venerdì 28 febbraio 2014

Il suffragio universale qualificato

Toniolo viveva in tempi di tensioni politiche e civili che comportavano atteggiamenti diversi di fronte all'impegno politico. 
I Cattolici avevano ricevuto un orientamento fermo dal Magistero della Chiesa per cui non potevano entrare in politica: ne' eletti, ne' elettori. Ma le cose sarebbero presto cambiate e bisognava prepararsi al futuro per esprimere la carita' cristiana nell'impegno politico. Per questo Toniolo si preoccupava di formare i giovani a divenire un giorno pronti ad entrare nel campo della politica, dopo aver preparato la mente nel pensiero forte atto alle scelte politiche efficaci e coerenti con il Vangelo, fermento della civilta' umana; e dopo aver allenato la volonta' nelle scelte coraggiose del vero, del bello e del buono. 



Leone XIII da G.Toniolo, Vistalli





La soluzione dei problemi sociali e civili era per lui nella realizzazione della giustizia, equita' e solidarieta' promosse dal cristianesimo. La costruzione della nuova azione politica doveva ispirarsi a quella democrazia che, nata dal Vangelo e detta cristiana, derivava da una spinta storica, da lui chiamata legge storica provvidenziale, che avrebbe fatto dello stesso progresso civile una chiara espressione di democrazia e della convivenza umana quella democrazia finale che si sarebbe manifestata nella convivenza dei popoli come "democrazia sociale"(1)

Nella linea di questa preparazione va inteso il suo pensiero sul suffragio universale; il voto doveva essere frutto di quella preparazione che portava a dare il voto come espressione politica che dava ad esso il significato pregnante e l'intonazione specifica della societa' qualificata in se stessa perche' organica e vitale nelle sue espressioni e scelte.
Le pagine citate e scritte da lui su questo argomento denotano la sua concezione sul  suffragio universale, che egli intende universale, ma qualificiato nel riflettere " i tre elementi della costituzione organica della societa': classe, famiglia, patria (domicilio)"..." con queste modalita' il voto imporrebbe il rigetto del principio individualistico, dissolvente della scienza moderna sociale, per contrapporvi quello dell'organismo..., proprio della sociologia cristiana"(3).  Affermazioni che esigono una attenta riflessione per il sistema politico elettorale che prospettano: sistema probabilmente piu' sano  ad esempio di quello attuale in Italia.


Pio X da G. Toniolo, Vistalli

Oggi siamo manipolati nel voto secondo il principio "divide et impera" e poi quel "calunniate, calunniate, qualche cosa restera'" e produrra' i suoi frutti! 
...Manipolazione dell'espressione massima dell'impegno democratico.
Se accettiamo la validita' delle affermazioni di chi dice che siamo manipolati dalla propaganda economica, perche' un sistema imbottisce delle menti atomizzate, non vedo onesta' intellettuale in chi neghi come il sistema elettorale non qualificato ( e la qualifica non esclude altra significativa modalita' di quella proposta da Toniolo) non sia per cio' stesso manipolato e manipolatore. 
In Italia per esempio, oggi si e' divisi in settori elettorali scelti da  xyz... Questi settori sono determinati in modo che siano gia' significativi per xyz.... Elettori sono spostati preventivamente da settori elettorali ad altri per motivi determinati da xyz...

Oggi, ad esempio in Italia, sono i singoli che votano, ma non come persone di una societa', ma come individui impersonali, in un sistema demagogico, sia pur partitico. Basta che tutti votino e che il numero appaia. Ma e' il numero o la persona individua che conta?... il sistema o la societa', che conta?...

Forse dobbiamo pensare a qualificare meglio il voto per avere i risultati migliori e significativi, validi, stabili, sicuri, corrispondenti...soddisfacenti.




Beato Giuseppe Toniolo, aiutaci!


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(1) G. TONIOLO, Herbert Spencer nelle scuole sociologiche contemporanee:Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie (1904), in  L'odierno problema sociologico. Studio storico critico: Opera Omnia , serie 3, sociologia e problemi sociologici contemporanei, vol.1 , pp. 459-460).
(2) (2)G. TONIOLO, Precisazioni sul referendum: Atti del ii congresso cattolico italiano degli studiosi delle scienze sociali: Democrazia cristiana. Istituti e forme, vol 2: Opera Omnia, serie 4 Iniziative sociali, vol. 2, pp. 269-271
(3) op. cit: ivi, p.271.

lunedì 3 febbraio 2014

Cristianesimo in una societa' democratica e democrazia laica rispetto al Cristianesimo.


Si fa necessario un approfondimento del pensiero di Toniolo 

quasi con urgenza in una societa' 

che viene definita

 " in un contesto di diffusa secolarizzazione"  (vedi nota dell'Episcopato triveneto 2 febbraio 2014).

Premettendo le parole dei Vescovi tratte dal documento enunciato, farei alcuni approfondimenti sul pensiero di Toniolo.

Dice la nota..:
La proposta cristiana punta al bene integrale dell’uomo e contribuisce in modo decisivo
al bene comune e alla promessa di un buon futuro per tutti. E pur in un contesto di diffusa secolarizzazione, che insinua la tendenza a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo, come ricorda Papa Francesco:
 “nessuno puo’ esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimita’ delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni e della societa’ civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini….
“Amiamo questo magnifico pianeta e amiamo l’umanita’ che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilita’ (…). Tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore… il pensiero sociale della Chiesa e’ in primo luogo positivo e propositivo, orienta un’azione trasformatrice, e in questo senso non cessa di essere un segno di speranza che sgorga dal cuore pieno d’amore di Gesu’ Cristo”.

E ora ci rifacciamo al pensiero di Toniolo:

La legge etico-religiosa, secondo lui, e' "generatrice della societa' umana universale".
Di qui trae delle conseguenze....
"...sempre i cattolici proclamarono che la questione sociale e' essenzialmente morale e quindi intimamente connessa con la religione e che percio' concretamente la genesi prima della crisi sociale si cela nei viziosi istituti etico civili della societa', i quali lo stato stesso contribui' a manomettere arbitrariamente: mentre esso non ha diritto di sconvolgere cio' che ha immediata origine nella legge etico-religiosa, generatrice della societa' umana universale; alla quale ultima invece la societa' politica deve servire e non viceversa" (1).


E ritorniamo al pensiero dei Vescovi del Triveneto:

" ...rigettiamo ogni tentativo ideologico che porterebbe ad omologare tutto e tutti in una sorta di deviante e mortificante “pensiero unico”, sempre piu’ spesso veicolato da iniziative delle pubbliche istituzioni".




Per costruire un mondo migliore  si rende necessaria allora l'attuazione di una sana azione sociale e politica.

