giovedì 19 gennaio 2012

Toniolo Giuseppe , l'Opera dei Congressi e la sua azione politica




Giampiero Moret, scrive su l'Azione dell' 8 gennaio 2012, settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto, circa Toniolo e la sua attivita' sociale e politica. Afferma


Il ruolo della Chiesa


... Questo impegno sociale in no­me della fede non poteva non ri­sentire della visione dei rappor­ti della Chiesa con il mondo, ti­pica di quel tempo. Molto di­versa, per intenderci, da quella che sarebbe maturata con il Concilio Vaticano II. Il contatto della Chiesa con il mondo pla­smato dalla modernità avvenne mantenendo tutta la diffidenza nei suoi confronti. Si cercò di in­serirsi in esso, non solamente con azioni caritative, ma anche sforzandosi di capire le cause dei mali sociali in modo da propor­re dei rimedi efficaci, ma si en­trò con la convinzione che tut­to quello che era stato fatto in questi secoli di grandi cambia­menti, era tutto sbagliato. Non c'era atteggiamento di dialogo. La Chiesa rimaneva polemicamente in opposizione e il mi­glioramento sociale non poteva avvenire se non attraverso un ri­torno di questo mondo moder­no sotto il suo manto. Solo la Chiesa possedeva la soluzione definitiva dei problemi sociali. Il Toniolo partecipava di questa vi­sone del rapporto della Chiesa con il mondo. Era sua convin­zione profonda che il migliora­mento non potesse avvenire se non restaurando l'ordine so­ciale cristiano" l'unico valido. Questo gli impedirà di accor­gersi di nuove vie per una pre­senza più efficace della Chiesa nel mondo che già al suo tempo si incominciavano ad intravede­re. Questo non toglie che il suo pensiero sociale non abbia indi­viduato fin da allora alcuni pun­ti fondamentali che sono entra­ti nel patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa. Vedremo in concreto questi punti conti­nuando l'esplorazione del suo pensiero sociale....


Sorge spontaneo il dubbio a chi abbia letto il Toniolo, che questo modo di vedere il Toniolo sia alquanto riduttivo. Per questo desidero precisare la visione di tale figura come l'ho percepita nello studio delle sue opere e della sua vita.
Il mio approfondimento seguira' questa linea: 
Posizione di Giuseppe Toniolo nella Chiesa e nella societa' del suo tempo.








Una premessa molto facile con l'aiuto di uno studioso contemporaneo ci aiuta ad entrare nella questione e a portare chiarezza.

(Da NATALE CERRATO, Vi presento Don Bosco, LDC, Torino, 2005,pp.223-225)



La Chiesa in Italia da Pio IX a Leone XIII






a) Rapporti tra Stato e Chiesa


Nei primi anni di vita unitaria il governo nazionale credette di risolvere la Questione Romana togliendo al Papa tutto il territorio e regolando i rapporti con la Santa Sede attraverso la legge dello Stato italiano, la cosiddetta «Legge delle Guarentigie» dell'11 maggio 1871, senza accordi bilaterali e senza intervento di altri Stati. Sperò che le condizioni imposte sarebbero state accolte dal Pontefice e da tutti i cattolici, ma la Santa Sede considerò tale trattato inaccettabile. Intanto le leggi contrarie agli Ordini Religiosi, ai quali non si riconosceva più la personalità giuridica mentre se ne confiscavano i beni, si susseguivano in quegli anni suscitando proteste in coloro che avevano appoggiato il moto unitario.

Quando le leggi eversive del 7 luglio 1866 (soppressione degli Ordini Religiosi rimasti dopo il 1855) e del 15 agosto 1867 (soppressione della maggioranza degli enti ecclesiastici e incameramento dei loro beni) vennero estese alla provincia di Roma, in data 19 giugno 1873, s'accrebbe l'indignazione dei cat­tolici. Infatti gli impegni ufficialmente assunti dal Governo (Memorandum di Visconti Venosta del 29 agosto 1870) erano sta­ti apertamente violati
La Santa Sede non capitolò, neppure quando rinunciò agli interventi stranieri. Ridusse però le sue richieste riguardo al­l'estensione del territorio ritenuto necessario alla propria indi­pendenza.


b) Intervento dei cattolici

Non tutti i cattolici erano disposti a subire ed attendere. Si venne quindi ben presto manifestando la tendenza ad un in­tervento nella vita italiana delle forze cattoliche. Due forme di intervento in difesa della Chiesa erano allora possibili:

-    accettare il nuovo stato di cose ed inserirvisi, o combattere nei modi e nelle forme da esso offerte per il trionfo della giusta causa,
-       rifiutare tutta la nuova realtà organizzando un grande movimento di opposizione.

Con questa alternativa il gruppo cattolico bolognese iniziò una serie di tentativi per la costituzione di una grande orga­nizzazione cattolica nazionale da contrapporre allo Stato libe­rale, per imporre a questo il rispetto della fede e della Chiesa :
1866  Azione Cattolica Italiana [BO];
1868  Gioventù di Azione Cat­tolica Italiana, di cui furono iniziatori Mario Fani [Viterbo] e Gio­vanni Acquaderni [Bologna]).
Lo spirito intransigente di quel pugno di uomini informò le associazioni cattoliche nate, per sua iniziativa, in Italia tra il 1865 e il 1875.
Il 2 ottobre 1871 ai cattolici radunati a Venezia il bolognese dott. Carlo Cazzani annunciò che il Consiglio superiore della Gioventù cattolica si costituiva in comitato promotore del Pri­mo Congresso Cattolico Italiano.
Questo si svolse a Venezia dal 12 al 16 giugno 1874. Nel se­condo congresso, che si tenne a Firenze nel settembre 1875, fu definitivamente costituita l'Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici per riunire tutte le loro forze. Così la corrente intran­sigente si affermava attraverso queste organizzazioni.



Nel 1874 il Papa aveva dichiarato esplicitamente non op­portuna {non expedit) e illecita la partecipazione dei cattolici ita­liani alle elezioni politiche.
Non tutti i cattolici, tuttavia, approvavano l'atteggiamento di radicale opposizione al liberalismo nazionale. Questa ten­denza sembrò trionfare agli inizi del pontificato di Leone XIII, che tentò una politica nuova nei riguardi dello Stato Italiano, politica da lui perseguita almeno fino al 1887. Anche molti Ve­scovi tentarono questa politica di conciliazione (es.: Mons. Ge­remia Bonomelli, vescovo di Cremona e Mons. Giuseppe Sar­to, vescovo di Mantova), mentre insistente si faceva la richiesta della cancellazione del «non expedit».

Ma il 14 luglio del 1887 si ebbe la legge abolitrice delle decime sacramentali ed il 17 luglio 1899 la legge di laicizzazione delle Opere Pie.

Falliti i tentativi di accostamento al nuovo Stato, i cattolici italiani sarebbero passati in maniera ancor più accentuata dal­la posizione difensiva ad una fase di espansione e di conqui­sta, finché, con una mutata situazione politica (davanti al pro­blema del socialismo alle porte si poteva restare spettatori inerti?) si fece strada la «democrazia cristiana» di Romolo Murri (1870-1944) con conseguente conflitto tra i democratici cri­stiani e l'Opera dei Congressi di cui era presidente G. B. Paganuzzi di Venezia.
L'uomo che tentò di conciliare il vecchio ed il nuovo fu il so­ciologo cattolico Giuseppe Toniolo (Treviso 1845 - Pisa 1918). 
Apparirà poi la figura di Luigi Sturzo (Caltagirone 1871 - Roma 1958), fondatore, poi, del Partito Popolare Italiano.






L'impegno politico di Toniolo.



Il sentimento patrio,assorbito dal padre(79) e dall'ambiente studentesco veneziano(80), e il suo impegno scientifico- sociale(81) si tradussero in lui in quell'impegno civico , che e’ di fatto la vera politica, perche’ partecipazione attiva alla vita cittadina (polis). Il cristiano anche se non fa politica nel senso suo proprio, vive il suo dovere civico come esigenza di fede con impegno ed intensità: il cristiano è cioè in uno stato di vita che e’ di fatto impegno politico(82). Toniolo fu cristiano integrale e non fece della politica, ma visse il suo dove­re civico come un dovere politico ( animazione della polis/citta’) frutto della sua fede, del suo studio e del suo amore agli insegnamenti sociali della Chiesa(83).
E’ in questo contesto che si deve far risalire una duplice attivita' di Toniolo:  quella di uomo d'azione cattolica sociale e quella di animatore della democrazia cristiana in Italia.  Furono due impegni intrecciati nell'unica realtà personale di un cittadino credente; due realizzazioni di una cellula vivente nella 'polis', che e’ inserita nel piano storico provvidenziale di civiltà; due attività concrete di uno studioso cristiano, che personalmente era votato all'opera scientifica (84), ma che nondimeno fecero li lui per questo l'incarnazione dell'uomo autenticamente “politico”. L'idea di democrazia, che si fa impegno democratico, porta l’impronta del suo pensiero ed azione. L'idea di "democrazia", già rivendicata come intuizione da attribuire ai cattolici dal deputato Helleputte nel congresso di Malines del 1891, era da lui derivata dalla conformita’ al Vangelo (85). Quell’idea creò tra i cattolici fuori d'Italia una sistemazione ideologico-sociale, che, denominata nel 1893 da Vehaegen in Belgio "democrazia cristiana" (86) entusiasmò Toniolo (87) che si votò a quell'idea ancor più perche’ essa gli appariva come una irradiazione delle idee della Rerum Novarum ed una vittoria sull’idea di democrazia di ispirazione sia liberale che socialista, mossa da concetti anticristiani.(88).
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In Italia in merito al concetto di democrazia  e di democrazia cristiana sorse una tempesta di polemiche (89 ).
Toniolo, sicuro dell'ap­provazione del pontefice «lavorava a togliere equivoci (90).
Vi era necessi­tà di una chiarificazione; e questa venne, prima attraverso una conferen­za tenuta a Roma da Toniolo e poi attraverso la pubblicazione di quella nella Rivista  internazionale di scienze sociali del 1897.
La polemica si faceva aspra.
A chi era ostile al nome, Toniolo rispondeva che democrazia e cri­stianesimo sono due fatti distinti, ma che, per il cattolico, la democrazia si esprime storicamente nell'esser vissuta cristianamente, per questo si può dire cristiana (91 ).
Gravi difficoltà furono mosse dall'Opera dei Congressi che cominciò a sentire a disagio la presenza in essa degli appartenenti all'Associazione per gli studi sociali, il cui orientamento democratico non era condiviso nel suo contenuto (92): andava infatti contro la convinzione e la concezione statica dell'assetto sociale loro proprio (93). Ma c'era chi non condivideva l'idea per un altro motivo: era voler fare dell'azione cattolica, sia pure sociale, identificata con democrazia, un movimento ideologico: cosa assurda per chi fa derivare l'azione della chiesa dalla fede e dal Magistero (94).
A costoroToniolo rispondeva.

La sua idea non identificava democrazia con un governo, né ad azione cattolica, sia pure sociale cristiana; né ad azione economica, o civile, o po­litica, ma all'ordine sociale realizzato secondo i valori cristiani. Dimostra­va di esser convinto che storicamente e idealmente la vera democrazia non fu e non può essere che cristiana, evangelica. Se infatti, in teoria ( non vitalmente, non nelle sue applicazioni pratiche) il concetto di democrazia, come sistemazione ideologico-sociale, si distingue dal cristianesimo e dai Vangeli, l’idea pregnante di "democrazia" è vangelo; la sua attuazione è vivere il cristianesimo nella società umana; e la sua sistemazione in ideologia è nella logica  evangelica(95).

