mercoledì 15 agosto 2018

Toniolo e i problemi attuali


Verso una nuova finanza
Attualmente si riconosce che si sta diffondendo una situazione finanziaria critica; anche il Magistero di Papa Francesco è intervenuto nella questione con un documento: «Oeconomicae et Pecuniariae Quaestiones» (Opq) è un documento – reso di dominio pubblico il 17 maggio 2018.

La situazione e il problema


Da un articolo di Stefano Zavagnini ( 12 giugno 2018)



Il testo della Congregazione per la Dottrina della Fede «Oeconomicae et Pecuniariae Quaestiones» offre spunti per un discernimento etico sul sistema attuale e offre soluzioni per il bene comune.
«Oeconomicae et Pecuniariae Quaestiones» (Opq) è un documento – reso di dominio pubblico il 17 maggio 2018.
Si legge al n. 5: “La recente crisi finanziaria poteva essere l’occasione per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria, neutralizzandone gli aspetti predatori e speculativi e valorizzandone il servizio all’economia reale”.
Il punto centrale dell’argomento sviluppato nel Documento è l’affermazione del principio secondo cui etica e finanza non possano continuare a vivere in sfere separate.
 Ciò implica il rigetto della tesi del Noma ( Non Overlapping Magisteria) per primo formulata in economia nel 1829 da Richard Whateley, cattedratico all’Università di Oxford e vescovo della Chiesa Anglicana. Secondo questa tesi, la sfera dell’economia va tenuta separata sia dalla sfera dell’etica sia da quella della politica.
L’accettazione del principio del Noma è derivato dall’accoglimento dell’assunto antropologico (di ascendenza Hobbesiana) dell’homo homini lupus, posto a fondamento della figura dell’homo oeconomicus.
Ben diverso è l’assunto antropologico da cui parte il paradigma dell’economia civile – fondato da Antonio Genovesi nel 1753 a Napoli – che riconosce che homo homini natura amicus.(«L’uomo è per natura amico dell’altro uomo»).
Seconda novità di rilievo del Documento è la rilevanza attribuita al principio della responsabilità adiaforica, di cui quasi mai si fa cenno. Il par.14 recita: «Ad li là del fatto che molti operatori siano singolarmente animati da buone e rette intenzioni, non è possibile ignorare che oggi l’industria finanziaria, a causa della sua pervasività e della sua inevitabile capacità di condizionare e di dominare l’economia reale, è un luogo dove gli egoismi e le sopraffazioni hanno un potenziale di dannosità della collettività che ha pochi eguali».

