I tempi stringono.
E ora?
Diceva il Card Tettamanzi al Parroco di Pieve di Soligo , li' nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura a Roma, era il 29 aprile c.a.:
- Speriamo che ora con Toniolo Beato non succeda quello che e' successo per altri Beati. Si e' fatto tanto per arrivare alla Beatificazione e poi tutto e' finito li'...
La speranza e' dunque che non ci si fermi. Siamo alla porta. Apriamola!
Dobbiamo presentare ora la figura di Toniolo al mondo, farla conoscere, studiarla meglio, imparare di piu' da lui. I tempi sono maturi per coglierne il messaggio e far fruttare la Dottrina sociale della Chiesa in iniziative antiche e nuove, in una vita cristiana rinnovata e feconda nel campo dell'apostolato, in campo sociale e politico, nei settori dell'attivita' umana,... alla luce di questa figura di Beato.
Io ci sto.
venerdì 1 giugno 2012
lunedì 7 maggio 2012
Beatificazione
Ricordi.
28 aprile 2012.
Nelle due Diocesi sorelle, quella di Treviso e
quella di Vittorio Veneto fervono i preparativi per il pellegrinaggio e la
partecipazione alla Beatificazione del venerabile Giuseppe Toniolo che si
effettuerà domani alle ore 10,30 nella Basilica di San Paolo fuori le mura a
Roma.
Ieri, 27 aprile, il Vescovo di Treviso mons.
Gianfranco Agostino, nella celebrazione della solennità di San Liberale,
patrono della Diocesi, ha fatto una predica solenne nella quale parlando di San
Liberale ha voluto affiancare alla grandezza spirituale del santo Patrono la
figura del venerabile Toniolo esprimendo il centro vitale della loro
spiritualità ed azione di vita: Gesù fondamento della Vita e della Storia,
centro del mondo e di ogni autentico progresso. Egli affermava che San liberale
nella semplicità della sua condizione sociale ha vissuto questa convinzione e
l'ha attuata in ogni momento della sua vita, così Toniolo nella grandezza del
suo sapere e del suo impegno sociopolitico e civile da vero laico cristiano e
da esemplare sposo e padre ha vissuto questa realtà di fede. Asseriva pertanto
il Vescovo che entrambi dimostrano così la semplicità dell'essere
all'altezza della propria fede e promotori di essa in ogni condizione umana.
In realtà come
fu per i grandi Santi della Storia passata, la figura di Toniolo, con il suo pensiero fornisce una
teologia della storia in cui inserire l’ascesi sociale, cioè l’apostolato
mirante alla restaurazione di una civiltà cristiana. Questo pensiero del futuro
Beato si allinea alla speranza, alimentata dalla promessa di Fatima —
"Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà" —, di una grande
conversione e di un tempo storico di trionfo della Chiesa cattolica. Il
Cristianesimo da lui vissuto con ferma coerenza e da lui proposto
attraverso il suo pensiero ed azione, prepara gli eroi che schiacceranno
l'indifferentismo distruttore, i santi missionari dei "tempi ultimi"
che lotteranno per la realizzazione del regno di Cristo.
Il cammino del novello Beato incomincio' dal Fonte Battesimale
e si arricchi' nella vita cristiana della citta' natale:




... nella casa in cui crebbe, nella chiesa in cui prego' e si accosto' alla Mensa Eucaristica.
... Di tappa in tappa sali' fino alla Croce di una vita tutta dono a Dio, alla Chiesa, alla famiglia con la sua sposa Maria Schiratti, per aprirsi ai giovani ed all'umanita' inquieta, lasciando a tutti il dono della sua fede, del suo impegno sociale e umano, della sua scienza e conoscenza, del suo esempio e del suo sacrificio; dalla Croce alla gloria degli onori degli altari, perche' risplenda Cristo nel mondo.
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martedì 1 maggio 2012
Il Beato Giuseppe Toniolo
"Il suo messaggio è di grande attualità, specialmente in questo tempo: il Beato Toniolo indica la via del primato della persona umana e della solidarietà."
Egli scriveva:
'Al di sopra degli stessi legittimi beni ed interessi delle singole nazioni e degli Stati,
vi è una nota inscindibile
che tutti li coordina ad unità,
vale a dire il dovere della solidarietà umana" (Benedetto XVI.mo).
1 maggio 2012
Noi Salesiani ricordiamo e celebriamo festosamente questo Beato anche perchè è uno dei primissimi Cooperatori Salesiani. Certamente egli non si diceva un salesiano cooperatore, come si dice adesso, ma affermava di sè ed era di fatto un "cooperatore " salesiano come Don Bosco voleva.
Consapevole di non poter fare molte pratiche di pieta', volle iscriversi ai Cooperatori salesiani.
Le cose andarono cosi'....
"Egli aveva desiderato di entrare nel terz'Ordine carmelitano, ma, avendo provato per un mese a recitare l'ufficio della Madonna, come sarebbe prescritto, non vi riuscì mai per la ristrettezza del suo tempo, ed allora desistette dal proposito, consolandosene al pensiero di essere invece cooperatore Salesiano; «ciò abbraccia» diceva, «tutti i terz'Ordini e tutte le indulgenze».
Era entusiasta dei Salesiani, e si capisce. Un giorno s'era imbattuto con Don Bosco all’Arcivescovado di Pisa e il sostenitore dei diritti degli umili e l'educatore dei figli del popolo s'erano subito intesi. Non si può pensare senza fremere di commozione all’incontro di questi due uomini di Dio, chiamati per vie diverse a farlo regnare nella società, di questi due geni divinatori dei bisogni moderni e dei nuovi sentieri dell'apostolato, di questi due italiani, che, lavorando per Gesù Cristo e per il suo trionfo, procurarono il bene d'Italia più di tanti uomini politici. All'udire che insegnava economia politica, Don Bosco gli aveva detto celiando: «Bravo, bravo, venga qui e m'insegni un po' d'economia, ne ho tanto bisogno!». L'animo di Toniolo era in festa per quell’incontro, ed egli incitò il sant'Uomo a mandare i Salesiani a Pisa.
«Ora», rispose Don Bosco, «ho la Patagonia, che mi chiede aiuti speciali e missionari».
«Creda», insistette Toniolo, «che Pisa è proprio una vera Patagonia».Don Bosco poco dopo mandava i Salesiani a Pisa. Toniolo esultante si iscrisse subito tra i cooperatori, e aperse la sua casa ai primi visitatori, tra i quali un giorno poté ospitare anche il santo successore di Don Bosco: Don Rua."(Elena Da Persico, La vita di Giuseppe Toniolo, p. 54).
Nulla meglio dell'amore ai giovani nobilita le fatiche educative.
Toniolo amava i giovani da buon salesiano cooperatore .
Egli scriveva nei suoi "Scritti spirituali":
Devo "aver massima cura dei miei discepoli, trattandoli come sacro deposito, come amici del mio cuore, da dirigere nelle vie del Signore. Non lasciarmi guidare nelle mie azioni o nel mio contegno verso di loro da alcun motivo di amor proprio, ma solo dalla carità e dalla gloria di Dio".
Bellissimo è il termine usato nei confronti dei suoi giovani: "Amici del mio cuore"!
Le sue lettere indirizzate ai giovani sono una miniera ancor oggi.
Una miniera di spirtualita' e una ricchezza per la direzione spirtuale di tanti giovani.
Chissa' che qualcuno non le voglia rendere pubbliche stampandone stralci in un volume di spiritualita'giovanile...
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sabato 14 aprile 2012
A Pieve di Soligo (TV) il Ministro Ornaghi ha ricordato Toniolo
Cominciamo a cogliere i valori del grande studioso, sociologo e cristiano..
Punti salienti che pongono in luce una visione corretta di Toniolo sono stati affermati dal ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi in una conferenza tenuta a Pieve di Soligo al teatro Careni il 26 marzo c.a. con queste idee:
- Toniolo ci da' con la sua vita una lezione attualissima nel rifiuto della rassegnazione con un forte invito alla speranza e all'azione.
Al pessimismo che porta alla rassegnazione del lasciare le cose come stanno, Toniolo scuote con il suo pensiero, soprattutto con la sua sollecitazione ad agire, a fare, a creare , ad associarsi, ad applicare concretamente il criterio di sussidiarieta'. Toniolo rifiuta il rimpianto, che fa perdere l'impegno, la rassegnazione, che disperde le energie. Il suo pensiero diviene con la sua vita una spinta continua e piena di speranza all'azione.