Tutto ciò non era dunque una semplice regola del vivere sociale; né una questione dottrinale di economia sociale di secondaria importanza, come sosteneva monsignor Manacorda (96): le sue applicazioni infatti toccavano tutto l'assetto sociale per ricondurlo ad essere ordine sociale storicamente cristiano (97), sia pure attraverso una lenta maturazione che sapesse attendere i tempi prov­videnziali (98).
E di questa chiarificazione ne erano grati e ammirati A. Pottier professore di teologia morale nel seminario di Liegi, i suoi amici della scuola sociale di Liegi e molti altri (99).
Il termine e la sostanza ideologica di quelli che propugnavano la demo­crazia cristiana con araldo G. Toniolo si impose.
Toniolo e i democratici cristiani tuttavia, data la necessaria astensione politica dei cattolici (100), pur organizzandosi, dovettero limitarsi nell'azione. Si accontentarono di una efficace opera extra-parlamentare, di promuovere questa nuova ideologia nel paese e di educare ed organizzare il popolo per la propria redenzione economica ed il rinnovamento di tutta la vita pubblica moderna.
Nell'astensione - come si disse nel programma democratico cristiano steso a Torino nel 1899 - ci si preparava all'avvento di quella democrazia cristiana internazionale che, in forza dell'attuazione di urgenti progressi sociali, era preconizzata come la gloria del secolo XX.mo (101).
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Nel 1901 usciva l'enciclica "Graves de communi re" che Toniolo accettava di cuore(102) anche per la questione del nome che essa proponeva al posto di quello di democrazia cristiana:"azione polare cristiana". (103) Quest'enciclica sembrava finalmente risolvere la questione. In realtà l'opposizione continuò (104) nella stessa Opera dei Congressi in cui il movimento democratico era ormai entrato ufficialmente (105).
Nel campo civile e sociale l’impegno cattolico si presento’ minato da discordie ed errori (l06).
Il modernismo razionalista e il naturalismo penetrava le menti anche piu’ elevate sia in campo filosofico che teologico, sociale, economico, Toniolo era nettamente avverso sia alle discordie che agli errori. Al modernismo(107) contrappose la sua fede nelle dottrine tradizionali e il suo amore per la chiarezza dell 'esposizione dottrinale e per il tomismo (108). Al naturalismo contrappose una ferma convinzione: Gesù solo esser la salute dell'umanità e non potersi salvare l'ordine naturale senza l'ordine soprannaturale (l 09). Di fronte al connubio cattolici-socialisti, o cattolici e liberali, in vis­ta dell'attuazione di un programma comune, egli era intransigente; diceva che la civilta’ si raggiunge senza compromessi:
 “ la civilta’ o sara’ cristiana o non sara’ mai” (112).
Un certo intransigentismo egli lo visse anche nel campo disciplinare cattolico: il non expedit lo rendeva convinto, non solo di non dover votare, a anche di non doversi occupare di votazioni(l13). Tale obbedienza reci­sa era motivata dalla convinzione dell'unità nel pluralismo, dell'obbedienza nell'autonomia, della forza nella coesione(114).
Era invece assai rinnovatore e duttile nel dar valore a tanti germi nuovi che fermentavano nella compagine sociale. Egli capiva che le aspirazioni dei democratici cattolici manifestavano una forza nuova, che, arginata e ben orientata, sarebbe stata feconda nella vita sociale. Ma l'Opera dei Congressi si mostrava arida e restia a questa duttilità e comprensione(115) aprendo così alle discordie già esistenti la via per una grave crisi di dissoluzione(116).
La sensibilità di Toniolo era condivisa da don Romolo Murri; ma l'identita’ di pensiero iniziale vide   presto una diversità di atteggiamenti e  metodi.
Nel 1900 la divergenza apparve in seno agli stessi democratici cattolici, fino a causare nel movimento democratico una scissione(117) ed infine una diversità di principio(l18). Questo fu evidente nel discorso don R. Murri a S. Marino il 24 agosto 1902: i democratici sembravano accostarsi al modernismo sociale avvicinandosi a Loisy e Tyrrel(119).
Toniolo era amareggiato: la crisi del 1898 e le lente ascensioni dell’idea democratica fino al 1902 - periodo che vide persecuzioni civili con­tro i democratici, diatribe tra i cattolici chiarite dall'enciclica del 1901 e da un discorso del pontefice ai Cardinali, il 24 dicembre 1902, favorevole all'idea democratica dei cattolici(120) - si erano risolte in una scissione fra gli stessi democratici.
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Nel 1903 Toniolo si espresse in nette chiarificazioni(l21 ) .Ma intanto l'Opera dei Congressi fu sciolta, 1904 (122).
Murri fondava la Lega democratica nazionale, 1905: era una federazione che si ispirava a quell'autonomia temuta da Toniolo. Consisteva infatti in una chiara posizione di indipen­denza dalle direttive del pontefice nell'azione politico-sociale(123). Toniolo invece affermando l’autonomia, coordinava l’azione politico-sociale ad una guida, pur nell 'autonomia di competenze(124). In quell'ambiente carico di ostilità ed in cui fatti ed azioni si giu­dicavano spesso secondo preconcetti, egli si poneva frattanto come conciliatore(125). Lui stesso aveva perso fiducia presso gli ambienti vaticani per quel suo riformismo sociale, propugnato con tanto fervore, ma non simpatico al segretario di stato Merry del Val (126).
Toniolo era tra conservatori e patrocinatori del popolo, difensore dei giovani ingiustamente, o almeno troppo severamente, accusati. Egli aveva fede nel popolo e "fede grande nei giovani"(127). E l'avvenire gli diede ragione(128).
Dopo lo scioglimento dell'Opera dei Congressi (129) era il tempo della ri­costruzione della compagine delle forze cattoliche: rieducare  e riunire (130). Il compito era di Toniolo, che aveva riacquistato fiducia presso il Pon­tefice (131).
Di fronte allo smarrimento generale ed alla sfiducia diffusa, Toniolo opero’ pazientemente: sorse l’Unione dei Cattolici:federazione che riannodò le forze cattoliche e fece di anello di congiunzione tra l'Opera dei Congressi(132)e l'Azione cattolica recente. Essa fu un fatto compiuto nel 1906. Risultò formata dall'Unione popolare , di cui Toniolo fu il primo presidente, dall'Unione economica, dall'Unione elettorale e dalla Gioventù Catto­lica italiana. (133)
Le prime iniziative promosse dall'Unione popolare furono quelle per la li­bertà di insegnamento e le Settimane sociali (l34): riunioni di studio e di dibattito sociale aperte a tutti i cattolici. La prima Settimana sociale fu tenuta a Pistoia nel 1907.
Attirò le ire dei socialisti, che giunsero a far prendere a sassate la coppia Toniolo(l35). Ma una pioggia di fiori getta­ti dal popolo li ricopriva quella sera, mentre rincasavano incolumi(136).
Toniolo G. ebbe, per volere di Pio X, il compito di riunire le presi­denze delle varie forze cattoliche nella Direzione generale dell'A.CI. e fu incaricato di esserne il primo Direttore. Questa Direzione, poco funzionale sarà sostituita dalla "Giunta direttiva dell'ACI. " pro­mossa da Benedetto XV e della quale fu primo presidente il conte Giuseppe Della Torre(l37).
Toniolo non era portato a fare opera di attività pratica. Molto defilato rispetto alla politica del clerico-moderatismo (non ebbe mai simpatie per l’impegno politico diretto, che sarà invece il tarlo roditore di tutti i successivi sviluppi del cattolicesimo organizzato).
Uomo di pensiero, in cima ai suoi progetti c’era sempre la linea della cultura, l’idea che il cattolicesimo italiano dovesse puntare sull’incontro dei saperi e non sullo scontro dei poteri.”(G.Romanato,l’Avvenire 18 gennaio 2011). Tuttavia si sacrificò per il bene di tutti operando attivamente (l38). Fu percio’ il principale ispiratore delle gia’ citate Settimane sociali e, consapevole del grande compito della donna nell'ambito sociale, volle pro­muoverne l'azione cattolica in forma organizzata e coordinata a tutte le forze cristiane (139). Nel novembre del 1908 nasceva lo statuto dell’Unione fra le donne cattoliche d’Italia.

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Nel dicembre dello stesso anno, con l'approvazione pontificia, l'Unione delle donne era una realtà. Il Toniolo orientò quell'associazione a collaborare con la Gioventù cattolica italia­na e l'Unione popolare nell'ambito dell'opera sociale di soccorso. Ma l'Unione delle donne cattoliche si allontanò dall'Unione popolare, 1909; si staccò da Toniolo, che ne soffrì anche fisicamente; e si diede nuovi statuti (140).
Interessato della protezione dell’operaio,Toniolo diede il suo nome all’Association internationale pour la protection des travailleurs e ne promosse in Italia una sezione, di cui accettò la presidenza(141).
Nel 1910 la missione di G. Toniolo nell'Azione cattolica parve compiuta. Egli si ritirò al suo posto di studioso e animatore degli studi, lasciando ogni presidenza (l42). Continuò tuttavia ad essere   maestro all'azione cattolica per i giovani che lo raggiungevano nel recesso alpestre di Vezza d'0glio(143). In quei convegni  si faceva promotore tra i giovani(144) di ideali cristiani, distruggendo il pessimismo, trasformandoli in persone rinnovate, pronte all'azione e ben presto iniziatrici di essa(l45). Tra quei giovani vi fu Alcide De Gasperi.(146). Cosi’ scrive Giampaolo Romanato in l’Avvenire del 18 gennaio 2011.
In realta’, ”molte idee che costituiranno poi il programma del popolarismo sturziano sono anticipate da queste riflessioni tonioline, fuse in un singolare impasto di arcaicità, modernità e potmodernità, che avrà un influsso profondo anche su Amintore Fanfani, come è stato rilevato nel corso del convegno romano del 2009 dedicato allo statista aretino”.(Giampaolo Romanato in l’Avvenire del 18 gennaio 2011).