È questo un esempio notevole di struttura di peccato, come la chiamò, per primo nella Dottrina Sociale della Chiesa, Giovanni Paolo II nella sua Sollecitudo Rei Socialis (1987).
Non è il solo operatore di borsa, o banchiere o uomo d’affari ad essere responsabile delle conseguenze delle azioni che pone in atto. Anche le istituzioni economiche, se costruite su premesse di valore contrarie ad un’etica amica dell’uomo, possono generare danni enormi a prescindere dalle intenzioni di coloro che in esse operano.
Per meglio comprendere la ragione di ciò, conviene fissare l’attenzione su una caratteristica specifica della nuova finanza.
Essa è l’impersonalità dei contesti di mercato, la quale oscura il fatto che da qualche parte vi è sempre un qualcuno sull’altro lato dell’affare. 
Accade così che ognuno svolge il suo ruolo separando la propria azione dal contesto generale, rifiutandosi di accettare che, anche se solo amministrativamente, era parte dell’ingranaggio generale.
 Inoltre, la nuova finanza tende ad attrarre le persone meno attrezzate dal punto di vista etico, persone cioè che non hanno scrupoli morali e soprattutto molto avide.
Si deve intervenire.
Il Documento «Oeconomicae et Pecuniariae Quaestiones» (Opq), di conseguenza, prende definitiva ed esplicita posizione contro la tesi della doppia moralità.
 Per capire di che si tratta conviene partire dal saggio di Albert Carr, 'Is business bluffing ethical?' pubblicato sulla prestigiosa Harvard Business Review nel 1968. È questo il saggio che, più di ogni altro, ha guidato fino ad oggi la riflessione etica nel mondo degli affari. Vi si legge che l’uomo d’affari di successo deve essere guidato da «un diverso insieme di standars etici», poiché «l’etica degli affari è l’etica del gioco [d’azzardo], diversa dall’etica religiosa».
Assimilando il business al gioco del poker, il noto economista americano conclude che «gli unici vincoli di ogni mossa nel business sono la legalità e il profitto.
Ne consegue che “se qualcosa non è illegale in senso stretto ed è profittevole, allora, è eticamente obbligante che l’uomo d’affari lo realizzi”. 
Questo è un assurdo etico…
Che fare per cercare di invertire la situazione?
Parecchie le proposte – tutte realizzabili – che vengono avanzate.
Delle tre principali strategie e cioè quella rivoluzionaria, quella riformista, quella trasformazionale con le quali si può cercare di uscire dalla crisi quale è l’attuale –, il Documento Opq sposa, in linea con il Magistero di papa Francesco, la terza.
Si tratta di trasformare – non basta riformare – interi blocchi del sistema finanziario che si è venuto formando nell’ultimo quarantennio, e cioè
riportare la finanza alla sua vocazione originaria:
 servire il bene comune della civitas che è la «città delle anime», a differenza dell’urbs che è la «città delle pietre»(Cicerone).
 È questa la strategia che vale, a un tempo, a scongiurare il rischio
sia di utopiche palingenesi
sia del misoneismo,       che è l’atteggiamento tipico di chi detesta la novità e osteggia l’emergenza del nuovo.


****************

Riflettendo su questo, pare importante un cenno suToniolo e la sua dottrina circa l'economia .

Che dire circa  la dottrina di Toniolo?




L’economia deve essere etica nelle sue varie manifestazioni affermò il Beato Giuseppe Toniolo il 23 dicembre 1873, quando tenne la prolusione al corso di libera docenza sul tema 
„Dell’elemento etico quale fattore intrinseco delle leggi economiche”.

Nello scritto " Se io fossi un riformatore sociale..." ( in " L'Italia reale", Torino 1 maggio 1894, numero unico; in  Concetti e indirizzi, vol. 1: O.O., Serie 3, Sociologia e problemi sociologici contemporanei, vol.2, pp. 237-242) afferma che, sentendo nelle sue membra la stanchezza dell'eta', vive tuttavia la giovinezza nel suo spirito .



 E questo spirito giovane gli propone un ideale di rinnovamento sociale eminentemente democratico e cristiano basato sulla legge del lavoro e sulla dignita' della persona umana, che esige uguaglianza, liberta', 
fratellanza e il riconoscimento del merito personale affermato dal lavoro.

 Dice che la sua esperienza gli fa riscontrare che la riforma dell'ordine sociale nei suoi vari aspetti economici, finanziari, sociali , politici,civili e morali nasce dalla giustizia, dalla liberta', dalla carita' espressa nell' uguaglianza e fratellanza, nel riconoscimento del merito personale avvalorato dalla dignita' del lavoro.

 Scopre e afferma inoltre che tutte queste ralta'-valori sono state attuate nella storia dal Cristianesimo e sostenute dalla Chiesa, che sono anzi esigenze proprie nel cristianesimo e quindi conclude che l'ordine sociale autentico del quale fa parte l’economia e la finanza, non puo' che essere etico, per di più, non può che essere animato dal Vangelo: cristiano; rispettoso quindi della persona, della società, e dei valori umani vissuti nella giustizia e carità insegnata da Gesù, sicché il più forte sia a servizio del più debole.

 Consapevole tuttavia che „ da un lato l’economia dipende dalla società…, ma che dall’altro lato è noto che l’economica sia corrotta e porti a deviare e compromettere i suoi fini politici, morali e religiosi…”(cfr.: G: Toniolo, Alcune linee e quesiti di un programma di economia sociale  cristiana”, O.O., serie 2, vol.2, p.373), per superare questa situazione di crisi egli offre: il suo pensiero, l’opera di formazine dei giovani universitari e il suo impegno sociale.


