domenica 17 agosto 2014

Trattati economici 2


Dottrine economiche.

Scolastica-Umanesimo.
Scolastica ed Umanesimo nelle dottrine economiche al tempo del Rinascimento in Toscana:
(Annuario della R. Università di Pisa, Pisa, edit. Nistri, 1888, 8°, pp. 5-116).


Trattato n.2


Giuseppe Toniolo, Dei remoti fattori della potenza economica di Firenze nel medio evo. E scritti storici, Città del Vaticano, Ed. Comitato Opera Omnia di G.Toniolo,1952, pp. 291-371.

Vedi
 Opera Omnia di Giuseppe Toniolo. Serie I, Scritti storici, vol. 4,Città del Vaticano,/Tipografia Poliglotta Vaticana/1952, XXXIII-549, 1887: 0.0. , Serie I, voli. 4, pp. 291-371.


Occasione:
 E' il tema che T. svolse nella solenne inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Pisa 1886-1887. Si proponeva di dimostrare come la Toscana ebbe parte primaria e preponderante nella genesi e sviluppo storico della scienza economico-sociale in tutta Europa.

Contenuto:
il fattore economico influisce sull'organismo delle classi sociali e sull'aspetto e avvenimenti della vita politica, sulla civilizzazione.

Toniolo considera tre momenti dell'economia in Toscana:

1-Sotto l'influsso della scolastica l'economia toscana assunse una fisionomia particolare.
+   pratica, di orientamento civile: per cui lo stesso clero si invischiava nei conflitti cittadini:
+   duratura: al di là della decadenza della scolastica, al di fuori della Toscana e dell'Italia;
+   scientificamente più elevata;
+   politicamente più aperta e propizia alla libertà.
2-Sotto l'influsso dell'Umanesimo: della risorta cultura greco-romana, che prescinde dal soprannaturale per poggiarsi solo sull'uomo e sul mondo, l'economia sociale regredì,
L'Umanesimo attingendo a norme incerte e non adatte; attingendo al razionalismo e alle istituzioni di una "cultura defunta" rimase in parte infecondo e sproporzionato ai bisogni di una società viva. Sono infatti le verità superiori che penetrano le oscurità della vita reale dei popoli, che si contemperano alle esperienze storiche e divengono creatrici di progresso dottrinale e pratico dell'economia civile.
E' infatti il soprannaturale che fornisce argomenti di assoluta certezza circa i fini del conoscere, dell'operare e circa I la natura essenziale e concreta degli esseri.
 Marsilio Ficino, a Firenze, scalzò dalle basi la Scolastica,  sostituendo al sistema aristotelico quello platonico, l'influsso esercitato dal neo-platonismo si risolse nel

- far prevalere il razionalismo nella scienza;

- non riuscire ad imporre il proprio sistema morale civile, perché i suoi ideali non collimavano con le esigenze della natura umana concreta;

- legittimare l'onnipotenza dello Stato, comprimere l'autonomia della attività economica, orientare l'economia allo spirito pagano.


3 -L'Autore esamina quindi in breve l'economia toscana sotto l'influsso dell'indirizzo liberale scaturito dalla rivoluzione e continuazione di quello umanistico.


Valore: 

La critica di Toniolo all'Umanesimo va ridimensionata.  
H. A, Fisher afferma:  "L'opera degli umanisti italiani...ebbe un immenso valore; fissi riaprirono la via alla scoperta del vero significato e della vera bellezza del mondo antico... L'Europa d'occidente deve a loro la scoperta di Platone... Avendo scoperto che il passato è scala quanto il presente e che l'avvenire considererà il presente come il presente considera il passato, gli uomini cominciarono a pensare ai posteri, come la loro opera sarebbe stata giudicata nei secoli futuri. Queste nuovo senso di continuità storica, che risale al passato e che tende all'avvenire, è la caratteristica originale della grande scuola di politici e storici fiorentini" (Fisher H.A., Storia d'Europa. Rinascimento, riforma, illuminismo, Bari, Laterza, 1936, p. 28.).

 Nonostante questa autentica rivalutazione dell'umanesimo a scapito della critica di Toniolo, rimangono alcune certezze assodate da Toniolo, come questa:
 "Nel sistema di Platone sono sicuri e perspicui  i concetti dell’ordine sociale astratto, ... ma profondamente difettosa risulta la determinazione dell'ordine positivo dell'umanità’; cioè di quell'insieme di istituti di fatto...  sopra dei quali, per essenziale magistero di provvidenza - come  radicati nella natura stessa degli uomini e delle cose - si "erige e si  conserva concretamente il consorzio civile",  (pp. 334-335).  


cioè’: Toniolo afferma con esattezza che gli istituti sociali (come la famiglia) si fondano non su concetti astratti, come vorrebbero gli umanisti platonici e certi "filosofi" moderni , ma sulla natura concreta dell’uomo e delle cose, quale e’ stata voluta da Dio, che insegna attraverso la sua Provvidenza: attraverso i segni della storia e del creato.

domenica 29 giugno 2014

Trattati storico economici 1

Trattati
"Il suo stile e' bello e solenne come il volo del suo pensiero e la nobilta' della sua anima; se non e' sempre fiorito, e' pero' sempre ricco e dignitoso".(Mariano Cordovani)

Toniolo giovane professore (tavIII-Vistalli ,p.64bis)

le opere di Toniolo

Firenze 

Studi e ricerche del periodo 1882-1895.