Di essa parla Toniolo 
e la delinea in questo modo:

La societa' umana e' campo di influenza della legge morale e campo di azione della religione, in particolar del Cristianesimo, del Cattolicesimo. Ogni progresso sociale trae beneficio da questa benefica influenza della religione, come ogni crisi sociale trae origine da coartazioni poste al compito della religione, che opera attraverso la legge etico religiosa, morale o da deviazione da tale legge. di qui si comprende il compito sociale del Cristianesimo, che e' compito di civilta'. Di qui l'opera della Chiesa come Maestra e Militante (2). I Pastori che ammaestrano ed i laici che agiscono con autonomia nel proprio ambito civile, ma sempre attenti alla luce che viene da chi e' Maestra di civilta'(3).
Tale intreccio di forze e valori favorira' il sorgere di Istituti sociali e forme di vita sociale a difesa contro ogni deviazione di civilta' e mezzo di realizzazione di essa. Tale opera si esprimera' secondo lo spirito sociale cristiano(4), che e' spirto democratico, che e' spinta costruttiva di tutti i valori umani (5), che e' spirito di autentica solidarieta' tra le classi (6) e la funzione dello Stato come societa' politica, apparira' chiaramente come funzione di servizio a vantaggio della societa' universale e non posizione di dominio assoluto(7).



Di essa ne parla il Magistero ecclesiale :

Nota dei Vescovi del Triveneto su alcune urgenti questioni
di carattere antropologico e educativo
(1 Cfr. Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente della Cei per la 36.a giornata 
nazionale per la Vita (2 febbraio2014) sul tema “Generare futuro”.

Noi Vescovi del Triveneto siamo quotidianamente raggiunti - soprattutto nell’incontro
con persone, famiglie, parrocchie e realta’ associative - da notizie e questioni preoccupanti che riguardano la vita delle persone in tutti i suoi aspetti. Una vita che - ne siamo consapevoli - e’ dono di Dio ed e’ cosa preziosa, ma e’ minacciata e resa fragile da molte cause.
In occasione della 36.a Giornata per la Vita desideriamo ribadire, in comunione con la
Chiesa italiana, la nostra preoccupazione per tante situazioni che contrastano la vita in tutte le sue fasi, dal concepimento alla nascita, dalla crescita alla piena maturita’, dal declino fino alla morte naturale. Tale preoccupazione diventa per la Chiesa impegno a continuare, insieme a tutte
le persone di buona volonta’, a sostenere la vita umana in ogni momento e in ogni circostanza, ribadendone l’inviolabile dignita’ ed offrendo concreti aiuti a chi vive fragilita’ e sofferenze.
Il perdurare della crisi economica ci spinge ad essere vicini a chi ha perso il lavoro, alle
famiglie che non arrivano a fine mese, ai giovani che non riescono a inserirsi nel mondo
produttivo. Vogliamo continuare con le nostre Chiese - in particolare attraverso le Caritas - l’opera di ascolto, aiuto, sostegno alle situazioni di difficolta’ e invitiamo tutti coloro che possono offrire occasioni concrete di lavoro a un di piu’ di generosita’ e di inventiva.
Consapevoli del venir meno di molte tutele sociali, incoraggiamo e ci impegniamo a
sostenere chi opera a favore dei molteplici disagi delle persone e delle famiglie. E ribadiamo in questa giornata l’appello a “generare futuro”, sostenendo concretamente quel desiderio dei
giovani sposi di generare figli che spesso “resta mortificato per la carenza di adeguate politiche familiari, per la pressione fiscale e una cultura diffidente verso la vita”1.
Esprimiamo vicinanza a chi soffre per le condizioni - spesso non rispettose della dignita’
umana - di carcerato, profugo o straniero e invitiamo chi ne ha la responsabilita’ ad assumere i necessari interventi legislativi e amministrativi, assicurando contemporaneamente l’impegno della comunita’ cristiana verso queste sorelle e questi fratelli.
Senza trascurare tali aspetti di difesa e promozione della vita, sentiamo oggi in
particolare il dovere di soffermarci piu’ diffusamente su alcune questioni educative che
riguardano aspetti fondamentali e delicatissimi dell’essere umano, con numerose e
preoccupanti ricadute in ambito culturale, formativo, educativo e, quindi, politico della nostra societa’ (triveneta, italiana, europea) e che toccano e coinvolgono in modo diretto la vita delle persone, delle famiglie e della scuola.
Ci sentiamo cosi' in sintonia con il decennio che la Chiesa italiana sta dedicando al tema
dell’educazione e in piena consonanza con quanto papa Francesco ha di recente espresso con forza, mettendo in rilievo come la situazione attuale ponga dinanzi sfide sempre nuove e piu’ difficili: “Il compito educativo e’ una missione chiave!”
A questo riguardo, ci riferiamo al dibattito sugli “stereotipi di genere” e sul possibile
inserimento dell’ideologia del gender nei programmi educativi e formativi delle scuole e nella formazione degli insegnanti, ad alcuni aspetti problematici presenti nell’affrontare in chiave legislativa la lotta all’omofobia, a taluni non solo discutibili ma fuorvianti orientamenti sull’educazione sessuale ai bambini anche in tenera eta’, alle richieste di accantonare gli stessi termini “padre” e “madre” in luogo di altri considerati meno “discriminanti” e, infine, al grave stravolgimento - potenziale e talora, purtroppo, gia’ in atto - del valore e del concetto stesso di famiglia naturale fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna. Questa inedita situazione richiede a noi Vescovi, prima di tutto, e alle comunita’ ecclesiali di non venir meno ad un compito e ad una testimonianza di carita’ e verita’ che rappresentano il primo e concreto modo per servire e promuovere l’uomo e la vita buona nella nostra societa’. Ci sentiamo, in tal senso, sollecitati da Papa Francesco, il quale ci ha appena ricordato che “i Pastori, accogliendo gli apporti delle diverse scienze, hanno il diritto di emettere opinioni su tutto
cio' che riguarda la vita delle persone, dal momento che il compito dell’evangelizzazione implica ed esige una promozione integrale di ogni essere umano. Non si puo’  piu’ affermare che la religione
deve limitarsi nell’ambito del privato…”.
Di fronte a quella che si configura come una vera “emergenza educativa”, noi Vescovi
avvertiamo la responsabilita’ e il dovere di richiamare tutti alla delicatezza e all’importanza di una corretta formazione delle nuove generazioni - a partire da una visione dell’uomo che sia integrale e solidale - affinché possano orientarsi nella vita, discernere il bene dal male, acquisire criteri di giudizio e obiettivi forti attorno ai quali giocare al meglio la propria esistenza e perseguire la gioia e la felicita’ del compimento4.
Riaffermiamo, come prima cosa, la dignita’ e il valore della persona umana e poi la tutela e il rispetto che si devono ad ogni persona, soprattutto se in situazioni di fragilita’, nonché la necessita’ di continuare a combattere strenuamente ogni forma di discriminazione (di carattere religioso, etnico, sessuale) o, addirittura, di violenza.
Sottolineiamo, il grave pericolo che deriva, per la nostra civilta’, dal disattendere o stravolgere i fondamentali fatti e principi di natura che riguardano i beni della vita, della famiglia e dell’educazione, confondendo gli elementi obiettivi con quelli soggettivi e veicolati da discutibili concezioni ideologiche della persona che non conducono al vero bene né dei singoli né della societa’.
Riconosciamo la “ricchezza insostituibile della differenza”5 - specialmente quella
fondamentale, tra “maschile” e “femminile” - e la specificita’ assoluta della famiglia come “unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore (…), dal riconoscimento e dall’accettazione della bonta’ della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne e sono capaci di generare una nuova vita”; essa e’, davvero, la “cellula fondamentale della societa’, luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri”.
Su tale linea indichiamo anche due testi che, essendo espressione di una sana laicita’,
possono ben alimentare un sereno e positivo dibattito pubblico su questi temi: l’art. 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e l’art. 29 della Costituzione repubblicana8.
Siamo, infatti, consapevoli che la differenza dei sessi e’ elemento portante di ogni essere
umano ed espressione chiara del suo essere in “relazione”; senza la comune salvaguardia delle “grandi differenze” vi e’ un grave e concreto rischio per la realizzazione di un autentico e pieno sviluppo della vita delle persone e della societa’9.
Ribadiamo percio' – come espresso autorevolmente, anche di recente, dalla Santa Sede di
fronte al Comitato ONU della Convenzione dei diritti del fanciullo – il rifiuto di un’ideologia del gender ,  che neghi di fatto il fondamento oggettivo della differenza e complementarieta’ dei sessi, divenendo anche fonte di confusione sul piano giuridico.
Invitiamo quindi a non avere paura e a non nutrire ingiustificati pudori o ritrosie nel
continuare ad utilizzare, anche nel contesto pubblico, le parole tra le piu’ dolci e vere che ci sia mai dato di poter pronunciare: “padre”, “madre”, “marito”, “moglie”, “famiglia” fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna.
Difendiamo e promuoviamo il carattere decisivo - oggi piu’ che mai - della liberta’ di
educazione dei figli che spetta, di diritto, al padre e alla madre aiutati, di volta in volta, da soggetti o istituzioni chiamati a coadiuvarli. E rigettiamo ogni tentativo ideologico che porterebbe ad omologare tutto e tutti in una sorta di deviante e mortificante “pensiero unico”, sempre piu’ spesso veicolato da iniziative delle pubbliche istituzioni.
Sosteniamo e incoraggiamo l’impegno e lo sforzo di quanti, a vari livelli e su piu’ ambiti,
affrontano ogni giorno, anche nel contesto pubblico e nella prospettiva di una vera e positiva “laicita’”, tutte le piu’ importanti questioni antropologiche ed educative del nostro tempo e che segnatamente riguardano: la difesa della vita, dal concepimento al suo naturale spegnersi, la famiglia, il matrimonio e la differenza sessuale, la liberta’ religiosa e di educazione.
La proposta cristiana punta al bene integrale dell’uomo e contribuisce in modo decisivo
al bene comune e alla promessa di un buon futuro per tutti. E pur in un contesto di diffusa secolarizzazione, che insinua la tendenza a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo, come ricorda Papa Francesco “nessuno puo' esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimita’ delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni e della societa’ civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini”.
Al termine di questa Nota, proponiamo ancora un passo dell’Evangelii gaudium che
spiega bene il senso della nostra riflessione e nel quale noi Vescovi ci ritroviamo in pieno perché tocca anche le delicate e importanti questioni antropologiche, culturali, formative ed educative qui menzionate e sottoposte sempre piu’ all’attenzione e all’approfondimento di tutti, noi per
primi:
“Amiamo questo magnifico pianeta e amiamo l’umanita’ che lo abita, con tutti i suoi drammie le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilita’ (…). Tutti i cristiani, anche i Pastori, sono chiamati a preoccuparsi della costruzione di un mondo migliore… il pensiero sociale della Chiesa e’ in primo luogo positivo e propositivo, orienta un’azione
trasformatrice, e in questo senso non cessa di essere un segno di speranza che sgorga dal cuore pieno d’amore di Gesu’ Cristo”
Condividendo con fiducia queste nostre riflessioni e indicazioni, in un momento grave
per il bene delle persone e della societa’, assicuriamo la nostra preghiera.