La linea di Toniolo è duque quella della formazione della persona per la realizzazione di una economia attenta all’uomo: un'economia rispettosa dell'etica ed in linea con la civiltà umana democratica, che non può che essere cristiana.



domenica 24 giugno 2018

Celebrazioni del centenario 1918 - 2018


Centenario della morte 

del  Beato G. 

Toniolo


Avvenimenti





Lo spettacolo teatrale in prima assoluta "Giuseppe Toniolo, la storia è futuro",  fu l’anteprima della manifestazione a Pieve di Soligo del Festival Biblico 2018.

 Lo spettacolo teatrale fu creato in vista delle celebrazioni per il centenario della morte di G. Toniolo nella diocesi di Vittorio Veneto.



E‘ inoltre da tener presente un altro rilevante avvenimento. 

 Il Comitato nazionale per il Centenario del Toniolo, che ha sede a Roma e si avvale della segreteria generale aggiunta dell’istituto diocesano " Beato Toniolo”, sta organizzando un importante convegno sull’attualità del Toniolo per il prossimo 24 novembre all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.



( da Qdpnews.it, 24 giugno 2018)

domenica 15 aprile 2018

Centenario della morte del Beato Toniolo



Sulla facciata della Chiesa di Pieve di Soligo appare la grande scritta che annuncia il centenario della morte di Giuseppe Toniolo Beato. Il 7 ottobre  di quest'anno ricorrerà appunto l'anniversario del giorno della sua morte, il giorno che ha aperto le porte del Paradiso al Beato Toniolo. Una data da ricordare.
 Sarà bello partecipare alle varie manifestazioni che si organizzeranno per l'occasione.







Frasi su di lui


Toniolo è “esempio e richiamo per una vita di bontà, di pietà, di fatiche che sfiorando la terra, sia tutta di cielo. La sua vita infatti fu nello stesso tempo un’aspirazione fervida e continua a Dio”: così disse di lui il Cardinale Pietro Maffi.(cfr. Giornale della Parrocchia di S. Francesco -Pisa 20 maggio 2018 e vita Nova-Pisa 24 aprile 2018).


 L'addio

Nel 1918 la salute lo abbandonava.

Varallo, Torino, Pisa: le ultime tappe dell'ultimo viaggio.

Il 7 ottobre, a Pisa, Iddio si chinò a raccogliere lo spirito del suo servo fedele, quando tutti meno se l'aspettavano, pensando per il meglio. I suoi cari intonarono tra le lacrime: «Te Deum laudamus».

Era entrato nella vita «senza far chiasso e ne uscì in punta di piedi con lo stesso passo leggero e schivo col quale attraversava la folla dei suoi ammiratori, lasciando su ogni tavolo un tesoro ed in ogni cuore una speranza». 

lunedì 22 gennaio 2018

Toniolo e il Concilio Vaticano Secondo. Linee di comunanza.




Toniolo spesso sembra straordinariamente vicino alla teologia del concilio Vaticano secondo (1).


Il Concilio insegna che la chiesa proclama una parola che si fa carne(2).

Questo compito della Chiesa impegna la Chiesa stessa ad essere attenta ai temi che le condizioni storiche e ambientali rendono particolarmente attuali e urgenti: sono quei segni storici che Dio usa nella sua pedagogia per parlare ai popoli (3). 
La Chiesa, popolo in cammino (4), ordinato, guidato e impegnato nella storia umana , deve rivolgersi all'uomo nel qui ora, secondo il significato pregnante della storia. 
La Chiesa è l'incarnazione di Cristo(5), sicché per mezzo di essa, Egli si unisce in certo modo ad ogni uomo(6). Ma la Chiesa renderà presente Cristo agli uomini, ai popoli  inseriti nella storia, specialmente nelle mutue relazioni con essi(7) e nella attenzione agli appelli che la storia le rivolge(8).
   