- Come primo grnade economista e politologo cattolico, afferma una politica genuina ed efficace: quella che non opprime la societa', ma ci lavora dal di dentro per renderla efficiente, migliore, umana.
- Presentando la democrazia come un valore irrinunciabile, non cade nell'equivoco di svilirla e renderla un fantasma di se' stessa, risolvendola in procedure ed in competizioni tra partiti.
In Toniolo c'e' una concezione altissima e validissima di democrazia. Oggi abbiamo perso il calore della parola di democrazia, quel calore che vibrava in chi la sosteneva. L'abbiamo perso soprattutto perche' consideriamo la democrazia soltanto sul versante politico. Toniolo la vedeva, invece anche e soprattutto, su quello sociale.
"In questo senso Toniolo parlava spesso di una democrazia cristiana, cioe' di una democrazia che doveva trovare nei principi cristiani la forza del suo sviluppo".(1)
----------------
(1) vedi Francesco Dal Mas, Fu un uomo di azione e speranza: L'Azione, 1 aprile 2012, pag.11.)
vedi pure , Anteprima: Toniolo al cuore della politica: http://www. Avvenire. it, 15 aprile 2015,
ove tra l'altro si dice:
"In particolare, per la tempestività e la precisione con cui Toniolo vede legate in modo interdipendente – oltre che indissolubile, se si tiene ben presente la naturale “socialità” dell’essere umano – le vicende della moderna economia di mercato e quelle della democrazia. La cooperazione, e in specie il “credito popolare”, di un tale nesso fra democrazia ed economia sono una delle garanzie più stabili e stabilizzanti; sono uno dei fattori più importanti e decisivi. Senza cooperazione (senza sussidiarietà e solidarietà, diremmo oggi), la democrazia non può che essere in affanno. Lo è rispetto allo sviluppo economico e a ogni sistema di welfare, anche quando non sia intollerabilmente onnivoro e falsamente eguagliatore".
Ed ove si propone Toniolo come esempio per l'uomo di cultura che attraverso la scienza e la fede vuol arrivare alla sapienza. E lo si pone in parallelo con il pensiero e la figura di Newmann.
Punti salienti che pongono in luce una visione corretta di Toniolo sono stati affermati dal ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi in una conferenza tenuta a Pieve di Soligo al teatro Careni il 26 marzo c.a. con queste idee:
- Toniolo ci da' con la sua vita una lezione attualissima nel rifiuto della rassegnazione con un forte invito alla speranza e all'azione.
Al pessimismo che porta alla rassegnazione del lasciare le cose come stanno, Toniolo scuote con il suo pensiero, soprattutto con la sua sollecitazione ad agire, a fare, a creare , ad associarsi, ad applicare concretamente il criterio di sussidiarieta'. Toniolo rifiuta il rimpianto, che fa perdere l'impegno, la rassegnazione, che disperde le energie. Il suo pensiero diviene con la sua vita una spinta continua e piena di speranza all'azione.
- Come primo grnade economista e politologo cattolico, afferma una politica genuina ed efficace: quella che non opprime la societa', ma ci lavora dal di dentro per renderla efficiente, migliore, umana.
- Presentando la democrazia come un valore irrinunciabile, non cade nell'equivoco di svilirla e renderla un fantasma di se' stessa, risolvendola in procedure ed in competizioni tra partiti.
In Toniolo c'e' una concezione altissima e validissima di democrazia. Oggi abbiamo perso il calore della parola di democrazia, quel calore che vibrava in chi la sosteneva. L'abbiamo perso soprattutto perche' consideriamo la democrazia soltanto sul versante politico. Toniolo la vedeva, invece anche e soprattutto, su quello sociale.
"In questo senso Toniolo parlava spesso di una democrazia cristiana, cioe' di una democrazia che doveva trovare nei principi cristiani la forza del suo sviluppo".(1)
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(1) vedi Francesco Dal Mas, Fu un uomo di azione e speranza: L'Azione, 1 aprile 2012, pag.11.)
vedi pure , Anteprima: Toniolo al cuore della politica: http://www. Avvenire. it, 15 aprile 2015,
ove tra l'altro si dice:
"In particolare, per la tempestività e la precisione con cui Toniolo vede legate in modo interdipendente – oltre che indissolubile, se si tiene ben presente la naturale “socialità” dell’essere umano – le vicende della moderna economia di mercato e quelle della democrazia. La cooperazione, e in specie il “credito popolare”, di un tale nesso fra democrazia ed economia sono una delle garanzie più stabili e stabilizzanti; sono uno dei fattori più importanti e decisivi. Senza cooperazione (senza sussidiarietà e solidarietà, diremmo oggi), la democrazia non può che essere in affanno. Lo è rispetto allo sviluppo economico e a ogni sistema di welfare, anche quando non sia intollerabilmente onnivoro e falsamente eguagliatore".
Ed ove si propone Toniolo come esempio per l'uomo di cultura che attraverso la scienza e la fede vuol arrivare alla sapienza. E lo si pone in parallelo con il pensiero e la figura di Newmann.
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Studi e pensiero
mercoledì 4 aprile 2012
Cristianesimo e civilta'
C
(schede)
La via storico-vitale del Cristianesimo nel risanamento della societa' e nella sua rigenerazione o palingenesi.
"Il Cristanesimo trasse la verita' liberatrice" dell'uomo e della societa' "dalle sublimnita' del sovrannaturale rivelato".
"Inizio' l'opera risanatrice mediante una istituzione, la Chiesa".
"Sprigiono' dal seno dell'umana convivenza energie affatto nuove per la loro efficacia morale-religiosa e per la loro fonte e direzione", le quali "salivano su dall'uomo interiore e dai primi filamenti della vita sociale".
Il che significa che il Cristianesimo storico presento' la Verita' fondata sulla Parola di Dio vivente, che si rivelo' e manifesto' storicamente in Gesu'. Rigenero' l'uomo interiore e gli elementi costitutivi della vita sociale. Raduno' i credenti in " una istituzione originale": la Chiesa (p.18).
Di qui scaturi' una energia di compenetrazione della Religione nella vita civile e politica dei popoli, la cui origine prima fu, dunque, il Vangelo (p.19).
Il Vangelo risulta allora l'energia storico-vitale operante nella realta' attraverso il Cristianesimo storico. Esso, attraverso la storia opera sulla societa' producendo frutti di civilta' perenne.(1)
C
(schede)
L'efficacia del Cristianesimo
percorre la via della vita cristiana intesa come carita' integrale vivente.
Egli dice infatti:
"La carita' completa e non surroga la giustizia". Ma la giustizia senza la carita' non risana e forse aspreggia (rende aspre) le piaghe sociali." La carita' e' come "il sangue dispensatore della vita". ..."Gli alti ideali, i vigorosi impulsi, la diffusione perenne dell'incivilimento si allenterebbero, verrebbero meno con lo spegnersi del fuoco sacro della carita'"
... Del resto, un'ora suprema s'avvicina, ed e' quella in cui il Cattolicesimo con il Pontificato affrontera' la nuova invasione barbarica del socialismo e sciogliera' novellamente in Cristo e per Cristo tutti i problemi sociali. Ma si richiede una inondazione di amore. Quel giorno segnera' il trionfo della Chiesa e del Pontificato..."(2).
Il Cristianesimo e' dunque la forza vera e autentica che puo' operare efficacenmente nella societa', per ricomporla, risanarla e rinnovare le sue energie creatrtici di civilta' rendendole perenni. Esso si attua e si esprime atteraverso la vita qualificativamente cristiana, che si presenta come una "inondazione di amore" nel mondo.
Al mondo, che attende la soluzione dei problemi sociali-umani dalla sola giustizia e dall'uomo, fattosi guida a se stesso, Toniolo dice con chiarezza
che l'unica soluzione e' data dalla giustizia animata e completata dalla carita';
che la vera soluzione che salvera' la societa' e' quella costituita dai cristiani, che, in una comunita' di fede e di vita gerarchicamente servita e guidata e illuminata, nella Chiesa, attuano pienamente il segno additato da Cristo per riconoscere i suoi discepoli: " la figlia primogenita della fede (p.451): la carita'.