Dei remoti fattori della potenza economica
di Firenze nel Medio Evo
Milano, Hoepli,1882, 8°, XI-220 pagine
in

Giuseppe Toniolo,

Dei remoti fattori della potenza eoonomica di Firenze nel Medio Evo. E scritti storici,
Citta’ del Vaticano, Ed. Comitato Opera Omnia di G.Toniolo,1952,

Occasione:
la sua convinzione circa il valore dell'indagine storica per la teorizzazione scientifica e programmazione pra­tica della scienza economica e sociale.
contenuto:
E’ una storia organica della vita economico-sociale di Firenze.
In essa segnala come fattori primi della po­tenza economica fiorentina:
- le influenze geografico-naturali
- le tendenze etniche formate dal confluire
dell'elemento etrusco-romano-germanico-cristiano.
- le vicende storiche e civili che condussero verso il 1250 condussero alla maturita’ economica.
-le virtu’ morali cosrtituenti i fattori economici-etici avvalorati dalla trascendenza per mezzo di tradizioni di fede e di vita religiosa.
La superiorita’ dell’attivita’ economica di Firenze scaturi’ da qui.
In conclusione afferma che i fattori remoti della potenza economica di Firenze indicano il predominio  e l’influsso delle forme superiori della vita spirituale sulla vita economica e sociale.
Il valore di questo trattato:
Da’ un apporto storiografico non trascurabile nella storiografia italiana. Non si dimostra originale nella scelta del materiale, ma nella sintesi e nel modo di usarlo.

E’ una conferma del pensiero di Toniolo circa il valore delle tradizioni, delle conoscenze e delle esperienze acquisite per la formazione della civilta’. Esse sono viste come realta’ storiche precorritrici dell’incivilimento successivo, soprattutto in quanto si rifanno ai veri religiosi ed alle dottrine filosofiche.

--------------------
Vedi anche Vistalli F, Giuseppe Toniolo, Roma, Comitato Giuseppe Toniolo, 1954, pp. 133 ssgg.

giovedì 22 maggio 2014

RICORDANDO...

Così diceva Benedetto XVI.mo

alla Beatificazione di G. Toniolo:


"Un saluto speciale rivolgo ai pellegrini riuniti nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove stamani è stato proclamato Beato Giuseppe Toniolo. 

Vissuto tra il XIX e il XX secolo, fu sposo e padre di sette figli, professore universitario ed educatore dei giovani, economista e sociologo, appassionato servitore della comunione nella Chiesa.

 Attuò gli insegnamenti dell'Enciclica Rerum novarum del Papa Leone XIII; 

promosse l'Azione Cattolica, 

l'Università Cattolica del Sacro Cuore, 

le Settimane Sociali dei cattolici italiani 

e un Istituto di diritto internazionale della pace. 

Il suo messaggio è di grande attualità, specialmente in questo tempo: il Beato Toniolo indica la via del primato della persona umana e della solidarietà. 

Egli scriveva: 

«Al di sopra degli stessi legittimi beni ed interessi delle singole nazioni e degli Stati, vi è una nota inscindibile che tutti li coordina ad unità, vale a dire il dovere della solidarietà umana».

(fonte Web)




Ricordando, esaminerò  nelle pagine seguenti la sua vita attraverso le sue opere...







domenica 9 marzo 2014

Popolo e societa' alla luce del Vangelo

Popolo


Il Toniolo riconosce ai popoli una forza morale notevole.
Egli afferma infatti:
“ Non c’e’ idea bella e sana  e sublime che non si isterilisca se non e’ passata attraverso le viscere feconde del popolo.”(1).
Inoltre afferma che “piu’ un popolo si accosta allo spirito ed alla dottrina della Chiesa cattolica”, piu’ progredisce nella civilta’ e ne diviene promotore; piu’ si discosta da esso, piu’perde la sua incidenza sul progresso della civilta’. Si puo’ arguire allora dal suo pensiero che e’ sua convinzione che piu’ un popolo si fa Chiesa, nel senso attuale,  piu’ diviene se’ stesso, avvalora la propria cultura, progredisce in civilta’ e fa progredire l’umanita’ intera nella civilta’.

E’ vivo dunque in lui il significato della Comunione tra i popoli e la verita’ inesprimibilmente bella della Comunione dei santi, intesi come credenti partecipi della Chiesa di Gesu' (Cattolica). La Chiesa dunque per lui e’ 
POPOLO di Dio in cammino e ogni popolo come sua parte reale 
o potenziale ( in quanto e’ chiamato a farne parte per esser pienamente se stesso), cammina verso un ideale. L’ideale e’ la civilta’ universale (2), noi la chiameremmo con termini moderni “la civilta’ dell’amore”.
Dice infatti “Il cristianesimo ...e’ la civilta’ tuttaquanta”(3).

Il Cristianesimo e’ allora l’idea per l’umanita’, l’idea data da Dio all’umanita’.
Ne consegue che per Toniolo non esiste il Cristianesimo in quanto tale, ma gli uomini che vivono l’ideale cristiano. Ed e’ proprio questo fatto umano e divino che si prolunga nella storia che da’ esistenza e consistenza al Cristianesimo; anzi, proprio perche’ l’idea data da Dio all’uomo e’ Cristo,
il Cristianesimo rivela in se stesso Gesu’ Cristo presente nell’umanita’ il quale  la rende Chiesa, Popolo di Dio; e tutto cio’ in vista dell’attuazione del Piano finale di Dio: la civilta’ universale-civilta’ dell’amore.
 A causa di questa convinzione, Toniolo afferma l’importanza del Popolo cristiano, che assume una dimensione straordinaria nella costruzione della civilta’ finale.