 Solo così si compie interamente il disegno divino di potenziare ogni valore umano e renderlo pienamente realizzato (9), incarnato nella vicenda umana: è allora infatti  proprio nell’uomo che si ricapitola ogni cosa in Gesù Cristo, che e’ il solo ponte tra Dio e l'uomo.



Un ricco nucleo  di queste idee è in Toniolo.

 Questa pensiero teologico è stato già colto in qualche modo da Toniolo, la cui dottrina sulla Chiesa e l'azione umana creatrice, sulla civiltà e il Vangelo, sull'impegno dell'uomo e la forza che riceve dall'Eucaristia, sulla fede e la vita, sulla storia e il progresso, sulla storia e i momenti chiave di essa, rspecchia questo costante rapporto e tensione: rendere Cristo presente all'uomo attraverso un impegno relazionale. 
Il Cristiano infatti per Toniolo aperto e vigilante (docilità), attento al momento storico (uomo del proprio tempo), attento alle necessità del suo tempo e alle indicazioni (segni) che gli vengono dalla storia illuminata dall'autorevole annuncio del Vangelo, con un compito personale(coordinato a quello comunitario):
mettere a frutto ( e cio’ e’ per lui un dovere) i doni ricevuti in forma originale( democrazia e organismi e gruppi sociali organici) per rassomigliare a Cristo che venne per servire e non per essere servito, riconducendo così tutta la realtà (dall'individuo alla società) a Cristo, e giungendo da Cristo a Dio  Padre (civiltà finale).





Bello!... ci troviamo a nostro agio nella consonanza di pensiero, idee, valori propugnati.


Grazie Beato Giuseppe Toniolo, pur guardando più avanti,
da Te attingiamo slancio per costruire un mondo più umano,
la Civiltà cristiana.










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(1) Cfr. soprattutto La costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo "Gaudium et Spes":G.S. 24;25,26,27,29,30;31 a;31 c; 32 a,c-e ;Parte prima, cc.III-IV; 58, 59 c; 62 a; 63 a;63 c,e;64;65 a,b;68 a,b,c;69 e;71 e; 71 f;72;73 b,d,e; 74 a,b,c,d,f;75;76 b,c,f;78 a,b; 84 c;85 a; 86; 89 a;90 c;92 a;93 a.
(2) Dei Verbum: D.V. 7.
(3) D.V. 2;15; cfr pure Il rinnovamento della catechesi, Torino, Elledici, 1970, RdC 15.
(4) Lumen Gentium, L.G.  9 c.
(5)Ad Gentes: A.G. 3 b
(6) G.S. 22 b
(7) RdC   96  
(8) G. S.  4  a
(9) G.S.   11.  

venerdì 24 novembre 2017

Toniolo e Don Sturzo

D. Sturzo e Toniolo.

La differenza fondamentale tra i due grandi sta nel fatto che Toniolo volle limitarsi a preparare i giovani alla politica vera, mentre Don Sturzo passò a impegnare fattivamente i giovani nella vera politica.  
Da una parte il formatore e dall’altra l’allenatore.
 Ma sia l’uno sia l’altro sono fermamente uniti nel principio: 
solo in Cristo si può agire in modo valido, duraturo e umanizzante in politica.
 Il Vangelo per entrambi è la luce e la forza che anima la vera politica dal profondo umano del suo essere e agire. 

Il legame che unì Sturzo a Toniolo è evidente, basta leggere le righe di un articolo scritto da Sergio Centofanti e riportato da Radio vaticana:

 -  Nato a Caltagirone, in Sicilia (1871-1959) - ha spiegato mons. Oder - conosceva bene lo stato di prostrazione dei contadini e degli operai della sua terra. Sentendosi chiamato dal Signore a svolgere il suo ministero sacerdotale a favore degli ultimi, si impegna a realizzare i principi della Dottrina Sociale della Chiesa sulla base dell’Enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII: dapprima nella sua Caltagirone, dove, con la necessaria dispensa di San Pio X, è prosindaco per quindici anni, e poi nel Consiglio provinciale di Catania. In Don Sturzo – rileva mons. Oder – s’incarna l’ideale cristiano di politica, che egli vedeva come esercizio di “carità, ossia esigenza d’amore e di servizio a favore del prossimo, (...) ricerca ed attuazione del bene comune, (...) dovere civico e atto di carità verso il prossimo”.
( Da un articolo di Sergio Centofanti )


E' chiaro,  il Vangelo per entrambi è la luce e la forza che anima la vera politica. 