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(79)         VISTALLI F., Giuseppe Toniolo, Roma, Comitato G. Toniolo, Ed. Vita e Pensiero, 1954, p. 20.
(80)         DA PERSICO E.,La vita di Giuseppe Toniolo, Mantova, Ed. Gruppo buona stampa, 1929, pp. 3-4.
(81)         TONIOLO G.,Programma della Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, Citta’ del Vaticano:Opera Omnia di G. Toniolo, 1951,p.140
(82)M.D.CHENU, Prefazione:J.M. Paupert, Per una politica evangelica,ModenaEd. Paoline,1969,pp. 7-10.
(83)    TONIOLO G., L'unione cattolica popolare italiana: Iniziative
culturali e di Azione cattolica, Città del faticano, Ed, Comitato 0.0. di G. Toniolo, 1951,p.55.
(84)    TONIOLO G., Lettera ai soci dell'Unione popolare: Iniziative culturali e di Azione cattolica, Città del Vaticano, Ed. Comitato 0.0.diG.Toniolo,1951,p.433;
TONIOLO G.., Il dovere dei giovani: Iniziative culturali e di Az. Cattolica,Cittàdel Vaticano, Ed Comitato 0.0. di G.Toniolo,1951,pp.467-470.
(85)VISTALLI F., op.cit.,p.441,nota 1.
(86)PERSICO E. ,o.  cit..p.165;
ANGELI R. La dottrina sociale di G.T., Pinerolo, Alzani,1956,pp 94-95.
(87) ANICHINI G.,Vita del Prof. Giuseppe Toniolo, Firenze,lib. Fiorentina, 1941,86: cita la conferenza di T. a Roma nel 1896, essa polarizzò le menti e i giovani a quell'idea.
(88)VISTALLI F., o. cit., p.442.
TONIOLO GIUSEPPE, Il socialismo nella storia della civiltà:
Capitalismo e socialismo, Città del Vaticano, Ed. Oomitato 0.0.di G. Toniolo, 1947, p. 324.
(89)DA PERSICO E., o, cit.1, p. 166;
CHIAUDANO GIUSEPPE, Democrazia cristiana e movimento cattolico, Torino, Paravia, 28 p.
(90)     VISTALLI F., o. cit., p. 443: elenca i motivi degli equivoci. Democrazia poteva richiamare idee contrastanti: regime politico a base popolare;governo di plebe ed insieme libertà ed uguaglianza universale; conflitto di classi e sovrapposizione di quelle inferiori alle superiori; giustizia sociale, che soppianti la carità; interessi materiali che assorbano i più elevati; mobilità di un sistema aperto alla rivoluzione; aspirazioni scon­finate che si aprano all'errore di radicalismo socialista...;p. 458: far del governo della Chiesa una democrazia di governo.
(91)VISTALLI F.,o. cit., pp.459-461.
(92)DA PERSICO E., o. cit., pp. 167-168.
(93)DA PERSICO E., o.  cit., p.169.
(94)     VISTALLI F., o. cit.,p.458: era la posizione di P.G.Chiaudano e Mons. Manacorda.
(95) TONIOLO G., La Democrazia Cristiana: O.O.. serie III, vol.2,pp.15-172.                            ;
(96) VISTALLI F., o. cit., p. 458.
 DA PERSICO E. , o.cit .p. 169.
(98) TONIOLO G., Lettera a mons, G. Callegari: Lettere,v. 2,Città del Vaticano, Ed. Comitato O.O di G. Toniolo 1953, p.59.
TONIOLO G. , Lettera a Mons  G. Ballerini, l.cit., p. 60.
(99) VISTALLI F., o.cit.,p. 463, nota3 ; p. 462.
 (lOO)VAUSSARD MAURICE, Histoire de la démocratie chrétienne,
Paris, Ed. Seuil,1956,pp.201-241 ; nel 1899 Don Sturzo collaborava gia’ ad un programma democratico-politico concreto, p. 227.
101) VISTALLI F., o. cit .,pp.464-465;
DA PERSICO E. ,o. cit., p. 198.
(102) TONIOLO GIUSEPPE, Momento urgente e soluzione imperiosa. Lettera
aperta al conte Stanislao Medolago Albani: Democrazia Cristiana.
Istituti e forme,v. 2, Città del Vaticano, Ed. Comitato 0.0. di G.
Toniolo, 1951,p.144.
(103) VISTALLI F., o.  cit., p.465.
(104) VAUSSARD M.,o. cit.; p. 229.
(105) DA PERSICO E., o.cit., p. 171
(106)    “                             “    , p. 189.
(107) VISTALLI F., pp. 779-788.
(108)DA PÈRSICO E. o.cit.,pp.191-192.
(109)     “                         “         , p.195.
(110) TONIOLO G.,L'odierno problema sociologico., p. 129: "la civilta’ o sarà cristiana o non sarà". VISTALLI F., o.cit., pp.410-411.
(111) DA PERSICO E., o.cit.., p.197.
(112) TONIOLO G., Momento urgente e soluzione imperiosa, o.cit.:l. cit.. p143.
(113)DA PERSICO E., o. cit.1   , p. 197.
(114)TONIOLO GIUSEPPE, L'unione. Parole ai giovani: Democrazia Cristiana.
Concetti e indirizzi,v. 1, Città del Vaticano, Ed. Comitato 0.0. di G. Toniolo, 1949, pp.294-295.
(115)DA PERSICO E., o. cit., p. 199.
(116)VAUSSARD M., Storia della Democrazia cristiana, Bologna, Cappelli, 1959, pp. 229-231: dimissioni forzate dell'avv. G.B. Paganuzzi; successione del conte Gròsoli 21 ottobre 1902; spinta autonomista Murriana; richiami della S. Sede nel febbraio 1903; intemperanze nell’accentuarsi della crisi tra "vecchi e giovani"; dimissioni del Grosoli; scioglimento dell'Opera dei Congressi: 30 luglio 1904.
(117)DA PERSICO E.,o.cit.,  pp. 202-204.
(118)PERONIO CORRADO, Posizione di Romolo Murri di fronte alla Chiesa negli
anni 1898-1909, Alba, Ed, Paoline, 1954,100p. ; VAUSSARD M.,o. cit. ,p.230.
(119)DA PERSICO E., o. cit., p. 206.
(120)VISTALLI  F.,o. cit., p. 465.
 DA PERSICO E., o.  cit., pp.183-184.
(121)DA PERSICO E.,o. cit.,pp. 207-208.
(122)VAUSSARD M.,o.  cit., p. 231.
(123)Passerin D'Entrèves Ettore, Giuseppe Toniolo e il cattolicesimo Veneto:Venezia nell'Unità d'Italia, Firenze,Sansoni, 1962, pp. 88-89.
(l24)T0NI0L0 G., L'Unione. Parole ai giovani,o. cit.:l. cit., p.295.
(125)DA PERSICO E.,o.  cit., p. 218.
(126)PASSERIN D'Entrèves E, o. cit.,: 1. cit.,p. 89.
(127)DA PERSICO E., o.  cit.1, p. 226.
(128)VAUSSARD M.,o.  cit. ,pp.231-241 .
(129)VISTALLI P., o. cit.,pp. 483-593. Avrei potuto scrivere "l'impegno d'azione cattolica politica", ma,nonostante le chiarificazioni precedenti, l'equivoco e’ ancora possibile.
(130)Pìo X, Il fermo proposito, enc, 11 giugno 1905:l. cit.
(131)VÀUSSARD M.,  o.  cit., p. 231.
DA PERSICO E.,o. cit., pp.243-244.

(132)DA PERSICO E., o.  cit.,pp.248-250.

 (133)ANICHINI G.., o. cit.,p. 86.
ADVERSI ALDO, Azione cattolica: D S R , p. 56b.
Civardi Luigi, L'Azione cattolica e le altre opere odierne di apostolato: E M C ,vol. 1,sez.9,c.3,pp.874-889; specialmente pp.880-881.
(134)VISTALLI F., o. cit., pp.515-525.
(135)DA PERSICO E.,o. cit.,pp. 250-253.
(136)ANICHINI G.,o. cit.,p. 87.
(137)CIVARDI L,art. cit.:l. cit., p.882.
(138)ANICHINI G., o. cit., p. 104.
(l 39 )DA PERSICO E., o. cit.,pp. 259-262.

(132)DA PERSICO E., o.  cit.,pp.248-250.

 (133)ANICHINI G.., o. cit.,p. 86.
ADVERSI ALDO, Azione cattolica: D S R , p. 56b.
Civardi Luigi, L'Azione cattolica e le altre opere odierne di apostolato: E M C ,vol. 1,sez.9,c.3,pp.874-889; specialmente pp.880-881.
(134)VISTALLI F., o. cit., pp.515-525.
(135)DA PERSICO E.,o. cit.,pp. 250-253.
(136)ANICHINI G.,o. cit.,p. 87.
(137)CIVARDI L,art. cit.:l. cit., p.882.
(138)ANICHINI G., o. cit., p. 104.
(l 39 )DA PERSICO E., o. cit.,pp. 259-262.

(140)   DA PERSICO E., o. cit, pp. 264-270

(141)   ANICHINI G., o. cit., pp.89.106.
(142)   »          "       p. 107.
(143)   VI STALLI  F., o. cit., pp. 795-802.
(144)      "       ,pp. 803-811.
(145)   ANICHINI G., o. cit., pp. 107-108;51.
(146)       "      "     .pp. 16-17.

mercoledì 4 gennaio 2012

Cristianesimo ed Eucaristia. Nel pensiero di G. Toniolo

C
Cristianesimo.

Oggi si gioca la credibilita' del Cristianesimo sulla sua capacita' formativa ed educativa nonche' sulla sua incisivita' nella storia, da molti infatti e' perecepito come una realta' non umanizzante e quindi non desiderabile.
Toniolo ha fatto capire attraverso la sua opera e la sua vita come il Cristianesimo  sia invece, con il Vangelo, annunciato e vissuto dai Cristiani, una forza realmente  a favore della vita piena dell'uomo.
Egli sottolinea quattro vie percorse dal Cristianesimo per vitalizzare, rivitalizzare, portare avanti la storia dell'uomo. Quattro vie che egli riassume nella parola "Civilizzazione cristiana".
E le quattro vie sono queste: l'educazione alla memoria, attraverso i racconti della Bibbia  compendiati nel Simbolo o Credo;  l'educazione ai riti, i Sacramenti ed in specie l'Eucaristia, che portano la forza della fede nella vita aiutando a collocarla attraverso il segno o simbolo nella realta' che dura in eterno(sacramentalmente);  l'educazione morale, coltivando il desiderio del bene e della liberta' proiettata al futuro buono, attraverso i Comandamenti, le dieci Parole e le Beatitudini, che ne sono il compimento; l'educazione all'interiorita', formando alla preghiera che aiuta le persone a non vivere in modo superficiale, astratto e dissipato...
Toniolo afferma cosi' che il Cristianesimo, vivente nella Chiesa ed in chi lo accoglie come scelta di vita, continua nel tempo ad offrire un necessario contributo di civilta' a vantaggio dell'umanita' intera; anzi afferma che unicamente attraverso questa via si realizza la vera civilta' duratura e umana: il Cristianesimo e' a favore della vita piena dell'uomo.
Di fatto, il Toniolo dice: "solo il cattolicesimo, dinanzi al determinismo, che frattanto mirava a distruggere in radice l'umana personalita', intervenne autorevolmente a difendere il dogma filosofico e religioso della liberta', della responsabilita' e dignita' morale dell'uomo, traendone le conseguenze nell'ambito civile e politico..." e rivelandosi "un fattore di civilta' antico, ma bensi' sempre vegeto."
E insiste dicendo che  il Cristianesimo rivendico' la liberta', la responsabilita' e la dignita' della persona individua con applicazioni conseguenti per il cittadino e lo stato;  sulla societa' o comunita' umana riaffermo' l'influsso della  giustizia e carita' evangelica che si fa solidarieta', forza di riscatto,  elevazione e sistema democratico nella "composizione e costituzione" della realta' sociale.
Riguardo alla vita ed alla civilta', il Cristianesimo rivendico' i valori materiali, morali, spirituali, nonche' le energie intellettuali, morali, religiose, contribuendo efficacemente al progresso della Civilta'. E tutto cio', non solo nel passato, bensi', di continuo, e nel presente, e nel futuro, come "fattore di civilta' antico, ma sempre vegeto" e necessario...!

Come approfondimento si possono leggere le pagine 364-367 di "L'odierno problema sociale...", 1905, in Opera Omnia di Toniolo (O.O.), serie III.a, vol 1, alle pagg. citate sopra, ivi.


E, circa l'Eucaristia,G. Toniolo diceva in una conferenza a Roma nel 1889:
"Ecco il balsamo che ci preserva dalla corruzione e insieme ci avvalora d'intima fortezza, nel compito immenso e formidabile di preparare il rinnovamento di civilta' nel prossimo avvenire, l'Eucaristia...Puo' sorridere a questo richiamo di pieta', in un compito si' arduo e poderoso, chi non sa quale sublimazione di tutte le potenze umane si effettui nella conversazione con Dio, e dimentica che l'incivilimento non e' che la storia della congiunzione dell'umano con il divino. Ma noi credenti sentiamo nel fondo dell'anima, ed urge proclamarlo: chi definitivamente rechera' a salvamento la societa' presente non sara' un diplomatico, un dotto, un eroe, bensi' un santo, anzi una siocieta' di santi".
Cosi'  Giuseppe Toniolo.
(Vedi: Anichini , Toniolo Giuseppe, Bari 1955, pp168-169).

Cio' che dice Toniolo e' quanto afferma il Concilio Vaticano II.o, e cioe' :
"Chi segue Cristo, l'uomo perfetto, diventa anche lui piu' uomo".
( Gaudium et Spes,41)

lunedì 2 gennaio 2012

Bibbia Schede

B
Bibbia.


La Bibbia e la Civilta' Cristiana secondo Toniolo.


La Bibbia, libri riconosciuti come divinamente ispirati...rimasero l'antica fonte religiosa di tutta la civilta' cristiana fino ad oggi.
Essa, nei contenuti di cio' che riguarda gli aspetti sociali ed  economici, raccoglie autorevolmente una serie di principi, di norme e di istituzioni, che porgono l'addentellato a piu' maturi sviluppi delle eta' posteriori, vero anello di congiunzione tra due immense civilta': quella in attesa di Cristo e quella con Cristo.
Cfr.:Introduzione all'economia sociale, 1907: Opera Omnia (OO), serie II.a, vol.1,pp174;189

.





martedì 6 dicembre 2011

Anch'io allora saro' presente

Una meravigliosa notizia attesa da sempre...

Toniolo Giuseppe,
la beatificazione il 29 aprile 
a San Paolo fuori le mura
LA CELEBRAZIONE SARÀ’ PRESIEDUTA DAL CARD. DE GIORGI

"E la sua tomba sara' gloriosa."
Toniolo Giuseppe condividera' anche nella nostra realta' temporale la gloria di Gesu' che gia' condivide in Cielo.

La comunicazione, attesa da tempo, è giunta.
La celebrazione eucaristica con il rito di beatificazione di Giuseppe Toniolo avrà luogo domenica 29 aprile 2012 nella Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma.
A presiederla il cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo emerito di Palermo.
Mons. De Giorgi negli anni Novanta è stato assistente generale dell'Azione cattolica nazionale.
Dal 2005 i riti di beatificazione si svolgono nella diocesi che ha promosso la Causa del nuovo beato, o in un'altra località ritenuta idonea. Infatti papa Benedetto ha voluto riservare la basilica di San Pietro alle sole canonizzazioni (cioè proclamazione di santi).
Per il Toniolo le diocesi candidate erano: Treviso, perché gli ha dato i natali, Pisa perché là ha vissuto per circa trent’anni insegnando all'Università, Vittorio Veneto perché ha il privilegio di conservare nel duomo di Pieve i suoi resti mortali.
Su richiesta dei vescovi e degli attori della Causa, atteso il parere della Segreteria di Stato, il rito di beatificazione può però svolgersi in Roma. Così è avvenuto per il Toniolo dal momento che a lui sono legate alcune grandi realtà del cattolicesimo italiano: l'Azione cattolica nazionale, le Settimane Sociali, l'Università Cattolica di Milano.
Ma è stata scelta Roma, spiega il parroco di Pieve don Giuseppe Nadal, «anche per dare un respiro più ampio alla sua santità di laico, sposo, padre ed educatore dei giovani e perché i sociologi, gli economisti, i politici abbiano in lui un modello per le sue idee radicate nel Vangelo e sempre attuali».
«C'è anche una significativa coincidenza - sottolinea don Giuseppe - Il 14 gennaio 2011 il Papa ha firmato due decreti di riconoscimento di miracoli: quello avvenuto per l'intercessione di Giovanni Paolo II e quello di Giuseppe Toniolo. Papa Wojtyla è stato beatificato il 1° maggio 2011 e, a un anno di distanza, verrà beatificato anche il nostro Giuseppe Toniolo».
Da L’Azione 27 novembre 2011.



martedì 22 novembre 2011

Cristianesimo e azione politica

Riscoprendo il pensiero di Toniolo.