A chi rivendica la soluzione dei problemi sociali e di civilta' nel potere e nella forza della violenza o della rivoluzione e dei loro metodi, Toniolo dice che la soluzione sta nei Cristiani autentici e che i metodi non sono una "inondazione di sangue", ma in una "inondazione di amore".(3)
E' cosi' che il Cristianesimo presuppone la realta' umana e i suoi valori, ma li permea e li rende fecondi.
Il Cristianesimo storicamente permea i valori umani e li eleva al di sopra di ogni contingenza storica e li infutura in un modo di essere sovra storico e sovra temporale.
Il Cristianesimo storico permeando i valori umani permea pure la societa' che in esso (Cristianesimo) si trovera' non solo a suo agio, ma rigenerata in meglio.
Esso, permeando in modo speciale i valori di altissimo significato: ragione, responsabilita', liberta', da cui scaturisce il diritto internazionale, avvalora giustifica, rende doveroso e da' solidita' perenne allo stesso diritto internazionale rendendolo universale.
Ne consegue inoltre che il valore di democrazia sostenuta dal carattere di fraternita', trova forza maggiore dalla paternita' divina sostenuta dal Cristianesimo che unisce ed eleva ciascuna persona e tutti i popoli, "a qualunque scuola o partito" appartengano.
E' per questo che
se ami la societa' umana nella sua forma democratica, non puoi dire se non che essa non puo' non essere cristiana.
Se ami la civilta' umana, non puoi dire se non che essa deve essere cristiana(4).
C
(schede)
La Chiesa poi e' l'organismo vivente del Cristianesimo storico.
Ora, "il Cristianesimo non e' la forma piu' eletta del popolo civile, nelle eta' passate, ma e' la civilta' tutta quanta, la civilta' di ieri e quella di domani:
"tutto il bene di ieri, di oggi e di domani e' nel cristianesimo".
E' cosi' che il Cristianesimo storico non si riduce ad un fatto di civilta' passata.
Il Cristianesimo infatti e la civilta' che lo esprime si va progressivamente realizzando secondo una linea ben chiara ed un contenuto ben determinato gia' precostituito e virtualmente sempre presente, ma concretamente ancora implicito e quindi necessitante di progressiva esplicitazione.
Cio' condiziona la Chiesa, organismo del Cristianesimo, a dover fare continua revisione di se' per rendersi conto se attua cio' che possiede ed e': "la civilta' di ieri e quella di domani".
Se poi " tutto il buono di ieri, di oggi di domani e' nel Cristianesimo" ne segue che
C
(schede)
La Chiesa, che e' da intendersi nella globalita' di realta' organica e gerarchica del Cristianesimo storico, custode essa stessa del Cristianesimo, mediante "la fede, informatrice della morale", opera, 'nell'esercizio costante della sua autorita' dottrinale e pratica in ordine alla rivelazione ed ai suoi fini soprannaturali"
" a quotidiano contatto della ragione e della coscienza dell'uomo e delle nazioni".
Diviene cosi' un coefficiente intrinseco della civilta' ed " un coefficiente bensi' estrinseco, ma profondo e continuato della formazione e del progresso della scienza, sicche' tutto cio' che nella fede e' virtu' operativa, si riflette sull'attuazione della civilta' storica , "merce' il connubio della fede divina e del sapere umano" , connubio operato dalla Chiesa e riversato nell'azione umana.(5)
La Chiesa in questo suo compito, influsso e azione nella storia della civilta', assume una funzione di guida che oltrepassa la durata storica dei mezzi e delle energie naturali, per cui essa si presenta di fronte ad esse sempre libera, capace di disporne e di farne a meno, capace di opporsi e di vincerle.
Il suo oltre-potere o la sua efficacia e' il divino presente in essa; e' il suo persistere nella storia nonostante le vicissitudini umane e il flusso dei fatti storici.
D
(schede)
Dio, per Toniolo, e' il Dio della storia, Cristo e' l'alfa e l'omega della Storia, il vertice della civilta' umana; percio' non vi puo' essere civilta' che non sia cristiana e non si puo' arrivare alla civilta' senza la Chiesa"organismo del Cristianesimo".
Egli afferma di conseguenza che "il pensiero cristiano e' l'essenza della civilta', di qualunque vera civilta' " e che" non c'e' idea bella e sana e sublime che non si isterilisca se non e' passata attraverso le viscere feconde del popolo" di Cristo(6).
D
(schede)
Se la democrazia e' certamente legge per l'incivilimento, la Chiesa la persegue, tuttavia senza legarsi a nessuna direzione...: per lei democrazia non va ne' a Mosca, ne' a Roma, ma verso la conformita' alla vera civilta', che e' quella cristiana, la cui legge e' l'amore del Padre in Cristo (7).
-----------------
(1) G. Toniolo, Problemi ed ammaestramenti sociali dell'eta' Constantiniana, 1913:
Opera Omnia, serie 1, vol 1, pp. 18-19.
(2) G. Toniolo,Per la storia della carita' in Italia,1893:Opera Omnia, serie 1, vol.4, p.453.
(3) G. Toniolo, op. cit, p. 453.
(4)G. Toniolo, Lineamenti di un istituto cattolico di diritto internazionale, 1917: Opera Omnia, Serie 4, vol.3, p.205.
(5) G. Toniolo, Indirizzi del sapere contemporaneo e la Chiesa, 1911: Opera Omnia, Serie 5, vol.2, pp.192. 206. -
(6)G. Toniolo, Parole di apertura delle giornate sociali di Milano, 1907: Democrazia Cristiana. Concetti ed indirizzi, vol 2: Opera Omnia, Serie 3, vol. 3, p. 307. Potrei dire che questa e' la base teologica, indicataci da Toniolo, per il cosidetto `Cristianesimo anonimo`, che tuttavia apre la via alla salvezza eterna.(Gaudium et Spes c.IV)
(7) G. Toniolo, Democrazia cristiana, Concetti e indirizzi, vol 1: Opera Omnia, Serie 3, vol. 2, pp.135-136.
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Civilta' e Cristianesimo
C
(schede)
La fede cristiana, nella sua realizzazione storica della Parola di Dio, e' un credo efficace storico, vivente, che si identifica con la Chiesa ed opera nella societa' attraverso i suoi membri, mettendo in mostra un fatto storico creativo e sorprendente: il Cristianesimo fattore di civilta' perenne e percio' stesso civilta' cristiana.
Dice infatti Toniolo:
Il "cristianesimo storico vivente", frutto del "sovrannaturale divino rivelato e sua evoluzione storica perfetta", "nel suo cammino millennario, dietro la guida luminosa della fede, rinnovo' le idee, il sentire, il costume, il diritto, le istituzioni private e pubbliche, l'ordine sociale, il genio delle nazioni, la solidarieta' universale degli umani, riuscendo infine a generare quell'unica civilta' perenne, indefinitamente progressiva, che reca con se' il germe e il succo della immortalita', qual e' la civilta' cristiana."(1)
--------------
(1) G. Toniolo, Il dovere dei giovani, 1915 : Iniziative culturali e di Azione Cattolica, Opera Omnia, Citta' del Vaticano, 1951, Serie 1, vol.4, p. 468.
(schede)
La fede cristiana, nella sua realizzazione storica della Parola di Dio, e' un credo efficace storico, vivente, che si identifica con la Chiesa ed opera nella societa' attraverso i suoi membri, mettendo in mostra un fatto storico creativo e sorprendente: il Cristianesimo fattore di civilta' perenne e percio' stesso civilta' cristiana.
Dice infatti Toniolo:
Il "cristianesimo storico vivente", frutto del "sovrannaturale divino rivelato e sua evoluzione storica perfetta", "nel suo cammino millennario, dietro la guida luminosa della fede, rinnovo' le idee, il sentire, il costume, il diritto, le istituzioni private e pubbliche, l'ordine sociale, il genio delle nazioni, la solidarieta' universale degli umani, riuscendo infine a generare quell'unica civilta' perenne, indefinitamente progressiva, che reca con se' il germe e il succo della immortalita', qual e' la civilta' cristiana."(1)
--------------
(1) G. Toniolo, Il dovere dei giovani, 1915 : Iniziative culturali e di Azione Cattolica, Opera Omnia, Citta' del Vaticano, 1951, Serie 1, vol.4, p. 468.
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Associazionismo
A
(scheda)
L'associazionismo operaio in Toniolo.