Si sa poi che la Rerum Novarum fu anche frutto di consultazione del prof. Giuseppe Toniolo;...c'è chi la ritiene addirittura opera del Toniolo.
L'adesione di Don Sturzo alla dottrina sociale cattolica presente nella Rerum Novarum, denota allora la vicinanza e convergenza sostanziale del pensiero dei due grandi Toniolo e Sturzo.




lunedì 6 novembre 2017

Toniolo e il Vaticano secondo


L'attività umana e’ corrotta dal peccato
ma redenta da Cristo
a cui va orientata

Dice il Vaticano II nella Gaudium et Spes:
La Sacra Scrittura, con cui è d'accordo l'esperienza di secoli, insegna agli uomini che il progresso umano, che pure e’ un grande bene dell'uomo, porta con sé una grande tentazione: ifatti, sconvolto l'ordine dei valori e mescolando il male col bene, gli individui e i gruppi guardano solamente alle cose proprie, non a quelle degli altri; e così il mondo cessa di essere . campo di una genuina fraternità, mentre invece l'aumento della potenza umana minaccia di distruggere ormai lo stesso genere umano.
Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore (8),fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, nè può conseguire la sua interiore unità’ se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio.
Per questo la Chiesa di Cristo, fidandosi del piano provvidenziale del Creatore, mentre riconosce che il progresso umano può servire alla vera felicità degli uomini, non può tuttavia fare a meno di far risuonare il detto dell'Apostolo: « Non vo­gliate adattarvi allo stile di questo mondo» (Rom. 12, 2), e cioè a quello spirito di vanità e di malizia, che stravolge in strumento di peccato l'operosità umana, ordinata al servizio di Dio e dell'uomo.
Se dunque ci si chiede come può essere vinta tale misererevole situazione, i cristiani per risposta affermano che tutte le attività umane, che son messe in pericolo quotidianamente dalla superbia e dall'amore disordinato di se’ stessi, devono venir purificate e rese perfette per mezzo della croce e della risurrezione di Cristo. Redento, infatti, da Cristo e diventato nuova creatura dello Spirito Santo, l'uomo può e deve amare anche le cose che Dio ha creato.
Le cose create infatti da Dio le riceve, e le guarda e le onora come se al presente uscissero dalle mani di Dio. Di esse ringrazia il Benefattore e, usando e godendo delle creature in verta’ e libertà di spirito, viene introdotto nel vero possesso del mondo, quasi al tempo stesso niente abbia e tutto possegga:
“...tutto, infatti, è vostro; ma voi siete di Cristo, Cristo di Dio”
(1 Cor. 3,22-23)  Gaudium et Spes nr. 37


Questi orientamenti di fondo li cogliamo nella dottrina di Toniolo. Per questo e' bene u n confronto di Toniolo cn Il Vaticano II.