Analizzando lo scritto di Gianfranco Morra, "Antropologia cristiana e impegno politico", in Studi cattolici, 104 (1969) 755-761, si puo' riscoprire le linee del pensiero di Toniolo circa la questione della fecondita' del cristianesimo sulla persona che agisce sul piano sociale e politico o comunque sull'uomo di azione.

Nella visione cristiana. l'uomo, teso tra eternita' e tempo, escatologia e storia, acquista il senso del proprio essere nel riferimnento a Dio ed agli uomini. Figlio di Dio per adozione e uomo tra gli uomini, ciascuno non si esaurisce nella dimensione storica ne'in quella sociale. Infatti nel mondo egli sta con gli occhi fissi alla salvezza finale anche se vive e si conserva nella societa'. Per la sua trascendenza personale, sta al di sopra di ogni forma culturale e storica, ma anche al di sopra della societa' in cui vive, e riceve da cio' sicurezza di liberta' sull'immanente e garanzia di essere attore della cultura e del progresso sociale. Chiamato ad un destino ultramondano, e' allo stesso tempo,impegnato dalla sua fede a redimere il mondo: egli vive nell'unitarieta' con la societa' e le contingenze storiche, che si sforza di redimere ed elevare al livello della sua dimensione umana proiettata al di la' del tempo in una realta' metastorica, definitiva, trascendente.
La dinamica dell'agire umano e' retta dall'opzione dei fini, affermata secondo un ordine svelato dalla struttura stessa della persona umana: "L'uomo e' veramente un malato di Dio"; " ...Per te ci hai fatto ed il nostro cuore non trova pace finche' non riposa in Te" (Agostino).
Nell'agire umano si impone, allora, un equilibrio tra due tipi di opzione: l'opzione definitvia escatologica, che si rifa' a Dio concepito come Fine supremo e l'opzione provvisoria o subordinata alla prima che si rifa' all'impegno umano, terreno: impegno politico, sociale, civile, scientifico, culturale, economico, tecnico,...
Nella dinamica dell'agire umano si impone allora una gerarchia, cosicche' le scelte operative vanno finalizzate in modo che cio' che e' qualitativamente superiore non venga negato, misconosciuto, distrutto e sacrificato per cio' che e' qualitativamente inferiore. E cio' e' conforme alla struttura della persona umana.
Nel Cristianesimo questa dinamica e' affermata e posta come impegno vitale e operativo per ogni cirstiano.
Il Cristianesimo realizza cosi' in pienezza i parametri umani definiti dalla tensione della persona tra eternita' e tempo e dalla relazione che essa ha verso Dio e gli uomini ed attua la persona umana nel suo essere fine della societa', autonoma, responsabile e libera nel rispetto e conformita'alla legge divina, redimendo attraverso di essa la realta' in cui essa vive.
L'apparente antinomia dell'azione nel provvisorio e dell'azione per il definitivo e' superata dal cristiano nell'assumere l'impegno per il provvisorio come via alla realizzazione del definitivo.
Il Cristianesimmo da' cioe' senso all'essere ed all'agire umano, gli porge una energia nuova, lo eleva e gli dona la capacita' di produrre civilta' imperitura.
( E' il pensiero di Toniolo;vedi "L'Unione cattolica popolare italiana ,1905, p.12 e vedi L'Indirizzo dei Cattolici italiani a Sua Santita' Papa Pio X,pp.65-66; vedi tutto il pensiero di Toniolo).

venerdì 18 novembre 2011

a Pieve di Soligo

Tra settembre e ottobre( 23 settembre e 7 ottobre), si e' attuata a Pieve di Soligo la ricognizione della salma del Venerabile Toniolo,riponendola poi nella sua arca di marmo nella Chiesa.








Furono momenti di intensa preghiera e di viva gioia sapendo che presto il grande sociologo cristiano sara' proclamato beato.

giovedì 27 ottobre 2011

Esporre notizie preziose su Toniolo

La Famiglia, la società e la persona umana nell'esempio di Toniolo.

Dalla conferenza fatta a Pieve di Soligo(1 ottobre 2011) dal prof. Ernesto Preziosi  sulla figura di Toniolo , scelgo alcune notizie che non possiamo tralasciare. Sono fatti di vita famigliare, idee e scelte dell'eminente sociologo che al giorno d'oggi si qualificano come un esempio luminoso ed una spinta morale al meglio.
"Nella vicenda di Toniolo scopriamo che vivere il quotidiano, con la consapevolezza della chiamata, ci abilita a cambiare il mondo." Cioè, se tu vivi la vita famigliare come una vocazione, ti abiliti ad esser incisivo in senso positivo non solo nel campo privato, ma mondiale.
"Ci sono amori - egli scrive in una lettera ad un allievo- che deprimono e dissipano, altri che spronano all'operosità"
Era convinto che la sua unione con Maria Schiratti fosse una comunione che diventava forza di vita. Lui e la consorte vivevano la loro coniugalità come propulsione al bene.
Ma i due coniugi erano anche genitori modello. Toniolo organizzava giochi con i suoi figli, faceva sperimentare loro il gusto di essere fasmiglia accogliente: ospitava spesso a casa i propri studenti.
Viveva il suo Battesimo nell'aspetto sacerdotale recitando ogni sera le preghiere con i suoi figli, leggendo la Parola di Dio e benedicendoli uno ad uno. Esprimeva il suo servizio profetico - battesimale attraverso la scienza, che egli non concepiva in senso egoistico, convinto come era di farla sua spezzandola per gli altri.
In un momento in cui lo studio era appannaggio del mondo non credente, sentiva che era nell'ambito accademico che il Signore lo voleva suo testimone. Non era asserragliato nel suo sapere, ma educatore mediante il sapere e si faceva educatore a 360 gradi, sicchè i suoi allievi lo cercavano, lo andavano a trovare e ad ascoltare. Egli infatti sapeva ascoltarli sempre e  consigliarli con profonda sapienza umana e cristiana.
Convinto che una società cresce non solo attraverso le elites culturali, ma se si diffonde il sapere a tutti, promosse l'Università Cattolica, convinto anche che il paese ha bisogno di un laicato che trovi nella fede la completezza del sapere e dell'essere persona.
Su questa linea fece nascere l'Opera dei Congressi e le Settimane Sociali. Nel periodo delle ferie estive realizzava incontri e seminari culturali e formativi tra i giovani, preparandoli alla vita politica.
" La sua santità affascinava, perché fondata su un'esperienza di laicità vissuta", ove ogni suo gesto, dall'alba al tramonto, era ispirato alla certezza della Presenza di Dio nella Vita dell'uomo, nella sua vita.
Il suo profondo senso religioso gli faceva scrivere:
" Noi credenti sentiamo nel fondo dell'anima che chi salverà il mondo non sarà un eroe, un diplomatico, ma un santo, anzi, una società di santi."

giovedì 20 ottobre 2011

Otto Vescovi per Toniolo

Quale gioia ci ha procurato la notizia data dal giornale diocesano l'Azione( Vittorio Veneto Tv Italia) della riesumazione della salma del Venerabile Toniolo nella chiesa di Pieve di Soligo e della successiva traslazione delle spoglie mortali del venerato Toniolo nella Cappella dell'Eucaristia in una nuova urna.
Il 7 ottobre 2011 (c.a.) alla presenza di 8 eccellentissimi Vescovi, nel giorno anniversario della sua morte, le spoglie del Venerato, deposte in una nuova urna, sono state processionalemente portate dalla Cappella dell'Eucaristia di nuovo nella  chiesa parrocchiale e riposte nel sarcofago che le custodiva precedentemente.
In umile pellegrinaggio spero in questo mese di poterle venerare anch'io con la gioia di aver terminato la lunga e fervorosa attesa di questi giorni di devozione  al futuro Beato.

1 ottobre 2011
Al teatro Careni di Pieve di Soligo, stupenda la relazione di Ernesto Preziosi, storico e studioso del movimento cattolico in Italia,  sulla figura di Toniolo.
Ha presentato un aspetto della poliedrica figura del sociologo, quello di cristiano di padre di famiglia e di uomo religiosamente convinto che non te lo saresti aspettato.
Alla fine non si puo' fare a meno di esprimere quel proposito che espone Cinzia Merotto ne l'Azione:

"La secolarizzazione impone a noi laici di Ac una scelta per Cristo che ci trasformi in protagonisti del nostro tempo senza ammalarci di protagonismo...non andando a rimorchio della storia, ma precedendola."

martedì 30 agosto 2011

Azione cristiana nella citta' terrena.

A
azione
Nell'azione sociale il cristiano rispetta la secolarita' delle realta' umane, ma non assume il secolarismo che rifiuta il saprannaturale. Il cristiano  e' uomo del mondo e nel suo operare nella societa' a suo vantaggio usa i mezzi e i metodi secolari, assume il sentire secolare,cioe' rispetta l'autonomia delle modalita' operative proprie alla scienza e ai servizi secolari; ma se distingue il religioso dal secolare, riconosce tuttavia  un legame tra loro nella sua persona. La superiorita' dell'elemento soprannaturale presenrte nella religiosita' gli fa riconoscere la relazionalita' e l'influsso efficace e necessario che la religione deve esercitare sulla persona nelle sue scelte operative responsabili ed autonome.
Scrive infatti il Toniolo:
"in codesta vivissima comprensione di una necessaria riforma sociale...bisogna essere uomini che sentano le esigenze e quasi il grido della natura umana in seno agli odierni problemi - figli dell'eta' presente, che condividano le vocazioni storiche - ed infine cittadini della societa' moderna, compartecipi della sua vita vissuta e delle sue aspirazioni avvenire...- vivere, agitarci, riedificare nell'ora presente.
Ma cio' ad una condizione, sulla quale non deve correre equivoco: che cioe' tutta la estimazione pratica di questi accorgimenti e mezzi umani storici e moderni, ossia naturali, non detragga nel nostro giudizio al valore inestimabile, perenne, superiore  che hanno i veri ed i presidi sovrannaturali, non solo per la salute delle anime, ma ancora per le nazioni e la civilta'."
Chiaro.
(vedi Prefazione a P.Polien A. S. Clair, Siate cristiani, 1912: Opera Omnia di Toniolo, Serie V.a, vol. 1:, pp. 113-114.)

domenica 14 agosto 2011

SCHEDE

A
apostolato.
Per Toniolo apostolato e' azione costruttiva di civilta' secondo i principi cristiani.
Azione del laico impegnato nel mondo che si lascia guidare e illuminare dalla Chiesa. Attivita' indirizzata ad un unico fine di civilta'; aperta alla collaborazione con tutti gli altri uomini;orientata ed avvalorata  dalla luce di Cristo, senza cui lo sforzo dell'umanita' intera devierebbe dal vero e dal bene.
( cfr.: Indirizzi e concetti sociali all'esordire del sec. XX: Democrazia Cristiana.Concetti e indirizzi, vol. 2, Citta' del Vaticano, Edizione Comitato Opera omnia di G. Toniolo, 1949, pp. 12-13).

lunedì 18 luglio 2011

Tempi maturi.

Tempi maturi.


Purtroppo dobbiamo constatare, specialmente in Europa, il diffondersi di una secolarizzazione che porta all’emarginazione di Dio dalla vita e ad una crescente disgregazione della famiglia. Si assolutizza una libertà senza impegno per la verità, e si coltiva come ideale il benessere individuale attraverso il consumo di beni materiali ed esperienze effimere, trascurando la qualità delle relazioni con le persone e i valori umani più profondi; si riduce l’amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita. Siamo chiamati a contrastare tale mentalità!(Benedetto XVI)

E dunque e’ tempo di presentare la persona e l’opera di Toniolo alla considerazione del popolo Cristiano per risalire dall’esempio alla pratica.
Speriamo!


venerdì 27 maggio 2011

Urgente la riscoperta di questo Laico credente

Ha detto il Papa a Santa Maria Maggiore

il 26 maggio 2011:


“In ogni stagione storica l’incontro con la parola sempre nuova del Vangelo è stato sorgente di civiltà”.



