno sociale «può avvenire solo sulla base della consapevolezza che il principio democratico, fondato sul trionfo della quantità, è destinato a trasformarsi nel principio dell'oppressione e dell'assolutismo, se non viene riempito di un valore umano illuminato dalla fede.
La democrazia, nata politica, nel secolo diciannovesimo è divenuta sociale nel secolo ventesimo; è necessario però compiere un altro passo: trasformare la democrazia da politico-sociale in democrazia etico-morale. 
La storia dunque costringe gli increduli a riconoscere quale sia la strada giusta per la costruzione di una autentica società civile: quella dell'autentica democrazia nata dal Vangelo.
...Toniolo l'ha indicata.






4- Un ulteriore approfondimento
           




- Attualita' e problemi...


L’ On. Olimpia Tarzia  Presidente Nazionale Movimento PER (Politica Etica Responsabilità) affermava nella sua prolusione circa la Scuola di politica il 18 novembre a Roma:
 ( cfr.: Zenit 20/ 11/ 2012)
Mi sembra di poter riassumere i principali elementi, che devono caratterizzare una ripresa dell’impegno dei cattolici in politica, nei seguenti temi: significato pubblico della fede cristiana, confronto serio con una laicità non ideologizzata, critica alla dittatura del relativismo, recupero e consapevolezza del concetto di legge morale naturale, rifiuto del bene comune inteso come minor male comune e della politica come compromesso al ribasso, rifiuto della ideologia della tecnica, liberazione dei temi dell’ambiente e della pace dal moralismo politico che spesso li strumentalizza, coerenza nell’impegno politico.


-  E che ne direbbe Toniolo?...
Proviamo un po’ a riassumerne il suo pensiero circa quei diversi “elementi” elencati dall’Onorevole Olimpia T.:

1 - Che ne pensa circa  significato pubblico della fede cristiana?...

Toniolo:
-                     La fede cristiana vissuta storicamente nel cristianesimo ha la capacita’ di assumere le varie culture presenti, passate e future per elevarle ad essere espressione di civilta’ cristiana. E cio’ fa permeando di se’ ogni cultura, dal di dentro.
        ( Discorso di apertura del convegno di Milano 1907: Democrazia cristiana. Concetti e  indirizzi...,, vol. 2: O.O., Serie 3, vol.3, pp.305-306)

2 - ...e del confronto serio con una laicità non ideologizzata?...

Toniolo:
 “Vi sono dei germi di vita immortale che sostenta e feconda l’incivilimento. Essi vengono trasfusi e perpetuati sub specie aeternitatis dall’opera mediata di autorita’ del vertice dello Stato congiunta con altre energie vergini, risalenti dalle viscere delle popolazioni sotto l’azione immediata della fede e della Chiesa” ( Problemi e ammaestramenti ...: O.O., serie 1, vol 1, p 9)
Il che significa nel contesto dell’opera citata (pp.1-102) che il progresso umano  (incivilimento) non puo’ essere che cristiano ed e’ oggetto di un’azione creatrice triplice: lo Stato, il Popolo, la Chiesa. E ancora, che l’azione creatrice di progresso
( civilta’) ha la sua  gerarchia di forze energetiche che lo producono: l’energia immediata della fede e della Chiesa, l’energia mediata dell’autorita’ statale, l’energia vergine (laicita’) dell’uomo, arricchito delle prime due.
E’ dunque solo l’azione libera umana fecondata dal divino della fede e dalla Chiesa che opera una civilta’ (progresso) perenne.
Il progresso (civilta’) e’ una realta’ complessa, la cui realizzazione esige una convergenza di forze, ma che si riduce all’azione responsabile dell’uomo, nell’armonia di una energia che viene dalla liberta’ personale, dall’ autorevolezza dell’autorita’ e dal divino che e’ presente dopo l’Incarnazine nella storia dell’uomo. La perennita’ del progresso e’ basata unicamente sull’azione umana sostanzialmente rigenerata dalla fede e dalla Chiesa, dal Cristianesimo.
“Principi e popoli non avrebbero mai sospettato che nel tesoro inesauribile delle verita’ antiche e nuove del Cristianesimo, questo racchiudesse ancora esplicite dottrine dirette contro questa esiziale compenetrazione organica della politica con la religionePer Toniolo il vero senso della laicita’ consiste nell’autonomia della realta’ mondana, umana e politico-sociale che permette di svolgere ordinatamente e gerarchicamente i i propri compiti secolari, pur essendo ogni realta’ orientata come a suo centro ed a suo fine ultimo a Cristo. E’ l’esigenza intrinseca di ogni realta’ umana a conformarsi al piano provvidenziale della sua realta’ secolare. E’ il compito che spetta a ciascuno di orientare la citta’ terrena ai valori secolari indirizzandoli poi finalisticamente e responsabilmente come a loro fine ultimo al valore ultrasecolare che e’ quello soprannaturale.(Cfr. Il pensiero di Toniolo: Anichini, Giuseppe Toniolo, Bari, 1955,p165).