Toniolo e il Vaticano II.
Toniolo spesso sembra straordinàriamente vicino alla teologia del Concilio Vaticano II (1).
Il concilio insegna che la chiesa proclama una parola che si fa carne(2).
Questa questo compito della Chiesa impegna la Chiesa stessa ad essere attenta ai temi che le condizioni storiche e ambientali rendono particolarmente attuali e urgenti: sono quei segni storici che Dio usa nella sua pedagogia per parlare ai popoli (3). La Chiesa, popolo in cammino (4), ordinato, guidato e impegnato nella storia umana , deve rivolgersi all'uomo nel quiora, secondo il significato pregnante della storia. La Chiesa è l'incarnazione di Cristo(5), sicché per mezzo di essa, Egli si unisce in certo modo ad ogni uomo(6). Ma la Chiesa renderà presente Cristo agli uomini, ai popoli  inseriti nella storia, specialmente nelle mutue relazioni con essi(7) e nella attenzione agli appelli che la storia le rivolge(8).  
 Solo così si compie interamente il disegno divino di potenziare ogni valore umano e renderlo pienamente realizzato (9), incarnato nella vicenda umana: è allora infatti  proprio nell’uomo che si ricapitola ogni cosa in Gesù Cristo,che e’ il solo ponte tra Dio e l'uomo.
Un ricco nucleo  di queste idee è in Toniolo. Questa pensiero teologico è stato già colto in qualche modo da Toniolo, la cui dottrina sulla Chiesa e l'azione umana creatrice, sulla civiltà e il Vangelo, sull'impegno dell'uomo e e la forza che riceve dall'Eucaristia, sulla fede e la vita, sulla storia e il progresso, sulla storia e i momenti chiave di essa, rspecchia questo costante rapporto e tensione: rendere Cristo presente all'uomo attraverso un impegno relazionale. Il Cristiano infatti per Toniolo aperto e vigilante (docilità), attento al momento storico(uomo del proprio tempo), attento alle necessità del suo tempo e alle indicazioni (segni) che gli vengono dalla storia illuminata dall'auto-revole annuncio del Vangelo, con un compito personale(coordinato a quello comunitario) mettere a frutto ( e cio’ e’ per lui un dovere) i doni ricevuti in forma originale( democrazia e organismi e gruppi sociali organici) per rassomigliare a Cristo che venne per servire e non per essere servito, riconducendo così tutta la realtà (dall'individuo alla società) a Cristo, e giungendo da Cristo a Dio  Padre(civiltà finale).

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(1)Cfr. soprattutto la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo "Gaudium et Spes":G.S. 24;25,26,27,29,30;31 a;31 c; 32 a,c-e ;Parte prima, cc.III-IV; 58, 59 c; 62 a; 63 a;63 c,e;64;65 a,b;68 a,b,c;69 e;71 e; 71 f;72;73 b,d,e; 74 a,b,c,d,f;75;76 b,c,f;78 a,b; 84 c;85 a; 86; 89 a;90 c;92 a;93 a.
(2)          D.V. 7.
(3)          D.V. 2;15. RdC 15.
(4)         L.G.  9 c.
(5)         A.G. 3 b
(6)         G.S. 22 b
(7)         RdC   96 
(8)         G. S.  4  a
(9)         G.S.   11.              



domenica 30 luglio 2017

Invito alla sociologia bianca

Invito a TONIOLO





Da l’Avvenire del  9 luglio 2017…

Dalla Lettera di  Franco Monaco deputato del Pd al Direttore di l’Avvenire…:

Chi volesse prendere sul serio la testimonianza e la lezione di Bianchi e non contentarsi di celebrarne le virtù non potrebbe omettere di tematizzare un problema genuinamente politico. Il seguente: la scomparsa della rappresentanza politica del cattolicesimo sociale. Del 'sociale bianco', come egli usava dire. Un signor problema. Chi abbia un po’ di memoria storica conosce il rilievo politico di quell’universo di valori e di esperienze associative. Basti menzionare qualche sigla: Cisl, Acli, cooperazione sociale, associazioni professionali di ispirazione cristiana. Un tempo esse avevano rappresentanza nei partiti e nelle istituzioni, esprimevano personalità politiche e di governo di primissimo piano. Difficile negare che oggi non sia più così.”

Dalla risposta del Direttore di Avvenire…:

„I cattolici italiani, caro Monaco, sono oggi impegnati anima e cuore nel 'sociale', dove riconoscono Cristo in chi ha fame e sete, è nudo, ammalato, carcerato, straniero. La domanda che bisogna proprio farsi è perché non amino più dello stesso amore anche l’impegno più precisamente e decisamente 'politico'.”

…all’invito di leggere piu’ a fondo Toniolo Giuseppe Beato:

...