Nel suo saluto al Papa, il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ha ricordato che il 150° anniversario dell’Unità d’Italia
 “spinge tutti ad elevare a Dio un inno di ringraziamento per l’epilogo di un cammino, che ha condotto il nostro Paese all’attuale configurazione, dopo una lunga stagione di incubazione culturale e sociale, dove l’elemento del cattolicesimo ha avuto obiettivamente un ruolo preponderante”.

L'identità nazionale radicata nella tradizione cattolica, ha osservato, si potrebbe dire la “spina dorsale” dell'Italia, “e se questa si corrompe, allora il popolo diventa fragile, e lo Stato si indebolisce e si snatura”.

Per questa ragione, ha aggiunto, “vogliamo di nuovo attingere alle sorgenti della fede cristiana ed avviare una nuova stagione di impegno educativo, consapevoli che solo così si costruisce su solide base il futuro della nostra amata Patria”.

“Sentiamo di dover invitare i cattolici, e in particolare i giovani che ne avvertono la vocazione, a sperimentarsi in quella esigente forme di carità che è l’impegno politico”.
(cfr. Zenit 27 maggio 2011)




E cioe':...



1- La tradizione cattolica si potrebbe dire la “spina dorsale” dell'Europa “e, se questa si corrompe, allora il popolo diventa fragile, e lo Stato si indebolisce e si snatura”.
2- Attingere alle sorgenti della fede cristiana, costruisce su solide base il futuro della Patria.
3-  E' compito dei giovani sperimentarsi responsabilmente in quella esigente forma di carità che è l’impegno politico.  
 

Sono queste le idee chiave che noi incontriamo in tutta l'opera magistrale, sociale e apostolica del Venerabile Giuseppe Toniolo.



E dunque:
A quando il render nota in forma AGGIORNATA E FRESCA la dottrina ricca e moderna del prof. Toniolo Giuseppe, ardente uomo di fede e di apostolato cristiano?...

martedì 3 maggio 2011

Presto Beato.

A quanto pare, la beatificazione da parte della Chiesa di Toniolo Giuseppe  avverra' presto, in autunno. Aspettiamo la felice notifica da parte delle autorita' ecclesiastiche competenti.
Toniolo intanto appare anche nelle aule scolastiche. Di cio' ci informa il settimanale L'Azione che riferisce del Vescovo di Vittorio Veneto, Mons. Corrado che ha tenuto una lezione di sociologia  ai liceisti di Vittorio Veneto del Liceo Flaminio, rifacendosi alla dottrina del sociologo Toniolo. Da quella lezione-conferenza traspare la grande modernita' di gran parte del pensiero di Toniolo e la viva connessione con la sociologia della Chiesa, come risulta dal testo edito dalla Llibreria editrice vaticana, Compendio della dottrina sociale della Chiesa.
Non mancano numerosi altri interventi di persone competenti e di valenti personalita' sulla figura del futuro beato, come si puo constatare dalle pubblicazione di giornali, riviste e conferenze varie attuate negli ultimi mesi.

venerdì 14 gennaio 2011

Beato

14 gennaio 2011

Dopo tanti anni di attesa, finalmente e' venuta la notizia che Toniolo Giuseppe sara' dichiarato Beato..
Per chi ha conosciuto quella figura di sociologo e di cristiano non puo' se non godere di una grande gioia
oggi.

Ecco la notizia e la fonte di essa:


Giuseppe Toniolo verso la beatificazione



ROMA, venerdì, 14 gennaio 2011 
Il mondo visto da Roma.-
 “La sua vita fu soprattutto armonia, della mente e del cuore, dell’ingegno e del sentimento”: con queste parole il Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, ha ricordato il venerabile Giuseppe Toniolo apprendendo “con viva soddisfazione e immensa gioia spirituale che il Santo Padre ha approvato oggi il miracolo attribuito alla sua intercessione”. Questo atto, infatti, conclude l’iter che precede il rito di beatificazione la cui data deve essere ancora fissata.
(cfr.: di Chiara Santomiero, Giuseppe Toniolo verso la beatificazione in ZENIT.org [ ZI110114]).

domenica 9 gennaio 2011

Aspetti negativi e positivi di civilta' e loro possibile soluzione in Cristo nella visione di Toniolo

L'AZIONE REALIZZATRICE DELL'UOMO. CIVILTA' E CRISTIANESIMO

Il presente studio parte da questopostulato:La morale,insegnata dalla Chiesa,
e' comunicazione di Vita ricevuta e riscoperta; e' lo studio della Vita della Chiesa, delle sue leggi di crescita per comunicare la Vita e riscoprirla personalmente.
Questo postulato e' pienamente intonato con la dottrina teologico-morale espressa negli scritti da Toniolo, ne e' anzi una derivazione(1).




INTRODUZIONE.
1- Inquietudini.
2- Una risposta
3- Un'intuizione feconda?

"saranno sempre pochi coloro
che attueranno in se'
un autentico incontro con Cristo,
ma questi pochi saranno in grado
di testimoniare e riflettere
Cristo piu' luminosamente."
(Ell Ernst, Gli adoleseenti, chi sono cosa vogliono,
Torino , Editrice Elledici, 1968,pp.•189-190.)

1- Inquietudini di oggi.
Oggi riesce antipatica una fede che viene proposta a livello di ragione e di raziocinio.Riesce antipatico l'ironizzare sulle religioni di altri per il semplicismo che ci puo’ essere in quelle.
Oggi si vede che altre religioni hanno dato e danno un apporto di civilta’ considerevole e manifestano delle riechezze umane veramente autentiche. Si scorge il fervore e l'impegno che scaturisce da altre fedi. Ci si trova di fronte ad una nuova realta’, un pluralismo di culture, reso noto dalla estrema camunicabilita’ di notizie a raggio mondiale. Ed in questo pluralismo di culture, si scorgono delle adesioni a principi religiosi o pseudoreligiosi, che dimostrano la concretezza dell'apporto della religione al progresso di numerosi valori umani.

Il Cristianesimo presentato e vissuto in modo poco umano, scarsamente concreto, assolutamente non vivo; proposto per lo piu’ in modo concettuale ed astratto; incomprensibile talora nel suo linguaggio; poco degno di affidamento nella sua concretizzazione nelle persone, nella Chiesa, negli istituti o forme organizzative stabili, rende meno accettevale Cristo, o Lo fa porre dalla mente umana nella scia di qualsiasi altro fondatore di una religione. “La vita di Cristo non ha senso per chi vuol vivere la vita dell'uomo”!...La vita cristiana puo' sembrare non aver valore per chi vuole sentire appagate le sue profonde brame per un mondo migliore, per una societa’ piu’ giusta, per individui meno isolati e piu’ solidali.

La morale cristiana appare un'astrazione fondata su di un'altra astrazione. Principi disincarnati dovrebbero servire alla realta’ concreta umana basandosi su altri principi dogmatici piu’ astratti ancora, essendo essi proposti e non vissuti. Si argomenta che essi sono astratti, perche’ solo pensabili e non vivibili. Se infatti sono proclamati da una mente, da un libro, da un microfono e non rappresentati da una vita che viene a contatto personale di un’altra vita, sono astratti e non credibili. E difatti e’ in questo contatto personale che la Verita’, a causa dell'azione del divino, diviene feconda di una rigenerazione ricreativa assimilatrice: proprio in tale situazione la verita’ diviene capace di arricchire di se’ l’altro: di rigenerare l'altro. Si ha infatti un tu personale o sociale di fronte ad un altro tu personale o sociale, palpitante della stessa vita umana, conscio dei problemi umani, partecipe della cultura umana, dotato della medesima tensione al progresso, inquietato dall'identico anelito profondo, che in ogni uomo agisce come spinta all'azione, al perfezionamento e a quella felicita’ in cui tutti vivano della stessa conquista definitiva.
Un tale tu per tu non puo’ essere estraneo ad uno scambio di ricchezza, ad una realizzazione di vita.(2)
--------------




Note:
(1)TONIOLO G. , Indirizzi del sapere contemporaneo e la Chiesa, 1911: OO,serie V, vol.2, p.187.
Id. , Il rinnovamento sociale dei cattolici germanici,1906: OO, serie V, vol.2, pp.76-77-78, ove il Toniolo parla della testimonianza della Chiesa e della Chiesa nella testimonianza.
(2) Haering Bernard, Morale speciale: La Legge di Cristo, vol 2, Brescia Morcelliana, 1962,pp.454-4
2- Una risposta.
E' questa problematica, sono questi interrogativi che trovano un'ampia risposta nella costruzione cristiana di Giuseppe Toniolo.
La sua e’ una costruzione, una sintesi della vita umana autentica. Da quella sintesi scaturisce un'idea: Cristo, il Gesu’ Signore della storia, vivo per uomini vivi. Il Kyrios per uomini in cammino su un terreno accidentato problematico, oscuro, ricco di avanzamenti e di retrocessioni; per uomini in cammino su un cammino storico, sempre incerto da parte umana, eppure sempre saldo e sicuro per la parte divina che si e’ riversata in esso.
Toniolo da’ la risposta all'anelito piu’ profondo di oggi, svolgendo una sociologia cristiana tutta intessuta su un'idea teologica, che non e’ dogma, nemmeno morale, quando non si intenda per tutto cio’ ”vita”: vita profonda, reale, concreta, vita che parla a vita, tu che si apre al tu, un tu personale che si comunica ad un altro tu personale. La sua idea e’proprio su questa linea.
Si convince di un NOI comunitario di persone rigenerate che si apre ad un noi sociale di altre comunita’ e che con lo Spirito di Cristo che lo anima e lo muove nella vita concreta renda quelle Comunita' unite tra loro, mentre sono sostenute da un unico anelito o forza vitale.