Dicendo inoltre che “ non c’e’ idea bella e sana e sublime che non si isterilisca se non e’ passata attraverso le viscere del popolo”, dichiara la democraticita’ sostanziale del Cristianesimo sicche’ non potra’ esistere vera Democrazia se non incarna l’ideale cristiano.



AM
Raniero la Valle in un articolo sulla rivista Rocca,
ripreso da ReteSicomoro, dice:


...” la critica di sistema di papa Francesco prendeva tutta la sua forza in un passaggio cruciale del documento programmatico del suo pontificato, l’esortazione Evangelii Gaudium pubblicata a conclusione dell’anno della fede.
Qui il papa riprendeva alla lettera le tesi già enunciate agli ambasciatori il 16 maggio e diceva che con la stessa forza con cui proclamiamo il non uccidere «oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide….
 Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole.
Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita»
(E.G. n.53).....
 Prendendo di petto un problema umano generale, il papa esce dal recinto della Chiesa e si getta nel mondo, inteso come il grande spazio che va oltre la Chiesa?
Se si intende la Chiesa nel modo tradizionale e la si identifica con l’istituzione cattolica, certamente il papa esce dal suo recinto. Ma nella visione dell’Evangelii Gaudium c’è un nuovo «modo di intendere la Chiesa» (n. 111); essa non è solo il popolo che visibilmente le appartiene, ma è il Popolo di Dio che si incarna nei popoli della Terra (n. 115), che ha le sue radici nella Trinità e la cui «armonia» è lo stesso Spirito Santo: dunque si tratta di «tutti», degli «esseri umani di tutti i tempi»; questa Chiesa, ricca della varietà di tutti i popoli e di tutte le culture, come «sponsa ornata monilibus suis» (la sposa che si adorna con i suoi gioielli), è l’umanità tutta intera, è l’intera collettività (anche se non ancora comunione) dei figli di Dio. Dunque quando si parla del mondo dominato dal denaro si parla di una realtà universale che è ancora nel mistero cristiano.
...
Infine c’è l’ultima domanda, difficile. Quali sono i soggetti della liberazione? È la domanda su cui è caduta la sinistra dopo la fine del comunismo, quando al posto degli operai ha evocato il Terzo Mondo, le donne, i giovani. Secondo la risposta classica i soggetti della liberazione sono le stesse vittime. Quindi, nello schema marxista, sono gli sfruttati e gli oppressi. Ma ora, secondo il papa, le vittime sono gli esclusi. E gli esclusi non possono fare la rivoluzione perché, appunto non ci sono, sono messi fuori.

Da ciò vengono alcune conseguenze. La prima è che la lotta contro l’esclusione è obiettivamente rivoluzionaria, perché attacca il cuore del sistema di «inequità» (come lo chiama il papa, inequidad in spagnolo), e rimettendo gli esclusi nella società vi introduce i soggetti della liberazione. Dunque ciò facendo la Chiesa non fa la rivoluzione, ma la prepara. La seconda è che, finché gli esclusi sono tenuti fuori e scartati dalla politica, l’azione per il cambiamento del sistema non può che essere condotta da minoranze, capaci di alleanze e di egemonia; nessuno che pretenda avere “vocazione maggioritaria” lo può fare invocando un altro sistema e parlando per gli esclusi.

La terza è che l’ordine esistente, per perpetuarsi, deve fare in modo che gli esclusi restino esclusi e anzi deve creare sempre nuove esclusioni. È impressionante per esempio vedere come la legge elettorale che oggi viene promossa al posto del “Porcellum” sia una legge di esclusione, che tende a escludere pezzi sempre maggiori di elettorato e di forze parlamentari. E si capisce anche perché c’è chi si rallegra affermando che con la legge maggioritaria finisce ogni possibilità di un cattolicesimo politico, restando possibile solo la dispersione dei cattolici nel mucchio delle forze omogenee al sistema.

Se l’appello del papa per l’uscita dal sistema di esclusione e d’iniquità riguarda anche loro, essi dovrebbero invece recuperare una loro autonomia ideale e politica, impedire che il sistema sia  corazzato e blindato e che le sue gerarchie si perpetuino per cooptazione, e creare gli spazi perché delle minoranze creative e motivate possano rompere i limiti del sistema e riaprirlo all’ingresso dei poveri, degli esuli, degli esuberi e degli esclusi e un mondo più amabile diventi possibile”.



Ma … proviamo a pensare a quello che dice Toniolo circa il popolo e le elezioni e l’organizzazione della societa’ in vista della realizzazione di un sistema politico consono alla societa’, in cui non ci sia “la legge dello scarto e dell’esclusione” ed in cui i singoli siano presenti e validamente rappresentati e significativamente partecipi e responsabili nel dare il loro assenso e voto , ad eleggere o ad essere eletti…
Ptoviamo a pensare a quello che il Beato Toniolo dice circa l’umanita’ in cammino verso la civilta’ e la funzione di ogni popolo in essa e l’idea che guida i popoli e la conformazione dell’idea con il Cristianesimo e con Cristo, tanto da far apparire che anche per lui la Chiesa e’ fuori dalla Chiesa istituzionale, perche’ la comunita’ dei popoli la comprende e ne deve divenire parte: la comprende e ne e’ compresa, mentre avanza nel cammino della storia verso la civilta’ finale che non puo’ essere che cristiana e democraticamente evangelica, ove cioe’il piu’ forte ha cura del piu’ debole...