(I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto
2 febbraio 2014, 
Festa della Presentazione del Signore e 36.A Giornata nazionale per la Vita).






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(1) G. TONIOLO, Indirizzi e concetti sociali all'esordire del secolo XX: Democrazia cristiana , Concetti e indirizzi, vol.2: O.O. serie 3,   vol.3, p. 99; vedi pure pp. 33-36; 83;93-94;97.
(2) ivi, p.103.
(3) ivi, p. 39.
(4) ivi, p.83.
(5) ivi, p. 97.
(6) ivi , p.93-94.
(7) ivi, p.99.......................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

giovedì 2 gennaio 2014

Punti di riferimento per l'economia attuale e Toniolo


Punti di contatto o coincidenza 


Per cogliere il messaggio di Toniolo e apprezzarlo 
possiamo fare dei confronti con il suo pensiero e 
quello della Chiesa nel momento attuale, 
attraverso l'insegnamento di Papa Francesco:



Dal Messaggio sulla Pace di Papa Francesco
 (Da Vatican Va)


.......”appare chiaro che anche le etiche contemporanee risultano incapaci di produrre vincoli autentici di fraternità, poiché una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere.Una vera fraternità tra gli uomini suppone ed esige una paternità trascendente. A partire dal riconoscimento di questa paternità, si consolida la fraternità tra gli uomini, ovvero quel farsi “prossimo” che si prende cura dell’altro.