Un tu morale in cammino aperto ed in relazione costruttiva con un tu sociale pur esso in cammino nella storia: il popolo di Dio di fronte all'umanita’. Entrambi progredienti verso la pienezza della civilta’, che tutto risolve, che tutto appaga, ed il cui essere concreto e’ ben preciso, perche’ e’ il Tu a cui converge ogni storia e tutta la storia, Cristo.
Non un fondatore di religione sta alla base della vita cristiana, ma una vita vivente in modo personale, che accosta la vita vivente di altre persone e produce una reazione a catena per contatti vitali fecondi e rigeneratori di altri contatti vitali fino a formare un NOI. E' il Cristo mistico della storia capace di formare, nella massima espansione della storia, la civilta’ cristiana, quella che si chiama ora " la civilta' dell'amore"; e capace di creare al culmine di cio’ che e’ storia e che  sara' in procinto di cambiare nome per non essere piu' storia, ma eternita', una realta’ nuova: la citta'umana di Cristo atta ad accogliere la Gerusalemme celeste.
Per Toniolo non esiste il Cristianesimo in quanto tale che non sia vita personale in Cristo. Ed egualmente non esiste il dogma cristiano in quanto tale; non esiste la morale cristiana in quanto tale (1). Esiste in invece il Cristiano vivente che e' di Cristo; esiste la Chiesa vivente che e' di Cristo; esiste Cristo che e' Dio "per 1'uomo"; esiste Dio, che e' entrato personalmente nella storia e nel mondo, per cui la storia e il mondo sono del cristiano, della chiesa, perche' sono di Cristo che e' Dio.
Cristo e' allora non un fondatore qualsiasi, ma e' la vita della storia e del mondo; e la storia e' di Cristo: la vita e' della Vita. E del resto perche' Cristo avrebbe detto: "Ma viene 1'ora ed e' adesso in cui i genuini adotatori adoreranno il Padre in spirito e verita'.; il Padre infatti tali vuole i suoi adoratori. Dio e' spirito, e i suoi adoratori in spirito e verita' devono adorarlo",(2) se non perche' il Cristianesimo non e' solo un contenuto, ma la stessa vita che nelle persone vive esprime una concreta ricchezza di Vita?(3)
Perche'  la Didache' dice(4):"Venga la grazia e passi questo mondo! Osanna al Dio di David. Chi e' santo di avvicini all'Eucaristia, chi non lo e' si converta con il Battesimo. Maranatha. Amen. Lasciate che i profeti rendano grazie a loro piacimento...non chiunque parla per ispirazione e' un profeta, ma solo colui che si comporta come il Signore"? se non perche' il Cristianesimo e' una realta' di vita che si alimenta, nasce, vive nelle persone vive e progressivamente si manifesta nell'attesa della Persona di Cristo?
E S. Agostino(5 )perche' invita a cercare Dio dentro di se', se non perche'il dogma , la morale, il Vangelo, il Cristianesimo integrale e' primariamente Cristo stesso vivo in colui che lo ama: non una realta' esterna alla comunita' credente ed alle persone che la compongono?
Solo cosi' si capisce 1'invito di Cristo alla conversione continua(6) ed il detto dell'apostolo che noi siamo edificio di Dio(7); solo cosi' si capisce cos' e' essenzialmente nel Cristianesimo Scrittura, dogma, morale, diritto, filosofia. Sono vita ricevuta, vita partecipata, vita vissuta personalmente. Sono realta' irrinunciabili(8). Infatti sono realta' di vita personale, che scaturisce, si dimensiona e si costruisce sulla Vita -Persona, che e' Gesu': su di essa, con essa, e mai senza di essa.
Di qui! prende senso la liberta' personale, la responsabilita', la solidarieta': in una parola, la morale responsabile. Di qui assume i eontorni esatti il concetto di fede integrale: e' l'uomo, la societa' la storia nei suoi aspetti di valore duraturo, e' l'autentica civilta' nascente che si identifica, nel decorrere della soria,con il Cristianesimo vissuto.
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(1) TONIOLO GIUSEPPE, _Lettera al marchese A. Albergotti :Lettere,v.1,Citta’ del 'Vaticano, Ed. Comitato 0.0. di G.Toniolo,1952,pp. 285-287 "Legittimiamo noi credenti quell'errore di non pochi scrittori odierni… che la stessa morale cristiana sia, po'su po' giu' uno sviluppo di quella stoica; e cosi’ tutta la civilta’ sia figlia della perfettibilita’ naturale e non gia' di Cristo, alfa ed omega della storia dell'incivilimento.": OO, serie V, vol 1,pp.110-112.
(2) JO.4t23-24:Mons. Garofalo, Il Nuovo Testamento: La Sacra Bibbia,vol3,Torino,Marietti, 1961, pp,228-229,nota 23:...un culto spiri le universale, ma non per questo soltanto interiore.
(3) Babin P., I giovani e la fede , Roma, Edizioni Paoline, 1965,pp.302303
4) Corti Guglielmo, I Padri Apostolici2,Roma,Citta'. Nuova Editrice, 1967,p.37 e note 33-34.-
(5) S. Aurelii Augustini, Confessionum libri XIII, cum notis P.H.Wangnereck, Torino, S E I ,1952,L. Xl,c.9,p.440: "audiat te intus sermocinantem qui potest"; L.XIII,c.37,p.553:"tunc enim sic requiesces in nobis quemadmodum nunc operaris in nobis".
(6)HARING B, La legge di Cristo3, v.1 Brescia, Morcelliana, 1964 pp 471-474.
(7) HARING B., o, cit.,p.473: commento a 1 Pet. 2,5.
(8) KUNG Hans, La Chiesa2, Brescia, Queriniana, 1969,pp.13.14-15:
" Non esiste una 'essenza' della Chiesa in un immutabile iperuranio..., ma soltanto nella storia della Chiesa...Non c'e' una'dottrina'dellaChiesa intesa come immutabile sistema metafisico ontologico, bensi' soltanto una dottrina in rapporto con la storia della Chiesa, del dogma, della teologia, cioe' essenzialmente eondizionata dalla storia(p. 13)...L'ecclesiologia deve lasciarsi determinare da quella che e' la sua origine: dall'ekklesia Questa origine non e' semplicemente una situazione storica e meno ancora un principio trascendentale ideato dalla filosofia e che si esplica nella storia della chiesa. E' invece un'origine 'data', 'posta', 'costituita' In modo assolutamente concreto: secondo la fede della Chiesa, attraverso i grande intervento storico di Dio stesso in Gesu' Cristo tra gli uomini, a favore degli uomini e quindi in definitiva anche mediante gli uomini.

3- Un'intuizione feconda.
Alla luce di questa sintesi della vita umana, la morale assume una
definizione nuova, essa e' la vita stessa di Cristo presente a ciascuno, essa e' la vita del Cristianesimo, che non e' fatto passato, ma la vita dell'uomo vivente in Cristo, ma la parola viva dell'uomo che accoglie Cristo, Cristo vivo nel fedele, Cristo vivo nella Chiesa, Cristo vivo nei Sacramenti segni viventi; Cristo vivo nel sacerdozio vivente del laico, del clero, del vescovo, del Papa. Cristo vivo nell'uomo che lo accoglie e che, guardando a Lui, trasforna il suo mondo. Essa ancora e' Cristo vivo nell' autorita' vivente e nel fedele ossequiente; Cristo vivo nella guida che vive il suo cammino con il Popolo di Dio vivo, il Popolo vivo che cammina con i suoi pastori nella storia che si fa salvezza, cioe' Vita nella vita; Cristo vivo nella realta' redenta che si fa piu' umana.
I nostri sforzi d'ora in poi dovranno essere tesi a ricostruire 1'unita' della realta', mistica di Cristo con la vita concreta ed intera; e a riinserire in essa la vera Vita, si' che la realta' personle, sociale e umana integrale sia un mondo ordinato ed espressivo, una parola nuova che glorifica Dio nello stesso tempo che glorifica1'uomo. La morale diverra' cosi' una conciliazione operata e riscoperta tra il sacro ed iI profano, la morale sara' cosi' una nuova mistica, che non potra' partire che dall'Incarnazione del Figlio di Dio.
La coscienza morale dell'uomo vivo e cristificato si incamminera' allora ad un confronto a mo' di dialogo con la coscienza profana agnostica di chi non ha ancora accettato Cristo o non lo conosce, ma e' persona di buona volonta'. Ne seguira' una ricerca che portera' alla assimilazione dei valori nascosti o palesi nella umanita' santificata, dei principi innegabili vissuti dall'umanita' virtualmente redenta, dei suoi fini, delle sue leggi, del suo divenire e del suo creare, del suo essere e del suo soffrire. Apparira' allora una spiritualita' non disincarnata, ma vivace, vigorosa, accettabile e permeatrice(9).
In questa linea operativa si vedra' il risultato di una umanita' che merita di essere ascoltata e seguita nelle sue scelte di fede e di vita, perche' vive mostrando il volto nuovo dell'autentica civilta' indicata da Toniolo e descritta da Theilhard de Chardin con queste parole:
"Materia affascinante e forte,
 Materia che accarezzi e virilizzi, Materia che arricchisci e che distruggi,
- che confidi nelle influenze celesti,
che hanno imbalsamato e  purificato le tue acque-
io mi abbandono alle tue vene potenti.
 La virtu' di Cristo e' passata in te."(10)





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(
9) MARIGO LUCIANO, La fatica di non credere, Bologna, Edizioni Dehoniane, 1967,pp.55-56
(10) TEILHARD DE CHARDIN, Le milieu divin, Paris, Ed, Seuil, 1957,p...:
 citato da Rabut  O.A., Incontro con Teilhard de Chardin, Torino, Borla, 1962, p.124.


CAPITOLO PRIMO: - La crisi nel secolo XIX.
- Il problema
- Il ripudio del Cistianesimo
- La pseudocivilta'
- Il rinnovamento nella Chiesa come soluzione
CAPITOLO SECONDO:
- Toniolo Giuseppe: figura, posizione, opera
- L'azione che si fa creatrice.
- Valutazioni
CONCLUSIONE.


Capitolo 1


L'analisi potrà sembrare  spiccatamente partigiana, come di chi vede la realtà separata dal solco che esiste tra tutto ciò che è negativo e tutto ciò che è positivo. E’ in realtà elaborata secondo un metodo basato su uno stile antitetico. Con questo stile antitetico, l'analisi vuol porre in risalto come, nel secolo XIX e inizi del XX, il tentativo appassionato dell'uomo di cercare i più autentici valori umani in un tono di prometeica autosufficienza, cadde in deviazioni.    
Vuol dimostrare anche come il medesimo tentativo, per quanto debolmente, fattosi alleato sincero del divino,che opera egualmente nella storia rispettoso della dignità umana, abbia raggiunto aspetti e concretezze di fatti e di orientamenti altamente positivi.
Se due aspetti della medesima realta’ storica sono prensentati antitetici, ciò non definisce la realtà per la negatività o per la positività, ma la definisce come una mescolanza dei due nel predominio storico dell'uno o dell'altro, mai però senza che nell'uno non ci sia parte dell'altro. Questa antitesi nella convinzione della mescolanza e dei predomini dei vari aspetti crea anche una domanda, suscita un problema: l'uomo che costruisce la civiltà è solo? Il divino che opera nella storia dell'uomo è estraneo ai suoi avanzamenti? La crisi della civiltà non sta forse nell’agire umano in solitudine o nel ripudio di quel divino offerto all'uomo eppur adatto ad evitare ogni alienazione? A tale problema rispose Toniolo.
Qui ora spetta a noi rendercene conto, capire il secolo XIX come un secolo di incontro e di opposizione tra l'umano e il divino, capire infine che là vince l'umano dove trionfa il divino ed aprirci così al senso dell’idea di Toniolo.
Qualora invece volessimo considerare l’aspetto negativo presente nel fatto storico come il fattore impulsivo della dialettica storica, usciremmo dal pensiero di Toniolo. Non e’ infatti la deviazione, la mancanza,il disordine che promuove l’impegno per il positivo, il valore storico, il progresso civile, al piu’ e’ solo l’occasione per il risveglio di forze opposte. Per Toniolo l’elemento progressivo e pulsante della dialettica storica non e’ ne’ il fatto negativo, ne’ il fatto positivo, ma un elemento vitale che rimedia la deviazione e spinge a sempre migliori attuazioni positive di civilta’(1). E tale elemento e’ il divino personale, storico, incarnato nella comunita’ Chiesa e posseduto dal Cristianesimo storico integrale (2).
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- La crisi


1- Crisi di civilta' e le sue cause.

G. Toniolo ci da' un quadro della situazione culturale - di civilta' al tempo della  sua maturita'(1): la societa' era in crisi e, con essa, la stessa civilta'(2).
In una visione forse parziale della realta', Toniolo identifica la causa prossima di tale crisi (3) nell'influsso delle teorie socialiste (4) che sostenevano il collettivismo statale o l'anarchia sociale (5): il primo assorbendo la persona nello stato, l'altro dissolvendo la societa'. In entrambi scorgeva una duplice tendenza finalistica: la prima ottimistica, che si riprometteva il progresso infinito della civilta'e nichilista l'altra, che dissolveva la societa', che per natura e' invece organica. Utopia filosofica e materialismo scientifico mettevano in crisi e scompaginavano la societa'. Il socialismo si professava in ogni caso ateo e contrapponeva l'uomo collettivo all'uomo individuo(6).  L'interesse umano era rivolto al benessere materiale sensibile: il socialismo si professava difatti materialista, positivista e utilitarista; rinunciava al Cielo per godere la terra. La negazione di Dio era anzi la chiave di volta del socialismo di Feuerbach, Marx, Herzen (7).

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(1 ) Toniolo Giuseppe, Indirizzi e concetti sociali all'esordire del

sec. XX : Democrazia Cristiana. Concetti e indirizzi, v.2, Città del Vaticano, Ed, Comitato 0.0.di G.T.,1949, p.242.
(2) Toniolo Giuseppe: Cenni sulle crisi sociali e sulle corrispondentidottrine socialistiche, Roma, Tipografia Unione Cooperativa Editrice, 1902, 8°, 106p.
(3) TONIOLO G., Cenni sulle crisi sociali...: o. cit., p. 104.
(4) o. cit. , pp. 105-106.
(5) Catalano Franco, Storia dei partiti politici italiani, (Torino),
Ed. Eri, (1968) pp.94-104; pp. 110-128; pp.178-193. Con una abbondante bibliografia. (Risente tuttavia di spirito di parte) .
(6) TONIOLO G., Cenni sulle crisi sociali... :o. cit., p. 105;
Anichini Guido, Giuseppe Toniolo uomo di scienza e di bontà, Bari, Edizioni Paoline,(1955), pp.78-79.
(7) Tarquini Venturino, De Ecclesia et Statu iuxta G.Toniolo, (Tesi)
Roma, Pontificia Università Gregoriana, 1948, p.13 (Dattiloscritto).