Dunque anche secondo il Beato Toniolo la Chiesa propone una rivoluzione e “prepara la rivoluzione”, come dice Raniero la Valle, ma tale rivoluzione e’ e consiste nella conversione cristiana, che diviene fatto storico nella riorganizzazione(4) veramente umana della societa’ umana: secondo la strutturazione della Croce e della Risurrezione in Cristo, e che assume una organizzazione democratica, in cui prevale la giustizia, la carita’ e al posto di “esclusione, scarto o oppressione” c’e’ la liberta’ dei figli di Dio.

E' questa rivoluzione morale e di fede proposta da Toniolo che il Papa Francesco propone ai politici nel suo intervento dalla Cattedra di San Pietro il 27 marzo 2014, commentando i Vangelo del giorno(5).







--------------------
(1) (Toniolo G., Parole all’apertura delle giornate sociali di Milano: Democrazia cristiana. Concetti e indirizzi , vol. 2: O.O., serie 3, vol. 3, p.307).
(2) ( Toniolo G., Democrazia cristiana. Concetti e indirizzi, vol 2: O.O. serie 3, vol. 3, p.247).
(3) (Toniolo G., Parole all’apertura delle giornate sociali di Milano: Democrazia cristiana. Concetti e indirizzi , vol. 2: O.O., serie 3, vol. 3, p.307).
(4) Il suo studio sulle classi sociali rettamente intese e la loro funzione sociale e politica lo rivela chiaramente.
(5) cfr WWW. Rete Sicomoro:
Omelia di Papa Francesco in occasione della Messa per i parlamentari italiani 
di giovedì 27 marzo 2014, tenuta all'Altare della Cattedra di san Pietro: 

Le Letture che la Chiesa oggi ci offre possiamo definirle un dialogo fra i lamenti di Dio 

e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si lamenta di non essere 
stato ascoltato lungo la storia. E’ sempre lo stesso: "Ascoltate la mia voce… Io sarò 
il vostro Dio… Sarai felice…" - "Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla 
mia parola, anzi: procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece 
di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle" (Ger 7,23-24).
E’ la storia dell’infedeltà del popolo di Dio. E questo lamento di Dio viene perché 
è stato un lavoro molto, molto grande quello del Signore per togliere dal cuore del 
suo popolo l’idolatria, per farlo docile alla sua Parola. Ma loro andavano su questa 
strada per un po’ di tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino 
al momento in cui arrivò Gesù.
E lo stesso è successo con il Signore, con Gesù. Alcuni dicevano: "Costui è il Figlio 
di Dio, è un grande Profeta!"; altri, quelli di cui parla oggi il Vangelo, dicevano: "No, è 
uno stregone che guarisce con il potere di Satana". Il popolo di Dio era solo, e questa
classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei – era chiusa nelle 
sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia. E questa classe è quella che non ha 
ascoltato la Parola del Signore, e per giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito nel Vangelo:
 "Quest’uomo, Gesù, scaccia i demoni con il potere di Beelzebul" (Mt 11,15).

E’ lo stesso che dire: "E’ un soldato di Beelzebul o di Satana o della cricca 
di Satana", è lo stesso. Si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore. 
Non potevano sentirla: erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo, e questo è vero. 
Gesù guarda il popolo e si commuove, perché lo vede come "pecore senza pastori", 
così dice il Vangelo. E va dai poveri, va dagli ammalati, va da tutti, dalle vedove, dai lebbrosi 
a guarirli.
E parla loro con una parola tale che provoca ammirazione nel popolo: "Ma questo parla 
come uno che ha autorità!", parla diversamente da questa classe dirigente che si era 
allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, 
nel suo partito, nelle sue lotte interne. E il popolo, là… Avevano abbandonato il gregge.
E questa gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che siamo qui
 siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo 
gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce
 del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti.
E’ tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore
 è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti.
 E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, 
dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, 
e uno di loro ha detto: "E’ meglio che un uomo muoia per il popolo".

Questi hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e 
così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: "Dovete 
fare questo, questo, questo…". E Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: "Ipocriti! 
Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!".
Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una strada 
che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica 
della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore 
buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: 
si deve fare, si deve fare, si deve…
Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù 
li chiama, loro, "sepolcri imbiancati". Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento 
di Dio. "Venite, adoriamo il Signore perché lui ci ama". "Ritornate a me con tutto il cuore" 
- ci dice - "perché sono misericordioso e pietoso".