Una delle
sue accuse all'assetto sociale del capitalismo liberista riguardava
l' "atomizzazione" della società. Una società formata da individui
isolati dove il più forte inevitabilmente dominava. Bisognava ricostruire la
compagine sociale.Ma se si esclude la violenza della rivoluzione e la lotta di
classe, come ottenere questi obiettivi? La via per giungervi, secondo il
Toniolo, non era certo la rivoluzione civile e neanche tanto l'intervento dello
Stato, che non escludeva, ma l'iniziativa dei soggetti interessati, lavoratori
e proprietari, che si dovevano associare per poter creare dei soggetti capaci
di stabilire giusti contratti, validi per tutti e rapporti socio-politici
costruttivi. L'intervento dello Stato era necessario, ma per sancire a
livello legislativo ciò che era stato raggiunto dalle iniziative che partivano
dalla base. Fu questo il punto sul quale egli insistette maggiormente.
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venerdì 17 febbraio 2012
Se io potessi dipanare la questione….
Se io potessi dipanare la qestione, scriverei al prof. Giampiero Moret:
“ Carisimo professore, forse il pensiero e l’opera del Toniolo va rivalutata un po’ di piu’ di quello che leggo nell’Azione.
Le pagine che scrive sull’Azione sono molto belle e danno un quadro storico molto chiaro, lineare e preciso, ma non mancano a mio giudizio delle sviste di interpretazione e di approfondimento del pensiero e dell’opera di Toniolo.
Molto buona la sua interpretazione dell’associazionismo nel concetto di Toniolo, ma mi sembrano deboli alcune affermazioni che riguardano l’interpretazione del concetto di politica come azione puramente partitica e le affemazioni che riguardano il mancato impegno pre-politico del Toniolo. A me non sembra poi che si possa dire che l’ opera sociale del Toniolo si sia riservata solo all’ appoggiare la Gerarchia , quasi dimenticando tutto cio’ che ha fatto Toniolo per i giovani universitari e per la loro preparazione a quel domani politico che Don Sturzo inizio’ con vigore ed impegno, quello stesso Sturzo che diceva: “Se Toniolo vivesse, sarebbe uno dei nostri!”. Quel Toniolo che De Gasperi, come tanti altri universitari, ebbe come animatore ed ispiratore nei raduni estivi a Vezza d.Oglio.
Ma vediamo insieme anche qualche idea sulla democrazia…
Leggendo il suo articolo, sembrerebbe che cio’ che conta nella democrazia siano “le procedure”, le procedure con le quali si tenta di arrivare alla sua realizzazione”.E si sostiene:
“Le procedure democratiche, con la pluralita’ dei partiti e il diritto al voto individuale, non sono aspetti secondari, come afferma il Toniolo, ma sono la sostanza della democrazia”.
Ahimeh! Se fosse vero questo, non si potrebbe affermare che con esse “si tenta la realizzazione” della democrazia. Ne’ si potrebbe dire che sono la via per raggiungere il bene commune attraverso la partecipazione di tutti i cittadini. Se le procedure sono la sostanza della democrazia, esse non sono “la via”, ma la stessa democrazia, la sostanza, appunto. Non si potrebbe dire che sono la via “ la migliore e la piu’ efficace, fino a questo momento”. Se infatti lo sono “fino a questo momento” vuol dire che esse possono cambiare. E se possono cambiare, come possono essere la sostanza della democrazia?
Diciamocelo chiaro, le procedure dipendono dal valore democrazia, dall’idea che si ha di democrazia, dal modo di essere democratico e dalla sostanza della democrazia. E allora molte grazie a Toniolo che anche dal punto di vista politico gioca un ruolo fondamentale non fermandosi alle strutture, ma cercando, sostenendo, promovendo ed insegnando ai giovani che cosa e’ la Democrazia , svincolandola dall’espressione concreta delle strutture, che, lui sostiene, verra’ dopo. Se tu sai dove andare, infatti, solo allora potrai prendere le strade giuste che conducono la'. E Lui,Toniolo, quello! ha sostenuto di fare e di voler fare, perche’ si attuasse la “preparazione all’azione politica del futuro attraverso l’astensione”, ma non quella inattiva o passiva, ma quella attiva di colui che, con le idee giuste, prepara le vie e le strutture e i mezzi alla politica dei partiti che verranno!
Se oggi lamentiamo i 50 anni della Democrazia Cristiana che ha fatto tanto del bene, ma che ha anche dimostrato di essersi dissolta, per non dire di peggio, e’ perche’ non si e’ tenuta la linea di Sturzo, non si e’ rispettata la base delle idee assunte dalla elaborazione di grandi pensatori e maestri come Toniolo!... Sono nate cosi’ delle procedure errate e contrarie al bene comune che hanno corrotto il sistema partitico e ci hanno condotti alle baruffe contemporanee e al ridicolo, allo sfascio, che non e’ democrazia.
E allora condivido pienamente le conclusioni che lei trae nel suo articolo:
“ e’ doveroso attingere anche al pensiero di Toniolo, quel pensiero che , spogliato di alcuni aspetti caduchi, e’ parte importante della Dottrina sociale della Chiesa.” A cui aggiungerei ; “e’ doveroso attingere al suo pensiero come parte importante del pensiero e dell'ideologia di ogni movimento politico e cristiano, che voglia rinnovare la vita politica del proprio paese.”
Grazie.
Ed ecco la gentile risposta:
Grazie.
Ed ecco la gentile risposta:
| ||||
Caro don Sergio, la lettera scritta al direttore de L’Azione è anche scritta a Giampiero Moret. Si tratta infatti della stessa persona. Mi scusi del ritardo con cui le rispondo.
Si lamenta che negli articoli nei quali ho tentato di illustrare il pensiero del Toniolo non ho dato abbastanza importanza alla sua opera. Penso di aver detto e fatto risaltare il grande valore del suo pensiero sociale, anticipatore, per tanti aspetti, di alcune conquiste della nostra società e anche del magistero della chiesa. Ho anche dato risalto al suo coraggio di aprire nuove strade al mondo cattolico, immobilizzato, dopo l’unità d’Italia, nella sua opposizione al nuovo stato.
Ho avanzato alcune riserve sul suo pensiero politico, in particolare sul suo concetto di democrazia. Credo che per capire quello che ho scritto, bisogna tener presente la distinzione tra democrazia e politica che non sono sinonimi. Politica è quella indispensabile attività senza la quale non si dà convivenza umana. Democrazia è una modalità con cui si svolge l’azione politica e in questo senso ho detto che è un insieme di strumenti o di procedure. Questi strumenti (partiti, elezioni, voto individuale, parlamenti ecc.) sono la sostanza della democrazia e sono la via migliore, almeno fino a questo momento, per attuare una politica che realizzi il bene comune. Questo, infatti, è il fine della politica. Non ho detto, come scrive, che con le procedure della democrazia si realizza la democrazia, ma si realizza una politica capace di raggiungere, meno imperfettamente, il bene comune. Mi pare che il Toniolo non abbia colto l’importanza di questi nuovi mezzi e abbia pensato di poter attuare una politica per il bene comune, attraverso una vaga e non meglio specificata confluenza di tutte le forze sociali.
Comunque la ringrazio per l’attenzione riservata agli articoli e le auguro un buon lavoro, anche con l’aiuto de L’Azione. Fraterni saluti. Don Giampiero Moret
E la mia risposta in ringraziamento:
AM
29 febbraio 2012
Stimato Don Giampiero Moret, Direttore de l 'Azione,
La ringrazio della sua attenzione alla mia lettera e la ringrazio della cortese risposta. Il futuro chiarira' piu' a fondo incertezze e dara' maggior valore al pensiero del futuro Beato. Noi cerchiamo di capire un grande e forse non sempre cogliamo tutta la sua grandezza. Grazie della sua bonta'. Anche a Lei: Buon lavoro.
Cordiali saluti riconoscenti.
D. Sergio Dall'Antonia.
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sabato 4 febbraio 2012
Ambiente e punti chiave dell'opera di Toniolo.