 Sorge spontanea la domanda: gli uomini e le donne di questo mondo potranno mai corrispondere pienamente all'anelito di fraternità, impresso in loro da Dio Padre? Riusciranno con le loro sole forze a vincere l’indifferenza, l’egoismo e l’odio, ad accettare le legittime differenze che caratterizzano i fratelli e le sorelle?
Parafrasando le sue parole, potremmo così sintetizzare la risposta che ci dà il Signore Gesù: poiché vi è un solo Padre, che è Dio, voi siete tutti fratelli (cfr Mt 23,8-9). La radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio. Non si tratta di una paternità generica, indistinta e storicamente inefficace, bensì dell’amore personale, puntuale e straordinariamente concreto di Dio per ciascun uomo (cfr Mt 6,25-30). Una paternità, dunque, efficacemente generatrice di fraternità, perché l’amore di Dio, quando è accolto, diventa il più formidabile agente di trasformazione dell’esistenza e dei rapporti con l’altro, aprendo gli uomini alla solidarietà e alla condivisione operosa.
Chi accetta la vita di Cristo e vive in Lui, riconosce Dio come Padre e a Lui dona totalmente se stesso, amandolo sopra ogni cosa. L’uomo riconciliato vede in Dio il Padre di tutti e, per conseguenza, è sollecitato a vivere una fraternità aperta a tutti. In Cristo, l’altro è accolto e amato come figlio o figlia di Dio, come fratello o sorella, non come un estraneo, tanto meno come un antagonista o addirittura un nemico. 

Nella famiglia di Dio, dove tutti sono figli di uno stesso Padre, e perché innestati in Cristo, figli nel Figlio, non vi sono “vite di scarto”. Tutti godono di un’eguale ed intangibile dignità. Tutti sono amati da Dio, tutti sono stati riscattati dal sangue di Cristo, morto in croce e risorto per ognuno. È  questa la ragione per cui non si può rimanere indifferenti davanti alla sorte dei fratelli.

Il necessario realismo della politica e dell’economia non può ridursi ad un tecnicismo privo di idealità, che ignora la dimensione trascendente dell’uomo. Quando manca questa apertura a Dio, ogni attività umana diventa più povera e le persone vengono ridotte a oggetti da sfruttare. Solo se accettano di muoversi nell’ampio spazio assicurato da questa apertura a Colui che ama ogni uomo e ogni donna, la politica e l’economia riusciranno a strutturarsi sulla base di un autentico spirito di carità fraterna e potranno essere strumento efficace di sviluppo umano integrale e di pace.

Ogni attività deve essere, allora, contrassegnata da un atteggiamento di servizio alle persone, specialmente quelle più lontane e sconosciute. Il servizio è l’anima di quella fraternità che edifica la pace.
Maria, la Madre di Gesù, ci aiuti a comprendere e a vivere tutti i giorni la fraternità che sgorga dal cuore del suo Figlio, per portare pace ad ogni uomo su questa nostra amata terra.
Dal Vaticano, 8 dicembre 2013

FRANCISCUS





E Toniolo afferma:

"...Sempre i Cattolici proclamarono che la questione sociale e' essenzialmente morale e quindi intimamente connessa  con la religione e che percio' concretamente la genesi prima della crisi sociale si cela nei viziosi istituti etico civili della societa', i quali lo Stato stesso contribui' a manomettere arbitrariamente, mentre esso non ha diritto di sconvolgere cio' che ha immediata origine nella legge etico-religiosa, generatrice della societa' umana universale; alla quale ultima invece la societa' politica deve servire e non viceversa". ( 1)

 E ancora:

" I cattolici col labaro della Croce si ispirarono alla giustizia e carita' di Cristo" (2). E' cosi' che "mentre la democrazia socialista fa intravedere nel futuro una solidarieta' coartata e deprimente di tutte le classi asservite agli interessi materiali di un quarto stato, la democrazia cristiana addita nell'avvenire la progressiva elevazione del ceto dei lavoratori in mezzo alla solidarieta' armonica e spontanea di tutti i ceti sociali"." Questa trasformazione, che oggi appare un assurdo, non sara' un domani una realta' se non per virtu' e quasi per un miracolo del cattolicesimo"(3). 

Toniolo poi da' un significato al movimento democratico cristiano, a lui contemporaneo, riaffermando i principi asseriti prima: "Dinanzi ai fatti storici, l'azione democratica dei cattolici si eleva quasi alla santita' di un apostolato spirituale cristiano... Ed e' percio' che i cattolici in tutta Europa si accordarono di dare alla loro azione ed alle loro istituzioni anche economiche, norme o impronta religiosa o, come fu detto, carattere confessionale..., intendendone con cio' non solo di attribuire ai loro congegni economici quella virtu' segreta di solidita' e fecondita' che deriva dalla fede e dalle virtu' cristiane, ma ancora di attrarre il cuore del popolo alla religione inducendolo a riconoscere come un dono di essa i benefici stessi materiali di cui si avvantaggiava.... L'azione poploare diviene cosi', per noi, un modo di ricostituzione morale-religiosa della societa' "(4)

Egli rivela quindi la speranza o certezza della fecondita' di tali basi operative nel modo seguente.

I popoli, quando si accorgeranno che il socialismo o il liberismo o il pragmatismo ateo , l'egocentrismo assetato di dominio od altro (e chiamiamolo come si vuole pure in diverse maniere), non potra' realizzare la solidarieta' degna dell'uomo, si rivolgeranno a Cristo per realizzare una democrazia che di fatto e' cristiana, e cio' sia nel campo economico che nel campo socio-politico;  e' il "Regno sociale di Cristo"(5), Egli presente nelle classi e negli individui, Regola suprema del vivere ed agire.
Allora si realizzera' il Corpo mistico di Cristo tra tutti i popoli della terra e nel quale tutti siano un popolo unito sotto un solo Pastore, una civilta' interamente cristiano-cattolica (6).

Realta' od utopia?...

Ma la Chiesa cammina avanti nella storia sostenuta da Cristo, e si estende e si purifica. Questa speranza di Toniolo e' dunque gia' in atto e diverra' certezza nel ritorno finale di Cristo; e' persuasione gia' rinchiusa nelle promesse della fede (7). Per Toniolo, un miracolo della fede che si potra' attuare gia' nella storia(8).
Se l'argomentazione si svolge nel contesto dell'economia, e cio' a noi basterebbe, si arricchisce tuttavia del concetto di solidarieta' visto con orizzonti piu' vasti, piu' ampi del solo campo economico
e sale a quello dei rapporti tra le classi, esigendo percio' un contesto sociale aperto. Per questo sono legittime le cosiderazioni fatte. 

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(1) G. TONIOLO, Indirizzi e concetti sociali all'inizio del sec. XX: Democrazia Cristiana. Concetti e indirizzi, vol. 2: Opera Omnia, serie 3, vol. 3, p.99.
(2)  ivi, p. 93.
(3)  ivi, p.94.
(4)  ivi  pp. 97-98.
(5) ivi p. 27.
(6) ivi, p. 29.
(7) ivi  p. 29.
(8) iv  ip. 94.




















mercoledì 25 dicembre 2013

Natale 2013



Auguri di Natale


Cristo per Toniolo e' la forza e la Parola vivente di Dio presente in autorita', grazia e mistero nella storia umana; Egli e' l'Emmanuele con noi. Non e' estraneo, ma l'essenza , personale, vivente del fatto storico che e' il Cristianesimo. ( G. Toniolo,L'odierno problema sociologico: La democrazia cristiana, O.O.,serie III, vol.2, pp. 356. 93).