Questi che si giustificano non capiscono la misericordia né la pietà. Invece, quel popolo 
che tanto amava Gesù, aveva bisogno di misericordia e pietà e andava a chiederla al Signore.
 In questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore 
all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono 
su questa strada? O ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?, una strada 
congiunturale, perché non porta a nessuna promessa.
E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, 
di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano 
questi "dottori del dovere", che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa 
teologia pastorale del dovere. Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia 
di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci ama tutti! 
Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. "Aprimi la porta. Il resto lo faccio io". 
Lasciamo che Lui entri in noi, ci accarezzi e ci dia la salvezza. Così sia.




lunedì 3 marzo 2014

Per una nuova societa'




Nel momento sociale presente, in cui tanti sono i disagi che appaiono nella realta' sociale e grande e' lo sconforto in molti, e' utile rileggere nel pensiero di Toniolo alcune indicazioni valide ancor oggi e urgenti.



La vita sociale si riforma ricomponendo l'ordine sociale nel suo aspetto specifico di ordine sociale costitutivo: nei suoi istituti fondamentali (1).

Ridonando cioe' ad esso la vitalita' di quegli istituti "radicati nella natura, perfezionati dal cristianesimo, consacrati dalla storia"(2). L'ordine sociale nella sua struttura fondamentale e' infatti il " tronco ed anzi la radice della societa' "(3).
La via della rigenerazione della societa'  indicato da Toniolo e' il seguente programma politico.

" Occorre oggi anzi tutto 

* rialzare e proteggere la dignita' morale e religiosa dell'individuo e dell'uomo al lavoro in particolare, 
* rinsaldare e riconsacrare la famiglia a larga base,
* legittimare la proprieta' col ribadirne i doveri e la benefica funzione sociale,
* ricomporre gli organismi di classe,
* riaffermare l'autonomia economica della nazione, corrispondente all'indipendenza politica di essa,
* rialzare la funzione tutrice delle leggi
* e quella promotrice ed integrante dello Stato,
* stringere durevoli, armonici rapporti internazionali per supremi ed universali interessi sociali,
* e tutto associare colla tradizione che continua e progredisce ad un tempo".
Ma " dall'ordine concreto, risalendo a quello astratto dei principi, urge che 
- la fede, uscendo dall'intimo delle coscienze, nuovamente regga e santifichi tutta la societa';
- che la giustizia riprenda il suo impero su tutte le funzioni del corpo sociale, dal basso al vertice;
- e che la carita', penetrandone ogni parte, vi circoli copiosa e vivificante per tutte le vene e quasi lo investa e lo trasformi" (4).

Questa e' la via, secondo Toniolo, che riconduce la societa' sulla via retta della civilta' 

umana (5).
Concretamente, egli delinea  una societa' rettamente intesa come democratica, aperta agli influssi del Vangelo, nella quale, anzi, il Vangelo si incarni come energia storica, operante in essa(6): la democrazia sociale cristiana aperta a successivi sviluppi.

-------------------------------------

(1)G.TONIOLO, L' Unione cattolica per gli studi sociali in Italia: Iniziative culturali e di Azione cattolica: Opera Omnia, serie 4, vol. 3, pp. 130-131. 
(2) op. cit., p.130.
(3) op. cit., p.130.
(4) op. cit., p.131.
(5) op. cit., p.133.
(6) op. cit., pp.131-133.

venerdì 28 febbraio 2014

Il suffragio universale qualificato

Toniolo viveva in tempi di tensioni politiche e civili che comportavano atteggiamenti diversi di fronte all'impegno politico. 
I Cattolici avevano ricevuto un orientamento fermo dal Magistero della Chiesa per cui non potevano entrare in politica: ne' eletti, ne' elettori. Ma le cose sarebbero presto cambiate e bisognava prepararsi al futuro per esprimere la carita' cristiana nell'impegno politico. Per questo Toniolo si preoccupava di formare i giovani a divenire un giorno pronti ad entrare nel campo della politica, dopo aver preparato la mente nel pensiero forte atto alle scelte politiche efficaci e coerenti con il Vangelo, fermento della civilta' umana; e dopo aver allenato la volonta' nelle scelte coraggiose del vero, del bello e del buono. 



Leone XIII da G.Toniolo, Vistalli





La soluzione dei problemi sociali e civili era per lui nella realizzazione della giustizia, equita' e solidarieta' promosse dal cristianesimo. La costruzione della nuova azione politica doveva ispirarsi a quella democrazia che, nata dal Vangelo e detta cristiana, derivava da una spinta storica, da lui chiamata legge storica provvidenziale, che avrebbe fatto dello stesso progresso civile una chiara espressione di democrazia e della convivenza umana quella democrazia finale che si sarebbe manifestata nella convivenza dei popoli come "democrazia sociale"(1)

Nella linea di questa preparazione va inteso il suo pensiero sul suffragio universale; il voto doveva essere frutto di quella preparazione che portava a dare il voto come espressione politica che dava ad esso il significato pregnante e l'intonazione specifica della societa' qualificata in se stessa perche' organica e vitale nelle sue espressioni e scelte.
Le pagine citate e scritte da lui su questo argomento denotano la sua concezione sul  suffragio universale, che egli intende universale, ma qualificiato nel riflettere " i tre elementi della costituzione organica della societa': classe, famiglia, patria (domicilio)"..." con queste modalita' il voto imporrebbe il rigetto del principio individualistico, dissolvente della scienza moderna sociale, per contrapporvi quello dell'organismo..., proprio della sociologia cristiana"(3).  Affermazioni che esigono una attenta riflessione per il sistema politico elettorale che prospettano: sistema probabilmente piu' sano  ad esempio di quello attuale in Italia.


