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Il sentimento patrio,assorbito dal padre(79) e dall'ambiente studentesco veneziano(80), e il suo impegno scientifico- sociale(81) si tradussero in lui in quell'impegno civico , che e’ di fatto la vera politica, perche’ partecipazione attiva alla vita cittadina (polis). Il cristiano anche se non fa politica nel senso suo proprio, vive il suo dovere civico come esigenza di fede con impegno ed intensità: il cristiano è cioè in uno stato di vita che e’ di fatto impegno politico(82). Toniolo fu cristiano integrale e non fece della politica, ma visse il suo dovere civico come un dovere politico ( animazione della polis/citta’) frutto della sua fede, del suo studio e del suo amore agli insegnamenti sociali della Chiesa(83).
E’ in questo contesto che si deve far risalire una duplice attivita' di Toniolo: quella di uomo d'azione cattolica sociale e quella di animatore della democrazia cristiana in Italia. Furono due impegni intrecciati nell'unica realtà personale di un cittadino credente; due realizzazioni di una cellula vivente nella 'polis', che e’ inserita nel piano storico provvidenziale di civiltà; due attività concrete di uno studioso cristiano, che personalmente era votato all'opera scientifica (84), ma che nondimeno fecero li lui per questo l'incarnazione dell'uomo autenticamente “politico”. L'idea di democrazia, che si fa impegno democratico, porta l’impronta del suo pensiero ed azione. L'idea di "democrazia", già rivendicata come intuizione da attribuire ai cattolici dal deputato Helleputte nel congresso di Malines del 1891, era da lui derivata dalla conformita’ al Vangelo (85). Quell’idea creò tra i cattolici fuori d'Italia una sistemazione ideologico-sociale, che, denominata nel 1893 da Vehaegen in Belgio "democrazia cristiana" (86) entusiasmò Toniolo (87) che si votò a quell'idea ancor più perche’ essa gli appariva come una irradiazione delle idee della Rerum Novarum ed una vittoria sull’idea di democrazia di ispirazione sia liberale che socialista, mossa da concetti anticristiani.(88).
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In Italia in merito al concetto di democrazia e di democrazia cristiana sorse una tempesta di polemiche (89 ).
Toniolo, sicuro dell'approvazione del pontefice «lavorava a togliere equivoci (90).
Vi era necessità di una chiarificazione; e questa venne, prima attraverso una conferenza tenuta a Roma da Toniolo e poi attraverso la pubblicazione di quella nella Rivista internazionale di scienze sociali del 1897.
La polemica si faceva aspra.
A chi era ostile al nome, Toniolo rispondeva che democrazia e cristianesimo sono due fatti distinti, ma che, per il cattolico, la democrazia si esprime storicamente nell'esser vissuta cristianamente, per questo si può dire cristiana (91 ).
Gravi difficoltà furono mosse dall'Opera dei Congressi che cominciò a sentire a disagio la presenza in essa degli appartenenti all'Associazione per gli studi sociali, il cui orientamento democratico non era condiviso nel suo contenuto (92): andava infatti contro la convinzione e la concezione statica dell'assetto sociale loro proprio (93). Ma c'era chi non condivideva l'idea per un altro motivo: era voler fare dell'azione cattolica, sia pure sociale, identificata con democrazia, un movimento ideologico: cosa assurda per chi fa derivare l'azione della chiesa dalla fede e dal Magistero (94).
A costoroToniolo rispondeva.
La sua idea non identificava democrazia con un governo, né ad azione cattolica, sia pure sociale cristiana; né ad azione economica, o civile, o politica, ma all'ordine sociale realizzato secondo i valori cristiani. Dimostrava di esser convinto che storicamente e idealmente la vera democrazia non fu e non può essere che cristiana, evangelica. Se infatti, in teoria ( non vitalmente, non nelle sue applicazioni pratiche) il concetto di democrazia, come sistemazione ideologico-sociale, si distingue dal cristianesimo e dai Vangeli, l’idea pregnante di "democrazia" è vangelo; la sua attuazione è vivere il cristianesimo nella società umana; e la sua sistemazione in ideologia è nella logica evangelica(95).
Tutto ciò non era dunque una semplice regola del vivere sociale; né una questione dottrinale di economia sociale di secondaria importanza, come sosteneva monsignor Manacorda (96): le sue applicazioni infatti toccavano tutto l'assetto sociale per ricondurlo ad essere ordine sociale storicamente cristiano (97), sia pure attraverso una lenta maturazione che sapesse attendere i tempi provvidenziali (98).
E di questa chiarificazione ne erano grati e ammirati A. Pottier professore di teologia morale nel seminario di Liegi, i suoi amici della scuola sociale di Liegi e molti altri (99).