Situazione in cui viveva Toniolo
Toniolo “viveva e operava in un periodo di rapide trasformazioni epocali, soprattutto in ambito sociale ed ecclesiale. In particolare si accelerò il processo iniziato con i Lumi che mise fine alla societas cristiana, attraverso il trionfo delle ideologie agnostiche e anticristiane, la conclamata incompatibilità tra ragione-scienza e fede, la progressiva disaffezione dei ceti medi e popolari dalle istituzioni ecclesiali (più rapida in città, graduale nelle campagne). In Italia la questione romana aprì una grave lacerazione nell’animo dei credenti. Sotto la pressione dell’intellighenzia laica anticlericale e della borghesia imprenditoriale, che con l’arma dell’editoria orientava opinione pubblica e stili di vita, le nuove generazioni, formate in una scuola progressivamente agnostica, rimanevano disorientate, facile preda di idee e pratiche lontane dal costume cristiano. Nello stesso tempo si manifestavano povertà nuove, massicce migrazioni interne e esterne, sradicamenti culturali, sfruttamento lavorativo e abbrutimento morale dei ceti più poveri” (P. Chavez).
La formazione di idee politiche contrarie alla dignita’ umana, alla persona, alla comunione tra i ceti sociali ed i popoli e disorientanti dalla fede. Le guerre che destabilizzavano le relazioni pacifiche e la vita sociale, la civilta’; ed in particolare la grande guerra con le sue dolorose conseguenze e la riorganizzazione dell’Europa senza una base di reale rispetto delle nazioni e del senso di umanita’, che faceva esclamare a Toniolo ormai morente:”Non siamo preparati alla pace!”
In questo clima ed ambiente opero’ Toniolo Giuseppe, che volle dar anima alla parte migliore della societa’, risollevare i disorientati, dare slancio ai giovani verso migliori vette, offrire loro ideali forti ed umanizzanti, la cui radice non poteva che essere religiosa ed in particolare cristiana e cattolica. Volle far capire che, quando si coglie il senso della vita, come profezia e come missione, la propria vita diventa un tesoro immenso per la società.
Punti chiave del pensiero di Toniolo.
Ogni popolo vuole, se non e’ addormentato dalla sfiducia e dallo scoraggiamento, vuole e deve voler comprendere le scelte politiche ed economiche che vengono fatte a suo nome. Egli si accorge della manipolazione, e la sua reazione è a volte violenta.
Vuole partecipare al buon governo. Di qui nasce la forte opportunita’ della democrazia. Si sa tuttavia che nessun regime politico umano è l’ideale, che nessuna scelta economica è neutra. Ma, nondimeno, regimi politici, ideali e scelte devono sempre servire il bene comune. Qui si innesta la validita’ e necessita’ del Cristianesimo, della Chiesa, di Cristo.
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giovedì 19 gennaio 2012
Toniolo Giuseppe , l'Opera dei Congressi e la sua azione politica
Giampiero Moret, scrive su l'Azione dell' 8 gennaio 2012, settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto, circa Toniolo e la sua attivita' sociale e politica. Afferma
Il ruolo della Chiesa
... Questo impegno sociale in nome della fede non poteva non risentire della visione dei rapporti della Chiesa con il mondo, tipica di quel tempo. Molto diversa, per intenderci, da quella che sarebbe maturata con il Concilio Vaticano II. Il contatto della Chiesa con il mondo plasmato dalla modernità avvenne mantenendo tutta la diffidenza nei suoi confronti. Si cercò di inserirsi in esso, non solamente con azioni caritative, ma anche sforzandosi di capire le cause dei mali sociali in modo da proporre dei rimedi efficaci, ma si entrò con la convinzione che tutto quello che era stato fatto in questi secoli di grandi cambiamenti, era tutto sbagliato. Non c'era atteggiamento di dialogo.
Sorge spontaneo il dubbio a chi abbia letto il Toniolo, che questo modo di vedere il Toniolo sia alquanto riduttivo. Per questo desidero precisare la visione di tale figura come l'ho percepita nello studio delle sue opere e della sua vita.
Il mio approfondimento seguira' questa linea:
Posizione di Giuseppe Toniolo nella Chiesa e nella societa' del suo tempo.
a) Rapporti tra Stato e
Chiesa
Nei primi anni di vita unitaria
il governo nazionale credette di risolvere la Questione Romana
togliendo al Papa tutto il territorio e regolando i rapporti con la Santa Sede attraverso
la legge dello Stato italiano, la cosiddetta «Legge
delle Guarentigie» dell'11 maggio 1871, senza
accordi bilaterali e senza intervento di altri Stati. Sperò che le condizioni
imposte sarebbero state accolte dal Pontefice e da tutti i cattolici, ma la Santa Sede considerò
tale trattato inaccettabile. Intanto le leggi contrarie agli Ordini Religiosi,
ai quali non si riconosceva più la personalità giuridica mentre se ne
confiscavano i beni, si susseguivano in quegli anni suscitando proteste in
coloro che avevano appoggiato
il moto unitario.
Quando le leggi eversive del 7 luglio 1866
(soppressione degli Ordini Religiosi rimasti dopo il 1855) e del 15 agosto 1867
(soppressione della maggioranza degli enti ecclesiastici e incameramento dei
loro beni) vennero estese alla provincia di Roma, in data 19 giugno 1873,
s'accrebbe l'indignazione dei cattolici. Infatti gli impegni ufficialmente
assunti dal Governo (Memorandum di
Visconti Venosta del 29 agosto 1870) erano stati apertamente violati
b)
Intervento dei cattolici
Non tutti i cattolici erano disposti a subire ed attendere. Si
venne quindi ben presto manifestando la tendenza ad un intervento nella vita
italiana delle forze cattoliche. Due forme di intervento in difesa della Chiesa
erano allora possibili:
- accettare il nuovo stato di cose
ed inserirvisi, o combattere nei modi e nelle forme da esso offerte
per il trionfo della giusta causa,
- rifiutare tutta la nuova realtà
organizzando un grande movimento di opposizione.
Con questa alternativa il gruppo
cattolico bolognese iniziò una serie di tentativi per la costituzione di una
grande organizzazione cattolica nazionale da contrapporre allo Stato liberale,
per imporre a questo il rispetto della fede e della Chiesa :
1866 Azione
Cattolica Italiana [BO];
1868 Gioventù di Azione Cattolica
Italiana, di cui
furono iniziatori Mario Fani [Viterbo] e Giovanni Acquaderni [Bologna]).
Lo spirito intransigente di quel
pugno di uomini informò le associazioni cattoliche nate, per sua iniziativa, in
Italia tra il 1865 e il 1875.
Il 2 ottobre 1871 ai cattolici radunati a Venezia
il bolognese dott. Carlo Cazzani annunciò che il Consiglio superiore della
Gioventù cattolica si costituiva in comitato promotore del Primo Congresso
Cattolico Italiano.
Questo si svolse a Venezia dal 12 al 16 giugno 1874. Nel secondo congresso, che si
tenne a Firenze nel settembre 1875, fu definitivamente costituita l'Opera
dei Congressi e dei Comitati Cattolici per riunire tutte le loro forze. Così la corrente
intransigente si affermava attraverso queste organizzazioni.
Nel 1874 il Papa aveva dichiarato
esplicitamente non opportuna {non expedit) e illecita la partecipazione dei
cattolici italiani alle elezioni politiche.
Non tutti i cattolici, tuttavia,
approvavano l'atteggiamento di radicale opposizione al liberalismo nazionale.
Questa tendenza sembrò trionfare agli inizi del pontificato di Leone XIII, che tentò una
politica nuova nei riguardi dello Stato Italiano, politica da lui perseguita
almeno fino al 1887. Anche molti Vescovi tentarono questa politica di
conciliazione (es.: Mons. Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona e Mons.
Giuseppe Sarto, vescovo di Mantova), mentre insistente si faceva la richiesta
della cancellazione del «non expedit».
Ma il 14
luglio del 1887 si ebbe la legge abolitrice delle decime
sacramentali ed il 17 luglio 1899 la legge di laicizzazione
delle Opere Pie.
Falliti i tentativi di
accostamento al nuovo Stato, i cattolici italiani sarebbero passati in maniera
ancor più accentuata dalla posizione difensiva ad una fase di espansione e di
conquista, finché, con una mutata situazione politica (davanti al problema
del socialismo alle porte si poteva restare spettatori inerti?) si fece strada
la «democrazia cristiana» di Romolo Murri (1870-1944) con
conseguente conflitto tra i democratici cristiani e l'Opera dei Congressi di
cui era presidente G. B. Paganuzzi di Venezia.