Oggi


" L'autorità, familiare e politica, e tutta l'organizzazione sociale non è più sentita come un'emanazione diretta del divino, quindi come qualcosa di sacro e di intoccabile, ma piuttosto come un servizio indispensabile alla società, dalla quale viene limitata, controllata e anche cambiata, quando sia utile o necessario.
   
In virtù della socializzazione sempre crescente, l'uomo moderno viene a conoscere che i valori fondamentali della persona umana sono vissuti in forme diversissime secondo le diverse situazioni. Perciò gli stessi valori morali e i sistemi di valori che reggono la vita sociale non sono più sentiti come riflesso di un ordine eterno, come sacri, come totalmente fissi e immutabili, o, al contrario, sono vissuti piuttosto come fortemente condizionati e mutevoli secondo il ritmo dei cambiamenti socio-culturali della storia, come compito che l'umanità va scoprendo e realizzando in forme sempre nuove e diverse” (1).

Ad una tale visione della realtà sociale, umana e dei valori morali, che cosa mai potrà dire Toniolo?


E' un pensiero che mi sono posto quando, affrontando lo studio di Toniolo, mi è parso di fare dell'archeologia… Eppure ho trovato la risposta nella ricchezza del pensiero pacato di questo autore: egli ripone in ordine le aspirazioni migliori di tutti noi, che viviamo in un'epoca nuova: ci dona dei principi validi che soddisfano meravigliosamente la nostra ricerca di un mondo più umano, più responsabile, più libero, più storico, più nostro; 
ci lascia inoltre grande libertà di movimento, appagando così la nostra viva istanza di non negare un passato, li' ove esso fu valido, e di un avvenire, li' ove esso si prospetta migliore di un presente  che si fa.

Toniolo ci insegna.


L’autorita’ famigliare e politica, e tutta l'organizzazione sociale non è un'emanazione diretta del divino (2), pur essendo fermamente collegata e animata da Dio.

 Nessuna strutturazione sociale è sacra e intoccabile, va anzi ricreata nella sua forma   migliore, purché sia realmente al servizio dell'uomo; 
l'autorità stessa deve essere fortemente espressiva, ma eminentemente remissiva: espressiva del servizio di carità e giustizia che essa presta alle persone, remissiva per il rispetto dovuto alla libertà umana e quindi all'autonomia della persona, alla priorità della società sullo stato e dei valori superiori su quelli inferiori.

La forma politica, l'organizzazione sociale stabile nei suoi elementi strutturali e’  tuttavia talmente lontana dall'essere considerata intangibile nella sua realizzazione formale, che Toniolo nega la necessità di questo o quel tipo di potere politico, nega la necessita’ ineluttabile di una organizzazione sociale standardizzata; ma tutti, potere o autorita’ politica e  organizzazione sociale accomuna sotto l'espressione di democrazia; e questa sola sostiene come vera garante di autentica autorità politica e di organizzazione sociale, che corrisponda alla libertà creativa, autonoma, organica e quindi sociale dell'uomo. 

Sostiene che l’uno e l’altra (potere politico  e organizzazione sociale) deve attuare la sua forma e volto democraticamente secondo il tipo di cultura, secondo l'opportunità dei segni dei tempi della storia e il momento circostanziale della storia nel rispetto della persona umana e dei suoi intangibili valori illuminti da Cristo (3).

Esige inoltre che la democrazia del potere politico e dell’organizzazione sociale nasca da quella democrazia che è promossa dalla persona rigenerata da Cristo e animata dal suo Vangelo.

I valori umani della persona trovano un eccezionale significato nella sua visione del mondo, dei gruppi sociali, civili (stati), economici, politici (governi); e, per ciascuno di quei valori, egli riconosce la legge della crescita e la legge della loro esistenza nella storia. 
Questo significa che, per lui, è necessaria una maniera diversa di vivere quei valori, a seconda delle diverse situazioni. Basti pensare alle sue esortazioni rivolte ai giovani di saper attendere, docili al magistero, la maturazione dei tempi della storia.