Pio X da G. Toniolo, Vistalli

Oggi siamo manipolati nel voto secondo il principio "divide et impera" e poi quel "calunniate, calunniate, qualche cosa restera'" e produrra' i suoi frutti! 
...Manipolazione dell'espressione massima dell'impegno democratico.
Se accettiamo la validita' delle affermazioni di chi dice che siamo manipolati dalla propaganda economica, perche' un sistema imbottisce delle menti atomizzate, non vedo onesta' intellettuale in chi neghi come il sistema elettorale non qualificato ( e la qualifica non esclude altra significativa modalita' di quella proposta da Toniolo) non sia per cio' stesso manipolato e manipolatore. 
In Italia per esempio, oggi si e' divisi in settori elettorali scelti da  xyz... Questi settori sono determinati in modo che siano gia' significativi per xyz.... Elettori sono spostati preventivamente da settori elettorali ad altri per motivi determinati da xyz...

Oggi, ad esempio in Italia, sono i singoli che votano, ma non come persone di una societa', ma come individui impersonali, in un sistema demagogico, sia pur partitico. Basta che tutti votino e che il numero appaia. Ma e' il numero o la persona individua che conta?... il sistema o la societa', che conta?...

Forse dobbiamo pensare a qualificare meglio il voto per avere i risultati migliori e significativi, validi, stabili, sicuri, corrispondenti...soddisfacenti.




Beato Giuseppe Toniolo, aiutaci!


---------------------------------
(1) G. TONIOLO, Herbert Spencer nelle scuole sociologiche contemporanee:Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie (1904), in  L'odierno problema sociologico. Studio storico critico: Opera Omnia , serie 3, sociologia e problemi sociologici contemporanei, vol.1 , pp. 459-460).
(2) (2)G. TONIOLO, Precisazioni sul referendum: Atti del ii congresso cattolico italiano degli studiosi delle scienze sociali: Democrazia cristiana. Istituti e forme, vol 2: Opera Omnia, serie 4 Iniziative sociali, vol. 2, pp. 269-271
(3) op. cit: ivi, p.271.

lunedì 3 febbraio 2014

Cristianesimo in una societa' democratica e democrazia laica rispetto al Cristianesimo.


Si fa necessario un approfondimento del pensiero di Toniolo 

quasi con urgenza in una societa' 

che viene definita

 " in un contesto di diffusa secolarizzazione"  (vedi nota dell'Episcopato triveneto 2 febbraio 2014).

Premettendo le parole dei Vescovi tratte dal documento enunciato, farei alcuni approfondimenti sul pensiero di Toniolo.

Dice la nota..:
La proposta cristiana punta al bene integrale dell’uomo e contribuisce in modo decisivo
al bene comune e alla promessa di un buon futuro per tutti. E pur in un contesto di diffusa secolarizzazione, che insinua la tendenza a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo, come ricorda Papa Francesco:
 “nessuno puo’ esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimita’ delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni e della societa’ civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini….
“Amiamo questo magnifico pianeta e amiamo l’umanita’ che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilita’ (…). Tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore… il pensiero sociale della Chiesa e’ in primo luogo positivo e propositivo, orienta un’azione trasformatrice, e in questo senso non cessa di essere un segno di speranza che sgorga dal cuore pieno d’amore di Gesu’ Cristo”.

E ora ci rifacciamo al pensiero di Toniolo:

La legge etico-religiosa, secondo lui, e' "generatrice della societa' umana universale".
Di qui trae delle conseguenze....
"...sempre i cattolici proclamarono che la questione sociale e' essenzialmente morale e quindi intimamente connessa con la religione e che percio' concretamente la genesi prima della crisi sociale si cela nei viziosi istituti etico civili della societa', i quali lo stato stesso contribui' a manomettere arbitrariamente: mentre esso non ha diritto di sconvolgere cio' che ha immediata origine nella legge etico-religiosa, generatrice della societa' umana universale; alla quale ultima invece la societa' politica deve servire e non viceversa" (1).


E ritorniamo al pensiero dei Vescovi del Triveneto:

" ...rigettiamo ogni tentativo ideologico che porterebbe ad omologare tutto e tutti in una sorta di deviante e mortificante “pensiero unico”, sempre piu’ spesso veicolato da iniziative delle pubbliche istituzioni".




Per costruire un mondo migliore  si rende necessaria allora l'attuazione di una sana azione sociale e politica.

Di essa parla Toniolo 
e la delinea in questo modo:

La societa' umana e' campo di influenza della legge morale e campo di azione della religione, in particolar del Cristianesimo, del Cattolicesimo. Ogni progresso sociale trae beneficio da questa benefica influenza della religione, come ogni crisi sociale trae origine da coartazioni poste al compito della religione, che opera attraverso la legge etico religiosa, morale o da deviazione da tale legge. di qui si comprende il compito sociale del Cristianesimo, che e' compito di civilta'. Di qui l'opera della Chiesa come Maestra e Militante (2). I Pastori che ammaestrano ed i laici che agiscono con autonomia nel proprio ambito civile, ma sempre attenti alla luce che viene da chi e' Maestra di civilta'(3).
Tale intreccio di forze e valori favorira' il sorgere di Istituti sociali e forme di vita sociale a difesa contro ogni deviazione di civilta' e mezzo di realizzazione di essa. Tale opera si esprimera' secondo lo spirito sociale cristiano(4), che e' spirto democratico, che e' spinta costruttiva di tutti i valori umani (5), che e' spirito di autentica solidarieta' tra le classi (6) e la funzione dello Stato come societa' politica, apparira' chiaramente come funzione di servizio a vantaggio della societa' universale e non posizione di dominio assoluto(7).