“Il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: "Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.
 (…) Egli agiterà la mano verso il monte della figlia di Sion, verso il colle di Gerusalemme”
(Is. 2,2; 10,32.)

Anche verso di Te Gesu’ “agita la sua manina”  nel Santo Natale e ti chiama a se’,a riposare sul suo Cuore pieno di amore, a riprendere forza, coraggio e perdono; a ricominciare  il tuo cammino di speranza verso di Lui.

Buon Natale!
                                           Buon Anno!


Crăciun fericit 

şi Anul nou binecuvântat! 

de Dumnezeu!

.


venerdì 29 novembre 2013

Sommo Pontefice e Toniolo

Scheda   

P

PONTEFICE


Qual e' il pensiero di Toniolo sul Papa?...

Mi pare significativo quanto egli dice in "Rinnovamento. Una pagina di storia sociale" in Democrazia cristiana, Concetti e indirizzi, vol 1", in cui afferma l'intimo legame tra movimento democratico cattolico e direttive del Pontefice; nonche' quel che sostiene  in altre pagine del trattato sulla Democrazia cristiana  edito dal Comitato Opera Omnia di G. Toniolo.

Egli afferma
 competere al Papato "una missione religiosa e sociale"(2), attuata con autorevolezza ed "oggidi' piu' che mai in una quotidiana e diretta corrispondenza coi sudditi". Il Pontefice da' cosi' in certo modo il modello della "prima e piu' santa forma della rinascente democrazia"(3) ispirata dal cristianesimo, realizza infatti una "intima comunicazione fra Chiesa e societa' "(4). 

Secondo Toniolo la stessa proclamazione della infallibilita' pontificia  e' da considerarsi dal punto di vista di una maggior forma di democrazia, perche' divenne piu' fruttuoso il suo servizio verso la gente ed approfondi' nei popoli lo slancio confidente di volgersi ogni giorno 
al padre"(5).
Il Pontefice -e' il  pensiero di Toniolo- continua la missione di Gesu'(6), percio' egli e' la guida della ricostruzione sociale. L'intrecciarsi dei rapporti tra il Papa e il popolo non puo' essere che la prima linea maestra ( "il caposaldo") della realizzazione di una esemplificazione concreta della democrazia conforme allo spirito del Vangelo(7).


C'e' poi una pagina di Toniolo che sembra quasi profetica, in quanto in essa possiamo quasi scorgere il ritratto del Papa attuale:

"Cosi' l'eta' nostra, e piu' il secolo nuovo, promettono di riprodurre lo spettacolo commovente di Pietro apostolo, che in Roma insegna, conforta e governa, confuso con i suoi primi fedeli fino al martirio nella comune persecuzione"...
E ancora: " Certo e' che le parole, le quali ad ogni istante oggi scendono dal labbro del Pontefice ( senza voler percio' attribuirvi sempre lo stesso grado di autorita'), trovano da qualche tempo, fino alle minime frasi, una accoglienza filiale, dolce, reverente nel profondo di tutte le anime e insieme una ripercussione e irradiazione solenne in tutto il mondo..." (8).
...Sembra di leggere il presente nel passato delle sue affermazioni entusiaste. 


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(1)G. TONIOLO, " Rinnovamento. Una pagina di storia sociale":Democrazia cristiana.                                            Concetti e indirizzi, vol.1 in O.O.,Serie 3, vol. 2, p.323. 
(2)G. TONIOLO, "Indirizzi e concetti sociali all'esordire del sec.XX":Democrazia cristiana.                                            Concetti e indirizzi, vol.2 in O.O.,Serie 3, vol. 3, p.42. 
(3)G. TONIOLO, "Indirizzi e concetti sociali all'esordire del sec.XX":Democrazia cristiana.                                            Concetti e indirizzi, vol.2 in O.O.,Serie 3, vol. 3, p.43. 
(4)    op cit, ivi.
(5)    op cit, ivi.
(6) G. TONIOLO, La voce del Papa: Vita e pensiero, Milano, a. 1,(1915) 65-71, in                                    Democrazia cristiana. Istituti e forme, vol.2, in O.O. Serie 4, vol.2,p.298 :"la parola del Pontefice del sovrannaturale e l'eco immediata".
(7)G. TONIOLO, "Indirizzi e concetti sociali all'esordire del sec.XX":Democrazia cristiana.                                            Concetti e indirizzi, vol.2 in O.O.,Serie 3, vol. 3, pp. 44.46. 
(8)    op cit, p.44

martedì 5 novembre 2013

Stato e Chiesa nel pensiero di Toniolo

Stato e Chiesa


(Commemorando l’Editto costantiniano)



La storica decisione, con la quale veniva decre­tata la libertà religiosa per i cristiani, aprì nuove strade alla diffusione del Vangelo e contribuì in maniera determinante alla nascita della civiltà eu­ropea. La memoria di quell'avvenimento offre l'opportunità, ..., di riflettere sull'evolvere delle modalità con le quali il mon­do cristiano si è relazionato con la società civile e con l'autorità che la presiede. Tali modalità si so­no sviluppate lungo la storia in contesti assai dif­ferenti, conoscendo significative diversificazioni in Oriente ed Occidente. Al tempo stesso, esse han­no conservato alcuni tratti fondamentali comuni, quali la convinzione che il potere civile trova il suo limite di fronte alla legge di Dio, la rivendica­zione del giusto spazio di autonomia per la co­scienza, la consapevolezza che l'autorità ecclesiastica e il potere civile sono chiamati a col­laborare per il bene integrale della comunità uma­na.
Dal Vaticano, 19 agosto 2013, Papa   Francesco.
(Cfr: L’Osservatore Romano, martedi’ 3 settembre 2013 nr. 36)



Quale e’ il pensiero di Toniolo circa queste spinose questioni sempre attuali?


Persona e ordine sociale.