L'uomo che tentò di conciliare il
vecchio ed il nuovo fu il sociologo cattolico Giuseppe Toniolo (Treviso 1845 -
Pisa 1918).
Apparirà poi la figura di Luigi Sturzo (Caltagirone 1871 - Roma
1958), fondatore, poi, del Partito Popolare Italiano.
L'impegno politico di Toniolo.
1
Il sentimento patrio,assorbito dal padre(79) e dall'ambiente studentesco veneziano(80), e il suo impegno scientifico- sociale(81) si tradussero in lui in quell'impegno civico , che e’ di fatto la vera politica, perche’ partecipazione attiva alla vita cittadina (polis). Il cristiano anche se non fa politica nel senso suo proprio, vive il suo dovere civico come esigenza di fede con impegno ed intensità: il cristiano è cioè in uno stato di vita che e’ di fatto impegno politico(82). Toniolo fu cristiano integrale e non fece della politica, ma visse il suo dovere civico come un dovere politico ( animazione della polis/citta’) frutto della sua fede, del suo studio e del suo amore agli insegnamenti sociali della Chiesa(83).
E’ in questo contesto che si deve far risalire una duplice attivita' di Toniolo: quella di uomo d'azione cattolica sociale e quella di animatore della democrazia cristiana in Italia. Furono due impegni intrecciati nell'unica realtà personale di un cittadino credente; due realizzazioni di una cellula vivente nella 'polis', che e’ inserita nel piano storico provvidenziale di civiltà; due attività concrete di uno studioso cristiano, che personalmente era votato all'opera scientifica (84), ma che nondimeno fecero li lui per questo l'incarnazione dell'uomo autenticamente “politico”. L'idea di democrazia, che si fa impegno democratico, porta l’impronta del suo pensiero ed azione. L'idea di "democrazia", già rivendicata come intuizione da attribuire ai cattolici dal deputato Helleputte nel congresso di Malines del 1891, era da lui derivata dalla conformita’ al Vangelo (85). Quell’idea creò tra i cattolici fuori d'Italia una sistemazione ideologico-sociale, che, denominata nel 1893 da Vehaegen in Belgio "democrazia cristiana" (86) entusiasmò Toniolo (87) che si votò a quell'idea ancor più perche’ essa gli appariva come una irradiazione delle idee della Rerum Novarum ed una vittoria sull’idea di democrazia di ispirazione sia liberale che socialista, mossa da concetti anticristiani.(88).
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In Italia in merito al concetto di democrazia e di democrazia cristiana sorse una tempesta di polemiche (89 ).
Toniolo, sicuro dell'approvazione del pontefice «lavorava a togliere equivoci (90).
Vi era necessità di una chiarificazione; e questa venne, prima attraverso una conferenza tenuta a Roma da Toniolo e poi attraverso la pubblicazione di quella nella Rivista internazionale di scienze sociali del 1897.
La polemica si faceva aspra.
A chi era ostile al nome, Toniolo rispondeva che democrazia e cristianesimo sono due fatti distinti, ma che, per il cattolico, la democrazia si esprime storicamente nell'esser vissuta cristianamente, per questo si può dire cristiana (91 ).
Gravi difficoltà furono mosse dall'Opera dei Congressi che cominciò a sentire a disagio la presenza in essa degli appartenenti all'Associazione per gli studi sociali, il cui orientamento democratico non era condiviso nel suo contenuto (92): andava infatti contro la convinzione e la concezione statica dell'assetto sociale loro proprio (93). Ma c'era chi non condivideva l'idea per un altro motivo: era voler fare dell'azione cattolica, sia pure sociale, identificata con democrazia, un movimento ideologico: cosa assurda per chi fa derivare l'azione della chiesa dalla fede e dal Magistero (94).
A costoroToniolo rispondeva.
La sua idea non identificava democrazia con un governo, né ad azione cattolica, sia pure sociale cristiana; né ad azione economica, o civile, o politica, ma all'ordine sociale realizzato secondo i valori cristiani. Dimostrava di esser convinto che storicamente e idealmente la vera democrazia non fu e non può essere che cristiana, evangelica. Se infatti, in teoria ( non vitalmente, non nelle sue applicazioni pratiche) il concetto di democrazia, come sistemazione ideologico-sociale, si distingue dal cristianesimo e dai Vangeli, l’idea pregnante di "democrazia" è vangelo; la sua attuazione è vivere il cristianesimo nella società umana; e la sua sistemazione in ideologia è nella logica evangelica(95).
Tutto ciò non era dunque una semplice regola del vivere sociale; né una questione dottrinale di economia sociale di secondaria importanza, come sosteneva monsignor Manacorda (96): le sue applicazioni infatti toccavano tutto l'assetto sociale per ricondurlo ad essere ordine sociale storicamente cristiano (97), sia pure attraverso una lenta maturazione che sapesse attendere i tempi provvidenziali (98).
E di questa chiarificazione ne erano grati e ammirati A. Pottier professore di teologia morale nel seminario di Liegi, i suoi amici della scuola sociale di Liegi e molti altri (99).
Il termine e la sostanza ideologica di quelli che propugnavano la democrazia cristiana con araldo G. Toniolo si impose.
Toniolo e i democratici cristiani tuttavia, data la necessaria astensione politica dei cattolici (100), pur organizzandosi, dovettero limitarsi nell'azione. Si accontentarono di una efficace opera extra-parlamentare, di promuovere questa nuova ideologia nel paese e di educare ed organizzare il popolo per la propria redenzione economica ed il rinnovamento di tutta la vita pubblica moderna.
Nell'astensione - come si disse nel programma democratico cristiano steso a Torino nel 1899 - ci si preparava all'avvento di quella democrazia cristiana internazionale che, in forza dell'attuazione di urgenti progressi sociali, era preconizzata come la gloria del secolo XX.mo (101).
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3
Nel 1901 usciva l'enciclica "Graves de communi re" che Toniolo accettava di cuore(102) anche per la questione del nome che essa proponeva al posto di quello di democrazia cristiana:"azione polare cristiana". (103) Quest'enciclica sembrava finalmente risolvere la questione. In realtà l'opposizione continuò (104) nella stessa Opera dei Congressi in cui il movimento democratico era ormai entrato ufficialmente (105).
Nel campo civile e sociale l’impegno cattolico si presento’ minato da discordie ed errori (l06).
Il modernismo razionalista e il naturalismo penetrava le menti anche piu’ elevate sia in campo filosofico che teologico, sociale, economico, Toniolo era nettamente avverso sia alle discordie che agli errori. Al modernismo(107) contrappose la sua fede nelle dottrine tradizionali e il suo amore per la chiarezza dell 'esposizione dottrinale e per il tomismo (108). Al naturalismo contrappose una ferma convinzione: Gesù solo esser la salute dell'umanità e non potersi salvare l'ordine naturale senza l'ordine soprannaturale (l 09). Di fronte al connubio cattolici-socialisti, o cattolici e liberali, in vista dell'attuazione di un programma comune, egli era intransigente; diceva che la civilta’ si raggiunge senza compromessi:
“ la civilta’ o sara’ cristiana o non sara’ mai” (112).
Un certo intransigentismo egli lo visse anche nel campo disciplinare cattolico: il non expedit lo rendeva convinto, non solo di non dover votare, a anche di non doversi occupare di votazioni(l13). Tale obbedienza recisa era motivata dalla convinzione dell'unità nel pluralismo, dell'obbedienza nell'autonomia, della forza nella coesione(114).
“ la civilta’ o sara’ cristiana o non sara’ mai” (112).
Un certo intransigentismo egli lo visse anche nel campo disciplinare cattolico: il non expedit lo rendeva convinto, non solo di non dover votare, a anche di non doversi occupare di votazioni(l13). Tale obbedienza recisa era motivata dalla convinzione dell'unità nel pluralismo, dell'obbedienza nell'autonomia, della forza nella coesione(114).
Era invece assai rinnovatore e duttile nel dar valore a tanti germi nuovi che fermentavano nella compagine sociale. Egli capiva che le aspirazioni dei democratici cattolici manifestavano una forza nuova, che, arginata e ben orientata, sarebbe stata feconda nella vita sociale. Ma l'Opera dei Congressi si mostrava arida e restia a questa duttilità e comprensione(115) aprendo così alle discordie già esistenti la via per una grave crisi di dissoluzione(116).
La sensibilità di Toniolo era condivisa da don Romolo Murri; ma l'identita’ di pensiero iniziale vide presto una diversità di atteggiamenti e metodi.