3 - Come esprime una sua critica alla dittatura del relativismo?...

Toniolo:
 “Dalla fiducia inconcussa nella propria intelligenza divinatrice”, si nega il soggettivismo;
“dai tesori delle sperienze ammonitrici “, si rifiuta l’idealismo;
“dalla coscienza profonda della propria liberta’ e responsabilita’ “ci si oppone ad ogni determinismo filosofico;
“dalla responsabilita’ in ordine al dovere morale per i singoli e dalla certezza di una missione civile da compiere da parte delle nazioni”, si nega il materialismo e  ci si oppone al pessimismo ateo e materialista;
“dalla fede in un Dio provvidente, la cui autorita’, intrecciata alla umana liberta’, si appalesa in tutta la storia per guidarla al fine di una larga ed intensa vita etico- sopirituale in cui e’  civilta’e che si identifica con il Regno di Cristo”, si  nega ogni evoluzionismo materialista, deismo ed agnosticismo.(cfr.: H. Spencer nelle scuole sociologichecontemporanee: L’odierno problema sociologico, 1904: OO, Serie 3  , vol.1  , p. 457).
 E con cio’ mi par chiaro che si rifiuta anche ogni relativismo...

4- Che ne pensa del concetto di legge morale naturale?...

Toniolo:
“Un’analisi critica della natura complessa dell’uomo, addita in lui, accanto al principio dell’utile, ancora quello del buono, figlio dello spontaneo riconoscimento di una legge morale imperante, che rigenera la coscienza del dovere: la quale poi alleandosi con altri piu’ generosi affetti del cuore umano, si introduce in altrettante tendenze della nostra natura immateriale, che sovrastano per eccellenza a quelle del piacere e dell’utile personale, ne temprano le esigenze e talora vi impongono assolutamente il silenzio.”
(Dell’elemento etico qual fattore intrinseco delle leggi economiche, 1874: OO, Serie 2, vol 2, pp 270-271).

Per Toniolo la legge naturale si identifica con la legge del dovere che venne poi elevata dalla legge della carita’ offerta dal Cristianesimo.
La legge morale evangelica poggia sulla legge di natura.
( Introduzione all’economia sociale, 1907: OO, serie 2,vil 1, p. 306)

5- E...il bene comune va forse inteso come minor male comune?...

Toniolo:
Il bene comune si instaura nella realizzazione dell’ordine sociale inteso come
“ sistema armonico di relazioni fra gli uomini conviventi, orientato a conseguire nell’obbedienza ad una legge etica suprema il bene di tutti. Cioe’ ad apportare quegli aiuti reciproci, con cui tutti, individui e famiglie, possono meglio effettuare il proprio perfezionamento, fisico, intellettuale, morale, coordinato al fine ultimo ultramondano, sicche’ la societa’ etico-umana serva alla societa’ domestica, individui e famiglie, e il bene di tutti al bene di ciascuno.” ( cfr:Introduzione all’economia sociale:OO. Serie 2, vol1, p. 290.)
Il bene comune lo trovi quindi nella societa’ organizzata in “un sistema di relazioni orientato ad attuare in modo progressivo i fini complessivi della convivenza, cioe’ della civilta’ (cristiana) nella societa’ etica, economica, civile, politica, organica
(cfr.:Il socialismo nella storia della civilta’: OO, Serie 1, vol. 1, p. 273).

6- E che ne pensa della politica come compromesso al ribasso ?...

Toniolo:
Basta questa mia frase: “ Vorrei che  ...gli altissimi papaveri, non punto recisi o calpestati, bensi’ serbando la propria preminenza, si piegassero spontaneamente all’ingiu’, quasi prendendo sulle braccia i piccoli per meglio sollevarli a se’ stessi, sicuri che facendo cio’ non adempiono che al loro dovere.” ( cfr.: Se io fossi...: Democrazia cristiana. Concetti e indirizzi, vol. 1: OO, Serie 3, vol. 2, p. 239).

7 - E..al rifiuto della ideologia della tecnica?...

Toniolo:
....
 In tutta la sua attivita’Toniolo  pone la persona con i suoi doveri e diritti al centro della vita sociale e tutta la vita umana nelle sue varie manifestazioni in collegamento con il fine ultimo soprannaturale...

8 - ...E il suo pensiero sulla liberazione dei temi dell’ambiente e della pace dal moralismo politico che spesso li strumentalizza?...
 e della coerenza nell’impegno politico?...

Toniolo:
Si deve rispondere con l’eticita’ della politica, vissuta con l’impegno nella fede cristiana.” Uno dei meriti del cristianesimo e’ quello di aver rivelato l’uomo a se stesso”
(cfr.: Recensione di A.Sala, L’ideale cristiano...: OO, serie 3, vol 2, p. 256).

- In fine...:

La lettura delle opere del Toniolo e delle su lettere ai giovani ci confermano nella sapienza di cui era ricca la sua dottrina, utile anche a noi per gettare luce e proposte circa la soluzione delle urgenze odierne.