Il socialismo faceva dipendere il rinnovamento della società dalla forza coattiva dello stato, o da quella, violenta della rivoluzione popolare. Si ispirava alla scienza contemporanea religiosamente scettica, razionalista, orientata alla laicizzazione di ogni istituzione, positivista e utilitarista, deterministica e materialista. E tale scienza diveniva la sua guida nelle scelte; ma tale scienza non potendosi fare maestra di civiltà, dato che ciò non le compete, era una guida falsa, che conduceva fuor di via chi se ne serviva.
Questo spiegava, secondo Toniolo, le caratteristiche non umane del sistema e le conseguenze sociali, che Toniolo constatava.
La realtà sembrava ormai proclamare che "presto o tardi" il socialismo avrebbe fruttato "lacrime e sangue ai popoli"(8).
In ogni caso il socialismo incombeva sulla cultura moderna ed appariva a Toniolo come "una sicura vendetta maturatasi attraverso quattro secoli"(9), perche’attraverso una cultura liberale-laicista, che si era resa presente in Europa, si andavano rigettando "le supreme idee religiose e scientifiche, che avevano generato storicamente la civiltà cristiana" in Europa. (10)
L'intera società e il suo vitale progresso di Civiltà erano cosi’in crisi; e questo era il centro del problema.
Tutta l'opera di Toniolo va dunque vista alla luce di una speranza: la vittoria contro la disgregazione dei valori sociali e di civiltà che si ispiravano alla verita’ del Cristianesimo, il restauro" della civiltà cristiana "nell'età novella che guarda all’avvenire”(11).
Era il 1902.

(8)TONIOLO G., Cenni sulle crisi sociali e sulle corrispondenti
dottrine socialistiche,Roma, Tipografia Unione Cooperativa Editrice, 1902, p. 106.
(9)TONIOLO G., Cenni sulle crisi sociali...:o.cit.,p.106.
(10) " " " ",p.106;
TARQUINI V., o.cit.,pp.13-15;
TONIOLO G., Provvedimenti sociali popolari: Democrazia Cristiana, Istituti e forme,v. 1 , Città del Vaticano, Ed. Comitato 0.0.di G. T. ,1951 ,p. 118;
ROSMINI A., Delle cinque Piaghe della Santa Chiesa, Napoli, Stabilimento C.Batelli,1849, p.109,n. 126: egli esprime un' idea simile. " Non si crede che la Chiesa abbia una missione che vuol essere ad ogni costo adempiuta: l'uomo si persuade di poter far senza di lei...Così l'incredulità toglie l'intelligenza ,cioè rende inintelligibile il sacro universale grido de' popoli cristiani, quello di libertà....Dicono di ribellarsi per una cagione...mentendo...; poiché della vera ragione per la quale si sollevano, essi hanno una profonda coscienza, e ne manca loro l'espressione...".
(11) TONIOLO G. Cenni sulle crisi sociali..., o.cit., p.106.
(continua)
CAPITOLO PRIMO: - La crisi


         


lunedì 27 dicembre 2010

Il Messaggio del Natale nel pensiero di Toniolo

Per Giuseppe Toniolo non c'e' civilta' senza Cristo, senza Cristianesimo, senza Chiesa.
Il Natale riafferma questa verita'
L’"Emmanuele", Dio-con-noi, è venuto come Re di giustizia e di pace. Il suo Regno – lo sappiamo – non è di questo mondo, eppure è più importante di tutti i regni di questo mondo. E’ come il lievito dell’umanità: se mancasse, verrebbe meno la forza che manda avanti il vero sviluppo: la spinta a collaborare per il bene comune, al servizio disinteressato del prossimo, alla lotta pacifica per la giustizia(Papa Benedetto XVI.o nel discorso Urbi et Orbi di Natale 2010)
Il pensiero di Toniolo e' eminentemente in linea con il mistero del Natale e con il suo annuncio
 di Pace agli uomini di Buona volonta'.

martedì 30 novembre 2010

Il bene comune

AM


Bacau 30 sant'Andrea.
Il Protettore della Romania, Sant'Andrea, ci ricorda con certezza l'importanza di aver cura degli altri. Appena scoperto Gesu' come il Messia, non tace, ma corre dal fratello per renderlo partecipe della scoperta e della scelta. Ha cercato il bene comune.


Toniolo ci insegna i termini concreti della realizzazione e del concetto di bene comune.
La Chiesa nel Concilio Vaticano II ce l'ha indicato come in quella relata' di vita che rende possibile a tutti ed a ciascuno di raggiungere la propria perfezione.
E' bello vedere il rflesso del pensiero di fede di Toniolo nelle parole della Chiesa e oggi in quelle di un Vescovo che parla anche ai politici Mons. Forte.


"In primo luogo, l’impegno per l’etica pubblica e la morale sociale deve essere indissociabile dall’impegno etico sul piano personale: va rifiutata la logica della maschera, che coniughi “vizi privati e pubbliche virtù”. Questo comporta il riconoscimento del primato della coscienza nell’agire politico e il diritto di ciascun rappresentante del popolo all’obiezione di coscienza su questioni eticamente rilevanti, ma vuol dire anche che la credibilità del politico andrà misurata sulla sobrietà del suo stile di vita, sulla generosità e costanza nell’impegno, sulla fedeltà effettiva ai valori proclamati (ad esempio a proposito dell’istituto familiare).
In secondo luogo, nel rapporto con i cittadini il politico dovrà seguire la massima formulata così da don Lorenzo Milani e dai ragazzi della sua scuola di Barbiana: “Appartenere alla massa e possedere la parola”. Il politico dovrà essere vicino alla gente, ascoltarne i problemi, farsi voce delle istanze di giustizia di chi non ha voce e sostenerle. I politici non siano al servizio del padrone di turno, ma del popolo. Nell’impegno in vista del “bene comune” i poveri, i senza parola, i socialmente deboli siano considerati come riferimenti cui è dovuto ascolto e rispetto: lo “stato sociale”, l’istruzione e la tutela della salute per tutti, non sono una conquista opinabile, ma valori irrinunciabili, da tutelare e migliorare liberandoli da sprechi e assistenzialismi che non servono ai poveri.
 In terzo luogo, la dialettica politica andrà sempre subordinata alla ricerca delle convergenze possibili per lavorare insieme al servizio del “bene comune”: corresponsabilità, dialogo e partecipazione vanno anteposti a contrapposizioni preconcette o a logiche ispirate a interessi personali o di gruppo. Il “bene comune” va sempre preferito al proprio guadagno o a quello della propria parte politica.
 In quarto luogo, nel servizio al “bene comune” occorrerà saper accettare la gradualità necessaria al conseguimento delle mete: la logica populista del “tutto e subito” ha spesso motivato promesse non mantenute, quando non la violenza e l’insuccesso di cause anche giuste. Occorre puntare al fine con perseveranza e rigore, senza cedere a compromessi morali e ritardi ingiustificati e senza mai ricorrere a mezzi iniqui."( cfr. Zenit 29 novembre)
Nel concetto che Toniolo riserva a "Democrazia", il bene comune ha una considerazione notevole, come appare nel lavoretto che ho inserito in questo Blog.(vedi: " Per una democrazia diretta").

mercoledì 17 novembre 2010

Toniolo Giuseppe Venerabile

Una grande figura di Italiano aperto alla mondialita'.
TONIOLO GIUSEPPE (Treviso 1845- Pisa 1918).

Perche' proprio GIUSEPPE TONIOLO?...

Sono i tempi moderni che ci richiedono un ripensamento, uno slancio verso il meglio della politica e dell'impegno sociale.
Questa grande figura di Uomo, di Scienziato, di Cattolico e di Santo ci puo' aiutare.

martedì 12 ottobre 2010

TONIOLO...perche'?

Perche' conoscere Giuseppe Toniolo oggi?...


A conferma della profondita’ del messaggio del Venerabile Giuseppe Toniolo si continua ad affermare in questo tempo da parte del Magistero della Chiesa cio’ che costituiva il cuore dell’idea di Giuseppe Toniolo:
Dio, Cristo Gesu’, la sua Chiesa, l’etica a fondamento dell’ordine sociale organizzato dall’uomo.

Alcune testimonianze.

Nel discorso che il Santo Padre ha tenuto il 17 settembre alla Westminster Hall, ha detto: «Se i principi morali che sostengono il processo democratico non si fondano, a loro volta, su nient'altro di più solido che sul consenso sociale, allora la fragilità del processo si mostra in tutta la sua evidenza. Qui si trova la reale sfida per la democrazia». E poco oltre: «La questione centrale in gioco, dunque, è la seguente: dove può essere trovato il fondamento etico per le scelte politiche».
In queste parole del S. Padre che ho sopra citato, c’e’ l’invito a convincerci che un ordinamento giuridico che si sradichi completamente dall'ordinamento etico non può non divenire mero esercizio di potere [quod principi placuit legis vigorem habet] ed offrire il fianco all'ingiustizia mascherata di legalità. Ed ugualmente, l'esclusione di ogni riferimento a Dio pone l'uomo nella condizione di chi soffre il mal di mare anche in terra ferma. L'adorazione di Dio ...è il principale scudo della dignità dell'uomo... è il rapporto con Dio la chiave di volta di tutto l'arco dell'esistenza; e quando questo rapporto viene negato o comunque ignorato, è l'intera esistenza umana a disgregarsi...
La riflessione che la teologia cristiana dai Padri in poi ha compiuto sulle Dieci Parole, ha compreso sempre più profondamente che esse esprimevano una verità circa il bene della persona, che anche la ragione poteva conoscere. Esprimevano esigenze inscritte nella natura della persona umana.
Da questa comprensione, la modernità concluse alla fine che queste esigenze non avevano bisogno per giustificarsi di nessun riferimento e fondamento trascendente. Esse valgono "anche se Dio non ci fosse".
Questa espulsione della giustificazione teologica ha avuto come oggetto una vera e propria devastazione nella comprensione etica dell'uomo. Si è spezzata la connessione fra l'originaria rivelazione che Dio fa di se stesso e l'inclinazione naturale a fare il bene ed evitare il male.

BOLOGNA, sabato, 9 ottobre 2010 (ZENIT.org).
- Conferenza dal titolo “Le dieci parole dell’alleanza” tenuta il 7 ottobre dal Cardinale Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna, presso la “Sala della Comunità” della Parrocchia S. Maria della Misericordia a Bologna)
......
In una meditazione rivolta ai Padri Sinodali per il Sinodo della Chiesa di Oriente, Benedetto XVI ha paragonato, lunedì 11 ottobre 2010, la spaventosa lotta della “donna vestita di sole” contro l'enorme drago rosso come il fuoco narrata dall'Apocalisse alla lotta che i credenti combattono oggi contro le ideologie e i poteri, inclusi i “capitali anonimi che schiavizzano l'uomo”.
Il Papa Benedetto XVI ha detto:
“Vacillano le fondamenta esteriori perché vacillano le fondamenta interiori, le fondamenta morali e religiose, la fede dalla quale segue il retto modo di vivere. E sappiamo che la fede è il fondamento, e, in definitiva, le fondamenta della terra non possono vacillare se rimane ferma la fede, la vera saggezza”.

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 11 ottobre 2010 (ZENIT.org).

lunedì 9 agosto 2010

Foto-documenti in riferimento alla vita di Giuseppe Toniolo

Oggi.
I luoghi di Toniolo:
Treviso, Palazzo dei Trecento e della Signoria.
La chiesa di S. Andrea e il battistero.
Rivale S. Andrea
La casa di Toniolo.
Il paese di Pieve di Soligo. Paese della moglie.
La sua tomba nella chiesa arcipretale di Pieve di Soligo.


Treviso, Palazzo dei Trecento e della Signoria

Rivale S. Andrea



Il battistero ove ricevette il battesimo.




La casa di Toniolo a Treviso.



Il paese di Pieve di Soligo. Paese della moglie.






La sua tomba nella chiesa arcipretale di Pieve di Soligo.



( da F.Vistalli, GIUSEPPE TONIOLO, ed.Comitato G.T.,Roma, 1954)


La casa natale e la citta' di origine.
1- Treviso-Rivale S. Andrea. Casa natale.
2- Venezia. Collegio S. Caterina, ove ebbe i suoi primi anni di scuola (interno).
3-Pieve di Soligo (TV). Casa abitata da G. Toniolo.
4- Pisa. Casa abitata con la sua famiglia.
5- Pisa. Lo studio di G. Toniolo.




Il prof. Giuseppe Toniolo e la sig.ra Maria Schiratti. Anno 1878.




Il loro matrimonio fu celebrato con vero spirito cristiano. Benedetti dal sacerdote Sebastiano de Zorzi, Arciprete di Pieve di Soligo, i due sposi novelli accorsero a Roma per ricevere su di loro la benedizione apostolica di Papa Leone XIII, inaugurando una vita coniugale ricca e felice.