Il centro ed il vertice dell'ordinamento sociale e' l'uomo, il quale da' ragione di esso partendo da se stesso, in quanto  fonte, perche' "nella sua libera attivita' consiste veramente la causa prossima ed efficiente dei fatti sociali"(1).
Ma in tale attivita' entrano anche le cause seconde che influenzano la sua attivita' sociale e nel 
sociale. "Ogni fatto sociale infatti riflette in se' stesso ognuna di quelle relazioni di differente natura a cui soggiace l'uomo: sociali propriamente dette, giuridiche, politiche economiche, morali: relazioni che all'intelletto umano giova di considerare distintamente, per meglio discernere le leggi ad esse proprie"(2). La persona umana e' pure influenzata, come da causa seconda dell'ordine sociale, di cui  e' fonte, da cio' che ha sede in lei stessa e che dipende "dalle sue qualita' proprie, dalla sua natura spirituale e corporea: certi bisogni o tendenze del fisico, le ingenite inclinazioni dell'animo al vero, al bello, i sentimenti del buono, dell'utile,...le passioni, ecc..."(3).Altra classe di cause seconde che influenzano la persona come fonte dell'ordine sociale  "e' formata da tutto cio' che e' fuori dell'individuo, ma che e' accessibile a lui mediante i sensi: la natura esteriore e la societa' umana: l'ambiente fisico e l'ambiente
sociale"(4).
Tutte queste cause lasciano libero l'uomo qualora da esse si renda indipendente " con uno sforzo di energia spirituale in cui sta la vera causa prossima  efficiente di ogni fatto umano individuale e sociale".(5)
Ma al di sopra dell'uomo sta la Causa prima, che, attraverso le cause seconde indirizza le scelte libere della persona assicurando " un certo ordine alle manifestazioni esterne della liberta' umana"(6). 



La Religione e il compito secolare degli Stati.

E qui si inserisce il compito della fede nel suo aspetto di convinzione religiosa praticata nel sociale.
La Religione e' al di sopra degli Stati per la sua finalita' e, nella sua incarnazione storica di Chiesa, attraverso la persona credente, e' presente a modo di energia propulsiva di civilta' autentica.
Da cio' derivano delle precisazioni significative. 
La Chiesa - storicizzazione della Religione cristiana- e' al di sopra del compito degli Stati.
Essa si innesta nel loro compito come forza propulsiva, finche' la loro azione non e' in contrasto con il piano universale di Dio, conformemente al quale essi svolgono la loro missione storica. 
Ne risulta che la loro azione secolare, sia pure politica, diviene simbolicamente religiosa, perche' effettivamente converge al Fine ultimo della Religione ed attua autentica civilta'. Una profanita' inserita nel sacro ed elevata da esso(7).
Quando cessa questo rapporto, la Chiesa non puo' piu' collaborare con l'azione degli Stati:
essi perdono la religiosita' simbolica, si staccano dall'alveo del fine ultimo. "La Chiesa di conseguenza abbandonera' ai propri destini la potenza politico-civile, affinche' "al di sopra di tutti i concreti ordinamenti politici transeunti, per l'esaurirsi della rispettiva vocazione storica, si perpetui l'universalita' morale del cattolicesimo, inscindibile dall'incivilimento"(8).

 Possiamo trovare lo sviluppo di questi concetti in forma positiva da parte del Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium n. 13  e nella Gaudium et spes: n. 76.


"Ma sempre e dovunque, e con vera liberta', e'  diritto proprio della Chiesa predicare la fede e insegnare la sua dottrina sociale, esercitare senza ostacoli la sua missione tra gli uomini e dare il suo giudizio morale, anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando cio' sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime. E questo fara', utilizzando tutti e solo quei mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti, secondo la diversita' dei tempi e delle situazioni" (GS n.76 ultime righe).







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(1)TONIOLO G., Dei fatti fisici e dei fatti sociali nei riguardi del metodo induttivo: Archivio giuridico, Bologna,10 (1872) 178-212.: Trattato di economia sociale. E scritti economici: 
O.O., serie 2, Economia e statistica, vol.2, p. 232 - L'elemento spirituale e morale viene riconosciuto capace di incarnazine storica. Idea molto importante per capire la funzione della persona nel sociale.
(2)Toniolo G. op. cit., p.226.
(3)Toniolo G., op.cit., p. 233.
(4)Toniolo G., op.cit., p. 233.
(5)Toniolo G., op.cit., p. 234.
(6)Toniolo G., op.cit., p. 234.
(7)TONIOLO G., Problemi ed ammaestramenti sociali dell'eta' constantiniana: Capitalismo e socialismo: O.O. , serie 1, Scritti storici, vol 1, p. p. 39-40." all'imperialismo politico...si aggiunge il concetto di un imperialismo religioso simbolico, che vede incipiente e profetizza completa la unificazione di ogni stirpe e della umanitaw' universale nella fede cristiana e nella Chiesa in Roma"
(8)   TONIOLO G., Problemi ed ammaestramenti sociali dell'eta' constantiniana: Capitalismo e socialismo: O.O. , serie 1, Scritti storici, vol 1, p. 40.




Istituzioni sociali neutrali


Possiamo parlare di istituzioni sociali neutrali?
O le istituzioni sociali debbono essere confessionali?
Per Toniolo si puo' parlare di istituzioni sociali laiche, ma le istituzioni se non possono dirsi confessionali, non possono nemmeno dirsi neutre o neutrali di fronte alla realta' umana, in quanto i loro componenti e dirigenti debbono tener conto della realta' soprannaturale o almeno del campo della credenza e fede delle persone, nonche' dell'incidenza che ha la religione ( che lui intende il cattolicesimo) sulle istituzioni sociali per realizzare "un'opera duratura di civilta' ". Per dirla in forma lapidaria e conforme al suo pensiero: le istituzioni sociali non possono dirsi neutrali, qualora le esigenze materiali rivelino le "latebre dello spirito". Del resto il soccorso del soprannaturale e' necessario nella questione sociale(1).
Il Cristianesimo, penetrando lo spirito nella persona, trasforma le stesse realta'umane rendendo le persone causa di rinnovamento profondo e duraturo di civilta', nonostante le debolezze  e fallibilita' umane(2). Non e' lecito percio'pretendere di risolvere una questione sociale quando si sacrifichi "la saldezza della fede" ed " i fini soprannaturali che si consumano nell'eternita" (3). Non si puo' essere neutrali quando si tratta di valori religiosi che coincidono con la civilta'. Non si puo' dare neutralita' , se essa viene basata sul presupposto che la religione sia relegabile nel "segreto dell'interiorita'". Ne' si puo dare adito ad una neutralita' che significhi quella incredulita' che si fa sgabello delle difficolta' dell'esistenza collettiva e delle aspirazioni piu' legittime del progresso "per bandire Dio dalle anime e cancellare ogni traccia di ordine cristiano nella societa'"(4).