Nel 1900 la divergenza apparve in seno agli stessi democratici cattolici, fino a causare nel movimento democratico una scissione(117) ed infine una diversità di principio(l18). Questo fu evidente nel discorso don R. Murri a S. Marino il 24 agosto 1902: i democratici sembravano accostarsi al modernismo sociale avvicinandosi a Loisy e Tyrrel(119).
Toniolo era amareggiato: la crisi del 1898 e le lente ascensioni dell’idea democratica fino al 1902 - periodo che vide persecuzioni civili contro i democratici, diatribe tra i cattolici chiarite dall'enciclica del 1901 e da un discorso del pontefice ai Cardinali, il 24 dicembre 1902, favorevole all'idea democratica dei cattolici(120) - si erano risolte in una scissione fra gli stessi democratici.
4
Nel 1903 Toniolo si espresse in nette chiarificazioni(l21 ) .Ma intanto l'Opera dei Congressi fu sciolta, 1904 (122).
Murri fondava la Lega democratica nazionale, 1905: era una federazione che si ispirava a quell'autonomia temuta da Toniolo. Consisteva infatti in una chiara posizione di indipendenza dalle direttive del pontefice nell'azione politico-sociale(123). Toniolo invece affermando l’autonomia, coordinava l’azione politico-sociale ad una guida, pur nell 'autonomia di competenze(124). In quell'ambiente carico di ostilità ed in cui fatti ed azioni si giudicavano spesso secondo preconcetti, egli si poneva frattanto come conciliatore(125). Lui stesso aveva perso fiducia presso gli ambienti vaticani per quel suo riformismo sociale, propugnato con tanto fervore, ma non simpatico al segretario di stato Merry del Val (126).
Toniolo era tra conservatori e patrocinatori del popolo, difensore dei giovani ingiustamente, o almeno troppo severamente, accusati. Egli aveva fede nel popolo e "fede grande nei giovani"(127). E l'avvenire gli diede ragione(128).
Dopo lo scioglimento dell'Opera dei Congressi (129) era il tempo della ricostruzione della compagine delle forze cattoliche: rieducare e riunire (130). Il compito era di Toniolo, che aveva riacquistato fiducia presso il Pontefice (131).
Di fronte allo smarrimento generale ed alla sfiducia diffusa, Toniolo opero’ pazientemente: sorse l’Unione dei Cattolici: federazione che riannodò le forze cattoliche e fece di anello di congiunzione tra l'Opera dei Congressi(132)e l'Azione cattolica recente. Essa fu un fatto compiuto nel 1906. Risultò formata dall'Unione popolare , di cui Toniolo fu il primo presidente, dall'Unione economica, dall'Unione elettorale e dalla Gioventù Cattolica italiana. (133)
Le prime iniziative promosse dall'Unione popolare furono quelle per la libertà di insegnamento e le Settimane sociali (l34): riunioni di studio e di dibattito sociale aperte a tutti i cattolici. La prima Settimana sociale fu tenuta a Pistoia nel 1907.
Attirò le ire dei socialisti, che giunsero a far prendere a sassate la coppia Toniolo(l35). Ma una pioggia di fiori gettati dal popolo li ricopriva quella sera, mentre rincasavano incolumi(136).
Toniolo G. ebbe, per volere di Pio X, il compito di riunire le presidenze delle varie forze cattoliche nella Direzione generale dell'A.CI. e fu incaricato di esserne il primo Direttore. Questa Direzione, poco funzionale sarà sostituita dalla "Giunta direttiva dell'ACI. " promossa da Benedetto XV e della quale fu primo presidente il conte Giuseppe Della Torre(l37).
Toniolo non era portato a fare opera di attività pratica. Molto defilato rispetto alla politica del clerico-moderatismo (non ebbe mai simpatie per l’impegno politico diretto, che sarà invece il tarlo roditore di tutti i successivi sviluppi del cattolicesimo organizzato).
Uomo di pensiero, in cima ai suoi progetti c’era sempre la linea della cultura, l’idea che il cattolicesimo italiano dovesse puntare sull’incontro dei saperi e non sullo scontro dei poteri.”(G.Romanato,l’Avvenire 18 gennaio 2011). Tuttavia si sacrificò per il bene di tutti operando attivamente (l38). Fu percio’ il principale ispiratore delle gia’ citate Settimane sociali e, consapevole del grande compito della donna nell'ambito sociale, volle promuoverne l'azione cattolica in forma organizzata e coordinata a tutte le forze cristiane (139). Nel novembre del 1908 nasceva lo statuto dell’Unione fra le donne cattoliche d’Italia.
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5
Nel dicembre dello stesso anno, con l'approvazione pontificia, l'Unione delle donne era una realtà. Il Toniolo orientò quell'associazione a collaborare con la Gioventù cattolica italiana e l'Unione popolare nell'ambito dell'opera sociale di soccorso. Ma l'Unione delle donne cattoliche si allontanò dall'Unione popolare, 1909; si staccò da Toniolo, che ne soffrì anche fisicamente; e si diede nuovi statuti (140).
Interessato della protezione dell’operaio,Toniolo diede il suo nome all’Association internationale pour la protection des travailleurs e ne promosse in Italia una sezione, di cui accettò la presidenza(141).
Nel 1910 la missione di G. Toniolo nell'Azione cattolica parve compiuta. Egli si ritirò al suo posto di studioso e animatore degli studi, lasciando ogni presidenza (l42). Continuò tuttavia ad essere maestro all'azione cattolica per i giovani che lo raggiungevano nel recesso alpestre di Vezza d'0glio(143). In quei convegni si faceva promotore tra i giovani(144) di ideali cristiani, distruggendo il pessimismo, trasformandoli in persone rinnovate, pronte all'azione e ben presto iniziatrici di essa(l45). Tra quei giovani vi fu Alcide De Gasperi.(146). Cosi’ scrive Giampaolo Romanato in l’Avvenire del 18 gennaio 2011.
In realta’, ”molte idee che costituiranno poi il programma del popolarismo sturziano sono anticipate da queste riflessioni tonioline, fuse in un singolare impasto di arcaicità, modernità e potmodernità, che avrà un influsso profondo anche su Amintore Fanfani, come è stato rilevato nel corso del convegno romano del 2009 dedicato allo statista aretino”.(Giampaolo Romanato in l’Avvenire del 18 gennaio 2011).
In realta’, ”molte idee che costituiranno poi il programma del popolarismo sturziano sono anticipate da queste riflessioni tonioline, fuse in un singolare impasto di arcaicità, modernità e potmodernità, che avrà un influsso profondo anche su Amintore Fanfani, come è stato rilevato nel corso del convegno romano del 2009 dedicato allo statista aretino”.(Giampaolo Romanato in l’Avvenire del 18 gennaio 2011).
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(79) VISTALLI F., Giuseppe Toniolo, Roma, Comitato G. Toniolo, Ed. Vita e Pensiero, 1954, p. 20.
(80) DA PERSICO E.,La vita di Giuseppe Toniolo, Mantova, Ed. Gruppo buona stampa, 1929, pp. 3-4.
(81) TONIOLO G.,Programma della Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, Citta’ del Vaticano:Opera Omnia di G. Toniolo, 1951,p.140
(82)M.D.CHENU, Prefazione:J.M. Paupert, Per una politica evangelica,Modena, Ed. Paoline,1969,pp. 7-10.
(83) TONIOLO G., L'unione cattolica popolare italiana: Iniziative
culturali e di Azione cattolica, Città del faticano, Ed, Comitato 0.0. di G. Toniolo, 1951,p.55.
(84) TONIOLO G., Lettera ai soci dell'Unione popolare: Iniziative culturali e di Azione cattolica, Città del Vaticano, Ed. Comitato 0.0.diG.Toniolo,1951,p.433;
TONIOLO G.., Il dovere dei giovani: Iniziative culturali e di Az. Cattolica,Cittàdel Vaticano, Ed Comitato 0.0. di G.Toniolo,1951,pp.467-470.
TONIOLO G.., Il dovere dei giovani: Iniziative culturali e di Az. Cattolica,Cittàdel Vaticano, Ed Comitato 0.0. di G.Toniolo,1951,pp.467-470.
(85)VISTALLI F., op.cit.,p.441,nota 1.