 Sostiene tuttavia non essere ammissibile la negazione dei valori, o l'accettazione di una loro eclissi: formano infatti un elemento sostanziale della persona e della stessa civiltà. 
E forse solo in questo c'è un forte contrasto tra il pensiero di TonioIo e la tendenza del mondo moderno. Quest'ultima infatti vuol gettare l'ombra dell'insignificanza su ciò che è l'anima del progresso, quando sostiene che i valori umani sono mutevoli. 

Toniolo invece accetta la posizione storico-esistenziale dell'uomo (4) e il suo forte condizionamento dovuto al ritmo della storia, al progresso e al regresso della civiltà nel compito rischioso e responsabile dell'uomo che tende a un futuro di civiltà superiore; nega tuttavia che non ci siano valori umani autentici ed intaccabili dalla storia, che questi valori siano soggetto di corruzione; ripropone anzi, al culmine di ognuno di questi valori veraci ed inalienabili, la loro perennità.

Toniolo infine pone al vertice, nella scala dei valori inalienabili, e come anima di ognuno di essi e della molteplice attività umana il Vangelo.

 In questo modo, pur riconoscendo di poter riscontrare nel pensiero di Toniolo imperfezioni e limiti, plausibili con il tempo in cui visse, 
la dottrina di Toniolo si afferma, così, come una parola costruttiva per un mondo nuovo; essa conserva in sé la ricchezza e la giovinezza di Colui che ha detto: "Io sono il Principio e la Fine"(5).

A questa grande personalita' culturale merita ancora di volger il pensiero, lo studio e l'attenzione anche nelle nostre dispute verbali o mediatiche. Merita molto di piu' incarnarne il pensiero nella storia sociale, civile, politica.





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(1) J. RAMOS-REGIDOR, Il sacramento della penitenza,Torino,Elledici,1971, p.74.
(2) La realizzazione dell'ordine sociale e il suo sviluppo ci è presentato come opera d'uomo, e, in esso, l'autorità è delineata come espressione della comunità umana che guarda a Cristo obbediente al Padre e che si lascia docilmente responsabilizzare da Dio fonte ultima e termine supremo di ogni valore umano e quindi anche dell'autorità.
(3) Toniolo non cerca la restaurazione sociale cristiana, ma la strutturazione sociale cristiana. Lo stesso cristianesimo non ha la soluzione di universale validità, ma offre le condizioni per una responsabile riorganizzazione sociale veramente umana. Toniolo parla chiaramente di palingenesi sociale, pur trattando dell'ordine sociale cristianamente attuato in passato. E se Toniolo afferma che certe strutture sociali "possono" rimanere intatte, afferma pure indirettamente che "possono" mutare, e asserisce direttamente che lo 'debbono', qualora siano al di fuori dello spirito cristiano. ( G. TONIOLO, Lettera a mons. E. Bonincontro: O.O., serie VI, vol. 3, pagg.78-79; id., Dell’odierno indirizzo delle scienze sociali…: O.O., serie 2, vol. 2, pag. 417).
E’ interessante la vicinanza dell'atteggiamento di Toniolo con ciò che dice la costituzione Gaudium et Spes: G.S. 63,e.
 (4) E in ciò si nota l’influsso del suo studio della filosofia e sociologia della giovinezza: anche se positivista’
(5) Se si possono riscontrare limiti nella sua opera, possiamo indicare un certo conformismo alla mentalità cattolica del suo tempo, che riproponeva strutture ormai antiquate, o strutture di classe troppo acculturate; una concezione un po' trionfalista della Chiesa nei confronti della verità, un intransigentismo talora spiccato verso chi non possiede con soddisfacente pienezza la verita’…Concezione oggi riveduta nella Chiesa stessa:G.S. 43,c; 44; (cfr.: E.PASSERIN D’ENTREVES, La spiritualita’ di G. Toniolo e il cattolicismo veneto: Venezia nell’unita’ d’Italia, Firenze, Sansoni, 1962, p. 68, 84; G. TONIOLO, Programma della rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie: O.O., serie IV, vol 3, pp.136-139, ove appaiono gli elmenti indicati, sia nelle aspirazioni che nel programma di azione di Toniolo).

(6) Apoc. 22,13; G.S. 45