Il termine e la sostanza ideologica di quelli che propugnavano la democrazia cristiana con araldo G. Toniolo si impose.
Toniolo e i democratici cristiani tuttavia, data la necessaria astensione politica dei cattolici (100), pur organizzandosi, dovettero limitarsi nell'azione. Si accontentarono di una efficace opera extra-parlamentare, di promuovere questa nuova ideologia nel paese e di educare ed organizzare il popolo per la propria redenzione economica ed il rinnovamento di tutta la vita pubblica moderna.
Nell'astensione - come si disse nel programma democratico cristiano steso a Torino nel 1899 - ci si preparava all'avvento di quella democrazia cristiana internazionale che, in forza dell'attuazione di urgenti progressi sociali, era preconizzata come la gloria del secolo XX.mo (101).
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Nel 1901 usciva l'enciclica "Graves de communi re" che Toniolo accettava di cuore(102) anche per la questione del nome che essa proponeva al posto di quello di democrazia cristiana:"azione polare cristiana". (103) Quest'enciclica sembrava finalmente risolvere la questione. In realtà l'opposizione continuò (104) nella stessa Opera dei Congressi in cui il movimento democratico era ormai entrato ufficialmente (105).
Nel campo civile e sociale l’impegno cattolico si presento’ minato da discordie ed errori (l06).
Il modernismo razionalista e il naturalismo penetrava le menti anche piu’ elevate sia in campo filosofico che teologico, sociale, economico, Toniolo era nettamente avverso sia alle discordie che agli errori. Al modernismo(107) contrappose la sua fede nelle dottrine tradizionali e il suo amore per la chiarezza dell 'esposizione dottrinale e per il tomismo (108). Al naturalismo contrappose una ferma convinzione: Gesù solo esser la salute dell'umanità e non potersi salvare l'ordine naturale senza l'ordine soprannaturale (l 09). Di fronte al connubio cattolici-socialisti, o cattolici e liberali, in vista dell'attuazione di un programma comune, egli era intransigente; diceva che la civilta’ si raggiunge senza compromessi:
“ la civilta’ o sara’ cristiana o non sara’ mai” (112).
Un certo intransigentismo egli lo visse anche nel campo disciplinare cattolico: il non expedit lo rendeva convinto, non solo di non dover votare, a anche di non doversi occupare di votazioni(l13). Tale obbedienza recisa era motivata dalla convinzione dell'unità nel pluralismo, dell'obbedienza nell'autonomia, della forza nella coesione(114).
Era invece assai rinnovatore e duttile nel dar valore a tanti germi nuovi che fermentavano nella compagine sociale. Egli capiva che le aspirazioni dei democratici cattolici manifestavano una forza nuova, che, arginata e ben orientata, sarebbe stata feconda nella vita sociale. Ma l'Opera dei Congressi si mostrava arida e restia a questa duttilità e comprensione(115) aprendo così alle discordie già esistenti la via per una grave crisi di dissoluzione(116).
La sensibilità di Toniolo era condivisa da don Romolo Murri; ma l'identita’ di pensiero iniziale vide presto una diversità di atteggiamenti e metodi.
Nel 1900 la divergenza apparve in seno agli stessi democratici cattolici, fino a causare nel movimento democratico una scissione(117) ed infine una diversità di principio(l18). Questo fu evidente nel discorso don R. Murri a S. Marino il 24 agosto 1902: i democratici sembravano accostarsi al modernismo sociale avvicinandosi a Loisy e Tyrrel(119).
Toniolo era amareggiato: la crisi del 1898 e le lente ascensioni dell’idea democratica fino al 1902 - periodo che vide persecuzioni civili contro i democratici, diatribe tra i cattolici chiarite dall'enciclica del 1901 e da un discorso del pontefice ai Cardinali, il 24 dicembre 1902, favorevole all'idea democratica dei cattolici(120) - si erano risolte in una scissione fra gli stessi democratici.
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Nel 1903 Toniolo si espresse in nette chiarificazioni(l21 ) .Ma intanto l'Opera dei Congressi fu sciolta, 1904 (122).
Murri fondava la Lega democratica nazionale, 1905: era una federazione che si ispirava a quell'autonomia temuta da Toniolo. Consisteva infatti in una chiara posizione di indipendenza dalle direttive del pontefice nell'azione politico-sociale(123). Toniolo invece affermando l’autonomia, coordinava l’azione politico-sociale ad una guida, pur nell 'autonomia di competenze(124). In quell'ambiente carico di ostilità ed in cui fatti ed azioni si giudicavano spesso secondo preconcetti, egli si poneva frattanto come conciliatore(125). Lui stesso aveva perso fiducia presso gli ambienti vaticani per quel suo riformismo sociale, propugnato con tanto fervore, ma non simpatico al segretario di stato Merry del Val (126).