Il Papa Leone XIII

Giuseppe Toniolo ebbe da parte di Leone XIII affetto e fiducia. Toniolo partecipo' in pieno alle aspirazioni apostoliche del Pontefice dalle grandi direttive scientifiche e sociali, cercando le linee di armonia tra scienza e fede, il conseguimento della giustizia sociale nel mondo e l'intesa fraterna tra le classi ed i popoli.





Toniolo padre dell'Universita' Cattolica.
Da L'Avvenire, 26 novembre 2010
(Scrive Maria Bocci):


Nell’agosto del ’18 l’editrice Vita e Pensiero e la Società italiana per gli studi filosofici e psicologici, attraverso Gemelli e Armida Barelli, presentavano a Toniolo, già molto malato, un progetto per la costituzione di un istituto superiore.

L’incontro, ricordato dai protagonisti come un momento intenso ed illuminante in cui Toniolo aveva passato il testimone al futuro rettore della Cattolica, era avvenuto a Varallo Sesia, dove il maestro pisano era ospitato da un industriale tessile, il conte Ernesto Lombardo. Toniolo, che da tempo seguiva il percorso scientifico di Gemelli, lo aveva appunto sollecitato a realizzare un’istituzione cattolica che servisse a promuovere il progresso degli studi. Come Gemelli, Toniolo era convinto che la libertà d’insegnamento dovesse servire non solo a garantire il diritto delle famiglie cristiane ad impartire ai figli un’educazione non contraddittoria con la fede, ma anche e soprattutto a un confronto fecondo tra mondo cattolico e cultura moderna.

La mancanza di vera libertà nell’insegnamento superiore – una mancanza che, sino ad allora, aveva intriso la formazione universitaria di razionalismo e di materialismo – aveva inaridito l’educazione nazionale. Al tempo stesso aveva contribuito ad indebolire l’efficacia della proposta educativa cattolica ed aveva rallentato la formazione scientifica nelle file del cattolicesimo italiano. Subito dopo il conflitto veniva dunque creato, su proposta di Filippo Meda, l’Istituto Giuseppe Toniolo di studi superiori, quale «organismo intermedio» che preparasse l’avvento dell’Università Cattolica, onde evitare di «suscitare i sospetti e le opposizioni dei nemici della Religione».

Come è noto, la via ipotizzata da Meda si rivelava vincente. Il 6 febbraio 1920, con atto pubblico redatto dal notaio Carlo Nogara, era fondato l’Istituto Toniolo ed era inoltrata al Ministero della Pubblica Istruzione la domanda perché fosse eretto in ente morale. La domanda era accolta dal regio decreto del 24 giugno successivo, controfirmato da Benedetto Croce, ministro della Pubblica Istruzione nell’ultimo governo Giolitti. Tra gli scopi del Toniolo, come si legge nello statuto, vi era quello di «fondare corsi di insegnamento superiore per addestrare i giovani nelle discipline filosofiche, giuridiche e sociali». Il cardinale Ferrari, in una lettera a Gemelli, annotava che l’organismo veniva creato per promuovere l’Università Cattolica.

giovedì 15 luglio 2010

Toniolo avrebbe qualcosa da dire oggi

Il Card. Bagnasco: serve una nuova generazione di politici cattolici
In Italia esiste “un problema di coerenza personale”
ROMA, mercoledì, 14 luglio 2010 (ZENIT.org).



- Per uscire dalla situazione di crisi culturale che attanaglia l'Italia occorre un rinnovato senso di responsabilità e una nuova generazione di politici cattolici. Ad affermarlo è il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il Cardinale Angelo Bagnasco.

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Ecco alcuni punti salienti del pensiero del porporato che ci aiutano a capire l`urgenza di risvegliare gli insegnamenti di un grande sociologo quale fu il venerabile Giuseppe Toniolo.


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OCCORRE

'una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni'”.

CREDO

“Credo – ha evidenziato – che sempre più siano necessari fedeli laici capaci di imparare a vivere il mistero di Dio, esercitandosi ai beni fondamentali della libertà, della verità, della coscienza. Cresce l'urgenza di uomini e donne capaci, con l'aiuto dello Spirito, di incarnare questi ideali e di tradurli nella storia non cercando la via meno costosa della convenienza di parte comunque argomentata, ma la via più vera, che dispiega meglio il progetto di Dio sull'umanità, e perciò capaci di suscitare nel tempo l'ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse'”.



“Credo che il criterio dell'equità economica sia quello da seguire – ha poi suggerito –, dovendo ciascuno dare in rapporto alle proprie capacità. Sta poi a chi ha la responsabilità politica affrontare in concreto la situazione, declinando l'equità economica dentro a una cornice di libertà politica e di coesione sociale. Solo così i tre valori in gioco - la libertà politica, la giustizia economica, la coesione sociale - si salvaguardano insieme”.

COOPERAZIONE

“Proprio riandando indietro nel tempo, si scopre che quando a prevalere sono state logiche di campanile e ci si è contrapposti in nome del proprio 'particolare' si è registrata una battuta d'arresto”.
“Al contrario, quando si è innescato il meccanismo virtuoso della cooperazione, allora le forze culturali, sociali, economiche e spirituali, si sono sommate e non annullate. Penso che la crisi in atto debba dunque spingere l'Italia a ritrovare se stessa”.


PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA'

“Un'intuizione ben presente nella dottrina sociale della Chiesa, che sin dai tempi di Pio XI chiama in causa il principio di sussidiarietà - poi introdotto a Maastricht - per sottolineare che quel che può essere fatto dalle realtà intermedie non deve essere avocato a sé dall'istanza centrale”.
“Infatti più si è vicini alla realtà, più la si può accompagnare con efficienza e oculatezza – ha aggiunto –. Ciò posto, il principio suddetto va coniugato con quello di solidarietà per evitare che chi sta indietro resti ancora più arretrato”.
“Certamente è la speranza cristiana che fa da sfondo, e ancor prima da movente, a questa rinnovata stagione di impegno dei cattolici italiani dentro la società di oggi”.
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Ed ecco l`articolo intero comparso su Zenit.org 14 luglio 2010



In una intervista a “L'Osservatore Romano” il porporato è tornato su quanto già auspicato da Benedetto XVI nel 2008 durante il suo viaggio a Cagliari e poi ribadito dal suo Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone.
“L'affezione per la cosa pubblica – ha fatto notare il porporato – sta scemando e sempre più rarefatto è il consenso intorno al bene comune, privilegiando ciascuno beni di piccolo cabotaggio e senza prospettiva alcuna”.
“Per questa ragione anch'io ho fatto riferimento a un 'sogno' per evocare una direzione di marcia verso cui camminare”, ha aggiunto richiamando un messaggio lanciato in occasione della prolusione per il Consiglio episcopale permanente del gennaio scorso.
“Nella prolusione – ha continuato – mi riferivo appunto a 'una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni'”.
“Penso che attorno a questo tema nevralgico della nostra società, che chiama in causa la testimonianza della Chiesa, occorra il concorso attivo di tutti”, ha quindi sottolineato aggiungendo che “come Vescovi italiani ci impegneremo a una specifica riflessione in merito”.
Rispondendo poi alla domanda se esista sui temi etici in Italia un problema di rappresentanza politica delle posizioni cattoliche, il Presidente della CEI ha commentato che “più che un problema di rappresentanza politica esiste un problema di coerenza personale”.
“Credo – ha evidenziato – che sempre più siano necessari fedeli laici capaci di imparare a vivere il mistero di Dio, esercitandosi ai beni fondamentali della libertà, della verità, della coscienza. Cresce l'urgenza di uomini e donne capaci, con l'aiuto dello Spirito, di incarnare questi ideali e di tradurli nella storia non cercando la via meno costosa della convenienza di parte comunque argomentata, ma la via più vera, che dispiega meglio il progetto di Dio sull'umanità, e perciò capaci di suscitare nel tempo l'ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse'”.
In merito, invece, alla crisi economica il Presidente della CEI ha detto che “c'è ancora molta disoccupazione” e di non riuscire a scorgere “concreti e sicuri segnali di inversione di tendenza, anche in grandi realtà industriali della mia Genova. Serpeggiano tra la gente preoccupazioni serie e pungenti”.
“Non mi riferisco ovviamente a un discorso di macroeconomia per il quale non ho le competenze – ha precisato –. Semplicemente constato che se gli strateghi possono rassicurare sul medio periodo, ritenendo che la strada giusta sia stata imboccata, come Vescovo vedo molta gente senza lavoro e sono turbato da tanta sofferenza e insicurezza su come arrivare alla fine del mese”.
“Un certo assestamento c'è stato perché le famiglie si sono adattate, utilizzando meglio le risorse ed evitando gli sprechi. Però c'è una fascia che aveva ben poco da risparmiare e che obiettivamente è in affanno.”
“Credo che il criterio dell'equità economica sia quello da seguire – ha poi suggerito –, dovendo ciascuno dare in rapporto alle proprie capacità. Sta poi a chi ha la responsabilità politica affrontare in concreto la situazione, declinando l'equità economica dentro a una cornice di libertà politica e di coesione sociale. Solo così i tre valori in gioco - la libertà politica, la giustizia economica, la coesione sociale - si salvaguardano insieme”.
Affrontando poi la questione dello smarrimento del senso di coesione nazionale, il Cardinale Bagnasco ha osservato che “proprio riandando indietro nel tempo, si scopre che quando a prevalere sono state logiche di campanile e ci si è contrapposti in nome del proprio 'particolare' si è registrata una battuta d'arresto”.
“Al contrario – ha osservato –, quando si è innescato il meccanismo virtuoso della cooperazione, allora le forze culturali, sociali, economiche e spirituali, si sono sommate e non annullate. Penso che la crisi in atto debba dunque spingere l'Italia a ritrovare se stessa”.

Per questo ha espresso apprezzamento per lo sforzo di quanti, come il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, “invitano continuamente a ritrovare la coesione e la convergenza, al di là delle legittime differenze”.
Nel corso dell'intervista, il porporato ha quindi toccato anche il tema del federalismo, affermando che non si tratta di “una ricetta magica” quanto di “un'intuizione ben presente nella dottrina sociale della Chiesa, che sin dai tempi di Pio XI chiama in causa il principio di sussidiarietà - poi introdotto a Maastricht - per sottolineare che quel che può essere fatto dalle realtà intermedie non deve essere avocato a sé dall'istanza centrale”.
“Infatti più si è vicini alla realtà, più la si può accompagnare con efficienza e oculatezza – ha aggiunto –. Ciò posto, il principio suddetto va coniugato con quello di solidarietà per evitare che chi sta indietro resti ancora più arretrato”.
Con uno sguardo, infine, alla Settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà dal 14 al 17 ottobre a Reggio Calabria, il Cardinale ha parlato di “una serie di questioni non più rinviabili”, come “creare impresa, educare, includere nuove presenze nel nostro Paese, introdurre i giovani nel mondo del lavoro e della ricerca, compiere la transizione istituzionale”, che oggi definiscono in modo puntuale il volto del bene comune, che solo garantisce la tenuta unitaria dell'Italia e la ripresa economica”.
“Certamente è la speranza cristiana che fa da sfondo, e ancor prima da movente, a questa rinnovata stagione di impegno dei cattolici italiani dentro la società di oggi”, ha quindi concluso.

domenica 27 giugno 2010

Democrazia oggi e Toniolo

Forse la crisi attuale in seno allo stato e alla società è dovuta al fatto di aver voluto attuare una democrazia fatua: una pseudodemocrazia massificante in senso liberale (atomismo e predominio di consorterie partitiche), o massificante in senso socialista (lo stato anteriore alla società ridotta ad una massa spersonalizzata: a un collettivo). Ma la crisi attuale forse è dovuta anche al fatto che la democrazia si è fatta meno autentica e più viziata, perché troppo politica, poco sociale, ancor meno civile e per nulla cristiana.
Un motivo di piu' per approfondire il concetto di democrazia di un sociologo cristiano quale Giuseppe Toniolo servo di Dio.

giovedì 10 giugno 2010

I giovani e Toniolo

Nulla meglio dell'amore ai giovani nobilita le fatiche educative. Toniolo amava i giovani da buon salesiano cooperatore . Le sue lettere indirizzate ai giovani sono una miniera ancor oggi. Una miniera di spirtualita' e una ricchezza per la direzione spirtuale di tanti giovani. Chissa' se qualcuno non le voglia rendere pubbliche stampandone stralci in un volume di spiritualita'giovanile...