Secolarita' e' per Toniolo rivendicazione dell'autorevole e libera autonomia delle competenze umane istituzionali, ma non disimpegno cristiano nell'azione sociale e politica.
La persona impegnata nel sociale e nel politico non puo' cioe' cessare dal testimoniare e vivere quelle realta' profonde che danno valore intimo ed ultimo al suo impegno nel mondo per il progresso, per la convivenza democratica, in una parola per la civilta', che " si infutura in quella cristiana"(5).
Toniolo non poteva usare la parola secolarita', secolarismo,...secolarita' dell'azione e dell' istituzione, perche' tale parola non era ancora in uso, ma se l'avesse conosciuta l'avrebbe respinta nel senso di secolarismo, neutralita' assoluta; l'avrebbe invece accettata nel senso di impegno nella liberta', di autonomia  nella resposabilita' e di rispetto delle competenze specifiche; tuttavia sosteneva che ogni istituzione sociale e attivita' umana sociale e politica, come impegno nel mondo per la civilta', non poteva in ultima analisi esser attuata se non con spirito cristiano e nella testimonianza di vita cristiana. La civilta' non puo' realizzarsi al di fuori del cristianesimo: "Ogni profondo  e sistematico rinnovamento sociale richiede...il concorso gerarchico delle forze, della interiorita' e della liberta', e... lo spirito di abnegazione cristiana" (6).
Posto il caso che un cristiano  sia presente in istituzioni che si dichiarano neutre, cio' e' ammissibile solo in via eccezionale, quando la tesi cristiana e' resa ancora futura dalle circostanze ostili, in ogni caso la sua partecipazione non puo' essere - come diremmo noi- secolarista: "croire c'est agir!" (7).






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(1)cfr.: TONIOLO G., Documenti e propositi nelle agitazioni rurali nell'Emilia, in Avvenire d'Italia,170 (21 giugno 1908), in Democrazia cistiana. Istituti e forme, vol. 1: Opera Omnia, serie IV. Iniziative sociali, vol.1, pp. 440-441.
(2) op. cit., p. 441.
(3) ivi.
(4) ivi.
(5) ivi.
(6) op.cit., p.445.
(7) TONIOLO G., L'avvenire della cooperazione cristiana,(discorso di chiusura): Il Congresso internazionale delle casse rurali a Parigi (1900), in Rivista Internazionale di Scienze sociali e discipline ausiliarie, VIII, 24( 1900) :Opera Omnia di G.Toniolo, serie IV, Iniziative sociali, vol.1, pp.522-524.
     TONIOLO G, Per la storia del movimento cooperativo, in Democrazia cristiana. Istituti e forme, vol. 1:OO ,serie IV, Iniziative sociali,,vol.1, pp. 484-494.

Secolarita' nel sociale e attivita' cristiana apostolica

Un ulteriore approfondimento.



Dice Toniolo:

" si insinuo' frattanto in parecchi la persuasione che per fare opera opportuna e vitale, convenisse (con frase caratteristica) umanizzare alquanto l'azione sociale cattolica, privandola in qualche misura di quell'involucro di presidi religiosi e soprannaturali che parvero adombrarla ed assorbirla.
Certo e' (ma chi mai lo nego') che occorre essere figli della propria eta' e partecipare alle condizioni di fatto della vita umana e sociale, nel momento e nel luogo in cui la Provvidenza ci ha posto a collaborare ai suoi divini disegni..."(1)
"...Ma trasferire questo criterio alle stesse ragioni sostanziali e finali dell'ordine sociale di civilta', sarebbe errore, non solo di principio, ma pratico, che spegnerebbe la fonte prima e massima di ogni nostra operosita' civile rinnovatrice e, con essa, le speranze piu' certe di futura resurrezione; errore tanto piu' fatale oggi, in cui la societa' moderna vuol tentare un' esistenza totalmente nuova( instauratio ab imis fundamentis)"(2).


Toniolo reagisce 

contro la tendenza di voler instaurare una sacralita' assorbente ed occultante della realta', alienante l'uomo da se stesso e dal suo inserimento nell'ambiente e vita concreta e attuale. Per Toniolo il Cristianesimo va aculturato nella civilta' cristiana in modo rispettoso del profano ed accogliendolo nelle sue proprie dimensioni storiche e umane. Condanna tuttavia la negazione della realta' soprannaturale come forza che trasforma la vita sociale attraverso la fede custodita dalla Chiesa che, illuminata da quella, autorevolmente propone una dottrina sociale. Egli riconosce in tale dottrina sociale della Chiesa l'idea efficace che  e' fonte di azione sociale feconda e che porta con sicurezza verso risultati duraturi, anzi perenni ed irrinunciabili di civilta'. Non e' lecito demolire i principi ed i fini che reggono l'azione nel mondo civile di chi e' cristiano, il che sarebbe la negazione delle basi della societa'


Sono idee e parole che risuonano fortemente provocatrici e significative nel nostro mondo contemporaneo ove anche la famiglia ha perso i suoi connotati e la verita' non si sa piu' da che parte la si possa trovare.... 

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(1) Toniolo G.,  L'Unione cattolica popolare italiana:Iniziative culturali e di Azione cattolica:OO,serie IV, Iniziative sociali,vol. 3, p.48.
(2) op.cit., p. 49.

venerdì 18 ottobre 2013

Due Santi a confronto Don Bosco e Toniolo

Due Santi a confronto.

Somiglianze e differenze tra Don Bosco e Toniolo.

Pur vivendo in uno stato di vita civile diverso, c’e una certa somiglianza nel loro impegnarsi per il sociale ed una grande differenza. Quale?...




Scrive Teresio Bosco nel suo libro  Don Bosco, una biografia nuova:
“Nei secoli che precedettero immediatamente la rivoluzione industriale, gli artigiani erano riuniti in « corporazioni »: società rigide, di sapore medievale, ma che esercitavano una certa difesa verso i lavoratori. I poveri erano molti. Mai però il loro numero fu para­gonabile alle masse imponenti e miserabili dei proletari, abbando­nate a se stesse, create dalle fabbriche nel primo secolo della rivo­luzione industriale. Il modello di intervento della Chiesa a favore della povera gente, in quei secoli, era la « beneficenza organizzata » di san Vincenzo de' Paoli (1581-1660).
Nella nuova età industriale le « corporazioni » sono finite tra i ferri vecchi (anche per il trionfo dei princìpi del liberalismo), e le masse dei lavoratori proletari hanno l'unica libertà di farsi oppri­mere da padroni potentissimi. Il liberalismo impedisce diligente­mente che si formino nuove strutture che, sulla linea delle antiche corporazioni, difendano i diritti degli operai.
Nell'impossibilità di trovare belli e fatti piani e programmi di azione dicevamo nelle pagine precedenti —, nelle incertezze che sempre esistono all'inizio di un nuovo periodo storico, molti uomini della Chiesa impegnarono tutte le loro energie nel fare « subito » qualcosa per la gente miserabile, rispolverando i metodi di benefi­cenza di san Vincenzo (le « conferenze » fondate a Parigi da Oza-nam in aiuto dei proletari prendono proprio questo nome).
Si capì presto, tuttavia, che la beneficenza non poteva bastare. Anche nella forma nuova e socialmente avanzata di scuole profes­sionali, di laboratori didattici, rimaneva insufficiente”. Occorreva battersi per la giustizia sociale. E Don Bosco si mosse su questo campo, basti pensare ai contratti di lavoro che stipulo’ come tutore dei suoi giovani con gli impresari  che li avevano assoldati o con i capi artigiani che li avevano in servizio. Si rifletta anche all’interessamento che aveva Don Bosco nell’andare a trovare i suoi ragazzi sul lavoro e nei colloqui che faceva con i loro “padroni”, compiaciuti di cio’.
 Eppure ancor non bastava questo, ci volevano   specifiche istituzioni sociali e leggi che garantis­sero i diritti dei lavoratori. Un cammino che dalla beneficianza, passando attraverso interventi di carattere sociale ed approfondendosi in movimenti, aprisse la strada ad arricchire l’impegno sociale con quello politico  Il cammino fu lungo, per incomprensioni negli ambienti della gerarchia e per le fortissime resistenze degli Stati liberali.
Tra quelli che si mossero su questo campo in forma vicina alla politica, potremmo dire socio-politica, si  inserisce il Beato Giuseppe Toniolo.