Toniolo era tra conservatori e patrocinatori del popolo, difensore dei giovani ingiustamente, o almeno troppo severamente, accusati. Egli aveva fede nel popolo e "fede grande nei giovani"(127). E l'avvenire gli diede ragione(128).
Dopo lo scioglimento dell'Opera dei Congressi (129) era il tempo della ricostruzione della compagine delle forze cattoliche: rieducare e riunire (130). Il compito era di Toniolo, che aveva riacquistato fiducia presso il Pontefice (131).
Di fronte allo smarrimento generale ed alla sfiducia diffusa, Toniolo opero’ pazientemente: sorse l’Unione dei Cattolici:federazione che riannodò le forze cattoliche e fece di anello di congiunzione tra l'Opera dei Congressi(132)e l'Azione cattolica recente. Essa fu un fatto compiuto nel 1906. Risultò formata dall'Unione popolare , di cui Toniolo fu il primo presidente, dall'Unione economica, dall'Unione elettorale e dalla Gioventù Cattolica italiana. (133)
Le prime iniziative promosse dall'Unione popolare furono quelle per la libertà di insegnamento e le Settimane sociali (l34): riunioni di studio e di dibattito sociale aperte a tutti i cattolici. La prima Settimana sociale fu tenuta a Pistoia nel 1907.
Attirò le ire dei socialisti, che giunsero a far prendere a sassate la coppia Toniolo(l35). Ma una pioggia di fiori gettati dal popolo li ricopriva quella sera, mentre rincasavano incolumi(136).
Toniolo G. ebbe, per volere di Pio X, il compito di riunire le presidenze delle varie forze cattoliche nella Direzione generale dell'A.CI. e fu incaricato di esserne il primo Direttore. Questa Direzione, poco funzionale sarà sostituita dalla "Giunta direttiva dell'ACI. " promossa da Benedetto XV e della quale fu primo presidente il conte Giuseppe Della Torre(l37).
Toniolo non era portato a fare opera di attività pratica. Molto defilato rispetto alla politica del clerico-moderatismo (non ebbe mai simpatie per l’impegno politico diretto, che sarà invece il tarlo roditore di tutti i successivi sviluppi del cattolicesimo organizzato).
Uomo di pensiero, in cima ai suoi progetti c’era sempre la linea della cultura, l’idea che il cattolicesimo italiano dovesse puntare sull’incontro dei saperi e non sullo scontro dei poteri.”(G.Romanato,l’Avvenire 18 gennaio 2011). Tuttavia si sacrificò per il bene di tutti operando attivamente (l38). Fu percio’ il principale ispiratore delle gia’ citate Settimane sociali e, consapevole del grande compito della donna nell'ambito sociale, volle promuoverne l'azione cattolica in forma organizzata e coordinata a tutte le forze cristiane (139). Nel novembre del 1908 nasceva lo statuto dell’Unione fra le donne cattoliche d’Italia.
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Nel dicembre dello stesso anno, con l'approvazione pontificia, l'Unione delle donne era una realtà. Il Toniolo orientò quell'associazione a collaborare con la Gioventù cattolica italiana e l'Unione popolare nell'ambito dell'opera sociale di soccorso. Ma l'Unione delle donne cattoliche si allontanò dall'Unione popolare, 1909; si staccò da Toniolo, che ne soffrì anche fisicamente; e si diede nuovi statuti (140).
Interessato della protezione dell’operaio,Toniolo diede il suo nome all’Association internationale pour la protection des travailleurs e ne promosse in Italia una sezione, di cui accettò la presidenza(141).
Nel 1910 la missione di G. Toniolo nell'Azione cattolica parve compiuta. Egli si ritirò al suo posto di studioso e animatore degli studi, lasciando ogni presidenza (l42). Continuò tuttavia ad essere maestro all'azione cattolica per i giovani che lo raggiungevano nel recesso alpestre di Vezza d'0glio(143). In quei convegni si faceva promotore tra i giovani(144) di ideali cristiani, distruggendo il pessimismo, trasformandoli in persone rinnovate, pronte all'azione e ben presto iniziatrici di essa(l45). Tra quei giovani vi fu Alcide De Gasperi.(146). Cosi’ scrive Giampaolo Romanato in l’Avvenire del 18 gennaio 2011.
In realta’, ”molte idee che costituiranno poi il programma del popolarismo sturziano sono anticipate da queste riflessioni tonioline, fuse in un singolare impasto di arcaicità, modernità e potmodernità, che avrà un influsso profondo anche su Amintore Fanfani, come è stato rilevato nel corso del convegno romano del 2009 dedicato allo statista aretino”.(Giampaolo Romanato in l’Avvenire del 18 gennaio 2011).