(86)PERSICO E. ,o. cit..p.165;
ANGELI R. La dottrina sociale di G.T., Pinerolo, Alzani,1956,pp 94-95.
(87) ANICHINI G.,Vita del Prof. Giuseppe Toniolo, Firenze,lib. Fiorentina, 1941,86: cita la conferenza di T. a Roma nel 1896, essa polarizzò le menti e i giovani a quell'idea.
(88)VISTALLI F., o. cit., p.442.
TONIOLO GIUSEPPE, Il socialismo nella storia della civiltà:
Capitalismo e socialismo, Città del Vaticano, Ed. Oomitato 0.0.di G. Toniolo, 1947, p. 324.
(89)DA PERSICO E., o, cit.1, p. 166;
CHIAUDANO GIUSEPPE, Democrazia cristiana e movimento cattolico, Torino, Paravia, 28 p.
(90) VISTALLI F., o. cit., p. 443: elenca i motivi degli equivoci. Democrazia poteva richiamare idee contrastanti: regime politico a base popolare;governo di plebe ed insieme libertà ed uguaglianza universale; conflitto di classi e sovrapposizione di quelle inferiori alle superiori; giustizia sociale, che soppianti la carità; interessi materiali che assorbano i più elevati; mobilità di un sistema aperto alla rivoluzione; aspirazioni sconfinate che si aprano all'errore di radicalismo socialista...;p. 458: far del governo della Chiesa una democrazia di governo.
(91)VISTALLI F.,o. cit., pp.459-461.
(92)DA PERSICO E., o. cit., pp. 167-168.
(93)DA PERSICO E., o. cit., p.169.
(94) VISTALLI F., o. cit.,p.458: era la posizione di P.G.Chiaudano e Mons. Manacorda.
(95) TONIOLO G., La Democrazia Cristiana : O.O.. serie III, vol.2,pp.15-172. ;
(96) VISTALLI F., o. cit., p. 458.
DA PERSICO E. , o.cit .p. 169.
(98) TONIOLO G., Lettera a mons, G. Callegari: Lettere,v. 2,Città del Vaticano, Ed. Comitato O.O di G. Toniolo 1953, p.59.
TONIOLO G. , Lettera a Mons G. Ballerini, l.cit., p. 60.
(99) VISTALLI F., o.cit.,p. 463, nota3 ; p. 462.
(lOO)VAUSSARD MAURICE, Histoire de la démocratie chrétienne,
Paris, Ed. Seuil,1956,pp.201-241 ; nel 1899 Don Sturzo collaborava gia’ ad un programma democratico-politico concreto, p. 227.
101) VISTALLI F., o. cit .,pp.464-465;
101) VISTALLI F., o. cit .,pp.464-465;
DA PERSICO E. ,o. cit., p. 198.
(102) TONIOLO GIUSEPPE, Momento urgente e soluzione imperiosa. Lettera
aperta al conte Stanislao Medolago Albani: Democrazia Cristiana.
Istituti e forme,v. 2, Città del Vaticano, Ed. Comitato 0.0. di G.
Toniolo, 1951,p.144.
(103) VISTALLI F., o. cit., p.465.
(104) VAUSSARD M.,o. cit.; p. 229.
(105) DA PERSICO E., o.cit., p. 171
(103) VISTALLI F., o. cit., p.465.
(104) VAUSSARD M.,o. cit.; p. 229.
(105) DA PERSICO E., o.cit., p. 171
(106) “ “ , p. 189.
(107) VISTALLI F., pp. 779-788.
(108)DA PÈRSICO E. o.cit.,pp.191-192.
(109) “ “ , p.195.
(110) TONIOLO G.,L'odierno problema sociologico., p. 129: "la civilta’ o sarà cristiana o non sarà". VISTALLI F., o.cit., pp.410-411.
(111) DA PERSICO E., o.cit.., p.197.
(112) TONIOLO G., Momento urgente e soluzione imperiosa, o.cit.:l. cit.. p143.
(113)DA PERSICO E., o. cit.1 , p. 197.
(114)TONIOLO GIUSEPPE, L'unione. Parole ai giovani: Democrazia Cristiana.
Concetti e indirizzi,v. 1, Città del Vaticano, Ed. Comitato 0.0. di G. Toniolo, 1949, pp.294-295.
(115)DA PERSICO E., o. cit., p. 199.
(116)VAUSSARD M., Storia della Democrazia cristiana, Bologna, Cappelli, 1959, pp. 229-231: dimissioni forzate dell'avv. G.B. Paganuzzi; successione del conte Gròsoli 21 ottobre 1902; spinta autonomista Murriana; richiami della S. Sede nel febbraio 1903; intemperanze nell’accentuarsi della crisi tra "vecchi e giovani"; dimissioni del Grosoli; scioglimento dell'Opera dei Congressi: 30 luglio 1904.
(117)DA PERSICO E.,o.cit., pp. 202-204.
(118)PERONIO CORRADO, Posizione di Romolo Murri di fronte alla Chiesa negli
anni 1898-1909, Alba, Ed, Paoline, 1954,100p. ; VAUSSARD M.,o. cit. ,p.230.
(119)DA PERSICO E., o. cit., p. 206.
(120)VISTALLI F.,o. cit., p. 465.
DA PERSICO E., o. cit., pp.183-184.
(121)DA PERSICO E.,o. cit.,pp. 207-208.
(122)VAUSSARD M.,o. cit., p. 231.
(123)Passerin D'Entrèves Ettore, Giuseppe Toniolo e il cattolicesimo Veneto:Venezia nell'Unità d'Italia, Firenze,Sansoni, 1962, pp. 88-89.
(l24)T0NI0L0 G., L'Unione. Parole ai giovani,o. cit.:l. cit., p.295.
(125)DA PERSICO E.,o. cit., p. 218.
(126)PASSERIN D'Entrèves E, o. cit.,: 1. cit.,p. 89.
(127)DA PERSICO E., o. cit.1, p. 226.
(128)VAUSSARD M.,o. cit. ,pp.231-241 .
(129)VISTALLI P., o. cit.,pp. 483-593. Avrei potuto scrivere "l'impegno d'azione cattolica politica", ma,nonostante le chiarificazioni precedenti, l'equivoco e’ ancora possibile.
(130)Pìo X, Il fermo proposito, enc, 11 giugno 1905:l. cit.
(131)VÀUSSARD M., o. cit., p. 231.
DA PERSICO E.,o. cit., pp.243-244.
(132)DA PERSICO E., o. cit.,pp.248-250.
(133)ANICHINI G.., o. cit.,p. 86.
ADVERSI ALDO, Azione cattolica: D S R , p. 56b.
Civardi Luigi, L'Azione cattolica e le altre opere odierne di apostolato: E M C ,vol. 1,sez.9,c.3,pp.874-889; specialmente pp.880-881.
(134)VISTALLI F., o. cit., pp.515-525.
(135)DA PERSICO E.,o. cit.,pp. 250-253.
(136)ANICHINI G.,o. cit.,p. 87.
(137)CIVARDI L,art. cit.:l. cit., p.882.
(138)ANICHINI G., o. cit., p. 104.
(l 39 )DA PERSICO E., o. cit.,pp. 259-262.
(132)DA PERSICO E., o. cit.,pp.248-250.
(133)ANICHINI G.., o. cit.,p. 86.
ADVERSI ALDO, Azione cattolica: D S R , p. 56b.
Civardi Luigi, L'Azione cattolica e le altre opere odierne di apostolato: E M C ,vol. 1,sez.9,c.3,pp.874-889; specialmente pp.880-881.
(134)VISTALLI F., o. cit., pp.515-525.
(135)DA PERSICO E.,o. cit.,pp. 250-253.
(136)ANICHINI G.,o. cit.,p. 87.
(137)CIVARDI L,art. cit.:l. cit., p.882.
(138)ANICHINI G., o. cit., p. 104.
(l 39 )DA PERSICO E., o. cit.,pp. 259-262.
(140) DA PERSICO E., o. cit, pp. 264-270
(141) ANICHINI G., o. cit., pp.89.106.
(142) » " p. 107.
(142) » " p. 107.
(143) VI STALLI F., o. cit., pp. 795-802.
(144) " ,pp. 803-811.
(144) " ,pp. 803-811.
(145) ANICHINI G., o. cit., pp. 107-108;51.
(146) " " .pp. 16-17.
(146) " " .pp. 16-17.
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