Di essa ne parla il Magistero ecclesiale :

Nota dei Vescovi del Triveneto su alcune urgenti questioni
di carattere antropologico e educativo
(1 Cfr. Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente della Cei per la 36.a giornata 
nazionale per la Vita (2 febbraio2014) sul tema “Generare futuro”.

Noi Vescovi del Triveneto siamo quotidianamente raggiunti - soprattutto nell’incontro
con persone, famiglie, parrocchie e realta’ associative - da notizie e questioni preoccupanti che riguardano la vita delle persone in tutti i suoi aspetti. Una vita che - ne siamo consapevoli - e’ dono di Dio ed e’ cosa preziosa, ma e’ minacciata e resa fragile da molte cause.
In occasione della 36.a Giornata per la Vita desideriamo ribadire, in comunione con la
Chiesa italiana, la nostra preoccupazione per tante situazioni che contrastano la vita in tutte le sue fasi, dal concepimento alla nascita, dalla crescita alla piena maturita’, dal declino fino alla morte naturale. Tale preoccupazione diventa per la Chiesa impegno a continuare, insieme a tutte
le persone di buona volonta’, a sostenere la vita umana in ogni momento e in ogni circostanza, ribadendone l’inviolabile dignita’ ed offrendo concreti aiuti a chi vive fragilita’ e sofferenze.
Il perdurare della crisi economica ci spinge ad essere vicini a chi ha perso il lavoro, alle
famiglie che non arrivano a fine mese, ai giovani che non riescono a inserirsi nel mondo
produttivo. Vogliamo continuare con le nostre Chiese - in particolare attraverso le Caritas - l’opera di ascolto, aiuto, sostegno alle situazioni di difficolta’ e invitiamo tutti coloro che possono offrire occasioni concrete di lavoro a un di piu’ di generosita’ e di inventiva.
Consapevoli del venir meno di molte tutele sociali, incoraggiamo e ci impegniamo a
sostenere chi opera a favore dei molteplici disagi delle persone e delle famiglie. E ribadiamo in questa giornata l’appello a “generare futuro”, sostenendo concretamente quel desiderio dei
giovani sposi di generare figli che spesso “resta mortificato per la carenza di adeguate politiche familiari, per la pressione fiscale e una cultura diffidente verso la vita”1.
Esprimiamo vicinanza a chi soffre per le condizioni - spesso non rispettose della dignita’
umana - di carcerato, profugo o straniero e invitiamo chi ne ha la responsabilita’ ad assumere i necessari interventi legislativi e amministrativi, assicurando contemporaneamente l’impegno della comunita’ cristiana verso queste sorelle e questi fratelli.
Senza trascurare tali aspetti di difesa e promozione della vita, sentiamo oggi in
particolare il dovere di soffermarci piu’ diffusamente su alcune questioni educative che
riguardano aspetti fondamentali e delicatissimi dell’essere umano, con numerose e
preoccupanti ricadute in ambito culturale, formativo, educativo e, quindi, politico della nostra societa’ (triveneta, italiana, europea) e che toccano e coinvolgono in modo diretto la vita delle persone, delle famiglie e della scuola.
Ci sentiamo cosi' in sintonia con il decennio che la Chiesa italiana sta dedicando al tema
dell’educazione e in piena consonanza con quanto papa Francesco ha di recente espresso con forza, mettendo in rilievo come la situazione attuale ponga dinanzi sfide sempre nuove e piu’ difficili: “Il compito educativo e’ una missione chiave!”
A questo riguardo, ci riferiamo al dibattito sugli “stereotipi di genere” e sul possibile
inserimento dell’ideologia del gender nei programmi educativi e formativi delle scuole e nella formazione degli insegnanti, ad alcuni aspetti problematici presenti nell’affrontare in chiave legislativa la lotta all’omofobia, a taluni non solo discutibili ma fuorvianti orientamenti sull’educazione sessuale ai bambini anche in tenera eta’, alle richieste di accantonare gli stessi termini “padre” e “madre” in luogo di altri considerati meno “discriminanti” e, infine, al grave stravolgimento - potenziale e talora, purtroppo, gia’ in atto - del valore e del concetto stesso di famiglia naturale fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. Questa inedita situazione richiede a noi Vescovi, prima di tutto, e alle comunita’ ecclesiali di non venir meno ad un compito e ad una testimonianza di carita’ e verita’ che rappresentano il primo e concreto modo per servire e promuovere l’uomo e la vita buona nella nostra societa’. Ci sentiamo, in tal senso, sollecitati da Papa Francesco, il quale ci ha appena ricordato che “i Pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto
cio' che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dell’evangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si puo’  piu’ affermare che la religione
deve limitarsi nell’ambito del privato…”.
Di fronte a quella che si configura come una vera “emergenza educativa”, noi Vescovi
avvertiamo la responsabilita’ e il dovere di richiamare tutti alla delicatezza e all’importanza di una corretta formazione delle nuove generazioni - a partire da una visione dell’uomo che sia integrale e solidale - affinché possano orientarsi nella vita, discernere il bene dal male, acquisire criteri di giudizio e obiettivi forti attorno ai quali giocare al meglio la propria esistenza e perseguire la gioia e la felicita’ del compimento4.