Anche Don Bosco si impegno’ nel sociale, e qui sta la somiglianza con Toniolo; ma non si volle impegnare nell’azione socio-politica, e qui sta la differenza con il Toniolo che visse il tempo di don Bosco con i problemi accennati aprendo l’impegno sociale alla politica, anche se „solo come preparazione” ad un domani piu’ adatto all’impegno politico e partitico.
Dice infatti Teresio Bosco nell’opera citata:

Don Bosco stesso affermo’ il 24 giugno 1883: « A che prò entrare in politica? Con tutti i nostri sforzi che cosa potremo noi ottenere? Nient'altro che di renderci forse impossibile di prose­guire la nostra opera di carità » (M.B., voi. XVI, p. 291).
Schematizzando al massimo la situazione, potremmo dire che « in teoria » davanti a don Bosco venne delineandosi un dilemma:
o battersi contro gli effetti delle ingiustizie sociali (aiutare i ragazzi poveri, domandando e accettando l'aiuto di chiunque per fondare scuole e laboratori);
o battersi contro la causa delle ingiustizie sociali (inventare forme di denuncia pubblica, di associazioni per giovani lavoratori, rifiutare la collaborazione e la beneficenza delle persone coinvolte in un sistema politico-economico basato sullo sfruttamento), con la prospettiva evidente di inaridire le fonti della beneficenza e di abbandonare al proprio destino i ragazzi poveri.
Nel primo caso salvava i giovani dai pericoli immediati, ma
rischiava di essere « strumentalizzato » dal sistema, di allevare cioè
dei lavoratori obbedienti e 'docili che non avrebbero disturbato i
potenti.       
Nel secondo caso sollecitava il « sistema » a cambiare, ma ri­schiava di non poter andare incontro alle necessità immediate, im­pellenti dei poveri.
La scelta (non solo per don Bosco, ma per molti uomini della Chiesa in quel tempo) era drammatica: comunque ci si schierasse, non si faceva « tutto » quello che si doveva fare.

Don Bosco imboccò, sotto l'urgenza del momento, la prima strada.
Quando ne avvertì i limiti, si sentì garantito dall'azione totale della Chiesa:
« Lasciamo ad altri ordini religiosi più ferrati di noi le denunce e l'azione politica. Noi andiamo dritti ai poveri »

Concludendo ci pare di poter affermare che se nella Chiesa ci sono molti carismi, molti doni cioè dati agli individui per il bene della comunità, don Bosco ebbe quello dell'intervento urgente a favore dei ragazzi poveri” 
(cfr. Teresio Bosco : Don Bosco, una biografia nuova, , Elledici, 1979, pp.195-198).


E cosi’ Don Bosco appare vicino a Toniolo e nello stesso tempo fortemente diverso.

“Diverso, ma non contrapposto, a quelli più squisitamente sociali di mons. Ketteler (1811-77), di Toniolo (1845-1918), di don Sturzo (1871-1959). Per questo, il prete pie­montese può stare benissimo accanto a loro. Quattro carismi diversi nell'ambito della Chiesa, vissuti con onestà e limpidezza, e proprio per questo ricchi di frutti autentici per il popolo di Dio”.(cfr. T. Bosco, op. cit., p 198)


giovedì 17 ottobre 2013

Secolarismo e Toniolo

Scheda


SE 


Secolarismo?

Per Toniolo, secolarismo no; secolarita' si'. Non esiste per Toniolo secolarismo ne' nei rapporti tra fede e ragione ne' nei rapporti tra fede e scienza, ne' nei rapporti tra morale e vita sociale.

" Sono distinti (1) il dominio della scienza e il dominio della fede, ma...non avvi soltanto un rapporto di coesistenza negativa, per cui l'uno non invade e non impedisce l'altro, bensi' ancora rapporti positivi di mutua corrispondenza... E precisamente tale colleganza non e' di azione parallela, ma gerarchica"(2).
In quanto alla fede, egli la vede in posizione preminente, per cui la scienza non deve mai trovarsi in contrasto con cio' che forma la sostanza e le deduzioni logiche della fede; senza negare tuttavia che molte "remote deduzioni", per la complessita' dei termini, lasciano un largo spazio all'opinabile" (3).
Ne' si puo' equivocare nell'applicazione di principi di vita morale, appoggiandosi ad un "vieto liberalismo" fautore  della "emancipazione dei rapporti sociali con il soprannaturale e quindi della laicizzazione del consorzio sociale"(4).

Toniolo riassume il laicismo ed il secolarismo, che non accetta e combatte, con queste parole:
" Si riverisce e confessa la Provvidenza nelle vicende della civilta', ma poi si concede piu' o meno consciamente alle influenze dell'ambiente o ad altre cause occasionali quanto basta per compromettersi con il determinismo o con il materialismo nella storia".

Per concludere, ripudiando  il secolarismo , Toniolo non ripudia i la distinzione dei campi e dei termini d'azione tra il soprannaturale e l'umano. Possiamo dire che egli rifugge dall'accettare il secolarismo, ma accetta la secolarita' nei rapporti tra fede e ragione e tra fede e scienza tra fede e scelte sociali: egli vede i loro campi di operativita' distinti, ma afferma l'intreccio provvido e fecondo della fede nel campo sociale e la sua forza arricchente nel rapportro con la ragione e la scienza, sicche' non possono essere discordi nei principi che toccano il destino dell'uomo.


distinti, ma non estranei 







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(1) TONIOLO GIUSEPPE, I doveri degli studiosi cattolici, 1896: O.O. Serie V, vol. 1,p. 298.
(2) ivi , p. 299.
(3) ivi,  p. 300.
(4) ivi, pp. 300-301.