Riaffermiamo, come prima cosa, la dignita’ e il valore della persona umana e poi la tutela e il rispetto che si devono ad ogni persona, soprattutto se in situazioni di fragilita’, nonché la necessita’ di continuare a combattere strenuamente ogni forma di discriminazione (di carattere religioso, etnico, sessuale) o, addirittura, di violenza.
Sottolineiamo, il grave pericolo che deriva, per la nostra civilta’, dal disattendere o stravolgere i fondamentali fatti e principi di natura che riguardano i beni della vita, della famiglia e dell’educazione, confondendo gli elementi obiettivi con quelli soggettivi e veicolati da discutibili concezioni ideologiche della persona che non conducono al vero bene né dei singoli né della societa’.
Riconosciamo la “ricchezza insostituibile della differenza”5 - specialmente quella
fondamentale, tra “maschile” e “femminile” - e la specificita’ assoluta della famiglia come “unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore (…), dal riconoscimento e dall’accettazione della bonta’ della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne e sono capaci di generare una nuova vita”; essa e’, davvero, la “cellula fondamentale della societa’, luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri”.
Su tale linea indichiamo anche due testi che, essendo espressione di una sana laicita’,
possono ben alimentare un sereno e positivo dibattito pubblico su questi temi: l’art. 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e l’art. 29 della Costituzione repubblicana8.
Siamo, infatti, consapevoli che la differenza dei sessi e’ elemento portante di ogni essere
umano ed espressione chiara del suo essere in “relazione”; senza la comune salvaguardia delle “grandi differenze” vi e’ un grave e concreto rischio per la realizzazione di un autentico e pieno sviluppo della vita delle persone e della societa’9.
Ribadiamo percio' – come espresso autorevolmente, anche di recente, dalla Santa Sede di
fronte al Comitato ONU della Convenzione dei diritti del fanciullo – il rifiuto di un’ideologia del gender ,  che neghi di fatto il fondamento oggettivo della differenza e complementarieta’ dei sessi, divenendo anche fonte di confusione sul piano giuridico.
Invitiamo quindi a non avere paura e a non nutrire ingiustificati pudori o ritrosie nel
continuare ad utilizzare, anche nel contesto pubblico, le parole tra le piu’ dolci e vere che ci sia mai dato di poter pronunciare: “padre”, “madre”, “marito”, “moglie”, “famiglia” fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna.
Difendiamo e promuoviamo il carattere decisivo - oggi piu’ che mai - della liberta’ di
educazione dei figli che spetta, di diritto, al padre e alla madre aiutati, di volta in volta, da soggetti o istituzioni chiamati a coadiuvarli. E rigettiamo ogni tentativo ideologico che porterebbe ad omologare tutto e tutti in una sorta di deviante e mortificante “pensiero unico”, sempre piu’ spesso veicolato da iniziative delle pubbliche istituzioni.
Sosteniamo e incoraggiamo l’impegno e lo sforzo di quanti, a vari livelli e su piu’ ambiti,
affrontano ogni giorno, anche nel contesto pubblico e nella prospettiva di una vera e positiva “laicita’”, tutte le piu’ importanti questioni antropologiche ed educative del nostro tempo e che segnatamente riguardano: la difesa della vita, dal concepimento al suo naturale spegnersi, la famiglia, il matrimonio e la differenza sessuale, la liberta’ religiosa e di educazione.
La proposta cristiana punta al bene integrale dell’uomo e contribuisce in modo decisivo
al bene comune e alla promessa di un buon futuro per tutti. E pur in un contesto di diffusa secolarizzazione, che insinua la tendenza a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo, come ricorda Papa Francesco “nessuno puo' esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimita’ delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni e della societa’ civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini”.
Al termine di questa Nota, proponiamo ancora un passo dell’Evangelii gaudium che
spiega bene il senso della nostra riflessione e nel quale noi Vescovi ci ritroviamo in pieno perché tocca anche le delicate e importanti questioni antropologiche, culturali, formative ed educative qui menzionate e sottoposte sempre piu’ all’attenzione e all’approfondimento di tutti, noi per
primi:
“Amiamo questo magnifico pianeta e amiamo l’umanita’ che lo abita, con tutti i suoi drammie le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilita’ (…). Tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore… il pensiero sociale della Chiesa e’ in primo luogo positivo e propositivo, orienta un’azione
trasformatrice, e in questo senso non cessa di essere un segno di speranza che sgorga dal cuore pieno d’amore di Gesu’ Cristo”
Condividendo con fiducia queste nostre riflessioni e indicazioni, in un momento grave
per il bene delle persone e della societa’, assicuriamo la nostra preghiera.

(I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto
2 febbraio 2014, 
Festa della Presentazione del Signore e 36.A Giornata nazionale per la Vita).






---------------

(1) G. TONIOLO, Indirizzi e concetti sociali all'esordire del secolo XX: Democrazia cristiana , Concetti e indirizzi, vol.2: O.O. serie 3,   vol.3, p. 99; vedi pure pp. 33-36; 83;93-94;97.
(2) ivi, p.103.
(3) ivi, p. 39.
(4) ivi, p.83.
(5) ivi, p. 97.
(6) ivi , p.93-94.
(7) ivi, p.99.......................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................